Tag Archives: cultura

Questa è una donna (e una giornalista)

22 Ott

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Grazie per il tuo lavoro, che per approccio e per contenuti hai di certo svolto meglio di molti altri. Riposa in pace, Maria Grazia, amica degli animali e delle buone notizie, ovvero di tutto ciò di cui si parla poco, troppo poco, e pure male. Ti ricorderò per gli occhi buoni e per le buone intenzioni, per le occhiate in camera e per la voglia di andare avanti. Sempre. Fino all’ultimo.

Ciao, e riposa nella pace che meriti.

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Disoccupato a progetto

7 Ott

Rassegna stampa di Sky. Tg nazionale. Tg regionale. E a livello locale? Rassegna stampa più tg. A seguire, approfondimenti su cultura e spettacoli e sugli immancabili fumetti (che non guastano mai). Per finire, un’ora d’inglese al giorno, tanto per rimanere al passo. Poi guardi fuori. Ed è già sera.

Fare il giornalista è un lavoro. Anche quando non lo è.

Disoccupato a progetto

Metti che mi va in cancrena la biro

8 Mag

Scrivo pezzi.
Una tantum.
Sottopagato.

Praticamente sgranchisco la penna.

 

Non è come sembra: con la scrittura non si mangia.

Non è come sembra: con la scrittura non si mangia.

Con il culo in aria

16 Ott

Melanzane ripiene, formaggio affumicato, involtini avvolti nelle budella. Qua si parla di cibo, e lo si fa per lavoro. La cultura è anche in cucina. E nel poco spazio che questo giornale riesce a riservare a tutto quello che un tempo occupava la cosiddetta “terza pagina”, si parlerà pure di prelibatezze e di esperimenti ai fornelli peggiori dei miei. (vi ho mai detto che alla scuola di giornalismo mi chiamano “chef”? e vi ho detto che non lo dicono affatto per farmi un complimento??)

E mentre si pensa all’arte culinaria, qua dentro quello con il culo in aria sono io. Con il mio pezzo sospeso in un limbo di cui non vedo l’uscita. In attesa di un misero spazio, anche a pié di pagina, per inserire l’intervista che ho fatto due sere fa di mia iniziativa. E con l’approvazione del Vice-qualcosa. Che mi aveva detto: “Va bene, lo facciamo. Però prima che torni il Fantasma Stonato, che poi lui c’ha la lirica e tutte quelle cazzate lì!”.

Ma ieri non se n’è fatto nulla, e oggi l’essere più anacronistico della storia del giornalismo culturale è tornato dall’ennesima settimana di ferie, con al seguito il suo cellulare e le sue assurde suonerie. Per il mio pezzo, forse, il tempo è già scaduto e non lo voglio ammettere. Né a me stesso né alla fumettista esordiente che ho intervistato. A cui non ho promesso nulla, se non la mia onestà di cronista stagista, vittima quanto lei di un sistema che preferisce dare corda a melanzane ripiene, formaggio affumicato e involtini avvolti nelle budella. Piuttosto che alla creatività di una giovane piena di ironia e di belle intuizioni.

Il fantasma stonato

10 Set

C’è un fantasma, in questa redazione. C’è un uomo che in realtà non c’è, ma di cui si parla continuamente. Come fosse uno spettro. Uno di quelli che non mettono paura, ma che piuttosto deprimono. Uno di quelli che non spaventa, ma di cui invece si può ridere. Complice l’altalena delle ferie che sembra non volersi fermare. Qui c’è chi viene e c’è chi va. Precari e stagisti a parte.
L’assenza di qualcuno fa la gioia dei tanti che si divertono a sparlare. Tra le teste calde della cultura, ora, manca uno che conta. Uno che decide le pagine, che ha facoltà di riempirle come crede. Direttore permettendo. Uno che ha la passione per l’ignoto. O meglio, per ciò che non è noto ai più. La sua è una cultura alternativa. Non innovativa, direi, ma proprio di nicchia. Fortemente di nicchia. Vecchio o nuovo non fa testo. Lui è solito andarsi a pescare le canzoni fuori registro, gli artisti fuori dal nido rassicurante dello scibile umano. Lui stona fuori dal coro.
Ecco, lo chiamerò lo Stonato.

“Oh, che bello – ha detto il direttore uno dei primi giorni – Ora che non c’è lo Stonato qua si respira un’aria diversa. Le pagine di cultura non sono più zeppe di pianisti sconosciuti e di strumenti musicali talmente vecchi che non se li ricorda nemmeno chi li ha fatti!”. E tutti a ridere. A parte me, che abbozzavo un ghigno, ma non potevo capire a fondo la situazione. Né il personaggio, che dopo averne sentito parlare per giorni in mezzo a tanto sarcasmo, ora mi immagino come un essere spettrale. Dallo sguardo arcigno. Un uomo vetusto, vestito di abiti di un secolo fa e dai colori più morti della morte. Una persona che viaggia ben oltre il limite dell’umana sopportazione. Uno che ti fa rimandare la chiusura del giornale alle soglie della mezzanotte, perché ti propone la foto di un bambino africano immerso in una mastella d’acqua da inserire in una pagina passante in cui si parla di artisti erotomani. Cavoli a merenda. Anzi, a spuntino di mezzanotte.

