Una mattinata in redazione senza collegamento a Internet. Non fosse stato per l’iPhone mi sarei sentito come Tom Hanks in Cast Away. E comunque mi son fatto lo stesso due Wilson così.
Saggezza paterna
26 marSkype. Poco fa.
Io: Ba’, lo sai che sto per intervistare uno dei Fichi d’India?
Mio padre: Ah, bravo. Mi raccomando, fai una bella intervista. Informati bene. Quello lì mi sa che è di Varese. Non di Nuova Delhi, eh. Ah, e chiedigli dei marò.
Stava scherzando. Credo.
Exit fool (2)
21 febMeno male che Enrico c’è. Lo ammetto: a tre giorni dal voto non so proprio su chi mettere la croce. So bene, invece, su chi metterei una croce sopra (scusate l’illeggibile ripetizione), e soprattutto chi metterei in croce una volta per tutte. Ma la triste verità è che io, cronista pigramente informato, non ho ancora capito chi preferisco davvero. Il dubbio è che non ci sia nessuno che mi rappresenti fino in fondo. Ed è drammatico, se si osserva la cosa con occhi democratici. In questa tornata elettorale il ventaglio di opzioni è particolarmente vario. Dispersivo. Sembra la lista dei canali via satellite. Novecentonovantanove improbabili possibilità. Fai un giro per cercare di farti un’idea. A completare lo zapping ci metti due o tre ore, e quando hai finito hai la testa che ti scoppia. Sei confuso. Guardi l’orologio, ed è già ora di andare a dormire. E cosa ci hai guadagnato? Soltanto un grosso mal di testa. Idee sovrapposte. Chiarezza zero. Ti accorgi che ti sei soltanto rincoglionito, senza guardare niente con vera attenzione. Ed è per questo che devi leggere il magazine tv per cui lavoro. Lo trovi in tutte le edicole alla modica cifra di 1,xxxxxxxxxxxxxxxxxxxScusate. Porto un po’ di acqua al mio mulino. Non si sa mai come va a finire, qua.
Dicevo che c’è poco da fare. Non c’è nessuno che mi convinca davvero. Sarà che si sono persi un po’ tutti i riferimenti. Ormai per me la destra e la sinistra non sono che mere direzioni. Mano forte e mano debole. Con una ci scrivo, con l’altra ci faccio cose vuemmediciòtto che non vi sto a raccontare. Ma non è questo il punto. Mi sembra che tutti, alla fine dei conti, offrano più o meno le stesse cose. Tutti quelli che attirano la mia attenzione, intendo. Io non sono mai stato un cronista politico, quindi magari sono io che non ci sto capendo niente. La mia passione per la vita parlamentare è pari all’entusiasmo che provo per il torneo di bocce alla lunga che si svolge ogni anno nel circolo che sta dietro casa mia, dove il mio amico Mario fa un caffè davvero eccezionale alla modica cifra di 0,xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxScusate, ma io un post serio a sfondo politico proprio non lo so fare. Figuriamoci un articolo.
C’è un motivo se sono finito a occuparmi di spettacolo, di storie formato tv. Culo, quel motivo si chiama così. Ma è un culo che la sa lunga, un deretano che mi conosce molto bene. Ed è lo stesso deretano che stasera mi ha portato a sintonizzarmi su La7 durante il mio zapping compulsivo, tra una forchettata di insalata e l’altra. E’ stato lui a farmi trovare il buon Enrico Mentana (che stimo e non poco), intento a intervistare alcuni dei candidati tra cui sono tuttora indeciso. Proprio stasera che mi ero prefissato di fare una rassegna stampa a sfondo elettorale. Per schiarirmi le idee. Per prendere posizione una volta per tutte. Per entrare in cabina, domenica, sapendo bene dove mettere la X. Perché io sono per la croce messa con la testa. Il testa o croce lo lascio fare agli altri.
Habemus Papam (anzi no) (2)
11 febMorta una pagina se ne fa un’altra.
Lavoro per un magazine che si occupa di tv. Tutto questo col papa c’entra molto poco. Ma la televisione, si sa, va di pari passo con le cose che accadono nel mondo. E se il pontefice dà forfait il piccolo schermo non può rimanere in panchina. Non resta a guardare. Anzi, si fa guardare. Perché la gente vuole sapere. La gente vuole vedere. La gente vuole partecipare.
La gente vuole farsi i cazzi degli altri.
Il problema è che quel Benedetto papa ha scelto proprio il giorno sbagliato per rassegnare le sue dimissioni. Quale? Quello di chiusura del nostro giornale. Del nuovo numero, intendo. Quello in cui tutto dovrebbe essere bello e pettinato per andare in stampa, non stravolto da uno scoop rivelato in latino. Non so se Ratzinger abbia la patente nautica, io so soltanto che per via sua il timone del prossimo numero non è più lo stesso. E allora via una pagina dalla sezione bambini. E’ la prima a esser presa di mira se c’è un imprevisto. La prima a cui vengono tagliati degli spazi se Belen si dichiara lesbica, se Vespa si fa asportare un neo, se Alfano si dimentica di riportare l’osso. O se Berlusconi decide di farsi papa. Avrei dovuto capirlo dal nome, prima di accettare l’incarico. Quella sezione non si chiama bambini perché parla di Ben 10 o dei Pigiamici. Ma perché chiudere quelle pagine è ogni volta un travaglio. Ogni volta un fottuto parto.
Benedetto tempismo. Morta una pagina se ne fa un’altra. Via Scooby Doo, e sotto con l’annuncio che a marzo le telecamere saranno tutte puntate sul Vaticano. Mentre qua il mio lavoro viene stravolto al fotofinish. E dalle mie orecchie è tutta una fumata nera.
Habemus Papam (anzi no)
11 febIl papa se ne va. Benedetto XVI molla tutto. A fine mese bye bye pontificato. Chissà cosa ne penserebbe Gesù. Lui è ancora lì sulla croce, e nonostante questo non si è mai dimesso. Non so se Ratzinger abbia qualche problema di salute. Forse vuole soltanto approfittare della neve e andarsene a sciare sulle Alpi vaticane (qualcuno gli spieghi che al più, lì dietro, ci sono Monteverde nuova e Monteverde vecchia, come mi racconta sempre mio nonno). So di certo che a marzo ci sarà un posto vacante. E il collega della Formula Uno, ignaro di star copiando una battuta che spopola su Facebook già da qualche ora, ha appena detto che Berlusconi perderà le elezioni, ma tenterà da subito una nuova scalata al potere. Quello delle gerarchie ecclesiastiche. C’è già il nome pronto. Papa Pio Tutto, si dice in Rete. Ma al di là dell’ironia a me ora preoccupa ben altra cosa. Che il buon Ratzinger faccia il giro inverso. Cioè che passi dalla Chiesa alla politica passando dalla porta di servizio.
Napolitano, non ho ancora capito se e quanto mi piaci, ma nun te move da quella cazzo de poltrona!!!
Ci vuole karma
20 genMi fingo triste. E intanto godo. Perché in fondo, sì, sto soltanto fingendo. Ho saputo che qualcuno sta per chiudere i battenti. Una testata (pseudo)giornalistica sta per sparire dalla scena. E’ qualcosa per cui di norma non si dovrebbe gioire. Anzi. Non si dovrebbe mai essere contenti di una cosa del genere. Ma ci sono iniziative (pseudo)editoriali che non meritano di rimanere sulla piazza. Gente che paga tre euro lordi al pezzo. Ammesso che paghi. E che pretende dai collaboratori le stesse prestazioni di un redattore. Di (pseudo)aziende così ce ne sono tante. Troppe. Usano il tesserino da pubblicista come specchietto per le allodole. Ti promettono questo inutile straccetto di carta, e intanto ti usano. Ti consumano. E se a la ruota gira bene fanno soldi alle tue spalle. Anzi, sulle tue spalle.
