Il fantasma formaggino

28 Gen

Questi formaggini non si staccano dalla carta!, ho pensato. E mentre mi passava per la testa questa frase, la mia mente ha fatto uno strano collegamento. Poi ho sorriso per il frutto malato dei miei soliti giochi di parole.

Ho pensato che quei formaggini fossero un po’ come certi giornalisti che restano alle radici della professione, con il capo chino e l’orgoglio a mille watt, come la radio degli 883. Giornalisti ancoràti a un passato che troppo passato non è. Giornalisti che non si staccano dalla carta, insomma. Proprio come formaggini.
E vero: la mia testa avrebbe bisogno di un po’ di aria fresca!

Poi ho riflettuto meglio. Ho capito la nostalgia di certi colleghi di fronte al nuovo che avanza. Di fronte a un giornalismo che è sempre più tecnologico, sempre più sintetico. Sempre più lontano dall’odore di quel vecchio, grande feticcio di cellulosa. Me li immagino reclusi, ma con gioia, dentro redazioni sempre più invecchiate. A girovagare come fantasmi, tra il ricordo della macchina da scrivere e quello di un computer che è stato accettato, sì, ma con un po’ di sforzo.

Chissà come sarà il futuro. Chissà se anch’io, un giorno, dovrò far fronte ai cambiamenti di un mestiere che si evolve con la tecnica. Chissà se diventerò anch’io, un giorno, un fantasma formaggino.

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