Qualcuno mi dia un salvagente. So che l’estate è finita, fuori il vento agita le piante ed è segno che la stagione sta già cambiando. Ma a me serve un salvagente. Datemi un salvagente. E un calmante, per favore. Un calmante di quelli potenti. Perché in casa mia il vento non arriva, ma le piante non sono le uniche ad essere agitate.
Manca una fottuta settimana al mio ritorno nella Città delle Pizze Gommose. Il fischio d’inizio per il nuovo stage è fissato per il primo ottobre a mezzogiorno. Io ho intenzione di arrivare un giorno prima, come ho sempre fatto in questi casi. Mi prendo il tempo per sistemarmi. Per accasarmi. Ma è difficile accasarsi in una casa che non c’è. Che ancora non c’è, nonostante fosse praticamente certo che ci fosse.
La colpa è mia. Ho dato retta a due cinquantenni suonate e chiaramente rincoglionite. Non voglio discriminare nessuno per l’età. Non ce l’ho con la prima, con la seconda e nemmeno con la terza. Tantomeno con la mezza età. Sarebbe come prendersela con i propri genitori perché il tempo gli sta scivolando addosso come la migliore vasellina. Ma queste due non hanne scusanti se non il loro innato egoismo.
Leggono il mio annuncio su internet. Tempo due ore e mi mandano un’e-mail. Tempo una giornata e mi chiamano al cellulare. Si parla della stanza in questione, si prendono i primi accordi. Si rimanda tutto a dopo il 21 settembre, perché prima di quella data l’inquilina che già ci abita non sarebbe stata in casa per farmela vedere (la casa). Intanto mi propongono di guardare delle foto per vedere se la stanza è di mio gradimento. Mi chiedono: “Ce l’hai l’e-mail? Così te le mandiamo”. Tutto regolare, non fosse che il primo contatto, come detto, l’avevamo avuto tramite posta elettronica. Quindi sì, cazzo, ce l’ho l’e-mail! Rincoglionite rincoglionite rincoglionite.
Vedo le foto. Tutto regolare. La singola è invivibile. Dovrei diventare un tutt’uno con il letto. Dormire sul letto. Leggere sul letto. Scrivere sul letto. Appoggiare la mia roba sul letto. Probabilmente dovrei pure cagarci, sul letto. Ma io che sono devoto al wc, ho optato per la doppia a uso singolo. Quattrocentosettanta euro spese incluse. E’ la Città delle Pizze Gommose, in un quartiere niente male. Mi fa comodo stare lì, così chiudo un occhio al portafogli e dico sì.
Rimandiamo tutto a dopo il 21, proprio come si era detto. Puntuale come un orologio svizzero (e non è da me) ho inviato una mail (a ulteriore dimostrazione che, sì, ho un account di posta) per ribadire il mio interesse per la stanza e per avvertire che il giorno dopo avrei telefonato. Cosa che ho fatto. Ho provato tutto il giorno. Ho ottenuto risposta soltanto alle 19, ma mi hanno invitato a richiamare tra le 21 30 e le 22. Sono garbato, ho detto ok. Alle 21 45 mi faccio vivo un’altra volta, ma non amo parlare con le segreterie telefoniche, soprattutto quando ho bisogno di risposte immediate. Ho tentato per un’oretta, ma a ricevermi c’è sempre stata la voce automatica. Troia.
Ho passato la serata con un gran nervoso. Non proprio la compagnia migliore. Mi sono distratto soltanto guardando le puntate di Flash Forward che mi ero scaricato insieme alla mia ragazza. Oggi mi sono ripromesso di chiamare e richiamare, anche con il numero nascosto, perché una parte di me comincia a pensare che le due donne di mezza età (l’inquilina e la proprietaria, tutte e due sulla cinquantina) mi vogliano evitare. E infatti, con questo trucchetto la risposta mi è arrivata già a mezzogiorno. Ed è da quella telefonata che ho capito che mi serve un salvagente per non affogare in questo mare di merda.
Le stronze stanno temporeggiando, e hanno un motivo bello e buono per farlo. Buono per loro, mentre io sto facendo un bel bagno nello sterco. C’è un separato in attesa di sentenza, una sentenza di sfratto dalla casa della sua ex-moglie. Ha scongiurato le due vegliarde di tenergli buono un posto, un posto che potrebbero diventare due. Due stanze, insomma tutte quelle rimaste libere nell’appartamento in cui dovrei andare io. Il giudice è in ritardo, e la cosa certo non fa notizia. La notizia è che le due furbacchione non sanno quante stanze si prenderà il neo-senzatetto, e nemmeno se la prenderà. Sarà la sentenza a stabilire se l’uomo potrà stare un altro mese in casa della moglie oppure no. Se no, verrà in questa casa e si porterà via (mi porterà via) un numero ancora imprecisato di stanze.
Ancora una volta abbiamo rimandato a stasera, ma quel che ho saputo mi ha fatto saltare i nervi. Per tutto questo tempo mi hanno tenuto in attesa per mantenere il piede in due staffe. E ora io le staffe le sto perdendo. Sono pronto a insultarle in caso di risposta negativa. E non è colpa di separati e giudici, ma di due egoiste con un senso degli affari piuttosto spiccato. Sarebbe bastato poco per mantenersi sui binari del rispetto reciproco: avvertirmi che stavano già aspettando la risposta di un altro potenziale inquilino. Io mi sarei cercato un’alternativa e ora non sarei qui a insultare due donne dell’età di mia madre. E che nemmeno conosco.
Avrei comunque voglia di scaricarle, ammesso che loro non abbiano già scaricato me e io non l’abbia ancora capito. Vorrei cercarmi altro, e vorrei farlo senza avvertirle. A dirla tutta ho già chiamato il fratello del mio ex-coinquilino, un ragazzo molto disponibile che mi ha accennato che forse un suo amico ha una stanza in più che potrebbe affittare, e pure nello stesso quartiere dell’altra. Il condizionale però è d’obbligo. Qua è tutto un condizionale.
Ho raccontato la cosa alla mia fidanzata, poi anche a mia madre. Di solito chi si agita di più è mio padre, ma deve ancora tornare da lavoro e al momento non sa nulla. Io intanto impreco a destra e a manca contro le due vegliarde paragonandole a donne di strada. Proprio quella strada in cui rischio di finire io. E sarà lì che le metterò al palo, dove loro già sono di casa. Mentre io una casa ancora non ce l’ho. E tutto questo per un fottuto mese.
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