Rotta per casa di zio

14 Lug

Il semaforo era rosso, ma per i miei pensieri il verde era acceso e pure poco propenso al giallo. Mi sono visto fermo. Nella mia città. In fila, a bordo della mia Punto. La Kronakus-Punto. Una fila piccola, piccolissima. Il traffico della Baia delle Zanzare, che un tempo mi sembrava tanto, ora è roba da barzellette di serie zeta. Per un attimo mi sono sentito come se fossi appena atterrato da un altro pianeta con il mio space shuttle. Il Kronakus-shuttle. Come fossi un nomade dello spazio. Ok, facciamo un nomade della terra arrivato con il suo jet. Il Kronakus-jet. Anche se in fondo, terra o spazio, la filastrocca non cambia poi tanto.

Sono tornato a casa mia dopo aver girovagato per due anni tra scuole di giornalismo e redazioni. Sono stato in altri luoghi e in altri laghi. L’ultima volta sono tornato in treno. Il Kronakus-treno. E forse ormai quel mostro su rotaia lo sento un po’ più casa mia di questa stessa casa. Dove ora le pareti sembrano guardarmi e chiedermi chi sono. E io fissandole rispondo loro: “Ahò, che cazzo c’avete da gguardà?!”. Poi mi accorgo di star usando un dialetto che non mi appartiene. E non posso fare a meno di fissarle ancora e dire: “A’bbelle, me sa che cc’avete raggio’ voi!”.

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