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Il re pubblica, il suddito s’attacca

23 gen

Scrivere un pezzo su una cosa che è sulla bocca di tutti. Pensare un titolo. Convincersi di aver trovato quello giusto.
Scoprire che Repubblica.it lo ti ha appena fregato l’idea.

Mi sento compiaciuto oppure frustrato? Non riesco a capirlo.

Mi si è scaricata la bussola

24 set

Milano sparita, titola oggi Repubblica Sport a caratteri cubitali. Scusate, ma allora io dove cazzo sono finito?!

La dura legge dell’autogol (2)

17 mag

Tempo di Nba. Di nuovo i playoff. Di nuovo ore spese di fronte alla tv mentre invece dovrei leggere più giornali. Così magari la smetto di scambiare i terroristi con i bambini sacri. Il mio decoder però fa le bizze, e ha deciso di non registrare le partite secondo le mie programmazioni. Forse è proprio vero che il Cielo ce l’ha con me. Oppure è un messaggio che mi arriva dall’alto. Leggiti un cazzo di quotidiano e smettila di fare gaffe da idiota - mi dicono da lassù - o finirai per perdere l’unico lavoro decente che hai. Forse è davvero tutto collegato, Cristo! Sì, proprio lui. Il bimbo sacro.

Ma io non demordo. Voglio vedere i playoff, e anche se sono un nottambulo non ho nessuna voglia di guardarli in diretta a tarda ora, che tanto lo so che poi finisco per sonnecchiare davanti al televisore. Li voglio guardare di giorno, in santa pace. Quando sono lucido e sveglio davvero. E quando a casa non c’è nessuno che avendo già letto il risultato post-diretta su Repubblica.it possa farmi facce strane che mi fanno capire com’è andata a finire. Non voglio che si ripeta il casino dell’anno scorso. Né questo. Né quest’altro. Né quest’altro ancora.

Fatto sta che ho pensato che il problema fosse la memoria del decoder intasata. Così mi son messo a fare pulizia. C’erano programmi registrati che stavano lì a fare la muffa da prima della scorsa estate. Roba vecchia di circa un anno. C’è persino la prima puntata di quella porcheria di Tabloid, ma solo perché avevo sentito dire che avevano fatto un servizio sulla sagra medievale che si ripete ogni anno nella mia Baia delle Zanzare. Balle. Centonovanta minuti mandati a velocità trentuplicata per vedere inquadrato anche solo un angolo del mio bel lungomare. Ma niente da fare.

Bene. Via nel cesso, dov’è giusto che stia. Un bel tredici per cento di memoria riconquistato. Ottimo. Andiamo avanti. Toh, va. Uno Speciale Tg3, anche lui vecchio di un anno. Vediamo un po’ di cosa parlavBenvenuti a Speciale Tg3. Come già saprete questa notte è stato ucciso il noto terrorista Obama.. emh.. Osama Bin Laden..

ODDIOOOO!! MI PERSEGUITAAAAA!!!, penso tra me, me stesso e me quell’altro (siamo in tanti qua dentro). Ma non è tutto perchIl capo spirituale di Al Qaeda non si trovava in una grotta, come si è sempre pensato, bensì in un complain. In collegamento abbiamo Giovanna Botteri che..

Basta. Vado a leggere Repubblica.

La storia per caso

11 apr

Un’insalata mezza greca, che però ho provveduto a mangiare per intero. L’altra mezza l’ho scordata, che di quel giorno ho ben altre cose da tenere a mente. Villa Pamphili, Roma. Uno dei posti più belli che abbia mai visto, e questo forse dimostra che non ne ho visti poi tanti. Ma quel che è bello è bello. Un polmone verde dentro l’immenso grigio della città della storia, in una giornata che oggi mi torna in testa tra la nebbia del mio fitto pensare.

I miei genitori erano venuti a trovarmi durante uno stage, forse il più importante per il prestigio della testata. Io ho la memoria corta e il naso altrettanto, altrimenti starei qui a spacciarmi per una banca dati ambulante. Invece no. Né banca dati né banca date. Più che il fosforo, il burro. Tutto mi scivola via. Per questo non ricordo quando è stato il giorno delle insalate mezze greche. Il giorno in cui ho pranzato a un metro e mezzo da Miriam Mafai.

Idea.
Grande idea.
Sono un genio.
Sono passati quasi due anni. Sì. Esatto. Me l’ha appena detto il mio curriculum, in cui ho volpescamente incluso quel mio stage da sventolare ai quattro venti.

