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Richiamo all’Ordine

14 Nov

Vorrei perdermi nei meandri delle mie elucubrazioni. Volare nel vento come pensieri di cenere. Abbandonarmi a uno sfogo immane incentrato sul terrore di tanti e sull’idiozia di alcuni. Ma no. Non lo farò. Mi limiterò a sfoggiare un pragmatismo che non sempre mi appartiene. Così, qui lo dico e qui lo nego: se a questo scempio immane (vedi foto) non seguirà una radiazione da parte dell’Ordine dei giornalisti io, a gennaio, non pagherò la mia quota annuale. Non farò mai parte di un’organizzazione che, in caso di mancati provvedimenti, si farebbe complice di questo autentico schifo.

#jesuisparis
#prayforparis
#prayfortheworld
#unitiperparigi

libero-bastardi-islamici

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Se questa è una donna

9 Set
Foto ANSA

Foto ANSA

Qualche scatto, un breve filmato. Poca roba. E io detesto giudicare sulla poca roba. Mi serve materiale, mi occorre conoscere il contesto. Desidero arrivare alla radice, prima di dire di che colore sono le foglie. Ma questa volta no. Questa volta ho per le mani soltanto qualche scatto e un breve filmato. Poca roba, insomma, ma tanto mi basta. Anzi, è pure troppo. E’ quanto basta per farmi salire l’indignazione fin sopra i capelli. E se penso che siamo colleghi alla lontana mi viene voglia di cambiare mestiere. Voglio risvegliarmi domatore di T-Rex, degustatore di funghi velenosi, cavia umana. Va bene tutto, purché non si dica che io, come lei, faccio il giornalista. Purché si sappia che, se io sono il giorno, lei è la notte più nera.

E se la guardo, infatti, in quei pochi scatti e in quel breve filmato, io la vedo lì, schietta, lampante. Lei, la notte più nera. Quella di un’umanità che prende a calci gli uomini che hanno in braccio dei bambini. Quella di una presunta reporter che ha avuto un’improvvisa illuminazione. «Sono un’altra figlia illegittima di Maradona – avrà pensato – e devo assolutamente prendere a calci qualcosa. Facciamo qualcuno. Toh, va, passa un uomo con un bambino, un disperato che ha abbandonato la sua vita d’inferno in cambio di un purgatorio qualsiasi. Buttiamolo giù, che tanto non c’ho un cazzo da fare. Facciamo come farebbe il presidente, che costruisce muri contro l’afflusso di immigrati come se fosse una misura per rilanciare l’edilizia». Se questa è una giornalista, io sono Enzo Biagi. Se questa è una donna, io sono Belen.

EUROTeleKronaKus (5).. O no?!

30 Giu

Ho fatto il pigro. Anzi, ho fatto lo stanco. Anzi, ho fatto quello che era appena tornato da un lungo viaggio che potrebbe cambiargli la vita. No, niente Tibet. Ero da tutt’altra parte, ma ne riparlerò. Fatto sta che al calcio d’inizio della semifinale contro la Germania dovevo ancora sceso dal treno. L’Italia in campo, e io ancora sul Fecciarossa intento ad attraversarla. Appena tornato ero esausto. Scarico. Io. Io e il mio iPhone. Sono partito con il caricabatterie. Cioè, sì, forse. Sono partito con il cavo usb che fa anche da caricabatterie, ma senza la punta, lo spinotto che si attacca alla corrente. Me ne sono accorto all’andata, ma comunque troppo tardi. Ho fatto giusto in tempo a scrivere questo status su Facebook, per poi pentirmene:

Il Fecciarossa ha due vantaggi (e quelli soltanto). Il primo è che puoi ricaricare il telefono mentre fuori ti cambia il paesaggio. Il secondo è che ti alleggerisce con convinzione il portafogli. E con quest’afa meno zavorra hai e meglio è. O no?!

