Dove sono finiti i grandi maestri

30 Nov

La credibilità di un giornalista la si nota anche quando i ruoli s’invertono. Quando da intervistatore diventa intervistato, e rispondendo alle domande regala qualcosa in più di sé. Della sua professionalità.
Quando a finire sotto il torchio è addirittura un direttore di testata, le conseguenze si fanno più pesanti. Viene intaccato chiunque lavori per lui, viene marchiata a fuoco un’intera linea editoriale.

Che poi non ne esce niente che già non si conosca. Ogni giornale, tg, radiogiornale o sito di informazione ha un suo sigillo all’esterno. Chi entra in quel mondo è pregato di sapere tutto sin dall’inizio. Di aver capito le regole del gioco prima del primo giro di dadi, cosciente del fatto che ognuno racconta il mondo secondo la propria lente d’ingrandimento. Anche se così non dovrebbe essere. Ma il giornalismo anglosassone, quello dell’imparzialità sempre e comunque, sembra sempre più un’utopia di altri tempi.

Si tende a mettere in mezzo la deontologia, ma ripeto: per me è innanzitutto una questione di credibilità. Stamattina, dopo aver letto le dichiarazioni rilasciate da Clemente J. Mimun al Messaggero, mi è sorta più di una domanda. Ho visto come il direttore di un telegiornale importante come il Tg5 riesca a fare politica non solo attraverso il quarto potere del giornalismo, ma anche sfruttando l’autoreferenzialità dello stesso. Il Messaggero ha intervistato Mimun per discutere di giornalismo. Un esperimento di “metagiornalismo” che non è nuovo, e che di certo può essere utile a chi legge. Per capire certi meccanismi del fare informazione, per rendersi conto di come il giornalismo anglosassone sia, ormai, roba rara da antiquariato. Nel bene o nel male.

Ora mi chiedo che fine abbiano fatto i grandi maestri. A chi dovremmo ispirarci, noi aspiranti cronisti del terzo millennio. Se a un direttore di testata che inneggia al maestro unico per ringraziare l’insegnante che lo ha esortato a esercitare la scrittura, che elogia i governanti senza basarsi sui fatti, che parla dell’opposizione con snobismo e partigianeria. Come fosse un deputato, e non un professionista deputato a rendere il mondo intelleggibile secondo l’astruso paradigma della verità.

Non so se dovremmo fare riferimento a figure come lui, o a chissacchì.
C’è grossa crisi, e non solo per le banche.

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2 Risposte to “Dove sono finiti i grandi maestri”

  1. noiglob domenica, 30 novembre 2008 a 19:37 #

    Beh!Personalmente penso che non ci si debba necessariamente ispirare a qualcuno né accontentarsi di rientrare all’interno delle alternative possibili. In fondo, quando mancano punti di riferimento accettabili a livello personale o alternative condivisibili, è allora che le cose si fanno più interessanti: entra in campo la creatività umana! Spesso è proprio la non identificazione con situazioni inconciliabili con i propri valori (in senso ampio del termine) che dà vita a nuove alternative possibili.
    La crisi, a volte, è un buon trampolino di lancio.
    Cristian 🙂

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  2. kronakus sabato, 6 dicembre 2008 a 22:27 #

    Risposta impeccabile.
    Il mio era solo un tentativo di criticare (costruttivamente) una situazione, fotografandola e commentandola. 😉

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