Come in una mela marcia

22 Mar

Ho letto questo e poi ho commentato. A me a una cert’ora si aprono le acque.

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E’ in corso un cambiamento più grande di noi, ma sta a noi dimostrare di non essere troppo piccoli per cavalcarlo. Il futuro non è di carta, anche se la carta, ritengo, è e resterà immortale. Ma come giustamente viene sottolineato sta cambiando il suo ruolo. Bene. Parliamo però di occasioni. Parliamo di possibilità. Parliamo di porte che si potrebbero aprire, non di quelle ancora aperte ma che rischiano di chiudersi. Il domani di questo mestieraccio sta in Rete, e noi dobbiamo essere i pesci in grado di restare a galla, ma soprattutto di seguire l’onda e di trarre beneficio da questa (non più tanto) nuova corrente. Si va per tentativi, ma soprattutto si va a tentoni. Non importa. Bisogna inventare e inventarsi. Osare senza dosare. Nuotare, nuotare, nuotare. Continuare senza abboccare agli ami sbagliati. Buonanotte.

Toh, un verme.

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4 Risposte to “Come in una mela marcia”

  1. icittadiniprimaditutto giovedì, 22 marzo 2012 a 8:49 #

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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  2. stefanotesi giovedì, 22 marzo 2012 a 9:19 #

    Onestamente credo che sia difficile sapere quale sia il futuro e cercare di saperlo spesso consiste più in una forma di oblio del presente che non in qualcosa capace di dare qualche risultato. La questione carta/web è sterile, perchè qualunque sia il domani esse sono supporti. Il punto sarebbe capire dove va la professione giornalistica. Ma per capire questo non c’è bisogno di scandagliare il domani, basta osservare l’oggi. I giornali passano dalla carta al web. Un progresso? Non credo, piuttosto solo un tentativo di sopravvivere risparmiando sui costi, nella convinzione che (è vero, ma finchè dura) l’on line sia più economico del cartaceo. Poi, via via che il settore di struttura, la realtà viene fuori e le illusioni tramontano: la qualità costa comunque, quindi se si vogliono mantenere gli standard dell’informazione i costi rimangono. E i giornali chiudono anche se stanno in rete. Non a caso sono decine le testate che sono passate on line come forma eutanasistica prima di spirare. Alla fine, insomma, il risultato è sempre quello: sempre più giornalisti (di aspirazioni e di nome, di fatto ho molti dubbi), sempre meno giornali. E’ l’altra medaglia di un fenomeno parallelo (qui): ormai i giornalisti che fanno pr e uffici stampa stanno superando per numero quelli che scrivono. Come tra ospiti e personale negli hotel superlusso, si arriverà a un rapporto di 1 a 1, un pr per ogni giornalista. Intamto i giornali, di carta o meno, continuano a mancare lo stesso.

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  3. aams casino venerdì, 23 marzo 2012 a 13:32 #

    Toh, un verme!!!

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