Mi sono messo nelle loro mani mentre ero in attesa di un altro lavoro. Un lavoro vero. Ho voluto provare, al grido di meglio questo che niente. Sbagliavo. Meglio niente che questo, mi sarei dovuto dire. Perché mettendomi al servizio di questi (pseudo)editori ho alimentato un sistema deviato. Così facendo ho dato man forte a uno schiavismo soft che sta distruggendo un mestiere. Il mio. Il nostro. Che poi con tre euro lordi ci ripaghi appena la corrente elettrica che ti serve per tenere acceso il pc, e magari ci scappa pure la sigaretta che fumerai inevitabilmente dopo esserti spremuto le meningi. Snervato dalla consapevolezza di aver bruciato le tue sinapsi per tre fottutissimi euro. Lordi, per di più.
Ma lassù un dio c’è. E’ vero, ora una manciata di redattori sottopagati perderà il posto. E per loro, no, non gioisco affatto. Anzi, mi dispiace. Sono convinto, però, che adesso questi colleghi abbiano una grande occasione per rilanciarsi. Una rinascita umana, ancor prima che professionale. Un trampolino verso un futuro migliore e meno degradante. Mentre certi editori non meritano nient’altro che il baratro. Ci vuole karma. E sangue freddo. Alla fine tutti i nodi vengono al pettine.
La cecità ti fa male lo so
12 genPerdo diottrie come Pupo perde al gioco. E no, l’autoerotismo non c’entra. E’ che giornalista fa rima con problemi di vista. Con lenti a cont(r)atto (mensili, quindicinali, talvolta giornaliere, e tutte a progetto: vederci meglio), occhiali spessi e volentieri, forse cecità. Soprattutto oggi che le agenzie si leggono da uno schermo. Le si reimpasta da dietro uno schermo. Le notizie si scrivono su un monitor, e quindi uno schermo. Da uno schermo le si rilegge, le si impagina, per poi rimetterle in circolo. Per mandarle in stampa, quindi, oppure sul web. Cioè per metterle a disposizione dell’utente. Per fargliele leggere da un computer, un tablet, uno smartphone. Insomma, da uno schermo.
Ho approfittato delle due settimane di libertà vigilata del periodo natalizio per tornare dal mio oculista. Dopo quattro anni. In realtà è dalla scorsa primavera che lamento un calo della vista. Nel frattempo sono andato da una dottoressa incompetente della mutua, che ha minimizzato alla grande. Mi ha detto che non mi è affatto calata, e mi ha dato delle gocce idratanti per gli occhi da prendere ad vitam. Mai messe. Non le ho mai creduto. La settimana scorsa, invece, il mio oculista di fiducia mi ha dato il triste verdetto, mettendo fine a preoccupazioni e sospetti. Mi è calata, sì. Ci vedo meno da entrambi gli occhi. Niente di grave, ma sì, qualcosa è cambiato. La signora della mutua le sue gocce se le può pure tenere. Magari ci allunga il Vagisil. E ci si idrata quelchedicoìo.
Ora ho un paio di occhiali nuovi. Insomma, le lenti sono nuove. La montatura no. Ho evitato una spesa inutile, dai. Ho pur sempre una famiglia monopersona da mantenere (cioè me stesso). E poco fa mi sono affacciato dal terrazzo di casa, qui dalla mia singola piazzata nella periferia-ma-non-troppo della Metropoli a Gas. Mi sono guardato intorno. Il mondo è cambiato. Ora è in HD. Lo vedo in alta definizione. E mi domando perché cazzo abbiano tolto proprio adesso il manifesto col culo di Belen da davanti il portone. Avrei accettato anche quello dell’Esselunga con le prugne in offerta. E invece, dico io, proprio la faccia da pirla di Maroni mi ci dovevano mettere?!
Apoliticalisse
12 dicMi hanno chiesto di scrivere un pezzo su come la gente trascorrerà la giornata del 21 dicembre. L’ultima di sempre, secondo le profezie Maya. Impresa ardua. Mi hanno suggerito di mettere Twitter al setaccio, per dare la caccia alle intenzioni pre-apocalittiche di vip e non solo. Ma non è mica semplice. Provate voi a cercare qualcosa di pertinente, quando la maggior parte degli utenti usa l’hashtag #maya per parlare del ritorno in campo di Berlusconi!!
Nel mirino di Mickey Mouse
15 novContr’ordine. Io non sono nerd. Io sono l’ultimo dei nerd. Un vero nerd non sarebbe mai stato cazziato dal mito dei miti, il personaggio dei personaggi, il capostipite di tutti gli eroi del nostro immaginario. La Disney si è impuntata: il titolo che ho scritto proprio non le va giù. Non le piace. E insiste. Acciderbolina. Topolino mi odia. Nemmeno gli avessi rubato la topa. Come se non si sapesse che Minnie in realtà è un trans (chiedete a Marrazzo, lui ne sa qualcosa). E che colpa ho io se non gli funziona più il Pippo (e la cosa lo rende moooolto nervoso)?. Ecco l’ho detto. Ora m’inseguirà. Mi perseguiterà. Datemi asilo politico, vi prego. Chiamate Winnie the Pooh (noto sassofonista di una storica band italiana) con il suo miele esplosivo. Peter Pan, pensaci tu. Fagli sniffare un po’ della tua polvere magica. Chissà che non voli via da un’altra parte.
Fate qualcosa, vi prego!

Ok, ok. Ho bluffato. Minnie è una vera topolina. Cento per cento. Ma io non ho fatto niente, giuro. Lo vedrete quando partorirà un coso col becco, di chi è la colpa di tutto. Po*ssca pupa*xaaa!!
Jiro di bozze
14 novIeri. Giro di bozze. Ho fatto presente che American Dad! si scrive con il punto esclamativo finale. Che Selene, la protagonista di Underworld, non è un personaggio Marvel, ma è dopo il successo del film che ne han fatto un fumetto. Poi ho corretto il tiro sull’identità del cattivo di Kung Fu Panda 2. Altro che serpente, Shen è un pavone!
Però così facendo gioco contro me stesso. E perdo. Puntualmente perdo. Ormai non ho più scampo. Qua dentro c’è chi mi batte, e a mani basse, ma sono ufficialmente io il nerd della redazione. Anche se nego. Talmente nerd che ho nascosto qualcosa di nerdoso anche nel titolo di questo post. Il primo che indovina a cosa mi riferisco vince un Uomo che cammina di Peluche.

Questa foto è fuorviante. Ma va bene così. E poi è una discreta sintesi visiva di quanto ho appena scritto. Quindi sshhh.
Requiem for a job (3)
12 novVa bene. Sarò pure un cultore di supereroi, ma c’è un limite a tutto. E aggiungo: se dobbiamo chiedere scusa ai kryptoniani per il servizio di Studio Aperto, come minimo dopo questa cosa (e giuro che non è un fake, ma si trova in bella vista sul sito del Pd) è nostro preciso dovere mandare un telegramma per chiedere venia agli inquilini del Baxter Building. E adesso ciao. Per oggi ho finito. E’ tempo di distrAzione.
