Tag Archives: babbo natale

Ammutinamento?!

26 Dic

Sono sempre più tentato di non pagare la mia retta annuale. Per me, oramai, l’Ordine è come il Natale per gli atei: qualcosa in cui non credi, ma che ti costringe lo stesso a fare regali.

ammutinamento

Un contratto sotto l’albero

24 Dic

Il mio contratto in forse è una bazzecola rispetto all’appalto che non ci viene rinnovato. I pezzi grossi da cui dipendiamo faranno un bando di gara. Ma mancano i tempi tecnici per farlo subito, così ci hanno chiesto una proroga di due mesi. Abbiamo rilanciato con sei. Dopo una vita loro hanno risposto “picche”. O due mesi o niente. Ora stiamo valutando se a noi conviene economicamente fare una cosa così breve. E io sono qua che rischio di mangiare il panettone senza sapere se dentro la calza troverò un carbone chiamato “disoccupazione”.

Questo scrivevo a una mia amica meno di una settimana fa. Poi Babbo Natale ha deciso di passare in anticipo, e giovedì all’ora di pranzo mi ha fatto trovare un nuovo contratto. Un nuovo contratto di due mesi, pari alla proroga che abbiamo ottenuto. Pari alle uniche cose che ci hanno concesso dall’alto. Pari al tempo che mi servirà per cominciare a sguinzagliare curriculum. Ma adesso no. Adesso vi saluto. Ho le lenticchie che mi aspettano. Dicono che portino pure fortuna. Oltre lo squaraus.

Il pupazzo di neve non si mangia (2)

14 Dic

Ho messo la camicia per gniente. Ma gniente gniente. Gli uomini che stanno sopra di me (non è come sembra) hanno visto due fiocchi di neve e hanno deciso di non scendere. E’ che si sa, la neve se ne frega dei contratti in scadenza. E allora eccoci qua, ad aspettare ancora. E ancora. E ancora. Oggi non si è deciso un bel gniente. Tutto rimandato alla prossima settimana. Di ‘sto passo il contratto me lo metteranno sotto l’albero. Meglio così. Almeno posso aspettarmi grandi cose. Perché a Natale, si sa, siamo tutti più buoni. E giusto quelli mi piacerebbe avere. Proprio quelli. I buoni. Quelli che fanno tanto figo quando al supermercato la cassiera ti chiede: Contanti o bancomat? E tu: Eh no, dolcezza. Ho i buoni, io! Li voglio, cazzo. Così evito di cucinarmi gli spaghetti al basilico all’una e un quarto della notte, come l’ultima volta. Che poi a mezzogiorno mi arriva in stanza la Cacciatrice di Pixel, a intimarmi di andare fuori a mangiare una pizza con lei e gli altri colleghi. E io mi ritrovo ad andarci con la neve e tutto, le scarpe rotte come la Befana e quella voglia di spaghetti rimasta sul gozzo dalla sera prima. Poi, visto il pranzo in esterna, finisce che li dimentico nel frigo della redazione, e che me li devo far riportare a casa da una collega gentilissima che passa dalle mie parti, per far sì che non marciscano durante il weekend (tratto da una storia vera).

Ripenso al ristorante, al momento in cui bisogna pagare. Gli altri coi buoni, io con i contanti (per una pizza e una birra il bancomat mi sembra eccessivo). In testa il terrore che possa andare così per tutto un altro anno. Che i buoni restino un’incognita. Un po’ come il nuovo contratto.

Mi hanno detto di non pensarci. Che è così che va. Che i capi fanno il bello e il cattivo tempo. A lasciarmi perplesso è proprio il fatto che il cattivo tempo li spaventi così. Peggio per loro, non mi vedranno mai con la camicia. Io un’altra nell’armadio non ce l’ho ho. E questa già puzza di sudore.

Buon Natale un cazzo

9 Nov

Metti la foto, togli la foto. Metti la dida, cambia la dida. Scrivi la messa in onda, correggi la messa in onda. E poi le programmazioni fantasma. Il 3D che compare, scompare, riappare quando gli pare. E ti pare che poi non riappare, scompare, riappare quando cazzo gli pare? Le locandine s’invertono. I titoli s’accartocciano come lamiere in un crash test. Allarga gli spazi. Stringili. Riallargali. Le tue pagine sono come culi sul cesso in piena attività.

Tutto questo casino per una doppia pagina sui programmi natalizi per bambini.

Io so soltanto che stasera mi taglierò le palle, mentre la grafica che mi è stata dietro tutto il tempo si annoderà accuratamente le tube. Di bambini non ne vogliamo più sentire nemmeno parlare. E so anche che non ho mai retto il disfattismo cinico di chi dice di odiare il Natale. Ma io, dopo questa giornata d’inferno redazionale, sto aspettando soltanto d’incontrare uno di quei Babbi rampicanti che si trovano su certi terrazzi. Ho già il bazooka carico. E non il bazooka che spera lui.

