Due o tre(mila) cazzate

20 Lug

Un tappeto rosso fuoco era lì ad accogliermi. A condurmi dentro non c’era il classico ragazzotto tutto tirato ma in fondo ridicolo. C’era una donna. Bella. Tipo soubrette. Mi ha indicato lei la porta del Cielo.

Dentro era il Paradiso, e non poteva essere altrimenti. Porte fatte con un legno così raro da essere già estinto. Finestre che non avevano vetri, ma puro Swarovski. Le Pareti? D’oro, e non sto parlando del colore. Il tappeto rosso arrivava fino alla mia postazione, in cui mi aspettava un pc della Nasa ultimissimo modello con Belen senza veli come sfondo del desktop. Scherzo. Belen era lì in carne e ossa (soprattutto carne), seduta al mio posto. Mi teneva in caldo la poltrona in pelle di brontosauro, poi mi ha chiesto se avessi altro da farle tenere in caldo. Mi sono venute quelle due o tre(mila) idee, ma poi l’ho ringraziata e le ho detto ero a posto così. Coglione.

I colleghi avevano tutti delle facce d’angelo, e io a guardarli non avevo proprio nessuna paura. Erano tutti belli e affabili. Modelli mancati. Showman a tempo perso. Mi hanno offerto un buon caffè, il migliore del mondo, appena tostato ma soprattutto appena colto nella piantagione dietro la redazione. Un cortiletto, sì. Circa due o tre(mila) ettari di chicchi neri. Era così buono che non mi ha fatto nemmeno male, e dire che a me di solito il caffè provoca una sorta d’isteria mista a panico. Così ne ho bevuti altri due o tre(mila) litri. Poi mi sono guardato allo specchio. Grazie a quella pozione nera ero diventato biondo e con gli occhi azzurri. Thor, puppa.

I capi? Deliziosi. Per lo spuntino di metà mattinata (cominciamo a “lavorare” alle 10, quindi alle 10 e mezza eravamo già a tavola) mi hanno offerto ostriche e pesce spada, innaffiati con dello champagne appena munto dalla vacca di redazione (credevate ci fosse solo Belen?!). Poi ci siamo messi a fare sul serio. Cinque minuti e via, a casa. Ma prima di andare il boss con cui avevo fatto il colloquio mi ha fermato, e tutto imbarazzato mi ha chiesto scusa. Si erano dimenticati di mettere circa due o tre(mila) zeri in fondo alla cifra indicata sul contratto, e di dirmi che quella paga non è mensile. E’ quotidiana. Alla sera ero già ricco. Alla sera mi sarei già potuto licenziare. Ma no. Lì si stava così bene che non l’avrei mai fatto.

Poi il drin. Altroché sera, era ancora mattina. Avevo sognato tutto. Ero nella mia nuova stanza, a sorbirmi la sveglia dei Queen della coinquilina (che la fa suonare tre volte in tre quarti d’ora, altrimenti non si sveglia) e il treno che mi passa davanti casa, ma che mi dà sempre l’idea di sfrecciarmi da timpano a timpano. Ho i binari nelle orecchie, ormai.

Poi sono andato davvero in redazione. Stupore! Il mio sogno era stato fedele a quello che avrei trovato. Era tutto vero. Questo posto è davvero il Cielo. D’altronde la mia caposervizio legge il mio blog, e io la vedo ridere dalla mia poltrona di pterodattilo mentre lo fa (sì, il brontosauro è già passato di moda). Ragion per cui questo Paradiso resterà tale pure quando sarà un inferno. Sigh.

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Una Risposta to “Due o tre(mila) cazzate”

  1. icittadiniprimaditutto venerdì, 20 luglio 2012 a 10:28 #

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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