Dienneà

8 Feb

Sono stanco. Ho i nervi così tesi che Jimi Hendrix potrebbe suonarci un assolo coi denti. Meno di quattro settimane mi separano dall’orale. E sento la tensione, la sento tutta. Non posso affidarmi allo stesso culo (enorme e pure un po’ flaccido) della prova scritta. Questa volta la teoria che non so deve diventare la teoria che conosco come le mie tasche. E mentre continuo a rovistare nei pantaloni per cercare le chiavi di casa che ho perso vi dico vi dico: sì, da oggi si fa sul serio. Sveglia presto (o quantomeno prima che a svegliarmi sia l’odore della pasta al sugo) e via con un programma di studio degno di questo nome.

Intanto litigo con chiunque. Sono insieme il carnefice e la vittima impotente di un’ansia che continuo a non giustificare. Che bene o male che vada quel che conta è se mai lavorerò, non un esame per tuttologi che sembra più che altro un esercizio estentuante per la memoria.

D’altronde si sa: sono un autolesionista. I geni sono quello che sono. All’eredità dei genitori sembra non si possa sfuggire, e me ne rendo conto proprio nell’età in cui sento più il bisogno di spiccare il volo. Ho 27 anni suonati, e di certo non suonati a festa. Vorrei così tanto l’indipendenza che a confronto gli integralisti padani sono dei diplomatici con la sindrome del macho. Ma mi rendo conto che di questo passo, in questo mondo più precario della precarietà stessa, sarò autosufficiente il giorno in cui i cani miagoleranno. Intanto sopravvivo tra i lampi del cuore e gli schizzi di una mente insofferente (la mia), tra persone a cui voglio un gran bene ma con cui le differenze diventano ogni giorno sempre più un problema.

Eppure non si fugge dalla grande trappola dei geni. Sono ansioso e autolesionista proprio come i miei genitori. Ho la cocciutaggine di mia madre, Pre-Concetta, per cui le cose possono essere soltanto come lei le ha in testa. Bianche o nere, normali o non normali. E niente più. Categorie che io rifiuto. Le rifiuto categoricamente, queste categorie. E su questo sono categorico. Giusto qualche giorno fa l’ho invitata a provare nuovi sapori nella speranza di inaugurarle qualche nuova sinapsi. Perché io sono troppo diverso. Sono troppo come mio padre. Che si dice moderno, e che odia i blocchi mentali per poi finirne vittima lui stesso. Vittima dei suoi stessi blocchi. Una Contraddizione Su Due Gambe (facciamo una, vista la cartilagine consumata che gli sta mettendo ko il ginocchio sinistro). Una definizione per cui ancora mia madre mi applaude. Si vede che le è parsa abbastanza normale da essere giusta.

Nonostante tutto non posso dirmi poi così diverso da loro. La mia ironia rasenta spesso l’idiozia, e si basa su giochi di parole alla Caparezza, seppur di rango martufelliano. Niente arriva per caso, e dalle querce non nascono i mandarini. Qualche giorno fa all’Eredità, il quiz show condotto da quell’extracomunitario sbiadito di Carlo Conti, una delle domande è stata: Il padre di Carlo Magno si chiamava Pipino il breve. E la madre come si chiamava? “Figa lunga”, ha risposto l’uomo colpevole del mio concepimento. Tutto proprio normale.

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2 Risposte to “Dienneà”

  1. cosima martedì, 8 febbraio 2011 a 21:56 #

    bello..veramente bello credo che sia il tuo articolo migliore ad oggi…forza kronakus ! Che sono 4 settimane davanti ad una vita da giornalista(ed io ti auguro anche realizzato e ben remunerato)..
    P.S. Carapezza è un grande

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    • kronakus mercoledì, 9 febbraio 2011 a 15:05 #

      parli così perché speri che ci sia pure per te una fetta di quella “remunerazione”. ma mi dispiace, cara cosima, ho deciso di seguire il trend dell’alta finanza dei nostri giorni: investo tutto in escort e mando il paese a puttane. come si dice, mal comune mezzo orgasmo.

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