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Questa è una donna (e una giornalista)

22 Ott

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Grazie per il tuo lavoro, che per approccio e per contenuti hai di certo svolto meglio di molti altri. Riposa in pace, Maria Grazia, amica degli animali e delle buone notizie, ovvero di tutto ciò di cui si parla poco, troppo poco, e pure male. Ti ricorderò per gli occhi buoni e per le buone intenzioni, per le occhiate in camera e per la voglia di andare avanti. Sempre. Fino all’ultimo.

Ciao, e riposa nella pace che meriti.

Gazza ladra

16 Nov

Gazza ladra

Da oggi la Gazzetta dello Sport cambia pelle. Ma sono convinto che non cambierà affatto il suo modo roboante di fare i titoli. Per questo non vedo l’ora che sia domenica prossima, che la squadra del redivivo Mancini vinca il derby e che quelli della Gazza esordiscano con questa esclamazione stampata in prima pagina a caratteri cubitali:

INTERSTELLAR!

Colori compresi.

Se lo faranno, sappiatelo, li querelerò per plagio. E per loro, la vita, non sarà più così rosea.

(Segue risata malefica)

 

A serious man

25 Set

Che qua non c’è mica tempo da perdere. Che lo status di disoccupato non può mica essere un alibi. Qua tocca tenersi al passo, stare in carreggiata. Ci vuole l’impeto del guerrafondaio. Bisogna sentire dentro l’ardore della sfida. Guardare la vita in cagnesco e abbaiare. Bau! Bau!, anche se gli inglesi direbbero Woof! Woof! L’ho imparato qui. Qui, dove sto prendendo lezioni d’inglese, mia grande lacuna per il lavoro che svolgo. Qui. Gente seria tra gente seria.

A serious man

Tanto lo so che è tutta una farsa

23 Apr

Mi sono iscritto al concorsone Rai per i giornalisti.
Il mio senso dell’umorismo non ha proprio limiti.

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Ed ecco, non a caso, il logo ufficiale dell’iniziativa.

Se questo è un cronista

20 Feb

La camminata del dolore. Della sofferenza autoindotta. La passeggiata dei microfoni e delle telecamere. Dei ritornanti a progetto, dei vaganti pagati al pezzo. Mi duole dargli ragione, ma stavolta Grillo mi ha fatto riflettere. Sulla loro condizione, quella dei ritornanti miei colleghi. E sulla mia. Ieri il patron dei 5 Stelle è stato inseguito da un’orda di cronisti accaniti, in un lungo e squallidissimo pianosequenza durato fino all’arrivo all’ingresso dell’Ariston. E’ stato tampinato da una mandria di giornalisti a caccia di parole vaganti, più vaganti di loro. Stavano lì a farsi del male l’un l’altro, in una calca da stadio neanche ci fossero gli U2 in procinto di suonare. Stavano lì a pestarsi i piedi, a gridare “ahia”, a rompersi l’obiettivo a vicenda. Stavano lì a inseguire il politicante di turno, per portare a casa una dichiarazione che ha la stessa sostanza del nulla cosmico, dello zero assoluto, del vuoto pneumatico. Poi ci ha pensato lui, Grillo, a fornire loro del materiale degno di nota (“La Rai è la maggiore responsabile del disastro del Paese”), ma non è questo il punto. E’ il metodo che non mi convince, e soprattutto il fine di tutto quel loro affannarsi.

Lui li ha definiti dei “walking dead”, facendo il verso a una delle serie tv più amate del momento e, probabilmente senza nemmeno saperlo, a uno dei fumetti scritti meglio degli ultimi dieci anni. Lui, il signor 5 Stelle, li guardava dicendo loro che hanno la faccia “di chi si è perso”. E mi duole dargli ragione, ma stavolta Grillo mi ha fatto riflettere. E me ne sto qui, a domandarmi se sia questo il vero giornalismo. Cronisti costretti a tampinare l’oratore che fa audience per registrare ogni sua minima scoreggia, abbassati a mettere in atto uno stalking legalizzato con metodi al limite del violento, dando voce incondizionata a quel politicante e fare così il suo gioco. Perché il cittadino deve sapere. Vero. Ma intanto viene a sapere quello che vuole lui. Quello che vuole il politicante. E i giornalisti se ne tornano a casa con i piedi rotti e le telecamere da mandare in assistenza, credendo di fare un servizio al Paese per quindici miseri euro al pezzo.

Gli oscuri presagi di Paolo Volpe

7 Gen

Paolo Fox ha detto che per quelli del mio segno il lavoro calerà a fine febbraio. Proprio quando mi scade la proroga del contratto, insomma. E ha anche detto che per il resto dell’anno sarà tutto un saliscendi.

Bene. Ho capito. Da marzo si torna freelance.

E scoccala, 'sta freccia.

E scoccala, ‘sta freccia.

Disturbato-re

12 Nov

Oggi il giornalismo è in lutto. Oggi perdiamo l’ultimo baluardo della cronaca più vera, quella fatta sul campo. Da oggi dovremo rinunciare all’unico, vero uomo d’inchiesta rimasto sulla piazza, uno che era sempre al posto giusto nel momento giusto. L’unico vero antagonista del sistema. L’ultimo tra gli ultimi a dire le cose come stanno, come stanno davvero, di fronte alle telecamere.

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(io ci scherzo, ma sono allibito)

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