Tag Archives: foto

Ce l’ho, ce l’ho, mi manca (Rossi però è un doppione)

21 ott

1378733_10202246669992454_725976734_n

A parte il fatto che sembra ammanettato, ma vabbè. Non solo avete scelto una foto poco felice, l’avete pure messa due volte. E in pagine che vuoi o non vuoi sono finite affiancate.

Cari photoeditor della Gazzetta, che vogliamo fare? Giochiamo a Memory con le carte scoperte?!

Questo post è troppo lungo

24 ott

Ci chiedono testi sempre più corti. Zac. Zac. Addio segni verbali. Ne resterà soltanto uno. Il capolettera. Forse.

Sì, ok, però decidetevi

17 ago

E’ ufficiale: il multiverso esiste.

 

God saves the squirrel!

9 giu

“Hai visto su Repubblica.it le foto dello scoiattolo che s’è mangiato la panna della regina?? Guardale, son forti! Speriamo ci siano ancora.. Due ore fa c’erano…”

Boh. Forse mio padre pensa che su Internet le cose siano scritte con l’inchiostro simpatico.

(..e con questa ancora rido…)

Share the popò

17 apr

Piermario Morosini che si accascia in campo e muore. Hillary Clinton che si alza dalla sedia e vive. Ho colleghi molto strani, io. Gente che si accanisce sui drammi altrui mandando in onda a ripetizione, come un disco rotto, gli istanti in cui la vita di un giovane calciatore se ne va senza avvisare. Come se la presenza di un prato verde e rettangolare giustificasse qualsiasi tipo di moviola. Anche quella della morte. La signora con la falce era in fuorigioco, cazzo, ma quel cornuto di un arbitro ha convalidato lo stesso il gol. Ti aspettiamo fuori, bastardo.

Dicevo dei miei colleghi. Scribacchini muniti di fot(t)ocamere, convinti che i balli alcolici di un’autorità morigerata e composta come la moglie di un certo ex-presidente americano (quello che ben conosceva labbra e lingua della donnina che sta sulla mia maglietta) debbano fare per forza notizia. Come se non fosse umana pure lei. Come se l’abito gessato che indossa pure per fare popò dovesse avere (in)gessato anche la sua anima, e allora se per una volta muove un po’ il culo in barba all’etilometro (che poi il culo mica guida, al massimo gli serve per fare la popò col gessato) deve finire assolutamente su tutti i giornali. E’ che poi se ne parla uno ne devono parlare tutti, sennò sai che figura. Share the shit, baby. Share the popò.

 


Io non sono nessuno. Sono soltanto un povero freelance. Professionista, sì, ma solo per una questione di tesserino. Di etichetta. Abbiamo tutti bisogno di un’etichetta. Anche i miei colleghi. E a loro gliela do io, l’etichetta. Anche se non sono nessuno, ma però sono bravo a etichettare. Anche se non si dice. Sono bravo, sì. Me l’ha insegnato mia nonna.

Giornalisti?
No.
Giornalai?
Nemmeno.
Giornalettari.
Ecco. Sì. E oggi sono buono.

La vostra bolla mi fa schifo

23 lug

Sono sempre l’uomo dell’ultimo minuto. Anche per le cose che m’interessano. Per circa un mese nella Baia delle Zanzare c’è stata una mostra sugli pterodattili torturati dai visigoti (se vi aspettavate dei referenti reali significa che è la prima volta volta che entrate qui.. prego, state comodi..). Ho rimandato per giorni, settimane. Poi ci sono andato. Giravo per il corso, quando di fronte alla locandina ho realizzato che quello era l’ultimo giorno utile. Poi ciao pterodattili. Dopo la canonica tappa in fumetteria ho deciso di andarci, anche perché la mostra dista giusto una manciata di metri.

Un orrore. Anzi, un orrore e mezzo. Quei poveri volatili sfruttati in quel modo barbaro da barbari senza cuore. Uno scempio. Uno schifo. Un po’ come la cosa che ho scoperto poi.

La curatrice della mostra è una volontaria dura e pura. Una che gli uccelli preistorici li ama fino a bagnarsi. Buoni, state calmi. Voglio dire soltanto che si è messa a piangere di fronte alla foto di un cucciolo denutrito rinchiuso dentro la sua minuscola gabbia. Un’immagine che aveva già visto chissà quante altre volte, eppure davanti a me non ha retto più. Proprio l’ultimo giorno. Una volontaria dura e pura amante degli uccelli preistorici, sì, che mi ha tenuto a parlare per circa un’ora. Al punto che mia madre mi ha chiamato incazzata, perché alle otto e mezza della sera ero ancora lì invece che intorno a un tavolo quadrato a consumare il sacro pasto. E’ la condanna del cronista squattrinato, quello che se fosse almeno precario avrebbe motivo di accendere un cero alla santissima, e che ancora è costretto allo schemino mentale del tutti a tavola tipico della famiglia para-tradizionale. La mia indipendenza è ancora ferma al livello zero, a causa di un’autonomia economico-finanziaria latente a cui non saprebbero porre rimedio neppure le proverbiali cesoie di Tremonti. Avrei dovuto avvisare del mio ritardo, ma davvero non ho potuto. L’adoratrice di volatili di giurassica memoria non ha mai smesso di raccontarmi come li salvano e come li riabilitano alla vita nei loro centri di recupero. Ma la telefonata di mia madre è stata cruciale. E’ a partire da quella che ho scoperto quello che ho scoperto.

