Andatevene moderatamente a fanculo (2)

6 Feb

Un blog che parla di blog è un blog un po’ strano. Soprattutto sono strani quei blog che iniziano i loro post ripetendo per ben tre volte la parola blog in una sola frase. Cinque, fin qua. Contatele se non ci credete.

Dicevo. Un blog che parla di blog è di per sé un blog un po’ strano. Se parla di se stesso, poi, è proprio un caso disperato. Un frullato di egocentrismo digitale, direi. Pazienza. Oggi esordisco così. Ripetendo la parola blog per ben nove volte in poche righe (contatele di nuovo, su), ma soprattutto esordisco parlando di questo stesso blog (e dieci). Sì, perché l’ultimo post è arrivato dove mai nessun altro. L’ultimo post ha attirato l’attenzione di migliaia di utenti. Saranno stati i toni accesi, il titolo roboante, oppure ha fatto tutto l’indignazione per il caso che ho riportato. O magari la mia rabbia è arrivata dritta dove sarebbe dovuta arrivare, sparata sulla fronte del lettore, e il passaparola ha fatto il resto.

E’ che la frustrazione è tanta. E non cala sapendo che quel moderata retribuzione ha ora un peso, una misura. Una cifra. Ottocento euro. Non si sa se netti o lordi, ma è quanto promettono quelli di The Post Internazionale. Colleghi che rispetto, perché questo mestiere lo fanno certamente meglio di altri. Sono molto più giornalisti loro di tanti altri sedicenti tali, che invece non fanno altro che intingere il calamaio nell’inchiostro e la lingua nel culo di chi li finanzia. Ma il buon lavoro svolto finora non giustifica un compenso così. Così basso. Così misero. Così moderato.

Posso anche immaginare che oggi come oggi non si possa fare di meglio. Posso credere senza alcuna fatica che è così che oggi debbano andare le cose. Le vacche grasse non ci sono più: il colesterolo è salito alle stelle e – puff! – addio coronarie. Oggi è il tempo delle vacche magre, così magre che la Kate Moss dei tempi d’oro, a confronto, sembra Platinette. Oggi è così che va. Il giornalismo è un mestiere per poveri, o così ci raccontano. E io non è che non ci creda, ma esattamente come tutti i miei colleghi ho uno stomaco da riempire, una casa da pagare, dei sogni che agonizzano e che non vorrei mi schiattassero davanti agli occhi proprio in questo istante. Il problema, ora, non è la parola indecente che hanno utilizzato nell’annuncio per definire la retribuzione prevista (“moderata””, appunto). Il problema è che con ottocento euro non puoi fare granché. Con ottocento euro lo stomaco lo riempi, ma per la casa le soluzioni sono due: o ci pensano i tuoi genitori oppure resti direttamente nella loro. Dei sogni non ne parliamo nemmeno. I sogni son desideri che stanno in fondo al cuore, diceva Cenerentola. E lì, molto probabilmente, son destinati a rimanere. Tanto più che è mezzanotte passata.

Andatevene moderatamente a fanculo (2)

6 Risposte to “Andatevene moderatamente a fanculo (2)”

  1. colpoditacco venerdì, 6 febbraio 2015 a 14:50 #

    anche la mia fiducia è ai minimi storici verso questo lavoro, per il quale ho studiato e al quale ho dedicato anni. Ora mi ritrovo solo con un buon curriculum che piace a molti, ma senza un vero lavoro o con la possibilità di avere, sì un lavoro, ma non pagato…. e a questo ho detto BASTA. Lo puoi fare appena finita l’università, non a 30 anni… Ma una persona che sa fare solo questo lavoro, che deve fare….? Forse ho sbagliato tutto in partenza…😀

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