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Questa è una donna (e una giornalista)

22 Ott

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Grazie per il tuo lavoro, che per approccio e per contenuti hai di certo svolto meglio di molti altri. Riposa in pace, Maria Grazia, amica degli animali e delle buone notizie, ovvero di tutto ciò di cui si parla poco, troppo poco, e pure male. Ti ricorderò per gli occhi buoni e per le buone intenzioni, per le occhiate in camera e per la voglia di andare avanti. Sempre. Fino all’ultimo.

Ciao, e riposa nella pace che meriti.

Di nome ma non di fatto

27 Mar

Giorni fa vi ho beccato con le mani nelle ostriche. Oddio, non lo so, in realtà, se ci fossero pure quelle. Ma lo champagne sì. Lo champagne c’era eccome. Ve l’ha portato il distinto cameriere del locale a fianco, direttamente in redazione. Se ne stava tutto impettito, lui, con il cestello pieno. Pieno di champagne, appunto, e di ghiaccio. Tanto ghiaccio. E bicchieri, tanti bicchieri, sul vassoio che reggeva con attenzione senza rinunciare mai alla sua posa impettita. La forma è importante, già. Ma la sostanza, a casa mia, lo è molto di più. La sostanza è che vi siete fatti portare in redazione una bottiglia di champagne – con tanto ghiaccio e tanti bicchieri-. La sostanza è che io passavo di lì proprio in quell’istante. Le mie pupille sono inciampate per caso sul petto impettito del ragazzo-cameriere che ve l’ha consegnato e probabilmente servito. Me ne stavo lì, a guardare la scena. E a pensare l’inevitabile. A pensare quanto quella stessa scena fosse un tremendo e immorale schiaffo alla crisi. Non tanto a quella economica su scala globale, ma a quella di un settore che non agonizza. E’ già in coma.

Quanto li pagate i vostri collaboratori? Ma soprattutto, li pagate? E quanti stagisti avete? Quanti redattori avete mandato a casa negli ultimi anni? Quanti tagli avete fatto per riuscire a sopravvivere, voi e il vostro giornaletto di parte? A quante bocche avete tolto il pane, per riempire le vostre di pregiato e bollicinante champagne?

Vedete, questo post rischia di essere una bufala colossale. Ci ho riflettuto per giorni prima di pubblicarlo. La verità è che io non lo so il motivo di quel vostro brindisi. Magari era il compleanno di qualcuno. Magari qualche caporedattore sta per diventare papà. Magari se ne va in pensione un veterano o, meglio ancora, avete assunto venti persone tutte in un colpo e avete giustamente pensato di festeggiare. E’ possibile che i vostri conti siano a posto – oggi come oggi non sarebbe poco – e di fronte al bilancio con il segno più abbiate deciso di dedicare un dignitoso e meritato prosit a tutta la vicenda. Vedete, queste sono tutte le possibili verità. Queste, insieme a tante altre che ora non mi vengono in mente. Ma poi è arrivata la prima pagina di oggi. Poi è arrivata lei e ho deciso di fregarmene di tutte queste stramaledette opzioni. Ho capito che – a prescindere dalle bollicine che ingurgitate – non c’è rispetto in quello che fate. E non vedo perché io debba farvi sconti. Non vedo perché io debba avere rispetto per voi.

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E’ anche per colpa di gente come voi se questo mestiere non ha più una dignità.

Finché la barca va

12 Gen

Io odio il mio corpo. Nel senso che ogni due anni si becca un raffreddore, una tosse che sembra non volersene più andare, una febbricciola. Io odio il mio corpo, ma è l’unico che ho. E poi a forza di starci insieme mi ci sono affezionato. Talmente affezionato che ormai lo amo. Sì. Io amo il mio corpo. Anche se ogni due anni si becca un raffreddore, una tosse che sembra non volersene più andare, una febbricciola. Lo amo, e non perché è l’unico che ho, non perché è una vita che devo convinvere con lui sotto lo stesso tetto di capelli. Lo amo e basta. Così come amo la mia mente. Anche se ogni due ore si becca un raffreddore, e io finisco per starnutire cazzate su cazzate. La amo, e me ne devo prendere cura.

