Aspetta e Kalispéra

20 Gen

La “signora Pampanini” accolta come una minorenne. Poi la maggiorenne non-più-minorenne che è finita nell’occhio del ciclone. Poverina. Prima col premier poi da Signorini. E non si capisce proprio cosa sia peggio. Nel mezzo pure Rocco Siffredi. E dire che lui è abituato a stare davanti, o dietro. Ma in mezzo proprio no. Eppure questa volta è toccato anche a lui. E quello si sa che gli è sempre piaciuto. Questa volta, con la Pampanini, è entrato nel panino dell’ultimo dei paninari, l’ultimo degli sforna-consenso con il pallino della manipolazione.

A Kalispéra è andato in scena un polpettone di sensi e di sensazioni, di steccati mentali infranti come cocci sull’altare della propaganda. Ieri sera il prode Alfonso (prode, non Prodi, sennò s’incazza) ha cucinato una pietanza calda fatta di maggiorenni e di non-più-minorenni, mescolate sapientemente tra loro come a voler legittimare quel che legittimo non è. Ai fornelli nientemeno che il re del porno tricolore, the italian that do it better, il portatore sano di penis esageratus. L’uomo che di donne se ne è cucinate tante, ma che al contrario del Mister veniva pagato per farlo, e non viceversa. La “signora Pampanini” ha parlato quasi solo per doppi sensi, accolta con il bluff perché spacciata per minorenne quando non aveva ancora varcato la porta degli orrori del prode Alfonso. Tutto questo in attesa che entrasse il buon Rocco, l’attore porno italiano più idolatrato nella storia del pene.

Gli ingredienti c’erano tutti. Mancava solo lei, arrivata nel salotto di corte per reinventarsi su commissione nella grande fiction della politica. Buon compleanno, Italia. Auguri e figlie Ruby.


La ragazza è apparsa un po’ tesa. Poi è cominciata la pantomina, e lì si è sciolta fin quasi ad assumere dei modi un po’ duri (ma Rocco non c’entra niente). E’ partito il racconto di un’infanzia fatta di divieti cultural-religiosi e di tumulti familiari. Il bigottismo del padre, l’ignoranza della madre. Una storia vera o verosimile. Poi gli occhi umidi, la voce rotta per quelle parole sugli abusi subiti da parte degli zii. E la precisazione che vorrebbe ribaltare tutto un quadro indiziario: ho cominciato a raccontare cavolate per dimostrare di avere una vita parallela. Poi le altre cavolate, come lei le ha definite. I furti, e via tutto il resto. La vita parallela, sì. La nuova luce sulla cronaca attuale, parola del prode salottiere. Mentre il tutto viene fatto passare per uno scandalo intercettazioni. Come se il marcio fosse nel mezzo, e non nel risultato del suo utilizzo.

Ruby, la non-più-minorenne dei desideri. Effettivamente a parlare con te sembri più grande, le ha detto Alfonsino per scagionare chi gli paga la retta. Per tutto il tempo ha chiamato la ragazzina dello scandalo con il suo vero nome, Karima. Un nuovo abito per la rinascita mediatica di chi non ha più margini di manovra per spacciarsi per pazza, ma al massimo per una bimbetta infelice che finora ha vissuto la sua vita parallela, ma che è pronta a una vita sobria, normale. Ed ecco apparire pure il suo presunto fidanzato. Forse un’altra padina sulla scacchiera del re nero, di certo un alfiere la cui bellezza dev’essere inversamente proporzionale al gonfiore del suo portafoglio. Mica come quel gran cavallo di Rocco. Tsz.

Gli occhi sono già tutti puntati sulla prossima notte degli Oscar. Il premio come miglior sceneggiatura originale sarebbe più che meritato. Il Mister psicologo. Il Mister amico. Il Mister ospitale. Il Mister benefattore. E mi consénta, cribbio.

Signorini ha guardato continuamente alla sua destra. Forse teneva semplicemente d’occhio l’orologio per non sforare con i tempi di registrazione, che poi vai a capire quali bugie sono più o meno da tagliare per incastrarsi bene tra Paperissima e il Tg5 della notte. O magari c’era un gobbo, un regista occulto a
dirigere l’orchestra. Che complottisti, questi cronisti farabutti! Sempre a pensare male. Ma sì: quello di Alfonsino, forse, era soltanto un tic.

Prima di chiudere il sipario è apparsa anche la rediviva Wilma De Angelis, appena scongelata dal freezer della tv popolana per cantare la sua “patatina” (che immagine orrenda) ammiccando a Rocco e con il ricordo di Ruby ancora fresco. Poi il balletto finale con il pornodivo dal manganello facile, in compagnia di dieci ragazze che a uno come lui di certo non posson bastare. Seminude, e che per tutto il tempo hanno rischiato d’inciampare nella sua banana bollente e palesemente transgenica. Chissà se anche loro erano delle non-più-minorenni.

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7 Risposte to “Aspetta e Kalispéra”

  1. semalutia venerdì, 21 gennaio 2011 a 9:11 #

    La puntata non l’ho vista ma ne hai fatto un quadro talmente aberrante che ringrazio Dio di essermela scampata…girava tempo fa su Facebook un video di Siffredi che chiedeva di poter aiutare il premier perchè, come lui in passato, anche Mr. B. soffre di sesso compulsivo…forse il nesso con il resto degli ospiti può essere anche questo.

    Bravo Kronakus, mi segnerò questa frase che mi è piaciuta un casino ” un polpettone di sensi e di sensazioni, di steccati mentali infranti come cocci sull’altare della propaganda”. Bellissima.
    Bacio,
    Sema

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    • kronakus venerdì, 21 gennaio 2011 a 20:07 #

      ricorda sempre, però, che si tratta di come io ho percepito la cosa. il quadro è aberrante perché aberrante è parso a me 😉

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      • semalutia venerdì, 21 gennaio 2011 a 20:37 #

        Sicuro….aspetta ricapitolo: Signorini + Siffredi + Ruby + la patatina di Wilma De Angelis….no no il quadro è proprio oggettivamente aberrante! 🙂 (Salvo solo la Pampanini)

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  2. kronakus venerdì, 21 gennaio 2011 a 21:19 #

    preferisco “obiettivo” a “oggettivo”.. ma ok, come vuoi 😀

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    • semalutia venerdì, 21 gennaio 2011 a 21:32 #

      “Obiettivo” è il sostantivo must per un cronista 🙂 In questo caso per me è sia “oggettivamente” che “obiettivamente” aberrante…meglio? 😀

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      • semalutia sabato, 22 gennaio 2011 a 9:09 #

        Ops…inquesto caso “obiettivo” è oggettivamente un aggettivo (e non un sostantivo…)

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