Una pizza senza la base

29 Mag

“Passiamo a una domanda un po’ più tecnica”, ha detto il prof.

E già mi tremavano le gambe.

“Qual è quel macchinario con cui si stampano oggi i giornali”.

Cazzo. E io che ne so? Questa è una domanda bastarda, cazzo. No. No. Non può essere la rotativa. Che poi credo che ormai sia superata. No, no. Non è lei. Come cazzo si chiama quella cazzo di macchina? Questo vuol farmi fesso. Ma io non sono fesso. Non dirò “rotativa”. No, mi spremerò le meningi, cercherò un’alternativa. Non lo dirò.

La risposta era “rotativa”. E per questo ora mi ruotano le palle, anche se so che tanto la borsa di studio non l’avrei vinta lo stesso. Tre misere borse per trenta pretendenti. E ho anche fatto una prova scritta abbastanza incolore, un 27 che lascia il tempo che trova. Ventisette su trentacinque. Una modalità di votazione che credo si rifaccia all’esame finale per diventare giornalisti professionsti, di cui questa specie di farsa era in fondo una simulazione.

Ma ora ho altri grilli per la testa. Domenica devo partire per la Città delle Pizze Gommose, e non ho ancora trovato casa. Forse il padre di mia zia ha una stanza per me, ma mi devo informare. Per ora sono come il pomodoro senza mozzarella. Come la mozzarella senza pomodoro. Anzi, come la mozzarella e il pomodoro senza impasto. Sono una pizza senza la base.

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