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Belpaese di merda

6 mag

Mi è arrivata una mail dalla segreteria della scuola di giornalismo.

Il Comune di Insulsolandia ha pubblicato un bando per un incarico di addetto stampa (16.500 euro all’anno) che vi allego di seguito. Scade venerdì prossimo, il 10 maggio. Chi è interessato dovrebbe presentare ugualmente domanda, anche se il bando esclude i professionisti.

E’ come dire che alla mutua cercano dentisti, ma si astengano gli esperti di carie e gengiviti. Come dire che lo studio legale sotto casa cerca avvocati che pensino che la Gazzetta Ufficiale sia un contenitore di notizie sportive al netto dei rumors. Come dire che il fruttivendolo mi venderà banane, ma senza potassio. Che i pesci non avranno più le spine, ma non saranno nemmeno pesci. Che si eleggerà un nuovo Presidente della Repubblica, ma poi si riesumerà il vecchio. E che magari si metterà un’omofoba al ministero per le Pari Opportunità, salvo poi ritrattare.

Ok. Ora capisco tante cose.repubblica_delle_banane

La nebbia all’irto Colle (12)

21 apr

Svegliarmi sapendo di avere un Presidente della Repubblica nuovo di zecca mi fa affrontare la giornata con viva e vibbbbrante soddisfazione.

Sono le 11:34 del mattino.
Ok. Buonanotte. Svegliatemi tra sette anni.

La nebbia all’irto Colle (11)

20 apr

ULTIM’ORA DAL FUTURO:

Napolitano non ce l’ha fatta. E’ lui il nuovo “impallinato” dopo Marini e Prodi. Ora i partiti si giocano la loro ultima carta, scegliendo un nome che rompa davvero con il passato. Uno pterodattilo viaggiatore ha appena fatto irruzione in Quirinale. Il messaggio: E’ con viva e vibbbbbrante soddisfazione che accetto la vostra proposta di candidatura. Firmato, Fred Flinstone.

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Fred Flinstone. Alla sua sinistra l’amico Renato Brunetta

La nebbia all’irto Colle (10)

20 apr

Quirinale. E poi c’è il burlone di turno che vota Francesco De Gregori.
Sarà uno del Pd. Quelli se la suonano e se la cantano da soli. La marcia funebre, dico.

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La nebbia all’irto Colle (9)

20 apr

Votazioni per il Quirinale. Il Pdl chiede di sospendere i lavori di domani.
Guardate che il meteo ha messo pioggia fitta.

La nebbia all’irto Colle (8)

19 apr

Gasparri: A questo punto potremmo anche proporre un nostro nome!

Far giocare gli altri. Comparire all’ultimo davanti alla porta. Pretendere di segnare. Nemmeno Pippo Inzaghi era così paraculo.

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La nebbia all’irto Colle (7)

19 apr

Niente di eclatante.
La vera notizia è che la Mussolini usa ancora un fottutissimo Nokia.

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La nebbia all’irto Colle (6)

19 apr

Presidenza della Repubblica. Monti punta sulla Cancellieri.
Visto il nome crede sia parente della Merkel.

Italian foreign minister Anna Maria Canc

La nebbia all’irto Colle (5)

19 apr

Terzo scrutinio. La conta di Laura Boldrini.
..Bianca.. Bianca.. Bianca..

Ok. La strategia del Pd è finalmente chiara.
Moretti presidente.

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La nebbia all’irto Colle (4)

19 apr

Avanti, miei Prodi!, dice Bersani.
Sì, verso l’apocalisse.

La nebbia all’irto Colle (3)

18 apr

E’ il match del giorno. Resterà negli annali molto più di Milan-Barcellona, e pure di Italia-Germania 4-3.
Franco Marini versus Franco Tiratore. Chi la spunterà?!

La nebbia all’irto Colle (2)

18 apr

Quirinale, Bersani candida Marini. Il Pd si spacca.
A.A.A. cercasi notizia.

Vorrei fosse solo daltonismo

17 apr

Per ragioni sportive associo Boston al verde.
Quel rosso sangue stona, non gli dona. Anzi, mi fa proprio schifo.

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Fa molto più male

8 apr

Il silenzio stampa uccide. Il giornalismo italiano si è messo il bavaglio per rispettare i quattro colleghi trattenuti in Siria, perché parlare potrebbe compromettere le trattative in corso. Ma sì, il silenzio stampa uccide. Uccide chi attende, senza ammazzare il tempo che nel frattempo scandisce l’attesa. Perché chi aspetta notizie ha l’impressione che le ore non scorrano. Che non si muovano. Come fossero mare, sì. Mare in foto.

Io fremo. Fremo dalla voglia di sapere che succede. Dalla voglia di sentirmi dire che sono in salvo. Tutti. Per me questa non è la classica notizia. Non è il solito strillo da prima pagina. Purtroppo non è la prima volta che accade. Non è la prima volta che dei cronisti pieni zeppi di coraggio s’inoltrano oltre il consentito e finiscono nelle mani sbagliate. Ma questa, sì, in un certo senso è una prima volta. Almeno per me.

Conosco uno dei quattro. Lo conosco di persona. E quand’è così fa molto più male.

Exit fool (2)

21 feb

Meno male che Enrico c’è. Lo ammetto: a tre giorni dal voto non so proprio su chi mettere la croce. So bene, invece, su chi metterei una croce sopra (scusate l’illeggibile ripetizione), e soprattutto chi metterei in croce una volta per tutte. Ma la triste verità è che io, cronista pigramente informato, non ho ancora capito chi preferisco davvero. Il dubbio è che non ci sia nessuno che mi rappresenti fino in fondo. Ed è drammatico, se si osserva la cosa con occhi democratici. In questa tornata elettorale il ventaglio di opzioni è particolarmente vario. Dispersivo. Sembra la lista dei canali via satellite. Novecentonovantanove improbabili possibilità. Fai un giro per cercare di farti un’idea. A completare lo zapping ci metti due o tre ore, e quando hai finito hai la testa che ti scoppia. Sei confuso. Guardi l’orologio, ed è già ora di andare a dormire. E cosa ci hai guadagnato? Soltanto un grosso mal di testa. Idee sovrapposte. Chiarezza zero. Ti accorgi che ti sei soltanto rincoglionito, senza guardare niente con vera attenzione. Ed è per questo che devi leggere il magazine tv per cui lavoro. Lo trovi in tutte le edicole alla modica cifra di 1,xxxxxxxxxxxxxxxxxxxScusate. Porto un po’ di acqua al mio mulino. Non si sa mai come va a finire, qua.