Requiem for a job (2)
12 novGiuro che il post di ieri l’ho scritto senza sapere niente riguardo al video che segue. Ringrazio i coinquilini per la doverosa e puntuale segnalazione (anche se all’ora di pranzo stavano guardando Giletti in cucina, e io sono stato seriamente tentato di saltare il pasto). Ora sappiamo che i colleghi di Studio Aperto soffrono della cosiddetta sindrome di Smallville. Chiedo scusa ai kryptoniani a nome della categoria.
Politically uncorrect
25 ottE i sogni non contano più. Qua siamo tutti pollastri da spennare. Qualche volta, poi, capita pure che si lavori. Ma solo qualche volta, eh. Si lavora così, come pennuti in batteria. Il tacchino glugluglù, il gallo co.co.prò. E il pulcino Pio, il pulcino Pio.
Però è tutta colpa nostra. Dovremmo accontentarci, noi. Siamo macchine, mica anime infilate dentro dei corpi. Siamo giovanotti da codice binario. O così o Pomì. E vaffanculo ai sogni. Che no, non contano più un cazzo. Non più di certi contratti. Patti col diavolo, in un sistema in cui i ministri di mestiere fanno gli ammazza-speranze. Certe parole sono prive di rispetto. E certa gente è buona soltanto a fare manovre. Tutte rigorosamente contromano.

Apocalypse Now
4 ottI Maya sono cecchini con il mirino di precisione. Altro che fine del mondo. Quei bastardi tornati d’attualità direttamente dal passato sanno bene contro chi rivolgere le loro fottute profezie. Sanno benissimo a chi portare iella. L’apocalisse è una cosa seria, perciò evitiamo di scherzare. Evitiamo di dire cazzate: il giorno del giudizio sta arrivando davvero. Ma non sarà per tutti. L’obiettivo di quel cazzo di mirino siamo noi giornalisti, talmente prossimi all’estinzione che in confronto i panda sono i cinesi della Terra (in senso demografico, non per le origini). Ogni giorno se ne sentono di cotte e di crude, altro che Clerici, Parodi e tutto il loro ricettario per aspiranti obesi.
Io sono fortunato. Io ho un contratto che per ora non mi fa vedere la luce oltre la fine del 2012, ma almeno ce l’ho. Intorno a me c’è un mondo che muore, porca mayala. I cronisti sono sempre di più, i posti di lavoro, invece, sono sempre di meno. Il problema, poi, è che spesso ci si piega alle logiche imposte da un mercato che con la dignità dell’uomo (e della donna) ci fa al massimo i gargarismi. E non vi dico da dove. Oggi molti aspiranti giornalisti scrivono per visibilità. Molti li contestano, di certo a ragione. Io però li capisco. Sarà perché l’ho fatto anche io. Ho scritto per giornaletti e sitarelli che tutt’al più con il mio conto in banca hanno giocato al ribasso (c’erano pur sempre da pagare internet e la corrente per tenere acceso il pc). Ma in un questo Paese di coglioni c’è ancora chi i coglioni sa quando è ora di tirarli fuori. Gente come Gaetano Gorgoni. Perché il mondo ha sempre bisogno di eroi. Pure mentre muore.
C’è poco da (sor)ridere
13 setCollegaAllaLontana è online
CollegaAllaLontana: Ehiiii, ma tu per cosa scrivi?
KronaKus L’Aspirante Cronista: Per la gloria.
CollegaAllaLontana: Cioè?!
KronaKus L’Aspirante Cronista: ‘N’amica mia..
CollegaAllaLontana: Dai! Sii serio, per una volta..
KronaKus L’Aspirante Cronista: Scrivo per un noto magazine che parla di tv.
CollegaAllaLontana: Mmm.. Sorrisi?!
KronaKus L’Aspirante Cronista: No. Pianti.
CollegaAllaLontana è offline
E allora tutti stagisti
30 agoSe tutti facessero così si creerebbe improvvisamente un’intera generazione di ricchi. Io stesso avrei diritto a ben quattro eredità. Dite che De Benedetti sarebbe d’accordo?!
Tv Sorrisi & Scazzoni
28 lugQuattro anni fa lo sclero in una redazione di provincia. Quattro anni dopo lo sclero in una redazione nazionale. Ognuno ha il suo modo di fare carriera.
In realtà è ancora tutto relativamente tranquillo, ma per la prima volta in due settimane mi sento davvero dentro al vortice che tutti chiamano in quel modo così buffo. Con quella parola che non riesco mai a ricordare, tanto mi è stata estranea fino a poco tempo fa. Ah sì. Lavoro.
Sento una volta per tutte di esserci davvero finito in mezzo. Sto proprio diventando grande (cazzo, ho quasi trent’anni!). Di pari passo sento anche lo stress della cosa, ma dicono sia tutta salute. Che se ne va. Però in fondo è uno stress buono, che è più che altro un senso di continuità, cosa che prima non avevo di certo modo di provare. Collaboravo da casa una tantum. Ed ero al verde. Adesso è tutta un’altra storia. A parte il colore.
Quattro anni fa lo sclero in una redazione di provincia. E’ lì che è nato questo blog. Quattro anni dopo un compleanno a base di uno sclero soft e in fase ascendente. Volevo festeggiare il quarto giro di boa di questo diario raccontandovi l’inizio delle vere pressioni. Ma no. Son quasi le due e domani ho un treno per il mare. Ve lo racconterò lunedì. Io intanto festeggerò tra le onde.
Colonna (2)
25 lugOre 13 30. Circa. Insu Lina raccoglie le sue cose e mi dice: Andiamo, “28 pagine”. Vieni a cibarti.
E’ il prezzo di aver trovato lavoro grazie al blog. Prima la collaborazione, poi il posto da redattore. Precarissimo, ma pur sempre un posto, che oggi è come acqua nel deserto. Poco importa se la mia caposervizio mi legge i post non appena li pubblicizzo su Facebook. Ormai vivo in un Grande Fratello. Tutto quello che scrivo qua dentro è un argomento papabile per la pausa pranzo. Ma io ho un metodo infallibile per evitare tutto questo. D’ora in poi i miei post li pubblicherò dopo mangiato.
Sigh.
Oppure pranzerò da solo nella stanzetta dei rifocillanti che c’è in redazione. Nonostante le palesi minacce.
Due o tre(mila) cazzate
20 lugUn tappeto rosso fuoco era lì ad accogliermi. A condurmi dentro non c’era il classico ragazzotto tutto tirato ma in fondo ridicolo. C’era una donna. Bella. Tipo soubrette. Mi ha indicato lei la porta del Cielo.
Dentro era il Paradiso, e non poteva essere altrimenti. Porte fatte con un legno così raro da essere già estinto. Finestre che non avevano vetri, ma puro Swarovski. Le Pareti? D’oro, e non sto parlando del colore. Il tappeto rosso arrivava fino alla mia postazione, in cui mi aspettava un pc della Nasa ultimissimo modello con Belen senza veli come sfondo del desktop. Scherzo. Belen era lì in carne e ossa (soprattutto carne), seduta al mio posto. Mi teneva in caldo la poltrona in pelle di brontosauro, poi mi ha chiesto se avessi altro da farle tenere in caldo. Mi sono venute quelle due o tre(mila) idee, ma poi l’ho ringraziata e le ho detto ero a posto così. Coglione.
I colleghi avevano tutti delle facce d’angelo, e io a guardarli non avevo proprio nessuna paura. Erano tutti belli e affabili. Modelli mancati. Showman a tempo perso. Mi hanno offerto un buon caffè, il migliore del mondo, appena tostato ma soprattutto appena colto nella piantagione dietro la redazione. Un cortiletto, sì. Circa due o tre(mila) ettari di chicchi neri. Era così buono che non mi ha fatto nemmeno male, e dire che a me di solito il caffè provoca una sorta d’isteria mista a panico. Così ne ho bevuti altri due o tre(mila) litri. Poi mi sono guardato allo specchio. Grazie a quella pozione nera ero diventato biondo e con gli occhi azzurri. Thor, puppa.
