A Silvio

9 Nov

Spesso mi danno dell’animalista. Ma prima di parlare leggete qui, e poi guardate come vi riduco i Leopardi.

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Silvio, rimembri ancora
quel tempo della tua vita mortale (perché anche tu ne hai avuta una),
quando beltà splendea (???)
negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
e tu, lieto e penoso, col botulino il limitare
di gioventù salivi?

Sonavan le quiete stanze, e le maree d’intorno,
al tuo perpetuo canto fuor di cella
in compagnia del tuo compare, il messer Apicella,
allor che all’opre presidenziali intento
sedevi, assai contento
per quel vago trombar che in mente avevi.
Era il passero odoroso: e tu solevi
così menarti tutto il giorno la cappella.

Io avevo gli studi assai poco leggiadri per diventare giornalista
talor lasciando le sudate carte,
ove il tempo mio primo e di me si spendea la miglior parte.
D’in su i vergoni del vicin bordello
porgea gli orecchi al suon della tua voce,
ed alla man veloce
e al suon del tuo uccello
che percorrea la cavernosa mela.
Miravi al cul sereno, alle vie dorate e agli “orti”,
e quinci entrasti nel mar di lei da lungo, e quindi passasti al monte.
Lingua mortal non dice: quel che tu sentivi era il seno.

Che pensieri soavi,
che speranze, che cori, o Silvio mio!
Quale allor ti apparia
la gnocca umana e il fato dei potenti!
Quando sovvenisti (sovvenisti?!) di cotanto sperma,
effetti a Ruby feci
così acerbi e sconsolati,
e poi tu tornasti a doler per la tua sventura.
O natura, o natura,
perché non rendi a lui
quel che promettesti allor?
Perché non zittisci i magistrati e poi
non porti in fondo la sua legislatura?

Tu prima che l’erbe s’imbianchi per l’inverno,
da nemico voto combattuto e vinto,
perisci, o tenerello.
E non vedrai il fior degli anni tuoi;
seduto al Quirinale per l’ultimo saluto
e non per la dolce lode,
le negre chiome della Arcore di notte,
or gli sguardi innamorati e schivi;
ma sappi che nemmeno le compagne ai dì festivi
ragionavan d’amore, bensì di soldi a suon di botte.

Anche perirà fra poco la speranza tua dolce:
qualche giorno per la legge di stabilità
e poi via giovinezza.
Ahi come, come passato sei,
caro compagno (senza offesa, eh) dell’Italia tua nova,
lacrimata speme tua e di tutti i piduisti!
Questo è il mondo? Questi i diletti, l’amor,
l’opre dei traditor,
gli eventi, onde cotanto ragionasti
insieme ai massoni amici?
Questa la dolce sorte delle italiche genti?
All’apparir del vero (così bello che non ci si crede)
tu, misero (parliamone), cadesti:
noi con la mano a un sol dito ti salutiamo,
e i freddi sfinteri ignudi ti mostreremo da lontano.

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4 Risposte to “A Silvio”

  1. ME giovedì, 24 novembre 2011 a 4:11 #

    Bwhahahahahahahahahahahahaha ^^
    Devo ammettere che Hai della Stoffa LOL Meglio di Leone di Lernia

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    • kronakus giovedì, 24 novembre 2011 a 4:22 #

      Grazie Me. Anche se detta così sembra che me la suoni e me la canti da solo..

      Mi piace

Trackbacks/Pingbacks

  1. Ei fu « Le fatiche di KronaKus - sabato, 12 novembre 2011

    […] aver sfigurato il povero Giacomo avrei voluto fare la parodia di un’altra famosa poesia. Ma dopo le prime due parole ho avuto […]

    Mi piace

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