Poi sono andato per caricare, ma ho visto che mi mancava un pezzo. Che mi mancava il pezzo. Un po’ di panico, poi l’idea di supplicare per un qualsiasi tipo di aiuto alla reception dell’hotel in cui già avevo prenotato una singola. Una singola bollente e abitata da zanzare che non ti pungono, ti impiantano direttamente un nuovo capazzolo. Alla fine me lo son fatto caricare tramite usb dal gentilissimo receptonist anglo-qualcosa, che dopo aver controllato se qualche altro cliente incline alla tontolaggine avesse per caso lasciato lì un caricabatterie (intero) per iPhone. Niente da fare. Allora ha usato il portatile dell’hotel, anche se c’ha messo tanto, troppo, e alla fine non si è caricato del tutto. Sicché al ritorno era già scarico. Lui. E io. E non mi andava proprio di stare attaccato alla presa per scrivere minchiate mentre i ventidue nonpiùalleatichelaguerraèfinitadaunpezzo erano intenti a rincorrere un testicolo troppo cresciuto.

Adesso però mi tira il culo. Qualcuno mi ha fregato il “lavoro”. Qualcuno che farebbe molto ridere, non fosse che ci sarebbe da piangere.

E poi ci sono io che cerco lavoro

4 Gen

Per certi aspetti il 2011 è stato un anno pessimo. Decisamente. Ma si è chiuso con una rivelazione. Un’inchiesta. Uno scoop. I colleghi de Il Giornale hanno trovato la responsabile di cotante sciagure. Un sentito grazie per la loro lungimiranza.

 

Sigh.

 

Bunga bunga nostalgia (ma anche no)

25 Nov

Monti incontra la Merkel e nemmeno le dà della culona. Sta a vedere che ‘sto governo in scala di grigi ci fa pure le riforme. Quanto egoismo. E adesso noi poveri gossippari d’assalto di cosa cazzo scriveremo?!

Monster tax

24 Nov

Le nonne sono quelle dei vecchi rimedi. Quelle delle minestre che curano ogni male, e che van bene pure se riscaldate. Quelle che sanno tutto perché la vita se la portano in spalla. Zainetto di rughe, bagaglio di esperienze.

Prendiamo la mia. L’Europa sprofonda nella crisi, il resto del mondo pure. Questa palla azzurrognola è piena di furbi e di lacché, di volpi e di cani. Ma per questa folle terra di Spread & Toby mia nonna ha trovato la soluzione a ogni problema. Il professor Monti è premier da un battito di ciglia, e già pensa di salvare la baracca ripristinando l’Ici, ripescandola dal cimitero delle imposte defunte come uno stregone evoca i morti dall’oltretomba. Per non parlare della tassa sul cane, pettegolezzo che spero rimanga soltanto tale. Non so Spread, ma Toby potrebbe prenderla davvero male.

Mia nonna. Mia nonna, invece. Mia nonna sì che saprebbe come fare.

Lunedì pomeriggio ero a casa sua. Su RaiUno andava in onda La vita in diretta, il programma-truffa più spudorato della tv. Perché quella è tutto tranne che vita. E meno male. Si scimmiotta il giornalismo facendo il lifting ai tormentoni giudiziari e di costume del momento, roba trita e ritrita. Scazzi sulla povera Sarah, e la povera Melania, “rea” di una morte così triste e prematura da dover morire ogni due o tre settimane, sacrificata sull’altare pietoso e impietoso dello share. Questo sensazionalismo non è per niente sensazionale, e mi lascia sensazioni che non vorrei avere. Poi all’improvviso tutto si ferma. La macchina del sangue si prende una pausa, e per qualche minuto lascia spazio a quel canotto biondo che va in giro dicendo di chiamarsi Ivana Spagna. Ed è una giostra che va, questa vita che non si ferma mai. Ma questo non significa che verso fine corsa ci si debba trasformare in delle bambole gonfiabili che fanno comparsate in tv per non sentirsi sgonfie dentro.

Tanto è bastato per suggerire a mia nonna la migliore delle soluzioni anti-crisi: una tassa per la mostruosità a carico di chi si sforma per via chirurgica pensando di rallentare le lancette dell’esistenza. Una specie di monster tax, diciamo.

Abbiamo passato il pomeriggio davanti a quel piccolo schermo. Mia nonna ha criticato qualunque persona, cosa o animale abbia avuto il coraggio di passare di fronte alle telecamere, ma senza mai osare prendere il telecomando e regalarsi un po’ di quiete decidendo di spegnere. Tutto normale. E’ pur sempre la mamma di Mister Paradosso.

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