Bravo

5 Nov

Non sono normale, io. Io che chiudo, ma che in realtà apro. Che finisco uno stage, ma che in realtà è soltanto l’inizio.

Sabato scorso, ultimo giorno in redazione. Fisicamente parlando. Ché molto presto tornerò in forma di spettro. Fluttuerò nell’aria con il mio lenzuolo da fantasma collaboratore. E, spero, non da collaboratore fantasma. Ché voglio lavorare, e spero non una tantum. Anche se giornalista non sono, perché non m’ingozzo di caffè e soprattutto non mi annebbio nel fumo delle mie sigarette. Il tipo che mi ha fatto notare tutte queste mie mancanze professionali, quello del che giornalista sei? ha aggiunto un altro tassello alla sua discriminazione basata sui luoghi comuni. Lo chiamerò il Pregiudicatore. Sì sì.

Era un pomeriggio pieno di lavoro. A fine giornata ha spento il pc per poi andarsene via, prima degli altri. Arrivederci a tutti, è stato bello, ha detto. Certo, però, che tu non hai detto neanche una parola. Una che sia una!, ha aggiunto guardando me soltanto con la coda dell’occhio. Ma io avevo lavorato, mica come lui che aveva tenuto la musica tutto il tempo. E che magari aveva pure scritto, ma sarà che io a lui non ho proprio un bel niente da dire.

Vabbè. Una parte di me pensa che dovrebbe sviluppare una parlantina fuori dal comune. Fa parte dell’antica arte della sopravvivenza nella giungla redazionale. Bene, ci sto. Facciamolo. Cominciamo.

Sabato, stavo andando al lavoro. Sì, proprio l’ultimo giorno. Sull’autobus, così come per strada, mi sono sentito osservato. Anche al bar, dove avevo fatto colazione con cornetto e cappuccino hag, c’erano sguardi ambosex che mi scrutavano. E qui le cose sono tre, ho pensato. O sono strano, o sono brutto o sono bello. Ora, io non è che mi senta poi così strano, e nemmeno così brutto. Bene, andiamo per esclusione. Autostima 1 – Pregiudicatore 0.

Stavo proseguendo verso quel mondo di carte e di Mac con cui ho avuto il tempo di familiarizzare poco e niente. Ho deciso di cambiare strada. Era l’ultimo giorno, e ho sentito il bisogno di sperimentare qualcosa di nuovo. Di differenziare la giornata, anche solo nel dettaglio più minimo. Mi sono ritrovato in una via parallela al solito stradone che per un mese ho percorso ogni mattina. C’era verde, strano in questa Città delle Pizze Gommose. Sul muretto c’era seduto un uomo, credo fosse un pakistano sulla quarantina scarsa. Sguardo fisso, alla sua sinistra una Peroni semivuota. Amico hai da accendere?, mi ha fatto. Mi spiace non fumo, ho risposto. Ah ok, ha fatto lui. Il tempo di fare qualche passo, poi la sua voce mi è tornata di nuovo all’orecchio. Bravo, mi ha detto. Ho annuito. Dentro di me l’avrei quasi ringraziato. Ché se non sono un giornalista perché non spipacchio, quantomeno bravo lo sono.

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