“Pronto, ma’?”
“Dove sei?!”
“Alla mostra, ma’. Ti ricordi quella di cui ha parlato anche YourTv?”
“Sì sì, mi ricordo. Ma hai visto che or’è?!?”
“Sì, ma’, dai. Finisco e arrivo.”

Non è proprio così che si è chiusa la chiamata, ma piuttosto con un inno al rispetto (e alla fame) da parte sua più che sonoro. Il dunque però non è questo. Il dunque è che appena chiuso il telefono l’adoratrice di volatili ha sentito il bisogno di correggermi.

“Scusa se mi permetto, ma non puoi aver visto il servizio su YourTv..”
“Ah no?!”
“..No.. Scusami se…”
“Ma no, figurati. Sicuro che mi sbaglio io. Sarà stato sul tg regionale..”
“Forse sì. Vedi, YourTv non c’ha proprio considerato..”
“In che senso?”
“Nel senso che ho telefonato più volte, ma hanno temporeggiato.. rimandato.. fino a che..”
“Fino a che..?”
“Fino a che un giorno passa un ragazzo e mi dice come stanno le cose.”
“E come stanno?”
“Stanno che i servizi loro li fanno a pagamento, e non se la sono sentita di chiedere dei soldi a gente che fa volontariato. Perciò è finito tutto in un nulla di fatto.”

Poi ho messo la maschera del moralizzatore, un coprifaccia che non riesco proprio a togliermi. Nemmeno ora, a distanza di giorni. Sono un giornalista sui generis. Vivo la professione in un modo tutto mio. Anzi, forse vivo proprio in un mondo tutto mio, dove una piccola emittente come YourTv può fare informazione senza racimolare denaro in questo modo. Un mondo in cui c’è spazio anche per gli pterodattili, perché gli animali di cui stiamo parlando non sono mica davvero estinti, e in me resta viva l’idea che chi diffonde le notizie ha anche il compito di sensibilizzare. E’ vero, sono un moralizzatore immorale. Uno che potrebbe anche finire per orientare l’informazione per cause di parte. Ma in questo momento non m’importa. Non m’importa perché sono davvero indignato. E perché al giornalismo senz’anima preferisco quasi quasi la fabbrica. Quasi quasi.

Non posso credere che non si sia potuto chiudere un occhio. Non posso credere che l’unica tv della Baia delle Zanzare non abbia trovato cinque minuti per mandare un disperato sottopagato, con in mano una telecamera e un microfono, a fare una panoramica sulle foto della mostra e a far parlare l’adoratrice di pterodattili per una manciata di secondi. No, piuttosto hanno mandato un ragazzetto a fare discorsi da strozzino delle news (mi si scusi il tono, io sarei un ragazzo a modo se solo ci fosse un modo). E non posso credere che non si sia trovato un buco di un minuto per infilarci un servizio su una mostra davanti al cui ingresso dev’essere passata almeno mezza città. Una mezza città che conta di sapere cosa c’è nell’altra mezza, facendo affidamento sui pochi media della zona. Aziende piccole piccole dalle casse sempre soggette all’eco, vuote come sono perché la comunicazione è il feticcio del futuro, ma anche l’illusione del presente. Chi informa non intasca, galleggia ma non nuota, in un mare magnum in cui il Magnum se lo permettono soltanto i pesci grossi. E con tanto di cialde al plancton.

A volte mi accorgo di vivere dentro una grande bolla. La mia bolla. Una bolla fatta di altre regole. Sono fuori dai dogmi di una bolla in cui o racconti delle belle balle e fai il bullo per fare bello chi ti paga oppure te ne vai a casa. Il mio mondo non è il mondo reale, questo ormai lo so. Ma con me gli pterodattili volerebbero alti nel cielo. Perché a estinguerli non sarà una pioggia di meteoriti, ma il tintinnìo di tasche mezze vuote prese più dai conti che da quello che conta.

Sgarbo generazionale

23 feb

Berretto che nasconde la stempiatura ormai a trecentosessanta gradi. Al collo la sciarpa della squadra del cuore. Poco più avanti un ultrà con uno striscione da tifoso incallito. Hanno beccato mio padre allo stadio in compagnia dei suoi amici. E dire che mia madre chissà cos’era andata a pensare. Invece era lì. Ed ora è qui. Sul giornale. Sullo stesso quotidiano locale da cui aspetto una chiamata da ormai un mesetto. Mio padre c’è finito prima di me. E non con la penna, ma proprio con tutta la faccia. E con il berretto, la stempiatura ad angolo giro e la sciarpetta a tema.

Ma io ho imparato la lezione: per finire sul giornale devo darmi al calcio.
Bevo un goccio di latte e sono subito da voi.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 243 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: