Libero di fare pipì

10 Lug

Ieri. Ero appena entrato in bagno. I soliti riti del mattino (sarà stato quasi mezzogiorno, cribbio!): bestiola in mano, ruscelletto in arrivo. Facevo pipì, insomma. Ho sentito dei passi sulle scale, qualcuno stava venendo su dal piano di sotto. Casa mia sembra il Colosseo: non abbiamo l’abitudine di chiudere le porte, figuriamoci mentre le stiamo cambiando e le porte non ci sono proprio. Quella del bagno però era ancora su. C’era ancora. Ma non è bastato. Ho visto un’ombra entrare con fare minaccioso. L’ho vista con la coda dell’occhio. Il resto del corpo dell’occhio lo tenevo sul water, che poi se innaffio il pavimento chi la sente mia madre?
Un braccio è entrato. Ho immaginato che oltre l’uscio ci fosse anche qualche altro arto. Poi ho ripensato ai passi sulle scale, e ho capito che almeno un paio di gambe dovevano esserci per forza. Con gli occhi ancora fissi sulla vaschetta della pipì (provateci voi a trovare un sinonimo di water..), ho sentito un tonfo secco alle mie spalle. Qualcosa era caduto, anzi, era stato lanciato. Inevitabile dare la colpa al braccio invasore (ma il paio di gambe al seguito non era mica da meno..), il profanatore dei riti del mattino (sarà stato mezzogiorno e due minuti, eccheccazzo!). E infatti era stato proprio lui a lanciarmi quel giornale e a buttarlo per terra.

Era il giorno del silenzio, ma a mio avviso la giornata era già cominciata tra troppi rumori. Imbianchini che urlacchiano mentre mi ritinteggiano i cancelli di casa, che con le finestre aperte, inevitabile d’estate, li senti come se ti fossero entrati nelle orecchie a mo’ di cotton fioc. Operai che ti cambiano le porte e lavorano di trapano e martello, strumenti a loro volta poco consigliabili per la pulizia delle cavità uditive (e lo stesso vale per qualsiasi altra cavità, diciamolo). Tonfi sordi di giornali che mi volano in bagno nemmeno fosse passato il postino, come succede soltanto nei film americani. I tempi della Proraso sono finiti, ma non per mio padre. Che al posto di una di quelle bombolette di schiuma da barba che sembrano bombe inesplose della seconda guerra mondiale, è riuscito a trovare un quotidiano da recapitarmi sul pavimento del cesso, di prima mattina (era mezzogiorno e cinque, per Diana!), con la stessa delicatezza di uno scaricatore di porto (porto, non porno, non confondiamo i genitori con i figli).

Ho lanciato un’occhiata per terra, era una copia di Libero. “Toh, metti che ti finisce la carta igienica..”, mi ha detto il braccio parlante di mio padre dall’alto del suo paio di gambe. Fai più attenzione a quello che dici, caro babbo: qua il Mister dice che siamo tutti spiati.

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