I capi? Deliziosi. Per lo spuntino di metà mattinata (cominciamo a “lavorare” alle 10, quindi alle 10 e mezza eravamo già a tavola) mi hanno offerto ostriche e pesce spada, innaffiati con dello champagne appena munto dalla vacca di redazione (credevate ci fosse solo Belen?!). Poi ci siamo messi a fare sul serio. Cinque minuti e via, a casa. Ma prima di andare il boss con cui avevo fatto il colloquio mi ha fermato, e tutto imbarazzato mi ha chiesto scusa. Si erano dimenticati di mettere circa due o tre(mila) zeri in fondo alla cifra indicata sul contratto, e di dirmi che quella paga non è mensile. E’ quotidiana. Alla sera ero già ricco. Alla sera mi sarei già potuto licenziare. Ma no. Lì si stava così bene che non l’avrei mai fatto.
Poi il drin. Altroché sera, era ancora mattina. Avevo sognato tutto. Ero nella mia nuova stanza, a sorbirmi la sveglia dei Queen della coinquilina (che la fa suonare tre volte in tre quarti d’ora, altrimenti non si sveglia) e il treno che mi passa davanti casa, ma che mi dà sempre l’idea di sfrecciarmi da timpano a timpano. Ho i binari nelle orecchie, ormai.
Poi sono andato davvero in redazione. Stupore! Il mio sogno era stato fedele a quello che avrei trovato. Era tutto vero. Questo posto è davvero il Cielo. D’altronde la mia caposervizio legge il mio blog, e io la vedo ridere dalla mia poltrona di pterodattilo mentre lo fa (sì, il brontosauro è già passato di moda). Ragion per cui questo Paradiso resterà tale pure quando sarà un inferno. Sigh.
Nella tana del lupo
17 lug“Dodici anni qui e finalmente me ne vado. Non vedo l’ora! Ho due colloqui la prossima settimana, poi addio Metropoli a Gas!!”.
La cameriera di questo locale prossimo alla chiusura è la bocca di una verità che non vorrei sentire. Sono arrivato la notte scorsa. Un incubo su rotaia. Su un Intercity in ritardo di mezzora. Posto garantito? Certo. In piedi. A fare la danza del ventre tra un vagone e l’altro, a gambe larghe come una troia esotica. Di fronte a un cesso con una porta che non stava chiusa, preso d’assalto da donne colpite da cistite compulsiva, e che ogni volta mi hanno fatto spostare armi e bagagli. Soprattutto le armi. Occhio, signore, che se mi parte un colpo vi rifaccio la messa in piega. Gente in piedi pure in prima classe. È come pagare una fortuna per mangiare ostriche e poi doverle prendere al volo, a mo’ di foca Sibert.
Che poi mercoledì scorso la fisiatra mi ha diagnosticato una scoliosi. Iera sera, dopo cinque ore di viaggio così mi hanno fatto cittadino onorario di Notredame.
Complice anche una metro in vena di burle, sono arrivato nella mia nuova casa quasi due ore dopo rispetto all’orario che avevo previsto. Poi una notta agitata da treni (dormo attaccato alla ferrovia), schiamazzi, televisori in altre stanze. E non so cos’altro perché sono crollato comunque come una pera cotta. E oggi l’esordio in redazione. Mi sentivo come al primo giorno di scuola. Ero tentato pure di mettere il grembiulino azzurro, ma una botta di buon senso mi ha riportato sui giusti binari.
…
Poi qualcuno mi spiegherà perché stasera ogni cosa che scrivo va a parare sul concetto di treno.
…
Non racconterò com’è andata. E’ andata troppo bene per poter essere la regola, oppure sono io che ho sempre pensato al lavoro come un inferno in Terra. E a torto. Fatto sta che oggi ero a pranzo con Insu Lina (leggi qui e qui se non ti ricordi chi è) e una del reparto grafici quando la cameriera, amica di quest’ultima, ha lanciato il suo grido liberatorio. La verità che non avrei voluto sentire. Io che ho appena lasciato il mio mare per questo grigio alveare, con un bagaglio pieno di sogni e di speranze, ma anche di mutande, calzini e antimicotici per le orecchie (stare sempre in acqua ha i suoi effetti collaterali).
Da domani, invece, racconterò tutto quello che succede in redazione. Ma proprio tutto. Tutto. Ma tutto, eh. Tutto. Tutto, sì. Tutto il buono che c’è. Solo e soltanto quello. Sono nella tana del lupo. L’eventuale marcio lo nasconderò sotto lo zerbino, o addio Co.Co.Pro.
EUROTeleKronaKus (6)
5 lugMolti di voi sperano in un’imminente gara 2. Chi per cercare di pareggiare i conti e cambiare l’inerzia della serie contro la Spagna. Chi, invece, perché spera che le mie agghiaccianti telecronache possano in qualche modo continuare. Invece no, questi non sono i playoff Nba. Non c’è nessuna serie in corso. Partita secca e tutti a casa. Gli Europei di calcio sono finiti. Io ho già arrotolato la bandiera e l’ho rimessa lì nell’angolino. A prendere la polvere, a covare speranze per futuri caroselli. Per adesso tutti a nanna.
Queste, intanto, le ultime boiate con cui ho imbrattato la mia bacheca Facebook (ah no, adesso si chiama diario..) durante la finale.
Al via le EUROTeleKronaKus, probabilmente in formato ridotto. Fatemi godere la finale, cribbio! Sento i primi caroselli per le strade. Qualcuno ha rubato la DeLorean a Doc?! Super Mario (Balotelli) in campo. Super Mario (Monti) in tribuna. La Nintendo nuovo sponsor ufficiale della nazionale italiana. Buffon canta l’inno con tanta veemenza da sembrare quasi sulla tazza. Monti, invece, sputa fuori una parola ogni tanto. Prevista per domani l’approvazione in Parlamento di un decreto che istituisca un inno tecnico che gli eviti ulteriori sputtanamenti. Scontro aereo tra Alonso e Abate. Si cerca la scatola nera. Balotelli e Sergio Ramos continuano a toccarsi. Il metrosexual ha finalmente un nome. “Uno-due” e già siamo in difficoltà. Eppure è semplice. Dopo viene il tre, lo sanno anche i bambini. Tocco magico del Mago Silva. Spagna in vantaggio. Alonso fa la ruota in area. Manca il copertone e cambiamo direttamente sport. Non teniamo una palla. Zero testiculi. Porka Waka! Giallo per Piqué. Cassano invece di tirare fa una specie di retropassaggio per Casillas. Crede di giocare ancora in Spagna. Jordi Alba per la Spagna. Precoce tramonto per l’Italia. Finisce il primo tempo. Azzurri annichiliti. Monti li ha spaventati annunciando dalla tribuna l’introduzione di una “soccer-tax”. Nell’intervallo Prandelli a colloquio con Monti. Gli ha suggerito di introdurre un’euro-patrimoniale contro chi vincerà stasera. Cassano fuori per infortunio. È scivolato nello spogliatoio. Su una saponetta piazzata da Cecchi Paone. Chissà se per vendetta o se per diletto. Alba è velocissimo. Altroché Furia Rossa. Frecciarossa.Quando il buco nero ha fame so’ cazzi acidi
4 lugTrovata la cellula-madre dell’universo. Ora è caccia grossa alla cellula-padre, in fuga da eoni per sottrarsi agli alimenti. Pagatele voi le pappine per tutto il Creato.
