Io sono mamma

3 Nov

La vita in trasferta è impegnativa, ma ancora più dura è trovare una sistemazione quando ti devi spostare da una città a un’altra. Devi cercare casa a distanza, rischiando di dire sì a una bettola che vedrai solo una volta arrivato nella nuova destinazione. E’ come comprare a scatola chiusa. Chiusa e sigillata. A meno che ogni tanto non ti prendi il tuo bel treno e sprechi il tuo week-end a cercare una cacchio di stanza.

Io ne ho consumati un paio, ma con scarsi risultati. Non perché non mi sia dato da fare, ma perché come al solito si era fatto tardi. Era praticamente tutto pieno, soprattutto se si è in due e si cerca un appartamento con due singole. E con internet (sennò chi lo porta avanti, questo blog?!). Sì, due. Quest’anno cambio coinquilini (anche se sarebbe più corretto dire che sono stati loro a cambiare me..). Andrò con un mio concittadino, anche lui della scuola di giornalismo. Una vecchia conoscenza di questo diario digitale: nientepopodimeno che l’Invasato!

Io la devo smettere di dare nomignoli. Li invento a partire da semplici impressioni, ma poi finiscono per essere etichette profetiche. E puntualmente a pagarne le conseguenze sono quasi sempre io.
L’invasato mi ha fatto patire le pene dell’inferno per questa diavolo di casa. E’ stato incerto fino all’ultimo. Ha vagliato tutte le opzioni possibili, facendo correre ad entrambi il rischio di rimanere per strada. Ha aperto nuove possibilità che si sono subito richiuse, per poi riaprirle temporeggiando inutilmente. E ha trovato tutti i cavilli possibili e immaginabili per ritardare la sua risposta.

Il risultato è che siamo finiti entrambi in un bilocale in mansarda all’interno di un residence. Il guaio è che ci sono solo le due stanze più il bagno, mentre la cucina non è che un frigorifero con un piano cottura elettrico appoggiato sopra. Piazzato dentro una delle due camere da letto. Ci sono voluti giorni a giorni, ma alla fine la suspence ha dato buoni frutti, e anche l’Invasato si è convinto ad accettare quella sistemazione. Anche se per lui significherà dormire con tutti gli odori delle mie bistecche cotte a mezzanotte, e con un letto singolo invece che doppio. Infatti pagherà meno di me, che però sono senza tv (al contrario suo che ha pure Sky).

Quando abbiamo pagato la cauzione per il residence mi son sentito sollevato. E’ stato come partorire dopo una lunga gestazione. E’ stata una liberazione. E ora finalmente posso gridarlo al mondo intero. Sì, gente. Io sono mamma.

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