Il lupo cattivo

9 Set

Ieri le mie narici respiravano qualcosa di diverso. Un’aria diversa. Una diversa atmosfera. Eravamo in riunione, ed eravamo parecchi. Eppure mancava qualcosa. Qualcuno. Anzi no, c’era pure lui. Il Burbero. Ma sembrava quasi non ci fosse.

Lo guardavo. Se ne stava lì in silenzio, a muso basso. Quasi fosse in castigo. L’avevo visto così anche il primissimo giorno di stage. Ma era appena tornato dalle ferie. Credo fosse stordimento. Stordimendo più che legittimo.
E lo guardavo, e lo guardavo ancora. Non che sia il mio tipo, ma volevo capire. Più che i fatti, mi piace capire le persone. E questo è un piccolo grande limite da superare per fare questo mestiere. Che le storie sono importanti, sì, ma le cose lo sono di più. Le cose che succedono. Prima di chi le fa succedere.

Alla fine dei giochi mi sono accorto che c’era in lui qualcosa di strano. Di diverso, appunto. Lo vedevo a pelle. Anzi, sulla pelle. Il Burbero si era fatto la barba. Il suo volto aveva meno pelo del giorno prima, e lui si era fatto più mansueto. Non credo esista una spiegazione scientifica a questa mia libera associazione, talmente libera, azzardata e sprezzante dell’umana intelligenza da esser quasi “a delinquere”.

Stamattina il Burbero mi ha chiesto di portargli il foglio che aveva appena mandato in stampa. Era la foto di un calciatore da inserire nella pagina di sport. Ho accettato di buon grado, la stampante si trova proprio alle mie spalle. Mi ha chiesto una cortesia, e io gliel’ho fatta a cuor leggero.
Mentre glielo consegnavo, mi domandavo se l’avrebbe mai fatto. Se l’avrebbe mai detto. No, ero sicuro di no. O forse sì? Non so. Alla fine l’ha fatto. Dalla sua bocca è uscito un “grazie”. Sorpresa. Stupore. Forse il Burbero non è poi così burbero. Il lupo deve aver perso il pelo, ma pure il vizio.

Pausa pranzo. Ho fatto il giro dell’isolato per passare in rassegna i pochi bar a disposizione per evitare spiacevoli cali di zuccheri. Ho scelto, e ho girato l’angolo. Ero sovrappensiero, poi ho messo a fuoco: il Burbero stava passando davanti a me. Ci siamo incrociati. Ho abbozzato un sorriso e ho bisbigliato un “ciao”. Da lui, un cenno con la testa accompagnato da uno sguardo che sembrava esprimere una sorta di fastidio. Un fastidio viscerale e immotivato.

Normale, mi son detto.
In fondo, da ieri mattina, un filo di barba gli sarà pur ricresciuto.

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