EUROTeleKronaKus (5).. O no?!
30 giuHo fatto il pigro. Anzi, ho fatto lo stanco. Anzi, ho fatto quello che era appena tornato da un lungo viaggio che potrebbe cambiargli la vita. No, niente Tibet. Ero da tutt’altra parte, ma ne riparlerò. Fatto sta che al calcio d’inizio della semifinale contro la Germania dovevo ancora sceso dal treno. L’Italia in campo, e io ancora sul Fecciarossa intento ad attraversarla. Appena tornato ero esausto. Scarico. Io. Io e il mio iPhone. Sono partito con il caricabatterie. Cioè, sì, forse. Sono partito con il cavo usb che fa anche da caricabatterie, ma senza la punta, lo spinotto che si attacca alla corrente. Me ne sono accorto all’andata, ma comunque troppo tardi. Ho fatto giusto in tempo a scrivere questo status su Facebook, per poi pentirmene:
Il Fecciarossa ha due vantaggi (e quelli soltanto). Il primo è che puoi ricaricare il telefono mentre fuori ti cambia il paesaggio. Il secondo è che ti alleggerisce con convinzione il portafogli. E con quest’afa meno zavorra hai e meglio è. O no?!
Poi sono andato per caricare, ma ho visto che mi mancava un pezzo. Che mi mancava il pezzo. Un po’ di panico, poi l’idea di supplicare per un qualsiasi tipo di aiuto alla reception dell’hotel in cui già avevo prenotato una singola. Una singola bollente e abitata da zanzare che non ti pungono, ti impiantano direttamente un nuovo capazzolo. Alla fine me lo son fatto caricare tramite usb dal gentilissimo receptonist anglo-qualcosa, che dopo aver controllato se qualche altro cliente incline alla tontolaggine avesse per caso lasciato lì un caricabatterie (intero) per iPhone. Niente da fare. Allora ha usato il portatile dell’hotel, anche se c’ha messo tanto, troppo, e alla fine non si è caricato del tutto. Sicché al ritorno era già scarico. Lui. E io. E non mi andava proprio di stare attaccato alla presa per scrivere minchiate mentre i ventidue nonpiùalleatichelaguerraèfinitadaunpezzo erano intenti a rincorrere un testicolo troppo cresciuto.
Adesso però mi tira il culo. Qualcuno mi ha fregato il “lavoro”. Qualcuno che farebbe molto ridere, non fosse che ci sarebbe da piangere.
EUROTeleKronaKus (4)
26 giuQuesta volta ho davvero esagerato. Mi son fatto prendere la mano. Per favore, restituitemela. Quarantacinque giri. Di parole. Freddure gelate. Guardate la colonnina di mercurio e sparatemi un sonoro grazie. Quarantacinque euro-cazzate, dicevo, di quelle da competizione. Io contro Martufello. Secondo me finisce pure che perdo.
Al via l’ennesima, inutilissima EUROTeleKronaKus. Bandiere in campo. Lampante l’identità delle squadre. Italia contro Croce Rossa. Se ci facciamo male siamo in buone mani. Difficile scrivere freddure di fianco a mio padre che urla e subito dopo ha il coraggio di dire che queste partite non lo prendono più.. Calcio d’inizio. Dio salvi la regina. Ma non oggi, grazie. “Palo!”. E sbuca un portiere cinese. Balzaretti, cross per Casper. Si prevede un gol fantasma. Buffon non ha riflessi. È direttamente uno specchio. Balotelli, è ora che ti guadagni la pagnotta. Suvvia, parti pure avvantaggiato. La maionese già ce l’hai. Buffon come Spider-Man. Ma c’è un Parker tra gli avversari. Sembra una sceneggiatura Marvel. “Dobbiamo ancora trovare la posizione giusta”. Qualcuno tolga il libro del kamasutra da sotto gli occhi del telecronista Rai. Balotelli s’è mangiato il gol, la maionese e tutta la pagnotta. L’Inghilterra è partita forte, ma adesso stiamo controllando noi. Loro sono passati al cricket. Balotelli, più entusiasmo. Ho capito la faccetta nera, ma questo non è calcio balilla. Cassano. Passaggio. A vuoto. Fase statica del gioco. Prandelli e Hodgson tentati dalla briscola. Cassano tira per levarsi la ruggine di dosso. E io che pensavo fossero brufoli. Motta indisposto. O ha le sue cose o è indigestione di cornetti. Welbeck avanza solo. Talmente solo che sta per mettersi a piangere. Finisce il primo tempo. Nessun infortunato. Palese la noia dei crocerossini. Secondo tempo al via. È chiaro, però, come all’Italia manchi una punta. Uno che penetri. Che arrivi fino in fondo. Che lo metta dentro. Che ci faccia gridare. Godere. Cambio: fuori Cassano dentro Siffredi. Tiro. Parata. Tiro. Parata. Tiro. Fuori. Gli azzurri con le mani sui capelli. Qualcuno passi uno scottex a Balotelli. Svelato l’arcano degli errori di Balotelli. Non vuole segnare contro gli inglesi. Teme la rescissione del contratto. Abate e Young, testa contro testa. L’azzurro sofferente. L’inglese è chiaramente un cornuto. La loro difesa ha dei buchi che ci permettono di entrare. Rocco, pensaci tu. Dai Diamanti non nascono i fior. E i gol?? Barzagli ammonito. Senza aver fatto male a nessuno. I crocerossini ostentano delusione. Italia con il 4-3-2-1. Boom. Italia ad albero Di Natale. Un chiaro messaggio subliminale per Prandelli. Ma niente. Entra Maggio. Tutto un altro periodo dell’anno. Overtime. L’Italia per vincere deve fare soltanto una cosa. Passare a Pirlo una bombola d’ossigeno. Prandelli con una macchia in rilievo sulla giacca. O nei paraggi ci sono piccioni con la dissenteria oppure Balotelli si è messo a fare headbanging durante la pausa. Giallo per Maggio. Ancora c’è tempo. Il telecronista Rai ricorda come adesso ogni errore possa essere fatale. Ravanata tra i coglioni da parte di Buffon. Balotelli, tiro telefonato. “Mi pari? Ma quanto mi pari??”. Altro tiro telefonato di Balotelli. La Telecom ha già pronto il cesto per Natale. Palo di Diamanti. Qui non si bada a spese. Guardate bene. Diamanti non ha tatuaggi. È un frigorifero bipede pieno di calamite. Young. Giovane. Ma con la botta che ha preso sta comunque per perdere tutti i denti. Occasione d’oro per Diamanti. Momento prezioso per l’Italia. Nocerino! Palla in porta!! …. Fuorigioco. Come perdere l’ugola per l’anima del cazzo. Urla disumane a casa KronaKus. Tanto rumore per nulla. Un finale rigoroso. Li mortacci.. Ok, sì, dai Diamanti nascono i gol. Quelli decisivi. Italiani, popolo di scommettitori. Rigori, praticamente una lotteria. E chi avrebbe dovuto vincere se non noi?? L’Italia è in semifinale. Siete condannati alle EUROTeleKronaKus a oltranza.E ho detto tutto. Appuntamento qui per giovedì sera, pronti per la semifinale contro i tedeschi. Calmi, però. Non vi agitate. State c(r)auti.
EUROTeleKronaKus (3)
21 giuTerza tranche di minchiate da servire fredde, possibilmente di fronte a un palla che rotola e a una pizza che invece no. Sennò rotolerebbero anche altre palle.
