Peso alle parole

21 Mag

“E’ stata la mano di un pazzo”.
E grazie al cazzo.

Faccio rime baciate per non sputare. Sento parole al vento, come non contassero nulla. Come se ci fossero in ballo opzioni che non contemplano la follia. Le tre bombole del gas sono saltate. Melissa non c’è più, e all’ospedale di Brindisi è l’inferno del poi. Io non ho dubbi.

Vi sfido, colleghi, ad affermare che forse non c’era una mente insana a pilotare il dito che ha dato l’ok alla morte. Come se il mafioso, il terrorista, l’omino dei servizi deviati o chi per lui in fondo non fosse un pazzo, ma qualcuno con un lucido obiettivo da raggiungere. Balle. Cazzate. Io ne so quanto voi. Anzi, meno di voi. Ma non ho dubbi. Io so per certo una cosa. Chiunque sia stato non è nient’altro che un folle. E ribadirlo non è che uno spreco di fonemi.

Non c’è interesse che tenga, ideologia che possa farmi cambiare idea. Non c’è verità che possa emergere e che sia capace di farmi ricredere. Mafioso, terrorista, omino dei servizi deviati. Chiunque crede di poter uccidere dei ragazzi è già di per sé un deviato dalla vita. Sempre e comunque un uomo dalla camicia sbagliata. Quella di forza è l’unico modello che gli sta.

Ciao Melissa.

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