Dicevo che c’è poco da fare. Non c’è nessuno che mi convinca davvero. Sarà che si sono persi un po’ tutti i riferimenti. Ormai per me la destra e la sinistra non sono che mere direzioni. Mano forte e mano debole. Con una ci scrivo, con l’altra ci faccio cose vuemmediciòtto che non vi sto a raccontare. Ma non è questo il punto. Mi sembra che tutti, alla fine dei conti, offrano più o meno le stesse cose. Tutti quelli che attirano la mia attenzione, intendo. Io non sono mai stato un cronista politico, quindi magari sono io che non ci sto capendo niente. La mia passione per la vita parlamentare è pari all’entusiasmo che provo per il torneo di bocce alla lunga che si svolge ogni anno nel circolo che sta dietro casa mia, dove il mio amico Mario fa un caffè davvero eccezionale alla modica cifra di 0,xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxScusate, ma io un post serio a sfondo politico proprio non lo so fare. Figuriamoci un articolo.

C’è un motivo se sono finito a occuparmi di spettacolo, di storie formato tv. Culo, quel motivo si chiama così. Ma è un culo che la sa lunga, un deretano che mi conosce molto bene. Ed è lo stesso deretano che stasera mi ha portato a sintonizzarmi su La7 durante il mio zapping compulsivo, tra una forchettata di insalata e l’altra. E’ stato lui a farmi trovare il buon Enrico Mentana (che stimo e non poco), intento a intervistare alcuni dei candidati tra cui sono tuttora indeciso. Proprio stasera che mi ero prefissato di fare una rassegna stampa a sfondo elettorale. Per schiarirmi le idee. Per prendere posizione una volta per tutte. Per entrare in cabina, domenica, sapendo bene dove mettere la X. Perché io sono per la croce messa con la testa. Il testa o croce lo lascio fare agli altri.

Habemus Papam (anzi no) (2)

11 feb

Morta una pagina se ne fa un’altra.

Lavoro per un magazine che si occupa di tv. Tutto questo col papa c’entra molto poco. Ma la televisione, si sa, va di pari passo con le cose che accadono nel mondo. E se il pontefice dà forfait il piccolo schermo non può rimanere in panchina. Non resta a guardare. Anzi, si fa guardare. Perché la gente vuole sapere. La gente vuole vedere. La gente vuole partecipare.

La gente vuole farsi i cazzi degli altri.

Il problema è che quel Benedetto papa ha scelto proprio il giorno sbagliato per rassegnare le sue dimissioni. Quale? Quello di chiusura del nostro giornale. Del nuovo numero, intendo. Quello in cui tutto dovrebbe essere bello e pettinato per andare in stampa, non stravolto da uno scoop rivelato in latino. Non so se Ratzinger abbia la patente nautica, io so soltanto che per via sua il timone del prossimo numero non è più lo stesso. E allora via una pagina dalla sezione bambini. E’ la prima a esser presa di mira se c’è un imprevisto. La prima a cui vengono tagliati degli spazi se Belen si dichiara lesbica, se Vespa si fa asportare un neo, se Alfano si dimentica di riportare l’osso. O se Berlusconi decide di farsi papa. Avrei dovuto capirlo dal nome, prima di accettare l’incarico. Quella sezione non si chiama bambini perché parla di Ben 10 o dei Pigiamici. Ma perché chiudere quelle pagine è ogni volta un travaglio. Ogni volta un fottuto parto.

Benedetto tempismo. Morta una pagina se ne fa un’altra. Via Scooby Doo, e sotto con l’annuncio che a marzo le telecamere saranno tutte puntate sul Vaticano. Mentre qua il mio lavoro viene stravolto al fotofinish. E dalle mie orecchie è tutta una fumata nera.

Habemus Papam (anzi no)

11 feb

Il papa se ne va. Benedetto XVI molla tutto. A fine mese bye bye pontificato. Chissà cosa ne penserebbe Gesù. Lui è ancora lì sulla croce, e nonostante questo non si è mai dimesso. Non so se Ratzinger abbia qualche problema di salute. Forse vuole soltanto approfittare della neve e andarsene a sciare sulle Alpi vaticane (qualcuno gli spieghi che al più, lì dietro, ci sono Monteverde nuova e Monteverde vecchia, come mi racconta sempre mio nonno). So di certo che a marzo ci sarà un posto vacante. E il collega della Formula Uno, ignaro di star copiando una battuta che spopola su Facebook già da qualche ora, ha appena detto che Berlusconi perderà le elezioni, ma tenterà da subito una nuova scalata al potere. Quello delle gerarchie ecclesiastiche. C’è già il nome pronto. Papa Pio Tutto, si dice in Rete. Ma al di là dell’ironia a me ora preoccupa ben altra cosa. Che il buon Ratzinger faccia il giro inverso. Cioè che passi dalla Chiesa alla politica passando dalla porta di servizio.

Napolitano, non ho ancora capito se e quanto mi piaci, ma nun te move da quella cazzo de poltrona!!!

App & down

14 gen

580494_10151189585816471_172131572_nLa Pixar grida vendetta. A chi ha scritto questa sottospecie di box dov’essere scoppiato qualche palloncino nella testa.

Nel mio Ordine di idee

4 gen

Ho appena fatto una cosa bruttissima. Sono andato in banca, e ho sborsato più di cento euro per tenere vivo il mio status di professionista iscritto all’Albo dei giornalisti. Mentre salutavo le mie belle banconote, quest’anno più sudate che mai, ho avvertito una strana sensazione. Intensa. Malinconica. Triste. E’ stato come regalare i miei soldi al vento. Come fare un bonifico a Veronica Lario.

Nel mio Ordine di idee

Questo post è la fine del mondo (3)

21 dic

Diciassette minuti dopo mezzanotte. E sono ancora vivo.

Sento puzza di bufala.

Il pupazzo di neve non si mangia (2)

14 dic

Ho messo la camicia per gniente. Ma gniente gniente. Gli uomini che stanno sopra di me (non è come sembra) hanno visto due fiocchi di neve e hanno deciso di non scendere. E’ che si sa, la neve se ne frega dei contratti in scadenza. E allora eccoci qua, ad aspettare ancora. E ancora. E ancora. Oggi non si è deciso un bel gniente. Tutto rimandato alla prossima settimana. Di ‘sto passo il contratto me lo metteranno sotto l’albero. Meglio così. Almeno posso aspettarmi grandi cose. Perché a Natale, si sa, siamo tutti più buoni. E giusto quelli mi piacerebbe avere. Proprio quelli. I buoni. Quelli che fanno tanto figo quando al supermercato la cassiera ti chiede: Contanti o bancomat? E tu: Eh no, dolcezza. Ho i buoni, io! Li voglio, cazzo. Così evito di cucinarmi gli spaghetti al basilico all’una e un quarto della notte, come l’ultima volta. Che poi a mezzogiorno mi arriva in stanza la Cacciatrice di Pixel, a intimarmi di andare fuori a mangiare una pizza con lei e gli altri colleghi. E io mi ritrovo ad andarci con la neve e tutto, le scarpe rotte come la Befana e quella voglia di spaghetti rimasta sul gozzo dalla sera prima. Poi, visto il pranzo in esterna, finisce che li dimentico nel frigo della redazione, e che me li devo far riportare a casa da una collega gentilissima che passa dalle mie parti, per far sì che non marciscano durante il weekend (tratto da una storia vera).