Queste cose le ho scritte durante l’incontro contro l’Irlanda (“l’incontro contro” suona proprio male..). Premetto che non avevo bevuto Guinness. Perlomeno non all’inizio. Ma poi era soltanto birra dell’Eurospin.
Bandiere che sfoggiano sul terreno di gioco. Quella irlandese sembra la versione scolorita della nostra. Lo stesso vale per i capelli dei due ct. È il momento dell’inno. Speriamo di cantare quello alla gioia tra un paio d’ore. Gelati dai retropassaggi. Si sente l’influsso di Thiago Motta. Folk irlandese sulle fasce. Al centro la danza dei narcolettici in azzurro. Italia ubriacata dal gioco avversario. Rubare le loro scorte di Guinness non è stata una gran trovata. Pirlo si è fatto male calciando la gamba di un irlandese. Ma Tony Stark non era americano?! Gioco sterile, ragazzi. Così sarà dura partorire gol. Ci stanno mettendo in croce. Celtica. Balza-retti: saltare sul culo degli altri e restarci aggrappati per un po’. Stava per arrivare il regalo Di Natale. E con grande anticipo. Cassano inzuppa in porta! Al biscotto ci pensano gli altri.. Rimessa di Duff. Gli irlandesi sono gli unici al mondo a bere una birra e a vomitarne un’altra. Inizia il secondo tempo. Intanto chiamatemi Dan Brown. Mi serve qualcuno che mi decodifichi il Codice UEFA per capire chi cazzo passerà il turno. Non è che giocando alla tedesca in area fioriscano gol, eh… Stiramento per Chiellini. Aveva la divisa sgualcita. Fallo laterale. Nel senso che adesso gli irlandesi hanno il cazzo storto. Fuori Cassano, dentro una (non) punta. Di Diamanti. Ho visto una striscia di maionese su una pagnotta bruciacchiata a forma di cranio. Balotelli è pronto a entrare. Pirlo oggi ha il piede freddo. Gelato. Fanculo Motta. Fuori Duff. Troppa schiuma. Fuori Di Natale. Senza fretta. Il 25 dicembre è ancora distante. Trap, ricordati da dove vieni. E metti dentro le riserve. L’Italia ha l’ansia da prestazione e fa cilecca. Non riesce a metterlo dentro. Spagna in vantaggio. Ho sentito un Oro Saiwa sbriciolarsi. Balotelli, rete spettacolare!! Il fatto è che il portiere è scivolato su una macchia di Calvé. È fatta. Abbiamo passato il turno. Adesso il grande dilemma: stappare una Guinness o festeggiare con latte e “biscotto”?!E se non ne potete più domenica sera tifate Inghilterra. Intanto qui si continua.
EUROTeleKronaKus (2)
18 giuOps, I did it again! Anche se non ho le poppe della Spears. E nemmeno le chiappe.
Culo, sì. Stasera ne avremo bisogno. Ma soprattutto avremo bisogno di palle. Tante palle. In rete ma non solo. Prima di tutto serviranno quelle nelle mutande. Bisognerà giocare con gli attributi di fuori, e questo significa sostanzialmente due cose. Primo, la Uefa economizza sui calzoncini da gara. Secondo, Cassano l’omofobo non si muoverà dallo spogliatoio.
Dicevo che l’ho fatto ancora. Ho profanato il sacro calcio con le mie freddure. Stasera torneranno comodo, con quest’afa.. (ecco la prima). Di seguito la raccolta dei miei ghiaccioli formato battuta in occasione del match tra i nostri smutandati e quelli croati.
Primo angolo per l’Italia. Speriamo non sia retto. Maggio ha perso l’attimo. E dire che ha avuto un mese intero. Marchisio sembra un attore di Cento Vetrine. Speriamo non lo prenda come un alibi per fare il manichino. Balotelli fa tutto da solo. Costretto dai compagni ad alzare la cresta. Balotelli attivo ma non conclude. Prandelli, la mayonese non basta. La prossima volta prova a mettergli in testa un po’ di salsa piccante. Croazia avanti. Brivido felino. Come il riflesso di Buffon. No, no e no. Chiedere a Cassano di andare in profondità è come chiedere a Cecchi Paone di non farlo. Balotelli: “Dammela prima”. No, non è lui il metrosexual. Attenzione all’inserimento croato. Cassano in fuga verso gli spogliatoi. Marchisio lascia andare un filtrante. Ma non s’intende con il fantasma formaggino. L’Italia sciupa palle golose. Anche loro in paranoia per la prova costume. Cassano sbaglia la diagonale. Nessuna sorpresa. I votacci li aveva sicuramente in italiano, ora sappiamo che li aveva pure in geometria. Tamponamento tra croati. Impossibile decifrare le targhe. Marchisio non punta al gol. Vuol uccidere il portiere a suon di pallonate. Italia in gol!!! Pirlo, piede magico, è già stato opzionato per il prossimo Harry Potter. Dicono che Pirlo abbia un bel culo. I piedi, donne, quelli dovete guardare. Fine primo tempo. Tutti negli spogliatoi. Andate a riprendere Cassano, va. Destro fiacco?! Ma se non è nemmeno stato convocato! Balotelli preso da dietro. Cassano, terrorizzato, fugge di nuovo negli spogliatoi. Deviazione di Maggio. La palla arriva adesso a fondo campo. Era un tiro lemme lemme. (QUESTA MI SA CHE NON L’HA CAPITA NESSUNO..) Thiago Motta prende un croato per il collo. Dev’essere un pronipote di Hulk Hogan. E chi di wrestling ferisce.. Fuori Motta dentro Montolivocic… Scusate, comincio a fare confusione. L’arbitro fa l’occhiolino a uno dei giocatori. E noi che cercavamo il metrosexual tra quelli senza fischietto.. Pareggio croato. Fanculocic. Fumo in campo. Ma l’Olanda non aveva giocato ieri?! Fallo di Montolivo. Questo non aiuterà a far tornare Cassano in campo. Fuori Cassano. Dichiarazione a caldo: “Meglio fuori che dentro”. I croati alzano il gomito. Vogliono festeggiare prima del triplice fischio finale. Ma Mourinho fa il guardalinee?! “Dai che c’è tempo”. Qualcuno faccia notare al telecronista Rai che è già la fine del recupero. Prandelli intervistato. Stavolta l’audio c’è. Charlie Chaplin non nasconde la sua delusione. X. Non tanto per il pareggio quanto per l’incognita qualificazione.E stasera si ricomincia. Basterà cliccare qui verso le 20 45. Astenersi bevitori di Guinness.
EUROTeleKronaKus (1)
14 giuDomenica pomeriggio mi è venuto un grillo per la testa. Ho fatto un movimento a cinque stelle, neanche fossi un hotel o un antipolitico. Ho impugnato il mio iPhone e mi son messo a scrivere su Facebook cose non sense su Italia – Spagna. Questo è il risultato.
Dalla corrida al torello. La Spagna non si smentisce mai. Maggio in ritardo. Infatti è giugno. Di Natale in gol. Ancora sei mesi e mezzo (esatti) e ci siamo. Pareggia la Spagna. La nostra difesa ha chiaramente un difetto di Fabregas. E lo chiamano Buffon. Mai un cognome fu più ingrato. Maggio sta perdendo tutte le palle. Qualcuno chiami un andrologo. Fuori Motta. Serve un’Italia meno Algida. Vedo un’Italia sulle gambe. Anche scommettere stanca. Intervista muta della Rai a Prandelli. I prossimi saranno Di Natale, Pirlo e Charlie Chaplin.Qualcuno ha avuto pure la faccia da culo di disseminare mi piace qua e là. Evidentemente in giro c’è ancora chi crede che l’apice della comicità sia il Benny Hill Show. Buon per me. E dato che vi voglio male, ma soprattutto non ho alcun ritegno per me e la mia già malconcia reputazione, stasera si replica.
