Tag Archives: studenti

Fancazzismo applicato

15 Ott

StudenteDiligente è online

KronaKus: Ciao.
StudenteDiligente: Ciao.
KronaKus: Come stai?
StudenteDiligente: Come si sta sotto esame. E tu?
KronaKus: Come si sta quando non c’hai un cazzo da fa’.

StudenteDiligente è offline

fancazzismo applicato

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Se l’allievo supera il maestro (in curva)

30 Lug

Mi ha chiesto l’amicizia su Facebook la mia vecchia prof. di Lettere, e al primo status che ho letto mi è venuto da correggerle almeno due o tre cose.

Prof., ha lavorato bene. Adesso, però, sono cazzi suoi.

Se l'allievo supera il maestro (in curva)

Zombie in the house

19 Mar

Disoccupazione è: quando il tuo coinquilino torna da lezione e tu sei lì che sorseggi il tuo tè verde con ancora gli occhi da The Walking Dead.

Zombie in the house 2

Zombie in the house 1

Tu che guardi troppi film

14 Ott

Ciao, mi dice lui fermandomi lungo il piazzale che attraverso tutte le mattina.
Ciao, gli rispondo io per cortesia nonostante il ritardo di sempre.
Lo conosci questo simbolo?, mi chiede mostrandomi una specie di cartoncino dalla sua mano. Sopra, stampato, c’è un nastro rosso.
..Di vista, gli dico con fare evasivo.
Cosa studi?, mi domanda lui come se dovessi per forza essere un universitario soltanto perché quello su cui stiamo poggiando i piedi è il piazzale del Politecnico.
Io lavoro, gli rispondo con fermezza. E con un po’ di spocchia, diciamolo.
Ah! E che lavoro fai?, mi chiede incuriosito da me, strano animale mitologico che mentre va a lavorare passeggia tra studenti e studentesse (soprattutto studentesse).
Sono giornalista, rispondo aumentando il dosaggio. Il dosaggio della spocchia.
Ah. Di sport?, mi chiede lui come se il mondo fosse tutto Gazzetta e Processo del lunedì.
No. Televisione, gli dico io con la solidità di un tubo catodico.
Ah! Senti. Io raccolgo fondi per la lotta all’Aids, mi dice arrivando al dunque. E aggiunge: Mi raccomando, tu che sei giornalista. Trombatele tutte. Ma usa il preservativo, eh.

La fiction, signori. La fiction ci distruggerà. Crea aspettative enormi. E poi guarda tu che roba.

Dolce far troppo

7 Ago

L’aria è quella che è. Lo stress è ai massimi livelli, causa chiusura anticipata del numero di settembre. Anticipata perché c’è Ferragosto. Che è un dono di Dio, per carità. Ma è allo stesso tempo una maledizione. Perché comporta una settimana di ferie. Ferie extra, diciamo. Qua chiudiamo tutto e buona notte al secchio. Ma intanto, adesso, si deve correre più del solito per finire il giornale. E così l’aria è quella che è. Lo stress è ai massimi livelli. E quest’afa di certo non aiuta. Dalle mie parti, poi, qui dove c’è la redazione, pare il deserto del Sahara. Uno scenario post-apocalittico degno del miglior film di fantascienza. Tipo la scena del risveglio nella Londra di 28 giorni dopo. O al più, col caldo che fa, pare L’alba del forno dopo. La sostanza è che non c’è più nessuno. La parte di Milano in cui lavoro, di solito, è infestata dagli studenti. Ed è agosto. Gli studenti ad agosto fanno il bagno al mare, con la ciambella intorno alla vita e il mojito in mano. Gli stronzi. E io qua. Con l’aria che è quella che è. Lo stress ai massimi livelli. E la caposervizio che mi fa brutti scherzi.

Tu!, mi dice con fare inquisitorio. E’ ancora sulla porta, appena tornata dalla stanza dei grafici, ma il suo dito è già scattato verso di me. Tu!, ripete prima di fare una pausa, di stare un attimo in silenzio continuando a fissarmi con tutta la serietà di cui è capace.
I-Io?, le rispondo timidamente, con appena un filo di voce.
Tu!!, insiste lei. Poi decide finalmente di giocare a carte scoperte. Tiramisù??

Lì per lì non capivo se volesse che la prendessi in braccio. Di certo quello che stava per svenire ero io. Poi ho capito cosa intendesse. Una cosa semplice, come l’amore cantato da Tiziano Ferro (anche se secondo me non c’ha capito un cazzo). Ho ripensato a dove sono. Nella redazione dove ogni giorno è buono per tirar fuori un dolce. Bene. Si mangia. E si mangia proprio un dolce. L’ha portato lei, la caposervizio, a dispetto del suo nome. Lina Insu. Un attimo, gente. Ricomincio a respirare e vi raggiungo di là. Cominciate pure senza di me.

Politically uncorrect

25 Ott

E i sogni non contano più. Qua siamo tutti pollastri da spennare. Qualche volta, poi, capita pure che si lavori. Ma solo qualche volta, eh. Si lavora così, come pennuti in batteria. Il tacchino glugluglù, il gallo co.co.prò. E il pulcino Pio, il pulcino Pio.

Però è tutta colpa nostra. Dovremmo accontentarci, noi. Siamo macchine, mica anime infilate dentro dei corpi. Siamo giovanotti da codice binario. O così o Pomì. E vaffanculo ai sogni. Che no, non contano più un cazzo. Non più di certi contratti. Patti col diavolo, in un sistema in cui i ministri di mestiere fanno gli ammazza-speranze. Certe parole sono prive di rispetto. E certa gente è buona soltanto a fare manovre. Tutte rigorosamente contromano.

E allora tutti stagisti

30 Ago

Se tutti facessero così si creerebbe improvvisamente un’intera generazione di ricchi. Io stesso avrei diritto a ben quattro eredità. Dite che De Benedetti sarebbe d’accordo?!

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