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Questa è una donna (e una giornalista)

22 Ott

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Grazie per il tuo lavoro, che per approccio e per contenuti hai di certo svolto meglio di molti altri. Riposa in pace, Maria Grazia, amica degli animali e delle buone notizie, ovvero di tutto ciò di cui si parla poco, troppo poco, e pure male. Ti ricorderò per gli occhi buoni e per le buone intenzioni, per le occhiate in camera e per la voglia di andare avanti. Sempre. Fino all’ultimo.

Ciao, e riposa nella pace che meriti.

A serious man

25 Set

Che qua non c’è mica tempo da perdere. Che lo status di disoccupato non può mica essere un alibi. Qua tocca tenersi al passo, stare in carreggiata. Ci vuole l’impeto del guerrafondaio. Bisogna sentire dentro l’ardore della sfida. Guardare la vita in cagnesco e abbaiare. Bau! Bau!, anche se gli inglesi direbbero Woof! Woof! L’ho imparato qui. Qui, dove sto prendendo lezioni d’inglese, mia grande lacuna per il lavoro che svolgo. Qui. Gente seria tra gente seria.

A serious man

Ho messo via

21 Mag

Un bel po’ di cose. Dicono: “Così si fa”. O perlomeno così dice Luciano. Luciano Ligabue. L’uomo che tra un paio di settimane mi riporterà qui, a Milano. Perché intanto, nel frattempo, io me ne sarò già andato. Avrò già lasciato la città meneghina, in cerca di qualcosa di nuovo. Un nuovo chiamato mare. Un nuovo chiamato gatti. Un nuovo chiamato amici. Un nuovo chiamato famiglia. Un nuovo chiamato nuovo, ma che di nuovo ha davvero poco. E, soprattutto, non ha niente a che vedere con il lavoro.

Il lavoro mi ha tradito. Il lavoro mi ha lasciato. E io, per un perverso giro della logica devo lasciare a mia volta qualcuno. Qualcosa. Milano. Un posto con il quale non credevo che avrei mai provato empatia. Un posto che invece mi resterà sempre nel cuore, perché qua i cuori sono molto meno grigi di quanto si pensi da fuori. Ma questa è un’altra storia. La storia che vi voglio raccontare oggi non è quella di un addio, ma di un arrivederci. Arrivederci, Milano. Non credere di aver chiuso con me. Non t’illudere. Qua io lascio affetti e progetti, progetti e affetti. Spesso, cosa bellissima, le due cose riescono addirittura a coincidere.

Ma intanto ti devo salutare, o mia bela Madunìna. Sono costretto a prendermi una pausa di riflessione. Per questo, da amante un po’ triste e un po’ deluso, sto già facendo i bagagli. In camera, in questa camera che sono in procinto di abbandonare dopo quasi due anni, sono circondato di scatoloni da riempire, sequestrati dal magazzino del Carrefuor vicino casa come fossi un barbone. Con la differenze che quelli, poveracci, una casa non ce l’hanno proprio. Io la mia la sto per mollare, dicevo, e me ne sto per tornare a quella vera. Quella delle origini. Quella dei miei. Arrivederci, Metropoli a Gas. La Baia delle Zanzare è già lì che mi aspetta. E così il mare. E così i gatti. E così gli amici. E così la famiglia. E così quel nuovo che tanto nuovo non è.

Intanto raccolgo, seleziono, organizzo, inscatolo. E ho messo via un bel po’ di cose. Dicono: “Così si fa”. Tra quelle cose, chili e chili di carta prelevati dai cassetti della redazione. Così, rovistando, oggi ho ritrovato le stampate delle prime pagine curate da me. Ho riletto i miei primi titoli, di cui andrò sempre fiero anche a costo di apparire immodesto. Ho ritrovato le correzioni in rosso, sarcastiche, ficcanti e per questo efficaci di Lina Insu, la donna a cui devo questa mia prima vera opportunità di lavoro. E ho ritrovato, lì in mezzo, l’entusiasmo che provavo nel fare certe cose. Nel gestire le mie sezioni. Nello scrivere pezzi sulle grandi magie della tv e dello spettacolo in genere. La soddisfazione di potermi relazionare con dei collaboratori, mentre una volta il collaboratore ero io. Una volta, proprio come adesso. La ciclicità del destino è davvero ridicola e beffarda.