Ripenso al ristorante, al momento in cui bisogna pagare. Gli altri coi buoni, io con i contanti (per una pizza e una birra il bancomat mi sembra eccessivo). In testa il terrore che possa andare così per tutto un altro anno. Che i buoni restino un’incognita. Un po’ come il nuovo contratto.

Mi hanno detto di non pensarci. Che è così che va. Che i capi fanno il bello e il cattivo tempo. A lasciarmi perplesso è proprio il fatto che il cattivo tempo li spaventi così. Peggio per loro, non mi vedranno mai con la camicia. Io un’altra nell’armadio non ce l’ho ho. E questa già puzza di sudore.

Apoliticalisse

12 dic

Mi hanno chiesto di scrivere un pezzo su come la gente trascorrerà la giornata del 21 dicembre. L’ultima di sempre, secondo le profezie Maya. Impresa ardua. Mi hanno suggerito di mettere Twitter al setaccio, per dare la caccia alle intenzioni pre-apocalittiche di vip e non solo. Ma non è mica semplice. Provate voi a cercare qualcosa di pertinente, quando la maggior parte degli utenti usa l’hashtag #maya per parlare del ritorno in campo di Berlusconi!!

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Requiem for a job (3)

12 nov

Va bene. Sarò pure un cultore di supereroi, ma c’è un limite a tutto. E aggiungo: se dobbiamo chiedere scusa ai kryptoniani per il servizio di Studio Aperto, come minimo dopo questa cosa (e giuro che non è un fake, ma si trova in bella vista sul sito del Pd) è nostro preciso dovere mandare un telegramma per chiedere venia agli inquilini del Baxter Building. E adesso ciao. Per oggi ho finito. E’ tempo di distrAzione.

Requiem for a job (2)

12 nov

Giuro che il post di ieri l’ho scritto senza sapere niente riguardo al video che segue. Ringrazio i coinquilini per la doverosa e puntuale segnalazione (anche se all’ora di pranzo stavano guardando Giletti in cucina, e io sono stato seriamente tentato di saltare il pasto). Ora sappiamo che i colleghi di Studio Aperto soffrono della cosiddetta sindrome di Smallville. Chiedo scusa ai kryptoniani a nome della categoria.

Requiem for a job

11 nov

Dicono che il nostro mestiere stia morendo. Sì, io lo chiamo mestiere, anche se i dotti preferiscono definirla una professione. No. E’ vero, serve cultura, una preparazione teorica. Me l’hanno insegnato a scuola, ma io non c’ho mai creduto. Ho sempre pensato che la definizione fosse giusta, ma riduttiva. Mestiere rende meglio l’idea. Dà un senso di bottega. Di artigianato verbale. Di penne che si affinano come coltelli. Piano piano. Limandole pezzo dopo pezzo, dove pezzo sta per articolo. Serve conoscenza, ma anche mano. E man mano la mano si fa. Man mano. Pian piano. Giorno dopo giorno. Senza divagare. Come sto facendo ora. Cribbio. Che cazzo stavo dicendo?!

Vabè.

Dicono che il nostro mestiere stia morendo (ecco). Dicono che un giorno non ci sarà più bisogno di noi giornalisti. Che il cittadino comune andrà in Comune, e capterà le notizie che poi metterà belle belle sul suo blog. Che il cittadino di provincia andrà in Provincia. Che il cittadino della regione andrà in Regione. Che il cittadino andrà allo Stato, vedrà in che stato sta lo Stato e dopo esserci stato tornerà a casa rassegnato e con le coda tra le gambe. Ecco, mi sono perso di nuovo.

Vabè.

E’ un post difficile. Complesso. Non è facile parlare di corriere al capolinea. Ma è più facile simulare un refuso per farvi rendere conto di quanta importanza abbia anche una singola vocale. Che serve gente che le sappia gestire, le vocali. Che faccia questo dalla mattina alla sera, e qualche volta anche dalla sera alla mattina. Qualcuno che lavori di parole e con le parole. Che le limi. Man mano. Pian piano. Giorno dopo giorno. Che siete tutti bravi a dare le notizie, ma in pochi sapete darle nel modo giusto.

Vabè.

Poi ti guardi Studio Aperto. E ti viene viene da buttare questo post nel cestino di WordPress.

Questo post è la fine del mondo

26 ott

In redazione sono diventato l’addetto ai supereroi. Ma anche ai robottoni giapponesi. E alle apocalissi. Tocca sempre a me. Che si scriva di The Avengers, di Mazinga, oppure di documentari sulla fine dei tempi. Passare per nerd mi sta bene, e in fondo negarlo sarebbe un po’ come mentire a me stesso. E’ l’ultima parte che mi preoccupa un po’, e non me la so proprio spiegare. Sarà perché il mio modo di scrivere è la fine del mondo? O più semplicemente perché dietro questo puppet albino si nasconde una fottuta faccia da Maya?!

Politically uncorrect

25 ott

E i sogni non contano più. Qua siamo tutti pollastri da spennare. Qualche volta, poi, capita pure che si lavori. Ma solo qualche volta, eh. Si lavora così, come pennuti in batteria. Il tacchino glugluglù, il gallo co.co.prò. E il pulcino Pio, il pulcino Pio.

Però è tutta colpa nostra. Dovremmo accontentarci, noi. Siamo macchine, mica anime infilate dentro dei corpi. Siamo giovanotti da codice binario. O così o Pomì. E vaffanculo ai sogni. Che no, non contano più un cazzo. Non più di certi contratti. Patti col diavolo, in un sistema in cui i ministri di mestiere fanno gli ammazza-speranze. Certe parole sono prive di rispetto. E certa gente è buona soltanto a fare manovre. Tutte rigorosamente contromano.

Apocalypse Now

4 ott

I Maya sono cecchini con il mirino di precisione. Altro che fine del mondo. Quei bastardi tornati d’attualità direttamente dal passato sanno bene contro chi rivolgere le loro fottute profezie. Sanno benissimo a chi portare iella. L’apocalisse è una cosa seria, perciò evitiamo di scherzare. Evitiamo di dire cazzate: il giorno del giudizio sta arrivando davvero. Ma non sarà per tutti. L’obiettivo di quel cazzo di mirino siamo noi giornalisti, talmente prossimi all’estinzione che in confronto i panda sono i cinesi della Terra (in senso demografico, non per le origini). Ogni giorno se ne sentono di cotte e di crude, altro che Clerici, Parodi e tutto il loro ricettario per aspiranti obesi.