Cercatemi su Facebook (o cliccate l’immagine sotto). Ne vedrete delle brutte.
God saves the squirrel!
9 giu“Hai visto su Repubblica.it le foto dello scoiattolo che s’è mangiato la panna della regina?? Guardale, son forti! Speriamo ci siano ancora.. Due ore fa c’erano…”
Boh. Forse mio padre pensa che su Internet le cose siano scritte con l’inchiostro simpatico.
(..e con questa ancora rido…)
Venere
6 giuOre 3, la scorsa notte.
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Guardachellùna è online
Guardachellùna: Ohi, ciao Kronny!
KronaKus: Ohilà, Guardy!
Guardachellùna: Guardi anche tu Venere?
KronaKus: No, no, Guardy. Non ci penso nemmeno! …Guardy, ma che minchia guardi?! Guarda che quella è pericolosa..
Guardachellùna: E perchè mai?!
KronaKus: Non lo sai?!? Bacco, tabacco e Venere riducono l’uomo in cenere!!
Guardachellùna: ..Ah sì?
KronaKus: Certo. Ora scusami ma finisco il vino, il cubano e poi me ne vado a dormire.
Guardachellùna è offline
Cane da tartufo
6 giuPenso che a scrivere di politica mi verrebbe l’orticaria. Mi spegnerei dentro, e perderei anche parte del mio “fiuto”. Non sono un cronista a mo’ di cane da salotto, ma non sento nemmeno di avere i numeri per fare il mastino da guardia. Non assecondo il potere, ma non sono neppure un giustiziere armato di penna che sta sempre sull’attenti per schierarsi dalla parte dei deboli. Sono più un cane da tartufo pronto a stanare il buono che c’è. Dissotterro l’anima delle cose. E la racconto.
No. Non potrei mai scrivere di politica. Però nel mezzo ci sono anche notizie divertenti. Questa, per esempio, mi ha provocato tanto riso.

Oggi Sposini (2)
28 magTi fai il culo per lavorare, per trovare un fottuto posto che ti permetta di pagare vitto e alloggio. E’ una gran fatica. Una lotta contro il tempo, ma soprattutto contro i tempi. Questi maledetti tempi. Di magra. Direi di anoressia. Combatti. Resisti. Contribuisci a mantenere alto il livello di scontro. I capi ti lodano, poi ti puniscono. Poi ti lodano e ti puniscono ancora. E ancora. E ancora. Lentamente i connotati ti cambiano da sé. E la mattina i capelli ti restano sul cuscino, sempre di più. Perché tu ti fai il culo per lavorare. Tutto il resto non conta.
Poi arriva il resto, e ci pensa lui a contare per te. Nella tua frenesia hai imparato ad andare a tempo, ma non vedi più niente di quello che c’è. Qualcuno decide di ricordartelo. Che il mondo trema, e tu non puoi farci un cazzo. Che le clessidre hanno granelli imbizzarriti, e prima o poi si spaccheranno anche loro. Ti fai il culo per lavorare. Poi arriva il giorno in cui ti scopri a farti il culo per vivere.
Eccola la vera lotta, la battaglia che merita di essere combattuta. Quella per restare uomo. Quella per restare vivo. Gli eroi escono da qui, da questo fronte silenzioso ma non troppo. Restare in zona è esclusiva dei gladiatori. Io ne conosco uno, anche se soltanto attraverso uno schermo. Si chiama Lamberto, e dopo oltre un anno da quel brutto colpo è tornato a farsi vedere. Mister Sposini. Roba da 300.
Osama Bin Harden
23 magDue saette in giro per il campo, a correre come dannati e a sfondare cerchi di ferro. Russell Westbrook e Kevin Durant sono due giovani prodigi del basket americano. Due che quando sono in serata ti fanno ricordare perché ami questo sport da almeno vent’anni.
E allora tu che sei giornalista ti riscopri curioso. Hai sottomano un telefono che la sa lunga (certo, quei due fanno sottomano di tutt’altro genere), capace di metterti in contatto con il mondo. Sai che le due saette sono giovani davvero, ma non sai bene quanto. E tu vuoi sapere quanto. Allora prendi il tuo cellulare dal sapore di mela e lo interroghi sull’argomento. Apri Safari (che non ha niente a che vedere con gli animali selvatici né con il penultimo album di Jovanotti), clicchi su Google e digiti “Russell Westbrook”. Cazzarola! ha ventiquattro anni, quel fulmine palestrato! E Kevin? Kevin Durant quanti ne ha?
Hai ancora la tv accesa. E’ notte fonda. Stai guardando la registrazione della replica della partita della notte scorsa (ho i miei tempi, io). Sì, il decoder ha ripreso a funzionare. Ora registra. Che il Cielo sia di nuovo dalla mia parte?
No.
All’improvviso lanci il tuo telefono alla mela verde (verde come te, che ora sei incazzato Hulk, quello che hai appena rivisto nel tuo cine-bis a base di Avengers). Per fortuna sei steso sul divano. L’atterraggio dell’aggeggio è morbido, ma per te il colpo è duro. Fissi la tv e imprechi.
Hai digitato “Kevin Durant”. Google ti ha dato una serie di risultati. Ma mentre per Westbrook il primo è stato quello di Wikipedia con le informazioni anagrafiche che stavi cercando, per il suo compagno di squadra le cose sono andate in modo molto diverso. Durant elimina Kobe, Bass stende i Sixers, dice il fottutissimo Corriere dello Sport.it, che si è guadagnato temporaneamente la vetta dei risultati del noto motore di ricerca.
Ci risiamo. Proprio com’è accaduto più e più volte lo scorso anno, ti sei sputtanato il risultato a più di un quarto dalla fine del match. E questa volta hai fatto tutto da solo.
Poi guardi meglio lo schermo del televisore. In campo vedi un tipo dal volto peloso. Ti ricordi che c’è anche lui, e comprendi tutto. Si chiama James Harden, ed è un compagno di squadra di quel maledetto duo di ragazzini. Ha una peluria che gli parte dalla faccia e gli arriva fino ai capezzoli. E’ chiaro. La maledizione della barba ha colpito ancora.


Peso alle parole
21 mag“E’ stata la mano di un pazzo”.
E grazie al cazzo.
Faccio rime baciate per non sputare. Sento parole al vento, come non contassero nulla. Come se ci fossero in ballo opzioni che non contemplano la follia. Le tre bombole del gas sono saltate. Melissa non c’è più, e all’ospedale di Brindisi è l’inferno del poi. Io non ho dubbi.
Vi sfido, colleghi, ad affermare che forse non c’era una mente insana a pilotare il dito che ha dato l’ok alla morte. Come se il mafioso, il terrorista, l’omino dei servizi deviati o chi per lui in fondo non fosse un pazzo, ma qualcuno con un lucido obiettivo da raggiungere. Balle. Cazzate. Io ne so quanto voi. Anzi, meno di voi. Ma non ho dubbi. Io so per certo una cosa. Chiunque sia stato non è nient’altro che un folle. E ribadirlo non è che uno spreco di fonemi.
Non c’è interesse che tenga, ideologia che possa farmi cambiare idea. Non c’è verità che possa emergere e che sia capace di farmi ricredere. Mafioso, terrorista, omino dei servizi deviati. Chiunque crede di poter uccidere dei ragazzi è già di per sé un deviato dalla vita. Sempre e comunque un uomo dalla camicia sbagliata. Quella di forza è l’unico modello che gli sta.