Io quella donna proprio non la riconoscevo. E il motivo è semplice: non la conoscevo affatto. Il suo nome se ne stava nascosto nei meandri della mia nebbia cerebrale, ma il suo volto mi era del tutto indifferente. Vedevo una signora presumibilmente sveglia a discapito degli anni. Tutto qui. Per me non c’era nient’altro da vedere. Mio padre, invece, sa tutto di tutti, e quando non sa fa finta di sapere. Questa volta, però, sapeva davvero. “Kronny (no no, non mi chiama veramente così), guarda chi c’è. Sai chi è quella?”, mi ha chiesto. Prima di ostentare il suo sapere verifica sempre quanto ne sanno gli altri. Così, tanto per umiliarli. “No. Chi è?”, gli ho risposto io, abituato ma non troppo al suo modus avvilendi. “E’ Miriam Maffai. Quella scrive per Repubblica da tanti anni”. E dire che lo stage lo stavo facendo proprio lì.

Oggi ripenso a quel giorno e mi sembra tutto un po’ sfumato. Ho scattato diverse foto, i ricordi più nitidi che ho. Stavo dentro a quel polmone verde, vicino a Monteverde (dove mio nonno andava a vendere le uova, cosa che oggi ci racconta un giorno sì e l’altro pure). Ruminavo insalata greca (e verde) e indossavo una polo. Una polo verde. Ci mancava solo Bossi in lacrime ed eravamo al completo. Davanti a quel monumento al giornalismo ho fatto finta di leggere proprio il “suo” quotidiano, che mio padre compra tutti i giorni ormai da un paio di vite. Però adesso Miriam non c’è più. Di lei restano la penna più pungente della spada, gli editoriali rossovestiti, gli amori a scoppio ritardato. E la passione viscerale per le inchieste, al punto da preferirle agli uomini. O così diceva. A me non rimane che la nebbia di quel giorno di sole, il ricordo dai contorni contorti di quel pezzo di storia incontrato per caso nella città della storia.

Dueggiugno

2 giu

Oggi è la festa della Repubblica. I miei più sentiti auguri a Eugenio Scalfari per i suoi 65 anni. Anche se francamente gliene avrei dati un po’ di più.

E adesso scusatemi, c’è Ezio Mauro che mi aspetta per la torta a forma di Pisapia.

Tutto lavoro che cambia

10 nov

Son passato con mio padre lì al tabacchi, per assecondare il suo vizietto delle scommesse. Che in realtà è il mio, naturale (naturale?) conseguenza dello stage alla redazione di sport di qualche mese fa. A me il calcio non ha mai dato stimoli. Nemmeno bevo latte, io!
Ok la smetto di riciclarmi le battute.

Dicevo che son passato con mio padre lì al tabacchi. Ho fatto due parole con l’amico spilungone che ci lavora. Lavora con le scommesse, le sigarette e pure con i giornali. Sapeva della mia trasferta nella Città delle Pizze Gommose, e vedendomi qui nella Baia delle Zanzare, dove sono tornato ormai da qualche giorno, mi ha chiesto com’è andata. Gli ho raccontato propositi e speranze, promesse e perplessità. Nei suoi occhi ho letto un interesse vero, oltre a una certa fascinazione verso il fantasmagorico mondo del giornalismo. Io l’ho messo in guardia. Guarda che è un mondo difficile, felicità a momenti e futuro incerto, gli ho detto. E mentre prendevo coscienza di come Tonino Carotone dovesse aver tentato per forza la strada dell’informazione prima di buttarsi su certe canzonette, l’amico spilungone ha finito per aprirmeli lui, gli occhi. Io gli avevo appena detto che tutto sta cambiando, che lentamente si passa dalla carta al digitale. Ma non mi capacito mica della misura di tutta questa evoluzione. Parecchi non mi comprano più Repubblica perché se lo leggono sull’Ipad, mi ha detto lui. Parecchi?, ho chiesto io. Parecchi!, ha ribadito lui.

Ma io proprio non ce la vedo la gente ad andare in giro con la tavoletta di Steve Jobs. Che poi prima o poi Steve Jobs s’incazzerà pure con tutta ‘sta gente che gliela ruba di continuo, la tavoletta. Un oggetto che mi affascina tanto, ma che è più grande delle mie tasche sia come prezzo sia come dimensioni. Però in fondo, l’ho detto pure all’amico spilungone, per loro delle edicole è di certo una perdita se il lettore si butta sul digitale, ma per noi del giornalismo è tutto lavoro che cambia.

Giornalisti 20 notizie

13 gen

“Povera lingua italiana, letteralmente massacrata dagli sms. Rischia di diventare, da lingua più ricca di vocaboli, quella più povera”.

Non è un estratto dell’articolo di Repubblica di ieri, di cui ho parlato nel post precedente. E non è nemmeno una parte del servizio del Tg1 di ieri sera. E’ uno servizi mandati in onda oggi dal Tg2 – Costume e società. Che poi ha proseguito ripetendo la tiritera sulla “generazione 20 parole”, “perché pare che (i giovani d’oggi, ndK) di più non ne sappiano usare”.

Bene. Ringraziamo questi “giornalisti 20 notizie” (perché pare che di più non ne sappiano trovare), per averci avvertito.