Per via di una mezza influenza sono rinchiuso dentro queste quattro mura color lilla (erano già così, lo giuro) da ormai quasi tre giorni. E sento che mi sta abbandonando, la mia mente. Si è fatta precaria. E per questo devo uscire, prendere una boccata d’aria. E’ precaria, sì, proprio come me. Sarà per questo che la amo. Perché in fondo io e lei siamo sulla stessa traballante barca.

Sono una persona di un certo spessore (2)

9 Gen

..Ma la cronaca nera snellisce?!

Sono una persona di un certo spessore

8 Gen

Mi stringe il braccio e mi fa: Come sei muscoloso!
E’ il pandoro,
rispondo io. Non sapeva più dove depositarsi..

Ecco come sono ridotto. Altroché Pumba e Re Leone. Sembra che me so’ magnato tutta la savana. Devo assolutamente correre ai ripari. Oggi a pranzo spaghetti in bianco. E una mela. Farò così per almeno tre giorni. Forse la smetterò di darmi del voi ogni volta che passo davanti allo specchio. E non in segno di riverenza e rispetto, ma perché sono diventato così rotondo che faccio per due, e in fondo trovo preferibile prendere le distanze da me stesso. La prossima volta che una collega mi stringe il braccio voglio farle trovare un bicipite. Non l’uvetta, cazzo.

Lunario

4 Apr

PsycObama è online

PsycObama: Come mai sei in piedi a quest’ora? Io sono giustificato, sono negli Stati Uniti che strizzo cervelli. Da voi invece dovrebbero essere quasi le 6 del mattino!

KronaKus: A

PsycObama: Prolisso!

KronaKus: Scusa sono dal cellulare. Ho le dita palmate e non da palmare, per questo a volte fatico a scrivere con ‘sto iPhone. Comunque sto andando a letto, sì.

PsycObama: Ah ecco, volevo ben dire.. Vai a letto adesso che è mattina?!

KronaKus: Eh sì..

PsycObama: Come mai questo ciclo sonno-veglia così sballato?

KronaKus: E chi l’ha detto che è sballato?

PsycObama: I medici di mezzo mondo!

KronaKus: Bene. Io vado da quelli dell’altro mezzo.

PsycObama: Colpito e affondato, lo ammetto.. Ho visto che sei un giornalista.. Oppure è una copertura e sei un medico del secondo mondo?

KronaKus: Sono un giornalista del terzo. La paga è quella.

PsycObama è offline

Vengo

30 Mar

E poi sarei io quello con l’otite. Eppure i fatti parlano chiaro. Ottantuno anni fa, all’anagrafe comunale di Barcellona Pozzo di Gozzo, c’era qualcuno più sordo di me. Due simpatici coniugi sono andati a registrare il loro pargoletto, e l’impiegato che li ha ascoltati era di certo un po’ duro d’orecchio. Il bimbo aveva un nome profetico, ma il tappo di cerume dell’addetto ci ha sempre negato di saperlo. Emilio. Emilio Fede. Questo ha scritto a referto. E noi abbiamo sempre pensato che la profezia fosse nascosta proprio lì, nella fede-ltà al Mister che poi ha sempre dimostrato di avere. Ma adesso il Mister sta tornando alla ribalta. Si è già fatto eleggere presidente onorario del Milan, e ha cominciato a dire la sua dopo i grandi match come quello con il Barcellona (senza Pozzo di Gozzo, e questo è già il segno che qualcosa sta cambiando), beccandosi però le critiche di tifosi e tecnici. Ora, insomma, sta cercando di rifarsi una verginità. Di ripulirsi la faccia, sì, ma grazie a un’altra lingua. E così il povero Emilio è stato imballato nel giro di un quarto d’ora, proprio dentro il suo ufficio, per poi essere trasportato via dai locali faraonici di Mediaset. Qui è emersa la pochezza degli otorini di una volta. Emilio FedEx, questo è il suo vero nome. Ed ecco dove stava la profezia: il suo destino era quello di farsi spedire come il più ingombrante dei pacchi. E adesso fuori i fazzoletti. Taluni per le lacrime, talaltri per il coito.

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