Io sono fortunato. Io ho un contratto che per ora non mi fa vedere la luce oltre la fine del 2012, ma almeno ce l’ho. Intorno a me c’è un mondo che muore, porca mayala. I cronisti sono sempre di più, i posti di lavoro, invece, sono sempre di meno. Il problema, poi, è che spesso ci si piega alle logiche imposte da un mercato che con la dignità dell’uomo (e della donna) ci fa al massimo i gargarismi. E non vi dico da dove. Oggi molti aspiranti giornalisti scrivono per visibilità. Molti li contestano, di certo a ragione. Io però li capisco. Sarà perché l’ho fatto anche io. Ho scritto per giornaletti e sitarelli che tutt’al più con il mio conto in banca hanno giocato al ribasso (c’erano pur sempre da pagare internet e la corrente per tenere acceso il pc). Ma in un questo Paese di coglioni c’è ancora chi i coglioni sa quando è ora di tirarli fuori. Gente come Gaetano Gorgoni. Perché il mondo ha sempre bisogno di eroi. Pure mentre muore.

Mi si è scaricata la bussola

24 set

Milano sparita, titola oggi Repubblica Sport a caratteri cubitali. Scusate, ma allora io dove cazzo sono finito?!

Scusate il francesismo

20 set

D’altronde lì lo scriverebbero così…

Sunning rain (2)

20 set

Da due mesi vivo nella Metropoli a Gas, ma non perdo mai contatto con la mia città natale. Non posso fare a meno di pandori e torroni (questa era orrenda, lo so), ma soprattutto di mari salati e di culi bagnati (dai mari salati). Ok, ora in spiaggia non si va più, ma per quanto a lavoro vada tutto bene ho ancora il cordone ombelicale attaccato. E non credo ci sia davvero bisogno di tagliarlo.

Fatto sta che sono molto preoccupato. Da due mesi vivo nella Metropoli a Gas, sì, ma mi tengo sempre informato su cosa succede nella mia adorata Baia delle Zanzare. E ho saputo che stamattina è accaduta una cosa bizzarra. I miei concittadini sono usciti di casa indossando costumi da bagno, pinne e cappottoni invernali. Si sono addirittura fatti costruire degli occhialini da sole per le immersioni, nel caso la città fosse stata inondata dalla pioggia. Alcuni avevano l’ombrellone in spalla e i doposci nella ventiquattr’ore, perché nelle ventiquattr’ore a venire non si sapeva proprio cosa sarebbe venuto già dal cielo. Non è colpa del panico pre-Maya (ormai manca poco, catastrofisti miei), ma del solito meteo di Your Tv, l’emittente della nostra città. L’ha fatto ancora. Di nuovo. Esattamente come quella volta, ieri sera ha mandato in onda le previsioni del tempo di domani saltando quelle di oggi. E la gente non se l’è sentita di tirare la monetina per sapere come vestirsi, così hanno infilato dentro un enorme scatolone le attrezzature da mare da rimettere ancora in soffitta e alcune cose prese a caso dal guardaroba invernale. Poi hanno shakerato bene e hanno tirato su un po’ di indumenti alla cazzo di cane.

Io questo weekend devo tornare. Ancora, sì. E ne sono contento. Ho la vendemmia con la mia famiglia, nella casa in campagna in cui sono cresciuti i miei nonni. Avremo in tutto una trentina di grappoli striminziti da tagliare, ma è più che altro una scusa per stare insieme. E non so se portare via il maglione oppure le infradito. Riempirò il trolley con tutto quello che trovo. Un appello ai vicini di casa: tenete i vostri gatti lontano da me.

Marchiato a vita

14 set

KronaKus, mi servirebbe un pezzo sui sottomarini di Hitler. Qua siamo sott’acqua. Non dovresti avere problemi di compound…

A parte che ormai mi toccano sempre i dittatori (e io non è che abbia tutta questa voglia di farmi toccare da loro), ma lasciamo stare. Di questo passo mi trasformeranno in un nuovo despota. Comincerò a simpatizzare per i tiranni, a furia di leggere le loro menate, le loro fantasmagoriche imprese per farci fuori tutti. Inizieranno ad apparirmi geniali, dei modelli da seguire. Soprattutto se si continua a fare tutta questa ironia su un mio (madornale) errore di ormai quattro mesi fa.

Scherzo. In fondo mi diverto. Prima o poi scriverò l’enciclopedia dei cattivi passati alla storia. Tutto il male che c’era. Guida ai simpaticoni che ci hanno fatto la bua. Dalla A alla Z. Passando per la K.

Evabèh!

6 set

Devo avere qualche problema con i dittatori. Voglio dire, chi non ne avrebbe? E’ che io ne ho di più strani rispetto a tutti gli altri. Non sono stato schiavizzato, mutilato,trucidato o chissà quale altra parola che finisce con ato. No. Il mio problema con i dittatori è di tipo professionale. E’ che quando mescolo le parole per parlare di loro faccio sempre qualche danno.

L’altra volta, scrivendo di Bin Laden, ho rischiato di sputtanare il lavoretto che avevo sventolando ai quattro venti che Mister Bin era stato trovato dentro una grotta. Questa volta a crearmi grattacapi è stato nientemeno che Hitler (eh sì, ho dei seri problemi a scegliermi gli amici). Per raccontare di un documentario su di lui e sui suoi amichetti terzoreichisti ho fatto un attacco citando i Litfiba e la loro tesi della grassa bugia riferita alla storia. Secondo me calzava, dato che il programma parla di lati nascosti, di verità mai rivelate. Insu Lina (dovrò smetterla di chiamarla prima per cognome..), che è la mia caposervizio, non c’ha messo neppure le mani. Forse le andava bene. Di certo alla direttrice no. Le è parso inadeguato fare un attacco del genere, con l’estratto di una canzone presa in prestito da una rock band italiana quando si parla di Olocausto e dintorni. Capisco. In un quarto d’ora c’ho messo una pezza, tirando fuori una pantomima su come la storia, però, non sia così lineare come c’insegnano a scuola.

Il problema è stata più che altro la didascalia della foto relativa a quel pezzo. Raffigurati c’erano il buon (?!) Fuhrer e la sua storica compagna. Insu Lina me l’aveva detto. Non puoi scrivere soltanto “Hitler”, metti anche il nome di lei. E poi mi ha ricordato come si chiamava. Bene. L’ho fatto. E’ passato un giorno e il Maestro, il nostro venerabile (e auto-venerante, o così dicono) art director, è venuto da me per farmi notare il mio errore madornale. Guarda come l’hai scritto, ‘sto nome. Non è Eva Brown – ha detto – ma Eva Braun. Come la marca del rasoio.

E’ che faccio fatica ad associare una donna a un rasoio, ho risposto io. Ma questo non mi ha scagionato. Ha detto che sono spiritoso, ma che ho fatto comunque una cazzata. Quanto successo conferma la mia proverbiale ignoranza (d’altronde il giornalista è per definizione “colui che non sa ma fa finta di sapere”). E non me ne voglia la signora Marron, e se ho scritto il suo cognome come fosse il colore della cagarella. Non l’ho fatto apposta. E’ che io ho problemi con i dittatori. La prossima volta che si sposi il Dalai Lama.

