La disoccupazione fa il redattore ladro

14 Feb

Oggi ho una borsa con me. Sono entrato qua a mo’ di rapinatore. Non avevo il passamontagna soltanto perché fuori c’è uno splendido sole, perciò avrei sudato come un caimano svizzero (se mai esistessero i caimani svizzeri). Oggi ho una borsa con me perché il figlio di Lina Insu, la mia caposervizio, ha fatto pulizia in camera sua, e stava avendo l’ardire di buttar via una trentina di fumetti. Poi è arrivato il salvatore. L’eroe. Non quello con la pistola e il cappello da cowboy che campeggia su una di quelle copertine. L’eroe sono io. Quello con con la borsa e senza passamontagna. Che ieri si è fatto portare quei fumetti in redazione, e che oggi se li porterà a casa salvandoli da morte certa (che si sappia: anche i fumetti muoiono).

Tutto questo mentre a due settimane dalla scadenza del contratto non sappiamo ancora nulla del nostro futuro. Tutto questo mentre tra quattrordici giorni potremmo essere qui ad abbracciarci gli uni con gli altri, a suon di è stato bello e di ma anche no. Tutto questo mentre la mia caporedattrice mi ha appena chiesto di anticipare le domande per un’intevista che andrà nel numero di aprile, numero che nemmeno sappiamo se sarà di nostra competenza. Perché qui parlano tutti, muri compresi, tranne chi dovrebbe realmente parlare. Perché qui qualcuno sa, ma fa orecchie da mercante, bocca da sordomuto, mentre ha già mezzo culo poggiato sulle fredde panche del futuro. Il suo futuro. Quel qualcuno sa, e sta lavorando dietro le quinte. Le quinte, poi, non sono altro che la porta del suo ufficio, puntualmente chiusa, in barba a noialtri. Oltre quel vetro si gioca a scacchi via telefono. Mangiando noi pedoni mossa dopo mossa.

Oggi ho una borsa con me. Sono qui per salvare dei fumetti da morte certa, mentre intorno tirano venti apocalittici. Sono qui per riempire quella borsa di carta, altra carta, per la gioia di mia madre, colei che si riscoprirebbe piromane ogni volta che entra in camera mia, tanta è la cellulosa che alloggia in quella stanza senza neppure pagare la tassa di soggiorno. Sono qui per portar via dei fumetti. Ma sono tentato di prendermi anche qualche penna, il telefono nuovo e figo arrivato proprio ora che stiamo per abbandonare la nave come tanti piccoli schettini. E con lui mi porterei via il temperino, anche se appena lo tocco si apre e mi fa incazzare ogni volta. L’attaccapanni che ondeggia neanche avesse la labirintite. E mi porterei a casa pure due o tre Mac, come un simpatico ladruncolo è già riuscito a fare qualche mese fa, introducendosi qua dentro con la complicità di un fattorino. Peccato che io non sia così stronzo. Peccato che così farei un torto all’azienda per cui lavoro, quando so che la responsabilità di questo silenzio, così come quella della nostra probabile morte professionale (che si sappia: anche i redattori muoiono), va ricercata a un altro livello della catena alimentare di questo giornalismo farlocco. Ma pazienza. Peccato, peccato davvero non essere così stronzo. E peccato questo sole e questo timido accenno di primavera. Peccato aver lasciato a casa il passamontagna.

Non sei un vero giornalista, se non hai due pile di fumetti sulla scrivania.

Non sei un vero giornalista, se non hai due pile di fumetti sulla scrivania.

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10 Risposte to “La disoccupazione fa il redattore ladro”

  1. Bia venerdì, 14 febbraio 2014 a 16:43 #

    In bocca al lupo… (mi ricordo quando ero io a navigare nell’incertezza, terribile! Peggio di quello che è venuto dopo, quindi, comunque vada, in bocca al lupo). E bravo per i fumetti! Firmato: una figlia orfana del giornalismo farlocco. 😉

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    • kronakus venerdì, 14 febbraio 2014 a 16:51 #

      praticamente sei mia “sorella”.
      come stai? tutto bene? dove sei stata fino adesso??

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      • Bia venerdì, 14 febbraio 2014 a 16:55 #

        sì! ti guardavo da lontano come una brava sorella maggiore 😀 sto bene dai, la disoccupazione fa bene alla pelle 😉

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        • kronakus venerdì, 14 febbraio 2014 a 17:10 #

          buono a sapersi. vorrà dire che da marzo avrò la faccia come il culo di un bambino.

          (non provare a buttarmici il talco, che ti faccio una faccia da adulto così)

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          • Bia venerdì, 14 febbraio 2014 a 17:13 #

            Ma no scherzi? il talco fa malissimo. Metterò solo qualche cremina bio.

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  2. morelli83 venerdì, 14 febbraio 2014 a 17:25 #

    ah il nostro kronakus ci tira fuori una sorella dalla manica così, senza neanche avvisare, senza farci intuire nulla per tutto questo tempo. Bravo bravo!!
    comunque scherzi a parte è brutto vivere giorni così sul filo di un rasoio, senza sapere cosa succederà dopo quella fatidica data, e non è una data del cavolo come quella dei maya, ma una data importante che riguarda il tuo posto di lavoro. In bocca al lupo kronakus!!

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    • kronakus venerdì, 14 febbraio 2014 a 17:40 #

      la ringrazio, dottor morelli. le sue parole sono di grande conforto. lei, se lo faccia dire, è il degno nipote di suo zio.

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  3. Alessandra Liguori venerdì, 14 febbraio 2014 a 22:15 #

    E poi torni a casa e leggi cosa ha detto John Elkann. Io lo abbofferei di mazzate. Mo’ mo’.

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