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Richiamo all’Ordine

14 Nov

Vorrei perdermi nei meandri delle mie elucubrazioni. Volare nel vento come pensieri di cenere. Abbandonarmi a uno sfogo immane incentrato sul terrore di tanti e sull’idiozia di alcuni. Ma no. Non lo farò. Mi limiterò a sfoggiare un pragmatismo che non sempre mi appartiene. Così, qui lo dico e qui lo nego: se a questo scempio immane (vedi foto) non seguirà una radiazione da parte dell’Ordine dei giornalisti io, a gennaio, non pagherò la mia quota annuale. Non farò mai parte di un’organizzazione che, in caso di mancati provvedimenti, si farebbe complice di questo autentico schifo.

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EUROTeleKronaKus (5).. O no?!

30 Giu

Ho fatto il pigro. Anzi, ho fatto lo stanco. Anzi, ho fatto quello che era appena tornato da un lungo viaggio che potrebbe cambiargli la vita. No, niente Tibet. Ero da tutt’altra parte, ma ne riparlerò. Fatto sta che al calcio d’inizio della semifinale contro la Germania dovevo ancora sceso dal treno. L’Italia in campo, e io ancora sul Fecciarossa intento ad attraversarla. Appena tornato ero esausto. Scarico. Io. Io e il mio iPhone. Sono partito con il caricabatterie. Cioè, sì, forse. Sono partito con il cavo usb che fa anche da caricabatterie, ma senza la punta, lo spinotto che si attacca alla corrente. Me ne sono accorto all’andata, ma comunque troppo tardi. Ho fatto giusto in tempo a scrivere questo status su Facebook, per poi pentirmene:

Il Fecciarossa ha due vantaggi (e quelli soltanto). Il primo è che puoi ricaricare il telefono mentre fuori ti cambia il paesaggio. Il secondo è che ti alleggerisce con convinzione il portafogli. E con quest’afa meno zavorra hai e meglio è. O no?!

Poi sono andato per caricare, ma ho visto che mi mancava un pezzo. Che mi mancava il pezzo. Un po’ di panico, poi l’idea di supplicare per un qualsiasi tipo di aiuto alla reception dell’hotel in cui già avevo prenotato una singola. Una singola bollente e abitata da zanzare che non ti pungono, ti impiantano direttamente un nuovo capazzolo. Alla fine me lo son fatto caricare tramite usb dal gentilissimo receptonist anglo-qualcosa, che dopo aver controllato se qualche altro cliente incline alla tontolaggine avesse per caso lasciato lì un caricabatterie (intero) per iPhone. Niente da fare. Allora ha usato il portatile dell’hotel, anche se c’ha messo tanto, troppo, e alla fine non si è caricato del tutto. Sicché al ritorno era già scarico. Lui. E io. E non mi andava proprio di stare attaccato alla presa per scrivere minchiate mentre i ventidue nonpiùalleatichelaguerraèfinitadaunpezzo erano intenti a rincorrere un testicolo troppo cresciuto.

Adesso però mi tira il culo. Qualcuno mi ha fregato il “lavoro”. Qualcuno che farebbe molto ridere, non fosse che ci sarebbe da piangere.

Questione di quorum

13 Giu

Il mio paese sta cambiando faccia. Vota contro le forze di maggioranza. Va in massa alle urne per i referendum. Magari domani vedrò pure qualche camorrista aiutare le vecchiette ad attraversare la strada senza tentare di derubarle. Il mio paese sta cambiando, anche se a qualcuno questo fa molto incazzare. Ma quando soffia un altro vento è sempre una questione di quorum, quella cosa che batte nel petto di un popolo e che ha un suono più forte di tutto il resto. Immagino già le prime pagine di domani, anche se vista l’ora dovrei dire “oggi”. Il Fatto quotidiano in festa che chiede nuovamente le dimissioni del Mister, Libero che dirà agli italiani che sono caduti nella trappola dei comunisti, Topolino con la seconda parte dell’avvincente saga di Paperino Paperotto e il grande sonno. Ma l’importante è il vento, l’importante è che tutto si muova. Nel bene o nel male, dove l’acqua ristagna è tutta una lagna.

Stile Libero

29 Dic

Lo confesso: il titolo di questo post l’ho copiato da un giornale visto stamattina nella rassegna stampa di Sky. Ma quale modo migliore per definire il belpietrismo in salsa feltriana del quotidiano Libero? Libero, sì, ma dal buon senso e dalle quattro parole che mi stanno tormentando in queste settimane di studio che mi separano dall’esame per entrare nell’albo dei professionisti: verità sostanziale dei fatti. Proprio quella che manca all’editoriale pubblicato ieri dal direttore di Libero Maurizio Belpietro, noto divoratore di torroni allucinogeni.

Di cazzate ne sparo tante pure io, ma non mi sembra questo il caso. E se parlo in questo modo dell’articolo di Bullpietro (così l’ha apostrofato oggi qualche vignettista, come ho saputo sempre da Sky) non è perché anche il mio pandoro conteneva strane sostanze. Perché io non ho sentito strani omini annunciare attentati verso un nemico, un politico a me scomodo, in città in cui, tra l’altro, non è in programma alcuna visita da parte di quello stesso nemico.

Oggi mi sento altezzoso. E io che odio i moralismo faccio la morale a chi la morale l’ha persa ormai da un pezzo: un ometto qualunque non è una fonte, e una notizia è tale solo quando verificata. Tutto mi sembra perdere ancora di più il poco senso rimasto: io che devo studiare regole che i “grandi” calpestano, l’Ordine che si gratta le palle mentre certi giornalettisti giocano all’allegro terrorista.

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