Grazie Tg1

12 gen
Oggi, La Repubblica, pagina 53:
Sale.
Fa male, riducetelo
la nuova crociata degli americani

Oggi, Tg1, edizione delle 20, lancio del tredicesemo servizio:
Scoperto un nuovo tipo di colesterolo, pericoloso come causa d’infarto. E per lo stesso motivo l’America Latina lancia una campagna contro l’eccessivo consumo di sale.

Oggi, La Repubblica, pagina 23:
“Si sclera, si sta dentro”
ecco come parla
la generazione 20 parole

Oggi, Tg1, edizione delle 20, lancio del quattordicesimo servizio:
“Scialla”, “svario”, “sottone”… Non sono termini stranieri, ma parole che fanno parte del linguaggio dei nostri teenagers

Mi stavo dicendo: durante questo periodo di pseudo-vacanza ho aggiornato troppo poco il mio blog. Sì, ok, ma cosa scrivere? Inutile riempire questo diario virtuale con post vuoti e privi di cose vere da raccontare, ora che sono a casa mia e che non ho sostanzialmente molto da dire. Ma poi è arrivato il telegiornale della “prima rete”, e luce fu. Ecco la scintilla, ecco l’ispirazione.
Il Tg1 ha ripreso due articoli di Repubblica e ne ha fatto dei servizi. Inutile condannare il continuo copiaincolla fra testate, anche di media diversi. E’ una prassi consolidata, per quanto discutibile. La cosa buffa non è tanto che Minzolini & Co. abbiano preso in prestito un paio di idee dal quotidiano del gruppo L’Espresso e le abbiano fatte proprie per l’edizione di stasera. Ma, piuttosto, che non sia avvenuto il suo esatto contrario.
Mi spiego: le notizie arrivano, la redazione ci lavora su. E fin qui ci siamo. Ma chi è il primo a poterle diffondere? Le agenzie certo. Poi probabilmente il web. Forse la radio. Magari la tv. Di certo il quotidiano arriverà per ultimo.
Ergo: se Repubblica avesse preso spunto da alcuni servizi del telegiornale della sera prima non sarebbe stato molto professionale, ma tutto sommato sarebbe stato accettabile. E’ tutta da interpretare, invece, la scelta del Tg1, che ha costruito servizi per il tg serale sulla base di articoli di giornale che non solo sono già usciti molte ore prima nelle edicole, ma che sono stati scritti, in tutta probabilità, almeno ventiquattro ore prima della messa in onda del telegiornale. La novità, se mai ci fosse stata, puzza già di marcio. Come se il mio panettiere mi vendesse il pane del giorno prima spacciandolo per quello di oggi.
Notizie fresche per tutti, insomma. E soprattutto, originali. Grazie Tg1.
Io, intanto, per non sapere né leggere né scrivere, il giornale di domani me lo leggerò dopo il telegionale della sera. Non sia mai che mi debba guardare il “Minzolini Show” con un senso di dejàvu!!

Trova le differenze

30 dic

I morti sono tutti bravi. I vivi un po’ meno. Apprezzo molto Scalfari e Pansa, sono due santoni. I santini non li cito per evitare di dimenticare i più meritevoli.

Non l’ha detto Ezio Mauro, non Concita De Gregorio, e nemmeno Ferruccio De Bortoli. Sono parole di Vittorio Feltri, l’agguerrito direttore de Il Giornale. Un’esternazione che oggi sembra fantascienza, vista la guerra in atto tra il suo quotidiano e La Repubblica, di cui Eugenio Scalfari fu fondatore e direttore.
Sembra roba di chissà quando, invece si tratta di una dichiarazione più o meno recente, pubblicata nel libro/collage-di-interviste che sto leggendo da quest’estate, Ci metto la firma!, del collega di Metro Mariano Sabatini. E la domanda a cui ha risposto non era Chi ti mangeresti al forno con le patate?, o Chi butteresti giù dalla torre?, ma Chi stima tra i colleghi del passato?.

Sarebbe bello chiedergli, invece, Chi stima tra i colleghi del presente?. Per mettere a confronto le due risposte. E giocare, poi, a Trova le differenze.

Snikt

11 apr

Mi domando perché nel giornalismo si commettano spesso degli errori così grossolani. “Il ritorno di Wolverine, il più sexy degli X-Man”. A parte la superficialità del taglio che si è voluto dare al servizio, il titolo che campeggia nel sommario del Venerdì di Repubblica uscito ieri mi lascia con un interrogativo non indifferente. E’ pigrizia o ignoranza, quella che spinge un giornalista a sbagliare in questo modo?

Perché ics-men si scrive X-Men. E perché l’inglese parla chiaro: il plurale di man è men. L’errore non sta solo nel solleticare l’animo nerd di chi legge e di farlo sentire indignato. Lo sbaglio è proprio linguistico. Logico. E’ un segno di leggerezza. Forse di fretta. O, come dicevo, di pigrizia oppure ignoranza.

Tsz.
Anzi, snikt.

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