E allora tutti stagisti

30 ago

Se tutti facessero così si creerebbe improvvisamente un’intera generazione di ricchi. Io stesso avrei diritto a ben quattro eredità. Dite che De Benedetti sarebbe d’accordo?!

Sì, ok, però decidetevi

17 ago

E’ ufficiale: il multiverso esiste.

 

Lady Gaaaaaaaaaaaaaaaargh!!

6 ago

Leggete con attenzione. Qui c’è da riscrivere l’enciclopedia della musica.

E’ chiaro. Non sapendo di cosa si stesse parlando, il collega (vostro, non mio.. io nella vita faccio il metal-meccanico) avrà cercato su YouTube qualche videoclip alla voce “metal”, inciampando qui…

Non so come sia potuto accadere. O è un fake o proprio non mi spiego come possa essere finito sul giornale uno sfondone del genere. Ok, è probabile che l’amico an.bo. sia solito fare head-banging con le canzoni di Raoul Casadei, ma quando è troppo è troppo.

Io no. Io per fortuna sono di tutta un’altra pasta. Ora scusate ma devo andare a scrivere un’inchiesta sui Metallica. Titolo: “Dove sono finiti i gruppi folk di una volta?”.

Tv Sorrisi & Scazzoni

28 lug

Quattro anni fa lo sclero in una redazione di provincia. Quattro anni dopo lo sclero in una redazione nazionale. Ognuno ha il suo modo di fare carriera.

In realtà è ancora tutto relativamente tranquillo, ma per la prima volta in due settimane mi sento davvero dentro al vortice che tutti chiamano in quel modo così buffo. Con quella parola che non riesco mai a ricordare, tanto mi è stata estranea fino a poco tempo fa. Ah sì. Lavoro.

Sento una volta per tutte di esserci davvero finito in mezzo. Sto proprio diventando grande (cazzo, ho quasi trent’anni!). Di pari passo sento anche lo stress della cosa, ma dicono sia tutta salute. Che se ne va. Però in fondo è uno stress buono, che è più che altro un senso di continuità, cosa che prima non avevo di certo modo di provare. Collaboravo da casa una tantum. Ed ero al verde. Adesso è tutta un’altra storia. A parte il colore.

Quattro anni fa lo sclero in una redazione di provincia. E’ lì che è nato questo blog. Quattro anni dopo un compleanno a base di uno sclero soft e in fase ascendente. Volevo festeggiare il quarto giro di boa di questo diario raccontandovi l’inizio delle vere pressioni. Ma no. Son quasi le due e domani ho un treno per il mare. Ve lo racconterò lunedì. Io intanto festeggerò tra le onde.

La dura legge dell’autogol (5)

27 lug

No ma è tutto ok. Non è mica vero che ognuno ha le sue maledizioni, le sue palle al piede, i suoi piedi tra le palle. Il mio calcio ai testicoli ha la barba lunga, ma soprattutto è morto da un pezzo. O così dicono. Babbo Natale non c’entra nulla, altrimenti gli avrei già bucato la slitta. Da due mesi a questa parte il mio problema è lo stesso problema che ha avuto il mondo fino a poco più di anno fa. E mica cazzi.

Bin Laden mi perseguita. Non il suo fantasma, ma la notizia della sua morte. Ogni volta che in questa redazione si parla di lui ci sono di mezzo io. E’ successo già quand’ero collaboratore, e com’è andata a finire è cosa nota (leggere per credere). Ora stiamo preparando il numero di settembre, e l’11 si sa, c’è un maledetto anniversario da celebrare. Inevitabile parlare dell’ex leader di Al Qaeda. Altrettanto inevitabile è che questo succeda al mio primo numero in veste di redattore, quando sono titolare delle pagine in cui andrà il pezzo in questione. E ovviamente si tratta dello stesso giornale per il quale scrissi la cazzata che mister Bin era stato trovato in una grotta, e non in un compound.

Ho sapientemente delegato il lavoro a un collaboratore, che poi è un ragazzo che ha frequentato la mia stessa scuola di giornalismo. Non avrei paura a pensarci io, in fondo si tratterebbe di scrivere novecento misere battute su cose trite e ritrite. Ma ormai lo faccio per scaramanzia. Me ne sto ben alla larga, io che sull’immaginario post-11 settembre ho fatto pure la tesi di laurea.

In redazione, però, hanno la memoria lunga, complice la sfuriata dell’altro direttore dopo il mio errore madornale di quella volta. Le sue urla devono aver solcato le pareti (e io che pensavo che l’imbianchino avesse stuccato male!). Così un paio di giorni fa la mia attuale direttrice è entrata di buona lena nella stanza in cui lavoro, e con fare deciso mi si è avvicinata e mi ha detto: Mi raccomando il compound!. Poi se n’è andata con una mezza risata beffarda.

Certi errori ti marchiano a fuoco. Quello è stato proprio il mio 11 settembre.

Lo scoop del secolo

24 lug

Non so cosa mi faccia incazzare di più. Se la fantasia che latita oppure la colossale scoperta di acqua calda. Una cosa è certa: non se n’era accorto nessuno. A parte tutti.

Bizzarro meteo

6 lug

Your Tv, previsioni del tempo per domani.

Sulla Baia delle Zanzare è prevista pioggia con locali schiarite. Temperatura massima di 21 gradi, 33 la minima.

E mentre la nostra adorata emittente dà i numeri, già da stasera a Thor sono venute le mestruazioni. Evidentemente su Asgard sono finite le scorte di assorbenti e tampax. Loki deve aver dirottato i furgoni dei fornitori per fargli un dispetto, e lui s’è messo a far cadere fulmini e saette a destra e a manca. Grazie, Dio del Tuono. La mia macchina aveva proprio bisogno di una bella lavata.

..Dai oh, ma io stavo scherzando..

EUROTeleKronaKus (6)

5 lug

Molti di voi sperano in un’imminente gara 2. Chi per cercare di pareggiare i conti e cambiare l’inerzia della serie contro la Spagna. Chi, invece, perché spera che le mie agghiaccianti telecronache possano in qualche modo continuare. Invece no, questi non sono i playoff Nba. Non c’è nessuna serie in corso. Partita secca e tutti a casa. Gli Europei di calcio sono finiti. Io ho già arrotolato la bandiera e l’ho rimessa lì nell’angolino. A prendere la polvere, a covare speranze per futuri caroselli. Per adesso tutti a nanna.

Queste, intanto, le ultime boiate con cui ho imbrattato la mia bacheca Facebook (ah no, adesso si chiama diario..) durante la finale.