La dura legge dell’autogol (5)

27 Lug

No ma è tutto ok. Non è mica vero che ognuno ha le sue maledizioni, le sue palle al piede, i suoi piedi tra le palle. Il mio calcio ai testicoli ha la barba lunga, ma soprattutto è morto da un pezzo. O così dicono. Babbo Natale non c’entra nulla, altrimenti gli avrei già bucato la slitta. Da due mesi a questa parte il mio problema è lo stesso problema che ha avuto il mondo fino a poco più di anno fa. E mica cazzi.

Bin Laden mi perseguita. Non il suo fantasma, ma la notizia della sua morte. Ogni volta che in questa redazione si parla di lui ci sono di mezzo io. E’ successo già quand’ero collaboratore, e com’è andata a finire è cosa nota (leggere per credere). Ora stiamo preparando il numero di settembre, e l’11 si sa, c’è un maledetto anniversario da celebrare. Inevitabile parlare dell’ex leader di Al Qaeda. Altrettanto inevitabile è che questo succeda al mio primo numero in veste di redattore, quando sono titolare delle pagine in cui andrà il pezzo in questione. E ovviamente si tratta dello stesso giornale per il quale scrissi la cazzata che mister Bin era stato trovato in una grotta, e non in un compound.

Ho sapientemente delegato il lavoro a un collaboratore, che poi è un ragazzo che ha frequentato la mia stessa scuola di giornalismo. Non avrei paura a pensarci io, in fondo si tratterebbe di scrivere novecento misere battute su cose trite e ritrite. Ma ormai lo faccio per scaramanzia. Me ne sto ben alla larga, io che sull’immaginario post-11 settembre ho fatto pure la tesi di laurea.

In redazione, però, hanno la memoria lunga, complice la sfuriata dell’altro direttore dopo il mio errore madornale di quella volta. Le sue urla devono aver solcato le pareti (e io che pensavo che l’imbianchino avesse stuccato male!). Così un paio di giorni fa la mia attuale direttrice è entrata di buona lena nella stanza in cui lavoro, e con fare deciso mi si è avvicinata e mi ha detto: Mi raccomando il compound!. Poi se n’è andata con una mezza risata beffarda.

Certi errori ti marchiano a fuoco. Quello è stato proprio il mio 11 settembre.

Obama Bin Laden

2 Mag

Una giornata epocale. Il re del terrore è stato ucciso. Non Diabolik, quell’altro con la barba. No, non parlo nemmeno del ciccione vestito di rosso che si riscopre generoso una volta all’anno e che s’incastra puntualmente nei camini delle case dei bambini buoni. Non confondiamo i pacchi bomba con i pacchi regalo, per favore. Fatto sta che è una giornata epocale. Il re del terrore è stato ucciso dall’intelligentissima intelligence americana. O così ci han detto.

Tra il dire e il fare c’è di mezzo e il, ma anche il mare. Lo stesso mare in cui pare abbiano gettato il corpo del fu (fu?) Osama Bin Laden, affogato come cioccolato nel marsala per non creare catacombe sacre in cui gli estremisti possano celebrare il sovrano indiscusso del terrorismo islamico. O magari ce l’hanno buttato per occultare un cadavere che non c’è. Chissà.

Ai posteri l’ardua sentenza. Anche perché secondo me questo resterà uno di quei misteri di cui si parlerà ancora per generazioni. Immagino i miei pronipoti davanti ai loro schermi olografici, a fare zapping con le loro dita verdi e palmate (sì, purtroppo il nucleare in Italia diventerà realtà), incuriositi da una nuova puntata di Porta a Porta condotta da un cyborg con le stesse fattezze, gli stessi nei e la stessa voce ronzante di Bruno Vespa. Mentre quello vero si trova ibernato nel freezer degli eredi Berlusconi, pronto a essere scongelato in caso di necessità nemmeno fosse Capitan America. E’ il 2 maggio 2111, e il titolo di quella sera è: “Cento anni senza Bin Laden: sarà mica emigrato ad Hammamet?”. In studio si discute del perché il corpo ripescato nell’oceano avesse in testa la maschera di George W. Bush, ma soprattutto ci si domanda chi sia realmente il barbone che risiede alla Casa Bianca, diventato presidente dopo aver scoperto la formula dell’immortalità e aver fatto egli stesso da cavia. Divenuto eroe nazionale, ha ottenuto il cento per cento dei consensi come candidato dei democratici (!) alle ultime elezioni. Battendo senza mezzi termini l’avversaria conservatrice, un ordigno atomico dalla forma umanoide con la faccia di Sarah Palin.

Zzzzz..
Zzzzz..
Zzzzz..
Aaahhhhhhh!!

No, non era una zanzara, a dispetto del nome della Baia in cui vivo. Ero io che dormivo. Ero io che russavo. Ero io che sognavo questo scenario triste e desolante. Ora mi sono svegliato, tutto sudato più che dopo una sauna sul sole. Accendo la tv e verifico se ci sono novità in questo presente non tanto meno desolante del mio futuro da incubo. Niente di nuovo, soltanto giornalisti che continuano a dare per morto un certo Obama Bin Laden. Perché a dirlo bene proprio non ce la fanno, e capirci qualcosa diventa ancora più difficile.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: