Resa dei conti a porte chiuse

27 Feb

– Ciao, hai un minuto? – le chiedo.
– ..Sì…
Chiudo la porta della sua stanza. La stanza della mia caporedattrice.
– Senti, ti volevo chiedere cosa sta succedendo al piano di sotto. O non so in quale altre posto, insomma. So che stanno facendo dei colloqui.
– ..Sì. Stanno facendo dei colloqui con alcune persone…
– Scelte con quale criterio?!
– Non c’è nessun criterio, KronaKus.. L’avrai capito. Basta vedere chi hanno scelto…
– Sì, lo so benissimo che un criterio non c’è. L’ho capito appena ho saputo i nomi di quelli che sono stati chiamati. E’ una cosa che avevo ipotizzato già da mesi, ma francamente ormai speravo si potesse evitare questo squallido teatrino finale. Anche perché venerdì scorso io e te avevamo parlato. E la storia che il nuovo service ha i suoi giornalisti e che per noi non ci sarebbe stato niente da fare?!
– Guarda. Io oggi sono arrivata lì e mi hanno detto quale sarebbe stata la mia squadra. Ho avuto potere zero – mi dice unendo i polpastrelli di indice e pollice della mano destra. – A loro è arrivato un elenco di nomi dal cielo. Loro stessi avrebbero voluto affidarsi a gente più esperta, ma non hanno potuto fare altro. Io ho provato a insistere, ma non c’è stato niente da fare. Ho litigato con loro fino a mezz’ora fa. A parte che nemmeno io so se accetterò, perché non siamo d’accordo sul mio compenso. Loro mi offrono molto meno, e se non mi danno la cifra che ho chiesto domani sarà l’ultimo giorno anche per me. Comunque ho provato a spingere per alcuni di voi, ma niente. Ho provato a portarmi dietro BEEEEEEP, che è una garanzia per i palinsesti e per il controllo delle bozze. E’ da tanto che aspetta, e ha pure la moglie in cassa integrazione. Ma niente da fare. Mi sono battuta anche per BEEEEP. Ho detto loro che è una follia non portarselo dietro, dato il mazzo che si è fatto negli ultimi mesi con gli speciali di sport.
– Sì, voglio dire, non è un fatto personale ma lasciar fuori me, BEEEEP, Lina Insu..
– Lina Insu è un caso particolare, lo sai. Comunque loro hanno chiamato soltanto quelli che ci son scritti sull’elenco.
– Sì ma è uno schifo!
– Lo so. Credimi KronaKus, fosse per me me ne andrei anche domani, tanto sono nauseata da tutti. Ogni due anni è la stessa storia. Perdo pezzi ogni volta, e sono molto addolorata. Io stessa mi sto muovendo anche in altre direzioni..
– Sì, guarda, io appena ho saputo dei colloqui sono corso qua. Sinceramente sono incazzato nero.
– Sì, ma hai visto chi hanno scelto, no? Cioè, ti rendi conto? Io di questi qua avrei tenuto soltanto BEEEEEP, che ha un gran carattere, è sveglia e ha un’agenda fortissima. Intervista tutti. E poi diciamocelo, se fosse stato per me BEEEEEP avrebbe chiuso dopo quella cazzata enorme che ha fatto. E non ha neppure ammesso la colpa! E’ gravissimo! Invece per il direttore siamo tutti responsabili tranne lei! Perché? Perché è carina?! Ha deciso tutto lui, KronaKus. Io non ho potuto fare niente.
– Sì, ok. Uno si fa il culo per quasi due anni (più uno da freelance) e poi ad andare avanti sono soltanto gli ultimi arrivati perché sono amici suoi!
– Eh, lo so. Hai visto? C’è pure BEEEEEEP. Io nemmeno lo sapevo. Me lo sono ritrovato lì all’hotel..
– Hotel?
