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Questa è una donna (e una giornalista)

22 Ott

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Grazie per il tuo lavoro, che per approccio e per contenuti hai di certo svolto meglio di molti altri. Riposa in pace, Maria Grazia, amica degli animali e delle buone notizie, ovvero di tutto ciò di cui si parla poco, troppo poco, e pure male. Ti ricorderò per gli occhi buoni e per le buone intenzioni, per le occhiate in camera e per la voglia di andare avanti. Sempre. Fino all’ultimo.

Ciao, e riposa nella pace che meriti.

Disoccupato a progetto

7 Ott

Rassegna stampa di Sky. Tg nazionale. Tg regionale. E a livello locale? Rassegna stampa più tg. A seguire, approfondimenti su cultura e spettacoli e sugli immancabili fumetti (che non guastano mai). Per finire, un’ora d’inglese al giorno, tanto per rimanere al passo. Poi guardi fuori. Ed è già sera.

Fare il giornalista è un lavoro. Anche quando non lo è.

Disoccupato a progetto

Santa Claun

16 Nov

Caro signor Gùgol. Per motivi miei stavo cercando la foto di un giornalista pagliaccio sul suo famigerato motore di ricerca. Mi sarebbe bastato uno con la penna in mano e il naso rosso. Perché insiste con questo E.. E.. Com’è che si chiama? Ah, Emilio Fede. Mi dica, perché?!

Requiem for a job (2)

12 Nov

Giuro che il post di ieri l’ho scritto senza sapere niente riguardo al video che segue. Ringrazio i coinquilini per la doverosa e puntuale segnalazione (anche se all’ora di pranzo stavano guardando Giletti in cucina, e io sono stato seriamente tentato di saltare il pasto). Ora sappiamo che i colleghi di Studio Aperto soffrono della cosiddetta sindrome di Smallville. Chiedo scusa ai kryptoniani a nome della categoria.

Requiem for a job

11 Nov

Dicono che il nostro mestiere stia morendo. Sì, io lo chiamo mestiere, anche se i dotti preferiscono definirla una professione. No. E’ vero, serve cultura, una preparazione teorica. Me l’hanno insegnato a scuola, ma io non c’ho mai creduto. Ho sempre pensato che la definizione fosse giusta, ma riduttiva. Mestiere rende meglio l’idea. Dà un senso di bottega. Di artigianato verbale. Di penne che si affinano come coltelli. Piano piano. Limandole pezzo dopo pezzo, dove pezzo sta per articolo. Serve conoscenza, ma anche mano. E man mano la mano si fa. Man mano. Pian piano. Giorno dopo giorno. Senza divagare. Come sto facendo ora. Cribbio. Che cazzo stavo dicendo?!

Vabè.

Dicono che il nostro mestiere stia morendo (ecco). Dicono che un giorno non ci sarà più bisogno di noi giornalisti. Che il cittadino comune andrà in Comune, e capterà le notizie che poi metterà belle belle sul suo blog. Che il cittadino di provincia andrà in Provincia. Che il cittadino della regione andrà in Regione. Che il cittadino andrà allo Stato, vedrà in che stato sta lo Stato e dopo esserci stato tornerà a casa rassegnato e con le coda tra le gambe. Ecco, mi sono perso di nuovo.

Vabè.

E’ un post difficile. Complesso. Non è facile parlare di corriere al capolinea. Ma è più facile simulare un refuso per farvi rendere conto di quanta importanza abbia anche una singola vocale. Che serve gente che le sappia gestire, le vocali. Che faccia questo dalla mattina alla sera, e qualche volta anche dalla sera alla mattina. Qualcuno che lavori di parole e con le parole. Che le limi. Man mano. Pian piano. Giorno dopo giorno. Che siete tutti bravi a dare le notizie, ma in pochi sapete darle nel modo giusto.

Vabè.

Poi ti guardi Studio Aperto. E ti viene viene da buttare questo post nel cestino di WordPress.

Apocalypse Now

4 Ott

I Maya sono cecchini con il mirino di precisione. Altro che fine del mondo. Quei bastardi tornati d’attualità direttamente dal passato sanno bene contro chi rivolgere le loro fottute profezie. Sanno benissimo a chi portare iella. L’apocalisse è una cosa seria, perciò evitiamo di scherzare. Evitiamo di dire cazzate: il giorno del giudizio sta arrivando davvero. Ma non sarà per tutti. L’obiettivo di quel cazzo di mirino siamo noi giornalisti, talmente prossimi all’estinzione che in confronto i panda sono i cinesi della Terra (in senso demografico, non per le origini). Ogni giorno se ne sentono di cotte e di crude, altro che Clerici, Parodi e tutto il loro ricettario per aspiranti obesi.

Io sono fortunato. Io ho un contratto che per ora non mi fa vedere la luce oltre la fine del 2012, ma almeno ce l’ho. Intorno a me c’è un mondo che muore, porca mayala. I cronisti sono sempre di più, i posti di lavoro, invece, sono sempre di meno. Il problema, poi, è che spesso ci si piega alle logiche imposte da un mercato che con la dignità dell’uomo (e della donna) ci fa al massimo i gargarismi. E non vi dico da dove. Oggi molti aspiranti giornalisti scrivono per visibilità. Molti li contestano, di certo a ragione. Io però li capisco. Sarà perché l’ho fatto anche io. Ho scritto per giornaletti e sitarelli che tutt’al più con il mio conto in banca hanno giocato al ribasso (c’erano pur sempre da pagare internet e la corrente per tenere acceso il pc). Ma in un questo Paese di coglioni c’è ancora chi i coglioni sa quando è ora di tirarli fuori. Gente come Gaetano Gorgoni. Perché il mondo ha sempre bisogno di eroi. Pure mentre muore.

Scusate il francesismo

20 Set

D’altronde lì lo scriverebbero così…

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