Dirigo legumi e me ne vanto

15 Nov

Stavo finendo la mia cenetta in famiglia a base di pesce e pizza. E vino. E liquore alla liquirizia. Ho sentito il telefono vibrare, che io la suoneria non la tengo quasi mai, e con tutto quell’alcol tant’è che ho sentito qualcosa. Era il boss di una rivista che mi vuole come direttore. Una cosa piccola, di paese, ma tutto fa brodo. Per far soldi van bene anche le galline vecchie, purché ci sia almeno una parvenza di professionalità. Sarò pure nuovo nel giro, ma non mi piacciono le cose fatte alla cazzo di cane. Cinofilo sì, ma c’è un limite a tutto.

Il boss era in riunione con i suoi per decidere l’impianto della nuova pubblicazione. Durante i nostri due incontri nella più centrale tra le caffetterie del centro gli ho involantariamente scroccato la colazione, entrambe le volte (non l’ho fatto apposta, davvero), e tra un cornetto e un cappuccino abbiamo parlato pure del giornale. Credo, almeno. Dio mio quanto era buono quel ripieno di nutella.

Dicevamo.

Credevo che il nome fosse deciso. Invece, non appena finito di trangugiare l’ultimo bicchiere di liquirizia alcolica sotto gli occhi fulminanti di mia madre, mi ha telefonato per chiedermi come chiamare ‘sto giornaletto. Sono rimasto spiazzato. Dal basso del mio status alticcio ho dovuto improvvisare qualcosa. Pensavo fossero orientati a dargli lo stesso identico nome dell’associazione culturale che sta dietro a tutto questo, un nome che ben si presta a dare il nome a un opuscoletto locale degno di questo nome. Ma in nome di Dio, no, non era ancora cosa fatta.

Beh… io innanzitutto conserverei (ich) la parola “voce”.. così (ich) che rimandi a voi ma non in modo (ich) troppo diretto… Poi alla mia proposta di titolo ho aggiunto in coda il nome del paesello, ma La voce di San Maurizio mi sembrava un po’ troppo banale. Io punterei su qualcosa (ich) che vi caratterizza. Che so… (ich)… un monumento… Qualcosa (ich) che avete solo voi..“. Poi non so come sia andata a finire. Non so se nemmeno se ce l’abbiano un monumento, qualcosa che sia tipico davvero. Ho capito l’antifona: presto sarò direttore de La voce del fagiolo da sgrano. Ed è meglio non vi dica di che voce si tratta.

Meglio berci su. Arrivato a casa mi sono messo a scrivere. Era una di quelle sere dalla vena aperta, forse perché stappata dall’alcol a mo’ di viakal (dovrei brevettarlo come rimedio contro i problemi di circolazione.. mirtillo, puppa!). Ho infilato le cuffie nelle orecchie. Ho aperto Winamp. Ho fatto partire la musica. L’ho ascoltata per qualche minuto. Poi mi sono accorto che il suono non mi stava arrivano direttamente dagli auricolari fino agli omonimi padiglioni di cui sono dotato come ogni altro uomo (ma anche qualche donna ce l’ha). Quel suono mi stava arrivando da un po’ più lontano. Non avevo attaccato le cuffie al pc. Maledetto liquore alla liquirizia.

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