– Sì, stanno facendo i colloqui nell’hotel qua dietro. Me lo sono ritrovato lì mentre stavo uscendo. Lui è arrivato due settimane fa, per la newsletter, e ora lo mettono addirittura a fare il magazine!
– Sì, appunto!
– Ma ormai questo giornale è un morto che cammina, KronaKus. E’ questione di un anno, forse mesi. Non è più nemmeno un giornale, è uno strumento di marketing..
– Ah lo so!
– Comunque, KronaKus, sai benissimo che non è un fatto di professionalità. Tu hai lavorato benissimo. Scrivi benissimo. Sei il miglior titolista che abbiamo qui dentro..
– Ti ringrazio. Però a quanto pare non è bastato.
– Eh no, non è bastato. Sono subentrate altre logiche. Ma hai visto che collaboratori abbiamo dovuto tenere fino adesso? Prendi BEEEEEEP. Ma l’hai visto come scrive? Io gliel’ho fatto presente, al direttore, ma lui mi ha risposto: “Devi farla scrivere, sennò mi ritrovo suo padre (che lavora all’Ansa) che mi telefona!” Cioè, capisci ora qual è il criterio?!
– Lo so! Ma venerdì scorso, quando ne abbiamo parlato, mi hai detto che quelli nuovi hanno già i loro giornalisti!
– E’ successo tutto tra ieri e oggi. Comunque tu non preoccuparti. Sei giovane, sei bravo, hai talento. Davvero, fai dei titoli pazzeschi, e quella è una cosa che non s’insegna. O ce l’hai o non ce l’hai. I tuoi titoli sono di gran classe. Qua dentro, in quanto a talento, ti considero il migliore dopo Lina Insu. Lei, come sai, è a tutto un altro livello..
– Sì, lo so.
– Però è come se tu di quel talento ne utilizzassi soltanto il cinquanta per cento..
– Cioè? In che senso?
– Non lo so, è come se ti fermassi al tuo compitino. Poi quello lo fai benissimo, ma ti manca un po’ di grinta. Questo mestiere lo vogliono fare in tanti, KronaKus. E il talento non basta, ci devi mettere più grinta. Ecco, devi imparare a sporcarti di più le mani.
– Sì, ma io qua non ho nemmeno avuto modo di esprimermi di più. Non voglio negare i miei limiti, ma qui.. voglio dire.. io ad esempio non sono mai stato d’accordo quando tu mi dicevi che ero troppo lento. Fino a tre o quattro numeri fa qua c’era qualcosa che non andava. Prima che arrivasse BEEEEEP a fare i palinsesti io ho sempre avuto troppe pagine da fare. C’è stato un mese in cui io ne ho avute trenta e BEEEEEEP soltanto nove!
– Sì lo so che certe volte c’è stata una disparità con il numero di pagine, ma devi considerare anche che pagine sono. Non è che il tuo lavoro contasse meno, ma le tue sezioni non erano quelle più importanti..
– Ma no! Non è quello il punto! Le pagine le devi comunque gestire, le devi seguire. Se sono tante non hai il tempo materiale per fare di più. E poi all’inizio ho provato a metterci del mio, a tirar fuori delle idee, ma sembrava che non andassero mai bene. Quindi ho smesso, considerando anche il fatto che non c’è stato il tempo per andare oltre il “compitino”. Insomma, non voglio negare i miei limiti caratteriali, ma conta anche il contesto in cui si lavora. E invece per quanto riguarda le collaborazioni? Immagino che pure lì non ci sarà niente da fare..
– No, non lo so, ancora. Certamente se ce ne sarà la possibilità ti contatterò senz’altro.. Comunque, come ti dicevo, io stessa mi sto muovendo, perché sono nauseata da tutto questo. E se dovessi finire in un’altra realtà tu saresti senz’altro una delle persone che terrei in considerazione.
– Va bene. Ti ringrazio.