Al via le EUROTeleKronaKus, probabilmente in formato ridotto. Fatemi godere la finale, cribbio!
Sento i primi caroselli per le strade. Qualcuno ha rubato la DeLorean a Doc?!
Super Mario (Balotelli) in campo. Super Mario (Monti) in tribuna. La Nintendo nuovo sponsor ufficiale della nazionale italiana.
Buffon canta l’inno con tanta veemenza da sembrare quasi sulla tazza. Monti, invece, sputa fuori una parola ogni tanto. Prevista per domani l’approvazione in Parlamento di un decreto che istituisca un inno tecnico che gli eviti ulteriori sputtanamenti.
Scontro aereo tra Alonso e Abate. Si cerca la scatola nera.
Balotelli e Sergio Ramos continuano a toccarsi. Il metrosexual ha finalmente un nome.
“Uno-due” e già siamo in difficoltà. Eppure è semplice. Dopo viene il tre, lo sanno anche i bambini.
Tocco magico del Mago Silva. Spagna in vantaggio.
Alonso fa la ruota in area. Manca il copertone e cambiamo direttamente sport.
Non teniamo una palla. Zero testiculi.
Porka Waka! Giallo per Piqué.
Cassano invece di tirare fa una specie di retropassaggio per Casillas. Crede di giocare ancora in Spagna.
Jordi Alba per la Spagna. Precoce tramonto per l’Italia.
Finisce il primo tempo. Azzurri annichiliti. Monti li ha spaventati annunciando dalla tribuna l’introduzione di una “soccer-tax”.
Nell’intervallo Prandelli a colloquio con Monti. Gli ha suggerito di introdurre un’euro-patrimoniale contro chi vincerà stasera.
Cassano fuori per infortunio. È scivolato nello spogliatoio. Su una saponetta piazzata da Cecchi Paone. Chissà se per vendetta o se per diletto.
Alba è velocissimo. Altroché Furia Rossa. Frecciarossa.
Fuori Montolivo. Deve andare ad aggiustare il taglio. (vediamo questa chi la capisce..)
Dopo la doppietta contro la Germania Balotelli è diventato testimonial della Nike. Dopo stasera sarà l’uomo immagine delle Lelly Kelly.
Motta sotto i riflettori e subito si squaglia. Italia gelata in dieci.
Altroché 11, loro sembrano 22. La pecora Dolly doveva essere spagnola.
Stasera Balotelli gioca da solo. È pronto per il Roland Garros.
Gli arbitri vedono quello che vogliono. Jordi Alba lo chiamano Jessica.
Distribuisco biscotti agli ospiti per addolcire la pillola. Non funzionano. Proverò con il tronchetto Di Natale.
Ecco perché preferisco il basket al calcio. Con un tiro da tre risolveremmo la partita.
Balzaretti zoppica. Tra un po’ sarà un Buffon contro tutti.
La Spagna per il 3 a 0. Siamo ufficialmente caduti dalla Torres.
Preferisco il basket, sì. Però il tiro da quattro non esiste.
Scornata azzurra. E onore ai matador.
Fi-fii-fiiiii. Adios, amigos.
Mi accorgo ora che il quarto gol l’ha segnato Juan Mata. Un nome un destino.
Cantiamo tutti in coro. Pooo-po-poo-porcameeeerdaaaaaa!!…
Ero così pronto a festeggiare che mi vestirei di giallorosso e prenderei un charter per Madrid.
Applausi tecnici di Mario Monti. Mai visto un gufo con gli occhiali.
Buffon disperato. Aveva puntato la Seredova alla Snai sul trionfo dei suoi.
Beati i ragazzi dei caroselli delle 20 30. Altroché DeLorean. Quelli avevano già capito che stasera non si sarebbe andati oltre la festa preventiva.
E adesso tutti pronti per le Olimpiadi. Vi delizierò con delle OLIMPITeleKronaKus da leccarsi i baffi. Tutti gli sport, ventiquattr’ore su ventiquattro. Non dormirò, non mangerò. Mi infilzerò una flebo e chi si è visto si è visto.
Non è vero. Mi sa che in quel periodo avrò ben altro da fare…

Quando il buco nero ha fame so’ cazzi acidi

4 lug

Trovata la cellula-madre dell’universo. Ora è caccia grossa alla cellula-padre, in fuga da eoni per sottrarsi agli alimenti. Pagatele voi le pappine per tutto il Creato.

EUROTeleKronaKus (5).. O no?!

30 giu

Ho fatto il pigro. Anzi, ho fatto lo stanco. Anzi, ho fatto quello che era appena tornato da un lungo viaggio che potrebbe cambiargli la vita. No, niente Tibet. Ero da tutt’altra parte, ma ne riparlerò. Fatto sta che al calcio d’inizio della semifinale contro la Germania dovevo ancora sceso dal treno. L’Italia in campo, e io ancora sul Fecciarossa intento ad attraversarla. Appena tornato ero esausto. Scarico. Io. Io e il mio iPhone. Sono partito con il caricabatterie. Cioè, sì, forse. Sono partito con il cavo usb che fa anche da caricabatterie, ma senza la punta, lo spinotto che si attacca alla corrente. Me ne sono accorto all’andata, ma comunque troppo tardi. Ho fatto giusto in tempo a scrivere questo status su Facebook, per poi pentirmene:

Il Fecciarossa ha due vantaggi (e quelli soltanto). Il primo è che puoi ricaricare il telefono mentre fuori ti cambia il paesaggio. Il secondo è che ti alleggerisce con convinzione il portafogli. E con quest’afa meno zavorra hai e meglio è. O no?!

Poi sono andato per caricare, ma ho visto che mi mancava un pezzo. Che mi mancava il pezzo. Un po’ di panico, poi l’idea di supplicare per un qualsiasi tipo di aiuto alla reception dell’hotel in cui già avevo prenotato una singola. Una singola bollente e abitata da zanzare che non ti pungono, ti impiantano direttamente un nuovo capazzolo. Alla fine me lo son fatto caricare tramite usb dal gentilissimo receptonist anglo-qualcosa, che dopo aver controllato se qualche altro cliente incline alla tontolaggine avesse per caso lasciato lì un caricabatterie (intero) per iPhone. Niente da fare. Allora ha usato il portatile dell’hotel, anche se c’ha messo tanto, troppo, e alla fine non si è caricato del tutto. Sicché al ritorno era già scarico. Lui. E io. E non mi andava proprio di stare attaccato alla presa per scrivere minchiate mentre i ventidue nonpiùalleatichelaguerraèfinitadaunpezzo erano intenti a rincorrere un testicolo troppo cresciuto.

Adesso però mi tira il culo. Qualcuno mi ha fregato il “lavoro”. Qualcuno che farebbe molto ridere, non fosse che ci sarebbe da piangere.

EUROTeleKronaKus (4)

26 giu

Questa volta ho davvero esagerato. Mi son fatto prendere la mano. Per favore, restituitemela. Quarantacinque giri. Di parole. Freddure gelate. Guardate la colonnina di mercurio e sparatemi un sonoro grazie. Quarantacinque euro-cazzate, dicevo, di quelle da competizione. Io contro Martufello. Secondo me finisce pure che perdo.

