Rischio di diventare schizofrenico

10 Dic

Che poi valli i capire ‘sti capoccia. Durante lo stage mi hanno suggerito di non proporre cose troppo locali, che a loro non interessano mica. Poi mi hanno consigliato di specializzarmi in un certo settore, possibilmente uno che sia poco coperto da redattori e collaboratori vari, così da crearmi una nicchia, un filone da seguire costantemente. Numero di pagine permettendo.

Poi è arrivato il giorno del contratto, il giorno della firma. Il giorno del patto col diavolo in quell’inferno di grande città, con la promessa di lavorare dal mio paradiso piccolo e umido. E con la raccomandazione, da parte di uno dei capi, di sfruttare la mia posizione geografica lontana dalla redazione per coprire un territorio per loro troppo distante. Aggiungendo poi che mi conviene non fossilizzarmi in un solo ambito, dopo un mese di proposte quasi sempre incentrate su problematiche animaliste. Che sennò finisce che scrivi un giorno sì e venti no, capito?

Dunque, diciamocela tutta. Io amo il taoismo, da ragazzino mi si sono inumiditi gli occhi a leggerci su. Adoro la logica del bianco e del nero, dello ying e dello yang. Ma così rischio di diventare schizofrenico. Troppo locale sì, troppo locale no. Specializzarmi sì, specializzarsi no. Il risultato è che ora mando di tutto. Filtro le mie proposte, sì, ma anche no. Perché ho capito tutto e niente, e l’andazzo è ormai quello di proporre articoli come fossero mele ai porci.

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