Ero entrato nella stanza della mia caporedattrice con una malsana voglia di fare la guerra, invece abbiamo quasi finito per fare la pace. Io con me stesso, innanzitutto, togliendomi due o tre scogli dalle scarpe. Zavorre che mi hanno impedito di camminare bene durante questo mio periodo lavorativo. Pesi di cui mi sono finalmente liberato, alla vigilia dell’inevitabile apocalisse. L’accusa di eccessiva lentezza, innanzitutto, valida all’inizio ma poi divenuta un cliché dovuto soltanto alla solita, penosa organizzazione del lavoro. Problemi interni che hanno provato a spacciare per personali, caratteriali. Ma io mi sono sempre opposto, seppur silenziosamente. Lavorando a testa bassa. Fin troppo bassa. Conosco i miei limiti, ma so anche di aver sempre avuto la coscienza a posto.

Purtroppo la coscienza non basta. Qui a passare il turno sono soltanto i raccomandati. Cose che di solito vedi nei film, le leggi sui giornali, ma soltanto quando tocca a te ne percepisci davvero la potenza. La potenza distruttiva, per i nervi quanto per tutto il sistema del lavoro. La parola meritocrazia ha sempre vissuto ai margini del mio vocabolario, perché mai fino a ora ero stato colpito dal suo esatto contrario: l’antico vizio di voler trasformare qualsiasi azienda, persino una multinazionale, in una ditta a conduzione familiare. A lavorare sono i conoscenti, gli amici, i figli di. Mentre i veri figli di (puttana), quelli che alimentano questo sistema corrotto e malsano, gongolano tra i favori che ne trarranno in cambio. Si coccolano al pensiero delle anime tenute a bada attraverso le promesse finalmente mantenute, anche se sul piatto c’era oro e loro gli stanno dando bronzo. Perché di questo si tratta, di un lavoro che per alcuni continua, sì, ma che in alcuni casi si rivela sottopagato. E adesso una squadra di inesperti si ritroverà a fare un giornale senza avere più un vero punto di riferimento. Perché a rimanere fuori dai giochi siamo in tre. Noi tre. Io, BEEEEP e Lina Insu. In un certo senso, i veterani di questo periodico. Quelli che finora ne hanno retto le fila, lottando contro i mulini a vento per non farlo assomigliare definitivamente a un volantino obeso attraverso cui vendere rugoli di merda travestiti da lingotti.

Auguri a chi resta e figli maschi. O meglio, femmine. Avranno certamente più chance di fare carriera.

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4 Risposte to “Resa dei conti a porte chiuse”

  1. Francesco Vitellini giovedì, 27 febbraio 2014 a 17:43 #

    Raccomandati di merda… e scusa se ho scritto “raccomandati”, perché meriterebbero un’etichetta peggiore.

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  2. cineclan giovedì, 27 febbraio 2014 a 17:48 #

    Ti seguo da un po’ e sinceramente mi nausea la situazione che stai vivendo,perché la vivo sulla mia stessa pelle…

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  3. Bia giovedì, 27 febbraio 2014 a 18:05 #

    Un film che ho visto fin troppe volte… È l’editoria (e non solo quella), funziona così. Meritocrazia è una parola che “pesa”, in certi ambienti, perché mette in cattiva luce i raccomandati di turno. Puoi incazzarti quanto vuoi, troverai sempre chi ti dà ragione, ma la situazione, tanto, resta sempre la stessa. Chi è dentro è dentro (non per merito, spesso) e chi è fuori… è fuori. In tutti i sensi. Se non avessi aperto il blog a riguardo probabilmente ne sarei rimasta “sotto”, più che fuori, ma per fortuna non è andata così.

    Ma io sono troppo pessimista… mi dicono. Quindi in bocca al lupo di cuore, passata la burrasca sarai più forte di prima, questo è certo 🙂

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  4. kronakus giovedì, 27 febbraio 2014 a 18:58 #

    sapete una cosa? io non ce l’ho con i raccomandati che passano il turno (sembra che stiamo a parla’ dei playoff nba..). loro sono persone con i contatti giusti finite nel posto giusto. sia chiaro che non sto giustificando il sistema, altrimenti non li scriverei nemmeno certi post. tra loro c’è pure qualcuno in gamba, e se hanno questa fortuna ben venga. il problema viene dall’alto. è chi decide che non dà peso al merito, ma soltanto al nome della persona e al tipo di rapporto che ha con essa. quindi non ce la prendiamo con i raccomandati. voglio vedervi se qualcuno vi dovesse mai aiutare a entrare in una redazione. voglio vedere se avreste il coraggio di rifiutare. io no, e lo dico candidamente. e per un semplice motivo: farsi la guerra tra poveri è la cosa pià stupida.

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