Al via l’ennesima, inutilissima EUROTeleKronaKus.
Bandiere in campo. Lampante l’identità delle squadre. Italia contro Croce Rossa. Se ci facciamo male siamo in buone mani.
Difficile scrivere freddure di fianco a mio padre che urla e subito dopo ha il coraggio di dire che queste partite non lo prendono più..
Calcio d’inizio. Dio salvi la regina. Ma non oggi, grazie.
“Palo!”. E sbuca un portiere cinese.
Balzaretti, cross per Casper. Si prevede un gol fantasma.
Buffon non ha riflessi. È direttamente uno specchio.
Balotelli, è ora che ti guadagni la pagnotta. Suvvia, parti pure avvantaggiato. La maionese già ce l’hai.
Buffon come Spider-Man. Ma c’è un Parker tra gli avversari. Sembra una sceneggiatura Marvel.
“Dobbiamo ancora trovare la posizione giusta”. Qualcuno tolga il libro del kamasutra da sotto gli occhi del telecronista Rai.
Balotelli s’è mangiato il gol, la maionese e tutta la pagnotta.
L’Inghilterra è partita forte, ma adesso stiamo controllando noi. Loro sono passati al cricket.
Balotelli, più entusiasmo. Ho capito la faccetta nera, ma questo non è calcio balilla.
Cassano. Passaggio. A vuoto.
Fase statica del gioco. Prandelli e Hodgson tentati dalla briscola.
Cassano tira per levarsi la ruggine di dosso. E io che pensavo fossero brufoli.
Motta indisposto. O ha le sue cose o è indigestione di cornetti.
Welbeck avanza solo. Talmente solo che sta per mettersi a piangere.
Finisce il primo tempo. Nessun infortunato. Palese la noia dei crocerossini.
Secondo tempo al via. È chiaro, però, come all’Italia manchi una punta. Uno che penetri. Che arrivi fino in fondo. Che lo metta dentro. Che ci faccia gridare. Godere. Cambio: fuori Cassano dentro Siffredi.
Tiro. Parata. Tiro. Parata. Tiro. Fuori. Gli azzurri con le mani sui capelli. Qualcuno passi uno scottex a Balotelli.
Svelato l’arcano degli errori di Balotelli. Non vuole segnare contro gli inglesi. Teme la rescissione del contratto.
Abate e Young, testa contro testa. L’azzurro sofferente. L’inglese è chiaramente un cornuto.
La loro difesa ha dei buchi che ci permettono di entrare. Rocco, pensaci tu.
Dai Diamanti non nascono i fior. E i gol??
Barzagli ammonito. Senza aver fatto male a nessuno. I crocerossini ostentano delusione.
Italia con il 4-3-2-1. Boom.
Italia ad albero Di Natale. Un chiaro messaggio subliminale per Prandelli.
Ma niente. Entra Maggio. Tutto un altro periodo dell’anno.
Overtime. L’Italia per vincere deve fare soltanto una cosa. Passare a Pirlo una bombola d’ossigeno.
Prandelli con una macchia in rilievo sulla giacca. O nei paraggi ci sono piccioni con la dissenteria oppure Balotelli si è messo a fare headbanging durante la pausa.
Giallo per Maggio. Ancora c’è tempo.
Il telecronista Rai ricorda come adesso ogni errore possa essere fatale. Ravanata tra i coglioni da parte di Buffon.
Balotelli, tiro telefonato. “Mi pari? Ma quanto mi pari??”.
Altro tiro telefonato di Balotelli. La Telecom ha già pronto il cesto per Natale.
Palo di Diamanti. Qui non si bada a spese.
Guardate bene. Diamanti non ha tatuaggi. È un frigorifero bipede pieno di calamite.
Young. Giovane. Ma con la botta che ha preso sta comunque per perdere tutti i denti.
Occasione d’oro per Diamanti. Momento prezioso per l’Italia.
Nocerino! Palla in porta!! …. Fuorigioco. Come perdere l’ugola per l’anima del cazzo.
Urla disumane a casa KronaKus. Tanto rumore per nulla.
Un finale rigoroso. Li mortacci..
Ok, sì, dai Diamanti nascono i gol. Quelli decisivi.
Italiani, popolo di scommettitori. Rigori, praticamente una lotteria. E chi avrebbe dovuto vincere se non noi??
L’Italia è in semifinale. Siete condannati alle EUROTeleKronaKus a oltranza.

E ho detto tutto. Appuntamento qui per giovedì sera, pronti per la semifinale contro i tedeschi. Calmi, però. Non vi agitate. State c(r)auti.

EUROTeleKronaKus (3)

21 giu

Terza tranche di minchiate da servire fredde, possibilmente di fronte a un palla che rotola e a una pizza che invece no. Sennò rotolerebbero anche altre palle.

Queste cose le ho scritte durante l’incontro contro l’Irlanda (“l’incontro contro” suona proprio male..). Premetto che non avevo bevuto Guinness. Perlomeno non all’inizio. Ma poi era soltanto birra dell’Eurospin.

Bandiere che sfoggiano sul terreno di gioco. Quella irlandese sembra la versione scolorita della nostra. Lo stesso vale per i capelli dei due ct.
È il momento dell’inno. Speriamo di cantare quello alla gioia tra un paio d’ore.
Gelati dai retropassaggi. Si sente l’influsso di Thiago Motta.
Folk irlandese sulle fasce. Al centro la danza dei narcolettici in azzurro.
Italia ubriacata dal gioco avversario. Rubare le loro scorte di Guinness non è stata una gran trovata.
Pirlo si è fatto male calciando la gamba di un irlandese. Ma Tony Stark non era americano?!
Gioco sterile, ragazzi. Così sarà dura partorire gol.
Ci stanno mettendo in croce. Celtica.
Balza-retti: saltare sul culo degli altri e restarci aggrappati per un po’.
Stava per arrivare il regalo Di Natale. E con grande anticipo.
Cassano inzuppa in porta! Al biscotto ci pensano gli altri..
Rimessa di Duff. Gli irlandesi sono gli unici al mondo a bere una birra e a vomitarne un’altra.
Inizia il secondo tempo. Intanto chiamatemi Dan Brown. Mi serve qualcuno che mi decodifichi il Codice UEFA per capire chi cazzo passerà il turno.
Non è che giocando alla tedesca in area fioriscano gol, eh…
Stiramento per Chiellini. Aveva la divisa sgualcita.
Fallo laterale. Nel senso che adesso gli irlandesi hanno il cazzo storto.
Fuori Cassano, dentro una (non) punta. Di Diamanti.
Ho visto una striscia di maionese su una pagnotta bruciacchiata a forma di cranio. Balotelli è pronto a entrare.
Pirlo oggi ha il piede freddo. Gelato. Fanculo Motta.
Fuori Duff. Troppa schiuma.
Fuori Di Natale. Senza fretta. Il 25 dicembre è ancora distante.
Trap, ricordati da dove vieni. E metti dentro le riserve.
L’Italia ha l’ansia da prestazione e fa cilecca. Non riesce a metterlo dentro.
Spagna in vantaggio. Ho sentito un Oro Saiwa sbriciolarsi.
Balotelli, rete spettacolare!! Il fatto è che il portiere è scivolato su una macchia di Calvé.
È fatta. Abbiamo passato il turno. Adesso il grande dilemma: stappare una Guinness o festeggiare con latte e “biscotto”?!
 

