Ciao mamma guarda come mi diverto

16 Set

Era sempre il solito sguardo. Inquisitorio tendente all’accusatorio. Mi guardava con fare serioso. Guardava me che andavo in bagno. Io la guardavo dall’alto della mutanda con cui avevo dormito fino a tre minuti e mezzo prima, con gli occhi talmente socchiusi che se sono riuscito a riconoscerla è stato soltanto perché so che condividiamo la stessa casa da circa ventott’anni. Non poteva che essere lei. Mia madre aveva la solita faccia, anche perché tutti quanti ne abbiamo in dotazione una a testa, e a meno che non raddoppiamo le teste la regola è questa e zitti e mosca. Oggi come oggi la faccia la cambia chi non vuole invecchiare. Oggi come oggi se cambi la faccia fai quasi sicuramente il premier, oppure sei un’ex-velina con l’ansia da putrefazione. Colei che mi ha partorito non tiene su governi, al massimo governa la casa. E nonostante sia piacente non ha di certo un passato da soubrette (anche se spesso s’incanta a guardare i balletti in tv, ma questo non basta a fare di lei un Heather Parisi versione casalinga). Perciò a guardarmi dal piano di sotto era sempre lei, mia madre con la faccia di mia madre. Con la faccia che ha quando non approva la mia sveglia. Una sveglia che non metto. Mai. Quasi mai. Sono mesi che potrei alzarmi e scendere in cucina direttamente per pranzare. Io vivo di notte, le mie mattine sono fatte per dormire, per poi passare il pomeriggio a programmare la notte che verrà. Che passerò quasi sicuramente scrivendo, o leggendo. Una routine che lei non approva. Per lei la notte è fatta per stare a letto, e io m’incazzo ogni volta che me lo ricorda. Il motivo è semplice: chi diavolo le dice che io non scriva o non legga dal letto, stando stravaccato su quel materasso su cui poi mi appisolerò?

Ero davanti alla porta del bagno. Ho visto un’ombra dietro di me. Mi sono voltato. A guardarmi c’era sempre il solito sguardo. Inquisitorio tendente all’accusatorio. Lo sguardo di chi è contrariato. Ero pronto al peggio, all’ennesima critica di questa lunga estate caldissima. Poi finalmente mi ha parlato.

“Cosa facciamo per pranzo??”.

Lo sguardo disteso, la voce squillante. L’aria intorno era rilassata. E’ stato un risveglio come tanti, ma allo stesso tempo un risveglio diverso. Per una volta non mi sono sentito criticare, non mi sono dovuto sorbire la solita solfa di chi non vuole comprendere. E comprendermi. Era l’ora della pasta, e quella le ho suggerito di cucinare. Era l’ora della pasta, e per una volta non mi sono sentito dire che sarebbe stato meglio se fosse stata l’ora del latte e biscotti. Fantastico. Eccezionale. Se mia madre dovesse candidarsi a premier credo che la voterei. E se dovesse mettersi a fare la velina credo proprio che cambierei canale.

Meglio così, anche perché non avrei retto. Sarebbe scoppiata l’ennesima lite, una delle tante di questo periodo. Ero stato quasi due ore a rigirarmi nel letto, ad alzarmi dolorante, di continuo, a soffrire in silenzio per via del mio mal di shopping (ancora la sinusite, ancora un enorme mal di testa). Io prendo medicine soltanto se sono in punto di morte, perciò sono stato due ore a tribolare. Ho chiuso occhio alle 6 e mezza. Ho sentito mio padre alzarsi, lavarsi, asciugarsi, vestirsi, aprire la porta e andare a lavorare. Poi mi sono addormentato. E al mio risveglio non ero di certo dell’umore giusto per vedermi l’indice di mia madre puntato addosso come un uzi.

Ma è andata bene, anzi benissimo. Sarà che qualcosa si sta muovendo. Sarà che il presente odora un po’ più di futuro, e che il futuro odora un po’ più di presente. Sarà che i calendari hanno un po’ tutti lo stesso odore a prescindere dal mese. Sarà che i passi in avanti sono piccoli, ma sono pur sempre passi. Sarà che si va, non si sa dove ma si va. Sarà quel che sarà. E alla mia mamma premier-velina che legge pure questo blog canto una canzone di qualche anno fa. Ciao mamma, guarda come mi diverto. Dai che la notte porta consiglio. E forse pure qualche spicciolo.

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