La légge di chi lègge

1 Giu

Ho letto più in una settimana che negli ultimi tre mesi. Non è vero, ma mi verrebbe quasi da pensarlo. Così come mi viene da pensare che in fondo, sì, internet fa male alla lettura. Allo studio. A tutto quello, cioè, che dovrei fare in questo periodo. Leggere. E studiare. Ché fra una manciata di mesi mi tocca l’esame per diventare un giornalista professionista. E io navigo tuttora a (s)vista nel mio mare d’ignoranza.

Una settimana di mancata connettività e di letture ritrovate. E le ho pure viste bene. In buona forma, dico. Giornali, riviste, fumetti. Pochi giornali, un po’ di riviste, molti fumetti. Cari amici che avevo lasciato un po’ in sordina, ritrovati senza neppure la promessa di una birra. E’ bastato un letto (la scrivania, qui nella Città delle Pizze Gommose, nemmeno c’è..), e io mi sono steso sull’inchiostro. Mi è piaciuto. E’ da ripetere. E non mi riferisco alla (dis)connessione coatta, ma alla lettura continua e motivata dalla pura voglia di leggere. Che in mancanza di un’alternativa ritrova vigore, i giusti spazi, i giusti tempi.

E intanto lo stage prosegue, seguendo una parabola discendente che finisce verso un enorme e inquietante punto interrogativo.

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