Me lo vedo già qui, di fronte a me. E sinceramente, mi sta già sulle palle.

Gole profonde

28 Ago

Non c’è stato niente da fare. O meglio, abbiamo fatto come ci era stato chiesto, senza resistenze, senza tentennamenti. Io e la Stagista siamo partiti alla volta dell’entroterra, a caccia di qualche buon’anima disposta a concederci un’intervista. A parlare di cibi malsani con me, a disquisire di cinema con lei. E’ un mondo crudele e ingiusto, io l’ho sempre detto.

E’ stato avvilente constatare come siano certi giovani quelli meno attenti all’alimentazione. Ragazzi che raccontano di infinite birre di fronte alla Play Station, di chili e chili di pop corn e patatine trangugiate di fronte ai film più scadenti. Devo aver pescato dal mazzo i più grandi estimatori del cinema trash, mentre la Stagista si è ritrovata a parlare di Quentin Tarantino e Ferzan Ozpetek. Registi di cui nemmeno conosceva l’esistenza. Mi domando come farà a scrivere il pezzo.

Un pomeriggio di fuoco, ma non per il caldo che intanto ha perso vigore giorno dopo giorno, e tantomeno per l’ardore della passione di coppia. Noi che coppia non siamo, e che mai potremmo esserlo. Al di là del non trascurabile dettaglio della mia love story pluriennale, ho notato la sostanziale incompatibilità che intercorre tra me e lei. E’ simpaticissima, non bellissima ma con un suo perché. Però è una di quelle ragazze molto intraprendenti. Troppo intraprendenti. Così intraprendenti da mettermi quasi paura. Piena di sane ambizioni e carica di orgoglio. Buon per lei, ma non è di certo il mio tipo. Io sono per tutto un altro genere di ragazza.
Pomeriggio di fuoco, dunque, ma solo per la fretta di finire un servizio rivelatosi davvero impegnativo. I più si sono rifiutati non appena si sono sentiti dire che sarebbero stati fotografati. Mi chiedo dove se ne vada, nel momento del bisogno, tutto l’esibizionismo di quest’epoca in cui ogni giorno si sovraespongono corpi e facce. Mentre io mi sono dovuto avventurare nei vicoli di ogni paesino della zona, per intervistare quei quattro mufloni che farebbero impallidire qualsiasi dietologo.
Risultato: le interviste non sono ancora finite sono rimaste altre tre o quattro località montane. Già mi aspetto di ascoltare storie di pecore arrostite davanti al caminetto, e di come l’aria di montagna sappia mantenere in salute qualsivoglia gola profonda.

Un’altra giornata che se ne andrà. Là, sui monti con Annette, dove il cielo è sempre blu. Ma per il mio “piano b” la vedo sempre più nera.

Insoddisfatti o rimborsati

26 Ago

Questa non ci voleva. E’ quasi ora di chiudere il prossimo numero del mensile, così la Direttrice ha deciso, senza tante possibilità di appello, che io e la Stagista dovremo andare a fare delle interviste fuori città. La rivista viene distribuita anche oltre le mura cittadine, non sia mai che il nutrito (?) pubblico di lettori extra-urbano venga tradito ed emarginato!
Morale della favola, una delle prossime mattine dovremo prendere la macchina e girare in cerca di qualche sventurato che, se tanto autolesionista da mostrarsi disponibile, ci parlerà di quanto malsane siano le sue abitudini alimentari e di quale rapporto abbia con il cinema. Logica vuole che io mi debba occupare del primo argomento, mentre il secondo, a mio avviso di gran lunga più stimolante, è di competenza della Stagista.

Trovo paradossale dover parlare di cibo, grassi e crisi alimentare, proprio io che non ho neppure una paga da fame. Ma, piuttosto, una certa fame di paga. Sono qui da quasi un mese e ancora non è stato chiarito quanto prenderò. Non appena tornerà dovrò chiarire la cosa con il Capo.

Nell’attesa è scattata la questione “rimborso spese”. Io e la Stagista non abbiamo avuto remore a chiedere alla Direttrice come funziona in questi casi. Fortunatamente un rimborso è previsto, presumo in base ai chilometri percorsi.
Fin qui tutto bene. Allora perché ho esordito dicendo “questa non ci voleva”? Perché la Direttrice ci ha fatto sapere che il Capo finanzierà una sola uscita, e che quindi io e la Stagista saremo costretti ad andare insieme. Una mattina, o un pomeriggio. Proprio adesso che io e lei avevamo deciso di fare una certa cosa…

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