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Se questa è una donna

9 Set
Foto ANSA

Foto ANSA

Qualche scatto, un breve filmato. Poca roba. E io detesto giudicare sulla poca roba. Mi serve materiale, mi occorre conoscere il contesto. Desidero arrivare alla radice, prima di dire di che colore sono le foglie. Ma questa volta no. Questa volta ho per le mani soltanto qualche scatto e un breve filmato. Poca roba, insomma, ma tanto mi basta. Anzi, è pure troppo. E’ quanto basta per farmi salire l’indignazione fin sopra i capelli. E se penso che siamo colleghi alla lontana mi viene voglia di cambiare mestiere. Voglio risvegliarmi domatore di T-Rex, degustatore di funghi velenosi, cavia umana. Va bene tutto, purché non si dica che io, come lei, faccio il giornalista. Purché si sappia che, se io sono il giorno, lei è la notte più nera.

E se la guardo, infatti, in quei pochi scatti e in quel breve filmato, io la vedo lì, schietta, lampante. Lei, la notte più nera. Quella di un’umanità che prende a calci gli uomini che hanno in braccio dei bambini. Quella di una presunta reporter che ha avuto un’improvvisa illuminazione. «Sono un’altra figlia illegittima di Maradona – avrà pensato – e devo assolutamente prendere a calci qualcosa. Facciamo qualcuno. Toh, va, passa un uomo con un bambino, un disperato che ha abbandonato la sua vita d’inferno in cambio di un purgatorio qualsiasi. Buttiamolo giù, che tanto non c’ho un cazzo da fare. Facciamo come farebbe il presidente, che costruisce muri contro l’afflusso di immigrati come se fosse una misura per rilanciare l’edilizia». Se questa è una giornalista, io sono Enzo Biagi. Se questa è una donna, io sono Belen.

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Fa molto più male

8 Apr

Il silenzio stampa uccide. Il giornalismo italiano si è messo il bavaglio per rispettare i quattro colleghi trattenuti in Siria, perché parlare potrebbe compromettere le trattative in corso. Ma sì, il silenzio stampa uccide. Uccide chi attende, senza ammazzare il tempo che nel frattempo scandisce l’attesa. Perché chi aspetta notizie ha l’impressione che le ore non scorrano. Che non si muovano. Come fossero mare, sì. Mare in foto.

Io fremo. Fremo dalla voglia di sapere che succede. Dalla voglia di sentirmi dire che sono in salvo. Tutti. Per me questa non è la classica notizia. Non è il solito strillo da prima pagina. Purtroppo non è la prima volta che accade. Non è la prima volta che dei cronisti pieni zeppi di coraggio s’inoltrano oltre il consentito e finiscono nelle mani sbagliate. Ma questa, sì, in un certo senso è una prima volta. Almeno per me.

Conosco uno dei quattro. Lo conosco di persona. E quand’è così fa molto più male.

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