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Ammutinamento?!

26 Dic

Sono sempre più tentato di non pagare la mia retta annuale. Per me, oramai, l’Ordine è come il Natale per gli atei: qualcosa in cui non credi, ma che ti costringe lo stesso a fare regali.

ammutinamento

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Un contratto sotto l’albero

24 Dic

Il mio contratto in forse è una bazzecola rispetto all’appalto che non ci viene rinnovato. I pezzi grossi da cui dipendiamo faranno un bando di gara. Ma mancano i tempi tecnici per farlo subito, così ci hanno chiesto una proroga di due mesi. Abbiamo rilanciato con sei. Dopo una vita loro hanno risposto “picche”. O due mesi o niente. Ora stiamo valutando se a noi conviene economicamente fare una cosa così breve. E io sono qua che rischio di mangiare il panettone senza sapere se dentro la calza troverò un carbone chiamato “disoccupazione”.

Questo scrivevo a una mia amica meno di una settimana fa. Poi Babbo Natale ha deciso di passare in anticipo, e giovedì all’ora di pranzo mi ha fatto trovare un nuovo contratto. Un nuovo contratto di due mesi, pari alla proroga che abbiamo ottenuto. Pari alle uniche cose che ci hanno concesso dall’alto. Pari al tempo che mi servirà per cominciare a sguinzagliare curriculum. Ma adesso no. Adesso vi saluto. Ho le lenticchie che mi aspettano. Dicono che portino pure fortuna. Oltre lo squaraus.

Tutta la verità sulla profezia dei Maya (6)

19 Dic

L’avete guardata anche voi, la pre-ciano?
Sì.
Sì. Certo.

Col cazzo. Ormai siamo all’ammutinamento. Al rigetto per il lavoro. L’attesa snerva e indispone. Ci siamo già assunti le nostre responsabilità, io e il mio collega dello sport. Anche per questo numero. Nonostante le incertezze fossero note già da tempo, noi siamo dei professionisti e ci comporteremo come tali fino all’ultimo secondo. Ma di fronte all’ennesimo e inutile giro di bozze ci siamo rifiutati. I tempi son stretti. Anche volendo non ci saremmo riusciti. Ma alla domanda della nostra capa abbiamo risposto di sì. Mentendo. D’altronde non ci sentiamo rispettati. E con il rispetto è come un baratto. Si scambia. Non si regala mai.

Tutta la verità sulla profezia dei Maya (5)

16 Dic

L’ultimo pollo. L’ultima bustina di mayonese. L’ultima patatina. Roba che se lo dite a Rocco gli piglia un coccolone.

Qua ogni cosa sembra l’ultima. Qua ogni cosa ha il sapore del definitivo. Anche il pollo. La mayonese. Le patatine. Ok. Delle patatine parliamone, per favore.

Qua il problema è che tutto ci ricorda l’apocalisse imminente. Tutto si trasforma nell’occasione per pensare che forse non rifaremo quello che stiamo facendo. Non qui, non in questa redazione. Tipo mangiare il pollo già pronto del mercato come ogni santo lunedì, inondato di mayonese e accompagnato da un mare di patatine. Ogni scusa è buona per ricordarci che manca una settimana alle vacanze di Natale, e che questa è forse l’ultima di lavoro per noi. L’ultima davvero. E questo limbo del cazzo non può che farci pensare una cosa. Che le vacanze imminenti potrebbero rivelarsi più lunghe del previsto. A tempo indeterminato. Beate loro.

Tutta la verità sulla profezia dei Maya (4)

13 Dic

Piombo nei polmoni. E’ quel che sembra di avere, in questo pessimo venerdì. Perché piombo è quel che sembra di respirare, con quest’aria così pesante che la metà basterebbe. Va così, in questo frangente che somiglia tanto alla fine del mondo. Nervosismo alle stelle. Battibecchi dal nulla. Sovrabbondanza di rimproveri dall’alto. Colleghi che confabulano per i corridoi (me compreso). Ma soprattutto tanta voglia di risposte. Risposte che non arrivano, mentre le domande si moltiplicano come i pani e i pesci. Ironia della sorte: pare proprio che presto, per mangiare, servirà un miracolo anche a noi.

Tutta la verità sulla profezia dei Maya (3)

12 Dic

Ma sì, KronaKus, cosa te ne frega? Tanto meglio se non puoi andare in vacanza a Capodanno come tutti gli altri. Poi da gennaio avrai tutto il tempo per farlo.

Io e la photoeditor a parlare di ferie. Mai più. Non ce l’ho con lei, ma con l’inesorabilità del suo dire. Delle sue tesi. Che poi sono le stesse di buona parte dei miei colleghi. Tutti convinti che ormai, per come stanno le cose, noi dal nuovo anno non avremo più un lavoro.

Intanto siamo qui. In attesa di un responso, di un conforto. Di una coccola. Ma non arriva niente del genere dai piani alti. E allora siamo scesi noi a quelli più bassi. Per farci coccolare dal pizzaiolo che sta dietro la redazione.

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I giornalisti sono persone pulite

19 Set

L’abito non fa il monaco, ma la puzza fa il barbone. E il redattore. Oggi, durante la pausa pranzo, ci siamo scambiati pareri, opinioni, abitudini. Come si fa con i regali a Natale, ma con un odorino un po’ meno festaiolo. Perché è saltato fuori che qualcuno tra noi ha i vestiti praticamente incollati al culo. Abbiamo scoperto chi di solito si cambia e chi invece no. Ed è emerso che un nostro collega indossa gli stessi pantaloni da un mese. Le ragazze si sono così divise in due fazioni. La prima si è scandalizzata, ed è composta da una sola persona che se li cambia addirittura tutti i giorni. E che probabilmente, poi, se li lava con amuchina e acqua santa. L’altro fronte, composto da tutte le altre, è andato in disibilio di fronte a questa notizia, e ha cominciato a immaginare quali forme di vita possano abitare sotto quegli indumenti. Soffermandosi su una in particolare. Ad altezza inguinale. D’altronde l’estate sta finendo, il caldo se ne va, ma i bollori che arrivano da dentro non si placano mai.

E poi ci sono io, zitto zitto con la mia faccia da pupazzetto pallido. Che ascolto, esamino facce, commento tra me e me. Io che i pantaloni me li cambio eccome. I jeans che indosso in questo momento li ho messi appena quattro giorni fa. Mica a Pasqua. Sono pulito, io. E che cazzo! Ora scusate ma devo andare a casa. Devo dare da mangiare alla colonia di mosche tzè tsè che albergano nei pantaloni che mi hanno fatto da seconda pelle fino a domenica scorsa.

mosca-travestimento

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