Non mi resta che ridere

25 Feb

Non mi resta che ridere, se stamattina mi sono svegliato presto anche se avrei potuto dormire. Non mi resta che ridere se mi è venuta un’ansia fuori posto, come fosse stato un lunedì come un altro. Non mi resta che ridere se poi sono arrivato puntuale in redazione, puntuale o quasi, nel giorno in cui avrei potuto anche restarmene a casa. Non mi resta che ridere se la grafica part-time me l’ha fatto notare, e infatti abbiamo riso. Non mi resta che ridere se la mattinata è stata lunga e dentro avevo un che di bucolico, così me ne sono andato a fare colazione al bar con i colleghi e poi a fare un giro al mercato. Non mi resta che ridere se al mercato ci sono andato per prendere lo shampoo anti-girello ma sono tornato con le girelle di liquirizia. Non ci resta che ridere se la stampante ha deciso di consumare le sue ferie arretrate, smettendo di funzionare già da stamattina. Non ci resta che ridere se poi per stampare qualcosa ci è toccato andare al piano di sotto. Non ci resta che ridere se son proprio quelli di sotto che c’han fottuto l’appalto e quindi il lavoro.

Non ci resta che ridere se all’ora di pranzo siamo andati a comprare il pollo del lunedì, il pollo dell’ultimo lunedì, e il ragazzotto che lo vende ci ha detto: “Mi raccomando, eh, lunedì prossimo siamo in via Reni”. Non ci resta che ridere, se poi io e la grafica di cui ho già scritto venerdì ci siamo guardati negli occhi e gli abbiamo risposto: “Lascia perdere, va’”. Non ci resta che ridere se stavolta c’ha dato più patate del solito, e tantovale ridere pure per quanto cazzo erano salate. Non ci resta che ridere se poi tornando alle nostre postazioni abbiamo trovato la mail strappalacrime di Lina Insu, lei che come dice già il nome sarà pure allergica agli zuccheri, ma ha scritto una cosa di rara dolcezza. Non mi resta che ridere se lei, che poi è la mia caposervizio, mi ha chiesto praticamente scusa per avermi coinvolto in tutto questo. Non mi resta che ridere al pensiero che più che altro sarei io a doverla ringraziare per tutto quello che ha fatto per me, perché senza di lei non sarei mai arrivato fin qui, ma di questo parlerò un’altra volta.

Non mi resta che ridere se il pomeriggio, l’ultimo pomeriggio dell’ultima giornata in redazione, è filato via come un treno di Lambrate. Non mi resta che ridere se sono arrivate le 18 come fosse niente. Non mi resta che ridere se ho preparato il classico scatolone di fine lavoro, come nei film, raccogliendo tutte le cianfrusaglie contenute nei cassetti e sparse sulla scrivania, dove si sono ammassate carte, cartacce e ricordi divenuti preziosi durante il tempo del dovere. Non mi resta che ridere se al posto di uno scatolone ho una borsa con su scritto “Reporter”, come a dire che sì, io esco di qua, ma so ancora bene chi sono, cosa voglio fare nella vita, e sono sempre pronto a spaccare il culo alle lucertole (mio padre lo dice sempre, io non toccherei nemmeno una mosca).

Non mi resta che ridere se ancora la collega di venerdì mi ha dato l’ultimo passaggio a casa, l’ultimo tra tanti. Non mi resta che ridere se in fondo sono un nostalgico, sì, ma la fine di quest’avventura è stata così trascinata e diluita nel tempo che è come se ormai avessi assorbito il colpo. Non mi resta che ridere perché non c’è motivo di piangere. Il mondo girerà su se stesso anche senza i nostri pezzi.

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2 Risposte to “Non mi resta che ridere”

  1. Bia martedì, 25 febbraio 2014 a 13:06 #

    Mi dispiace proprio… Ma in bocca al lupo. Ha ragione tuo papà. 🙂

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