Ciao Melissa.
A cena col nemico (3)
6 magTornando dalla palestra trovo sempre qualche sorpresa. Squilli, chiamate, messaggi, mail. Il mio pacco si chiama iPhone, e la regola dello scavicchi ma non apra non vale mai per me. Devo aprire per forza.
Due giorni fa ho trovato l’ennesima chiamata di quelli del giornaletto locale di cui sono direttore. Non so, ultimamente sono nervoso. Così, senza motivo. Sono un cronista isterico. Immotivatamente isterico. Mi fa così. Pazienza. Fatto sta che trovare quella telefonata mi ha dato sui nervi. Sarà che tutta la trafila per la pubblicazione del primo numero si è rivelata davvero estenuante. Sarà che ci si son messe pure le Poste a rallentare i lavori. Sarà che sono un cronista isterico. Punto.
Alla sera ho richiamato, ma ho mascherato sapientemente il mio disappunto. Che poi ero pure di corsa. Ho cenato un po’ di fretta, poi dovevo andare al cinema a vedere l’ultimo scialbissimo Woody Allen. Sì, ho mascherato. In fondo non ci si può incazzare per una chiamata, e finché non si vedono i primi soldi devo starmene buono anche se ho le mie cose.
“Ohi, KronaKus!”
“Ciao. Dimmi tutto..”
“Allora.. Sono stato in tipografia, oggi. Abbiamo sistemato le ultime cose. Il logo delle Poste, poi, lo mettiamo un po’ più piccolo. C’hanno detto che l’importante è che si legga il numero dentro, perciò..”
“Bene..”
“Sì.. E.. niente. Poi ti cercavo per chiederti un’altra cosa..”
“Sì..”
“Mi diceva il boss, se tu sei d’accordo, di mettere il tuo nome un po’ più in grande, magari sotto la testata..”
“Ah.. Ah! Sì! certo!”
“Sai.. A noi fa bene far vedere che abbiamo un caporedattore, e almeno si vede che.. insomma.. che c’hai lavorato anche tu, cavoli! Sennò lì in piccolo..”
“Nella gerenza, dici..”
“Sì.. lì.. Insomma, lì non ci va a leggere nessuno, dai..”
“Sì.. Certo.. Per me va benissimo! Anzi.. grazie per averci pensato. Davvero.”
Sono un cronista isterico. Il guaio è che sono affetto da un’isteria preventiva, e che poi si rivela pure immotivata. Un po’ come tutte le cose preventive, insomma. Sono il Bush delle telefonate. Trovo una chiamata e dichiaro guerra al mondo. Non va mica bene.
Credo di averlo ringraziato tre o quattro volte. D’altronde non erano tenuti a farlo. Non erano tenuti a mettere il mio nome lì in bella vista. Certo, hanno il loro tornaconto. Fanno vedere ai loro potenziali (e)lettori che fanno le cose sul serio, che hanno addirittura un caporedattore. Ok, voleva dire direttore responsabile. E io non gli ho mica ricordato che dato che si pubblica qualcosa un direttore responsabile c’è per forza, e che sbandierarlo a caratteri cubitali non è dimostrare di fare le cose in grande, ma di farle in regola. Certo, non tutti i loro compaesani ne saranno al corrente. Non mi aspetto mica che il contadino che abita di fianco al mio amico scurrile sappia che per legge ci vuole un direttore. Ma al di là di questo ho vissuto la cosa come un atto di dolcezza da parte loro. Sì, dolcezza. E riconoscenza. Ho seguito il progetto sin dal concepimento. L’ho visto crescere dentro il loro grembo accidentato. Li ho aiutati a capire se fosse maschio oppure femmina. Gli abbiamo dato un nome insieme. Abbiamo deciso come impostare i suoi primi sei mesi di vita (è un semestrale, sì). E adesso mi fanno sentire un po’ il papà di questa cosa che ancora non è nata, ma pare sia questione di giorni.
Vincere le elezioni sarà pure una questione di culi e di sorrisi seducenti, ma intanto qua quello con il culo sono io. Non è facile trovare qualcuno che pensi a certe cose. Qualcuno che voglia in un certo senso valorizzare il tuo lavoro. Ora ho un motivo in più per essere un po’ meno isterico. E di smettere di picchiare selvaggiamente su questi tasti, come mi hanno appena fatto notare.
E meno male che ci sono loro. Perché il Cielo, nel frattempo, si è proprio incazzato.
A cena col nemico (2)
3 mag“modifiche nella premessa: in un contesto del genere, la nostra idea…..(sociale, lavoro, scuola,….) (da qui)..Attività come cene….che hanno dato il loro contributo. questo punto lo togli E’ questo lo scopo de”il tu eco” che non è più soltanto il nome della nostra lista civica …. Dal sociale alla viabilità, sicurezza………attraverso un centro di aggregazione per anziani e per giovani. ciao KronaKus”
Il giornalino sta per uscire. Finalmente. Ma è un rush finale molto accidentato. Cavilli burocratici da far passare la voglia. E ritocchi su ritocchi. Come questi. Il boss mi ha spiegato cosa fare attraverso questa mail. Ho sinceramente fatto fatica a capirci qualcosa. Mi sono consultato pure con Arlecchino, ma niente. E tempo fa era già successo questo. Temo che qua per vincere le elezioni non sarà tanto una questione di culi rifatti e di autoreggenti da mettere, ma di un “reparto comunicazione” che è un po’ tutto da rivedere.
Proposta indecente
20 aprDiavoloIlluso è online
DiavoloIlluso: Kronny, apriamo un giornale!
KronaKus: Va bene. A che pagina?
DiavoloIlluso è offline
(Questa canzone sembra tristemente scritta per noi aspiranti sospiranti.. sigh!)
Io penso positivo perché son vivo (e ci voglio restare)
18 aprUn tempo si sventavano le rapine. Nel 2012, invece, si sventano i suicidi. Sarà che la rapina sta forse in queste diavolo di riforme, che raschiano l’osso di chi non ha più carne da offrire, fino a che l’osso stesso non decide di farsi buco. Alla tempia.
Di certo noi giornalettari non aiutiamo. Tutti i giorni scioriniamo cifre su cifre, rincariamo la dose come fossimo i pusher del malcontento. La crisi è un Matrix da decodificare, un cumulo di numeri con cui spaventare e indurre in tentazione. La tentazione del gesto estremo. Ma io penso positivo perché son vivo e perché son vivo. E ci voglio restare. Vivo, non secco. E’ che io sono atipico come certi contratti, e non ci sto a partecipare a questo sporco gioco senza dire la mia. Perché mentre scrivo il mondo crolla, e la gente pure. E se non crolla ci pensiamo noi, spintarelle senza sen(n)o (della ragione) e dalla penna che prima palpa e poi incula. Seguaci del dio pessimismo in un pianeta che è già pessimo (e pessimista) di suo. Una palla azzurra, se non ha già cambiato colore, in mano a chissà chi. E chissà come. Le fonti ufficiali rimarcano il baratro, quelle “alternative” raccontano il complotto. Difficile dire dove stia la verità, se mai ce ne fosse una soltanto. Intanto i Maya sghignazzano, a guardarci realizzare con le nostre stesse mani quella loro dannata profezia.

(Che poi l’ultima edizione di Beato tra le donne è stata condotta da Giletti. E questo è chiaramente un segno della fine dei tempi).























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