E se non ne potete più domenica sera tifate Inghilterra. Intanto qui si continua.

EUROTeleKronaKus (2)

18 giu

Ops, I did it again! Anche se non ho le poppe della Spears. E nemmeno le chiappe.

Culo, sì. Stasera ne avremo bisogno. Ma soprattutto avremo bisogno di palle. Tante palle. In rete ma non solo. Prima di tutto serviranno quelle nelle mutande. Bisognerà giocare con gli attributi di fuori, e questo significa sostanzialmente due cose. Primo, la Uefa economizza sui calzoncini da gara. Secondo, Cassano l’omofobo non si muoverà dallo spogliatoio.

Dicevo che l’ho fatto ancora. Ho profanato il sacro calcio con le mie freddure. Stasera torneranno comodo, con quest’afa.. (ecco la prima). Di seguito la raccolta dei miei ghiaccioli formato battuta in occasione del match tra i nostri smutandati e quelli croati.

Primo angolo per l’Italia. Speriamo non sia retto.
Maggio ha perso l’attimo. E dire che ha avuto un mese intero.
Marchisio sembra un attore di Cento Vetrine. Speriamo non lo prenda come un alibi per fare il manichino.
Balotelli fa tutto da solo. Costretto dai compagni ad alzare la cresta.
Balotelli attivo ma non conclude. Prandelli, la mayonese non basta. La prossima volta prova a mettergli in testa un po’ di salsa piccante.
Croazia avanti. Brivido felino. Come il riflesso di Buffon.
No, no e no. Chiedere a Cassano di andare in profondità è come chiedere a Cecchi Paone di non farlo.
Balotelli: “Dammela prima”. No, non è lui il metrosexual.
Attenzione all’inserimento croato. Cassano in fuga verso gli spogliatoi.
Marchisio lascia andare un filtrante. Ma non s’intende con il fantasma formaggino.
L’Italia sciupa palle golose. Anche loro in paranoia per la prova costume.
Cassano sbaglia la diagonale. Nessuna sorpresa. I votacci li aveva sicuramente in italiano, ora sappiamo che li aveva pure in geometria.
Tamponamento tra croati. Impossibile decifrare le targhe.
Marchisio non punta al gol. Vuol uccidere il portiere a suon di pallonate.
Italia in gol!!! Pirlo, piede magico, è già stato opzionato per il prossimo Harry Potter.
Dicono che Pirlo abbia un bel culo. I piedi, donne, quelli dovete guardare.
Fine primo tempo. Tutti negli spogliatoi. Andate a riprendere Cassano, va.
Destro fiacco?! Ma se non è nemmeno stato convocato!
Balotelli preso da dietro. Cassano, terrorizzato, fugge di nuovo negli spogliatoi.
Deviazione di Maggio. La palla arriva adesso a fondo campo. Era un tiro lemme lemme. (QUESTA MI SA CHE NON L’HA CAPITA NESSUNO..)
Thiago Motta prende un croato per il collo. Dev’essere un pronipote di Hulk Hogan.
E chi di wrestling ferisce..
Fuori Motta dentro Montolivocic… Scusate, comincio a fare confusione.
L’arbitro fa l’occhiolino a uno dei giocatori. E noi che cercavamo il metrosexual tra quelli senza fischietto..
Pareggio croato. Fanculocic.
Fumo in campo. Ma l’Olanda non aveva giocato ieri?!
Fallo di Montolivo. Questo non aiuterà a far tornare Cassano in campo.
Fuori Cassano. Dichiarazione a caldo: “Meglio fuori che dentro”.
I croati alzano il gomito. Vogliono festeggiare prima del triplice fischio finale.
Ma Mourinho fa il guardalinee?!
“Dai che c’è tempo”. Qualcuno faccia notare al telecronista Rai che è già la fine del recupero.
Prandelli intervistato. Stavolta l’audio c’è. Charlie Chaplin non nasconde la sua delusione.
X. Non tanto per il pareggio quanto per l’incognita qualificazione.
 

E stasera si ricomincia. Basterà cliccare qui verso le 20 45. Astenersi bevitori di Guinness.

EUROTeleKronaKus (1)

14 giu

Domenica pomeriggio mi è venuto un grillo per la testa. Ho fatto un movimento a cinque stelle, neanche fossi un hotel o un antipolitico. Ho impugnato il mio iPhone e mi son messo a scrivere su Facebook cose non sense su Italia – Spagna. Questo è il risultato.

Dalla corrida al torello. La Spagna non si smentisce mai.
Maggio in ritardo. Infatti è giugno.
Di Natale in gol. Ancora sei mesi e mezzo (esatti) e ci siamo.
Pareggia la Spagna. La nostra difesa ha chiaramente un difetto di Fabregas.
E lo chiamano Buffon. Mai un cognome fu più ingrato.
Maggio sta perdendo tutte le palle. Qualcuno chiami un andrologo.
Fuori Motta. Serve un’Italia meno Algida.
Vedo un’Italia sulle gambe. Anche scommettere stanca.
Intervista muta della Rai a Prandelli. I prossimi saranno Di Natale, Pirlo e Charlie Chaplin.
 

Qualcuno ha avuto pure la faccia da culo di disseminare mi piace qua e là. Evidentemente in giro c’è ancora chi crede che l’apice della comicità sia il Benny Hill Show. Buon per me. E dato che vi voglio male, ma soprattutto non ho alcun ritegno per me e la mia già malconcia reputazione, stasera si replica.

Cercatemi su Facebook (o cliccate l’immagine sotto). Ne vedrete delle brutte.

Evito l’ironia vista la tragedia

11 giu

Ditemi soltanto che è un fotomontaggio…

God saves the squirrel!

9 giu

“Hai visto su Repubblica.it le foto dello scoiattolo che s’è mangiato la panna della regina?? Guardale, son forti! Speriamo ci siano ancora.. Due ore fa c’erano…”

Boh. Forse mio padre pensa che su Internet le cose siano scritte con l’inchiostro simpatico.

(..e con questa ancora rido…)

Venere

6 giu

Ore 3, la scorsa notte.

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Guardachellùna: Ohi, ciao Kronny!

KronaKus: Ohilà, Guardy!

Guardachellùna: Guardi anche tu Venere?

KronaKus: No, no, Guardy. Non ci penso nemmeno! …Guardy, ma che minchia guardi?! Guarda che quella è pericolosa..

Guardachellùna: E perchè mai?!

KronaKus: Non lo sai?!? Bacco, tabacco e Venere riducono l’uomo in cenere!!

Guardachellùna: ..Ah sì?

KronaKus: Certo. Ora scusami ma finisco il vino, il cubano e poi me ne vado a dormire.

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