Mi sono ripassate per le mani le stampate degli scambi epistolari con la photoeditor della stanza accanto, che mandarsi le mail era meno faticoso che alzare il culo e andare di là oppure gridarsi a vicenda come fossimo in osteria. Sono ripassati sotto i miei occhi quei timoni fatti e rifatti. I fogli su cui mi segnavo le idee su come sviluppare i temi del mese, puntualmente cassati da chi, sopra di me, aveva già venduto la sua anima di giornalista ai fottuti diavoli del marketing.

Ho ritrovato, lì in mezzo, quella parte di me che tra una corsa e l’altra si divertiva a fare, e che ha voglia di fare ancora. Milano, non credere di aver chiuso con me. Perché io, con te, non ho di certo finito.

Ho messo via

Ci dev’essere un’interferenza

12 Feb

“Ciao babbo, qui mi sa che perdo il lavoro. Dillo te a mamma, che sono stanco”.
– click –

Più tardi.
“Ciao mamma. Hai parlato con babbo?”
“Sì. Mi ha detto che s’è riaccesa qualche speranza!”.

1 2 3 Allenamento Fulham - UEFA Europa League 2009-2010 5 6 7 8 9

Tivù-bì

16 Set

Fine dell’estate. Cambio di stagione. Inizio di una nuova. Quella televisiva, che si autocelebra con una party-conferenza all’americana.

Compiti divisi tra noi redattori. Ognuno intervisterà i grandi ospiti presenti sulla base delle sezioni che cura. Io mi occupo prevalentemente di documentari e programmi per bambini, e contrariamente a quanto ho scritto in questi giorni ho già pronte le mie domande.

Com’era il miele, stamattina, signor Grizzly?
Ma è vero che mamma orsa fa delle ottime crostate?
Koda può dirsi davvero un “fratello”?
E Baloo. Non trova abbia un nome ridicolo?
Yoghi, invece, ha davvero quella voce da scemo o è tutta colpa del doppiatore?
Grazie. Le saluto il ranger, eh.

E poi.

Cara Peppa Pig, lo sa che ha proprio un nome del cazzo?
Esimia Violetta, ma quando morirà si farà chiamare Crisantemo?
Care Tartatughe Ninja, ok che voi bestiacce col guscio campate pure duecento anni, ma non vi pare sia ora di appendere i nunchaku al chiodo?
E voi, gentili Power Rangers, ma per essere sempre così rossoggialleppiù-rosaneroebblù usate mica Omino Bianco Color? E credete che avreste avuto lo stesso successo se la tv fosse rimasta in bianco e nero?

Ma in fondo io scherzo. Cara tv, io ti voglio bene. Soprattutto da spenta.

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Cronaca di una domenica sera di fine ferie

19 Ago

Prepara la cena. Mangiala. Lava i piatti (di una settimana). Dai le crocchette al gatto che non miagola mai. Decidi di chiamarlo Chaplin, perché è muto come lui. Impila i giornali che tu e tuo zio avete messo da parte per tuo padre. Sistema un po’ casa. Libera l’ingresso dalle cianfrusaglie sparse e dagli alcolici avanzati a Ferragosto (mamma, non è come sembra). Insulta l’amico che su Facebook ti ha appena ricordato che stai per tornare a lavorare. Fai la valigia. Insulta anche lei. Fatti una doccia che è meglio. Vai a prendere i tuoi, di ritorno da una vacanza di ben sei giorni. Prima però fattela davvero, la doccia. Poi insultala. Vai a letto. Dormi tre ore. Realizza che erano appena due. Insulta la sveglia. Constata che fuori è ancora notte. Vai in stazione, a tentoni come sempre. Prendi il treno. A calci, dico. E insulta anche lui. Viaggia per oltre cinque ore. Arriva sfatto a Milano. Nel mezzo, possibilmente, perdi la coincidenza come al solito e insulta il macchinista. Appoggia i bagagli a casa. Vai a lavorare. Prova a sorridere. Constata l’improbabilità di un sorriso. Manda a fanculo Neffa.

Flap flap

9 Ago

Giro di bozze. Io penso al mare. Una farfalla entra in redazione e si posa sulla pre-ciano.

E’ il segno. E’ giunta l’ora di volare via

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