Notte dopo l’esame

19 Gen

Questo è il mio terzo attacco. Nel senso che è la terza volta che comincio a scrivere questo post, e alla fine mi sono dovuto arrendere alla cosa più onesta che avessi da dire. Questo è il mio terzo attacco, appunto. Lucidità mentale ai minimi storici. Ho gli occhi più chiusi che aperti, le dita che ormai digitano da sole come fosse il ritmo del loro respiro. Normale. Otto ore passate dentro un’enorme sala conferenze, a scrivere articoli, sintesi, risposte a questionari. In sostanza, a scrivere il nostro futuro, alle prese con un esame che sulla carta metterebbe n crisi pure Wikipedia. E di ore, la notte prima, ne avevo dormite soltanto quattro. Non per colpa di Samara, eh. Con tutti quei capelli, io e lei abbiamo avuto dei seri problemi durante i preliminari, così l’ho dovuta licenziare. Non tutte le Ruby vengono col buco (e a quasto punto mi domando con cosa vengano).

E’ stato un gran giorno per me. Anche se saprò soltanto tra minimo una decina di giorni se è stato davvero così. Ammetto di avere avuto il mio solito culo, lo stesso che avevo vuto al Fantacalcio durante il girone di andata, ma che al ritorno mi ha letteralmente abbandonato. Ma io lo sentivo che non si trattava di un tradimento. Il mio bel sederone si era trasferito altrove, si stava risparmiando per oggi, il giorno della verità. Sì, perché sono uscite entrambe le tracce su cui mi ero preparato. Il caso Fiat, con un taglio molto abbordabile. E la polemica Lega – Vallanzasca. Ho fatto la seconda, per evitare di cadere nella trappola dei tecnicismi che qualche sapientone della commissione mi avrebbe di certo contestato. La sintesi era abbastanza semplice, delle domande ne sapevo quattro su sei. Alle altre due ha pensato la Provvidenza, diciamo.

Sono moderatamente ottimista. Potrebbe essere andata bene, grazie alla fortuna e, concedetemelo, alla lungimiranza di aver puntato sulla diatriba tra Carroccio e il film di Placido in uscita. Che ora come ora diventa un dovere morale andare a vedere. Ieri mattina mi sono trovato l’articolo sui tre giornali che avevo comprato. E ho sentito qualcosa, come un richiamo. Dico davvero. Mi sono messo a leggere, riassumere, ripetere. E in serata ho pure scritto un articolo sulla questione, così per scaldarmi i muscoli. All’una stavo per andare a dormire, poi mi sono accorto che su Repubblica.it erano uscite le reazioni del regista e di Kim Rossi Stuart, indignati come non mai. Lì ho capito che oggi, nella sezione spettacoli, sarebbe potuta uscire davvero una traccia su Vallanzasca. Bingo. Ma se ho vinto qualcosa lo saprò soltanto più avanti.

Mi accingo a dormire per l’ultima notte in questo The Ring’s Hospital Motel, la terza consecutiva. Sono uno dei pochissimi coglioni ad aver preso una stanza con un giorno d’anticipo, e prendendosela larga pure in uscita. Così sono di nuovo solo in questo albergo che, a dir la verità, non si è mai riempito davvero. Anche se a me avevano detto che sarebbe successo il contrario. Samara, invece, è ormai prossima alla cassaintegrazione. Io domattina prenderò il treno e me ne tornerò alla mia Baia delle Zanzare. L’obiettivo dei prossimi due giorni sarà riportare la mia psiche a livelli vagamente umani. Non sono come quelli che non sono riusciti a chiudere occhio per via dell’esame, ma sono come quelli che, nelle ultime settimane, hanno avuto per tutto il tempo un solo pallino fisso. Passarlo. Non mandare a puttane i quattrocento fottuti euro dell’iscrizione. E soprattutto evitare lo stress di un ciak due. Che una pressione così si regge senza problemi, ma di problemi ce ne sono ancora meno a non doverla reggere.

Ho bisogno di ritrovare la calma, di distendere i nervi nonostante l’attesa per il risultato e l’obbligo di non mollare ancora la presa. Perché se tutto va bene tra un mese circa ci sarà l’orale. Quello della bocciatura è un fantasma che è duro a morire. Anche perché i fantasmi sono già morti, e voglio proprio vedere come fanno a morire due volte. Magari lo chiederò a Samara. Che in fondo stanotte mi sento solo, e già mi manca quella sua bella chioma nera come il petrolio e dall’odore di merluzzo.

 

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