Coi tempi che corrono

13 Giu

Milano. Metro. Fermata Gioia. Dalle facce non si direbbe. E chissà che faccia avrò io dopo aver chiesto alla mia capa che fine farò. Dopo aver preteso chiarimenti definitivi sul mio nuovo contratto. Perché quello in corso, proprio come il suo predecessore sei mesi fa, è già in modalità yogurt. Tra poco scade. Poi è da buttare. E anche se mi hanno dato rassicurazioni io voglio vedere la carta cantare. La penna vibrare per quella maledetta firma. E il mio culo saltare all’idea di altri sei mesi di lavoro assicurato. Non mi aspetto di più, è materialmente impossibile. Coi tempi che corrono è già tanto non stare fermi.

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