Milano. Metro. Fermata Gioia. Dalle facce non si direbbe. E chissà che faccia avrò io dopo aver chiesto alla mia capa che fine farò. Dopo aver preteso chiarimenti definitivi sul mio nuovo contratto. Perché quello in corso, proprio come il suo predecessore sei mesi fa, è già in modalità yogurt. Tra poco scade. Poi è da buttare. E anche se mi hanno dato rassicurazioni io voglio vedere la carta cantare. La penna vibrare per quella maledetta firma. E il mio culo saltare all’idea di altri sei mesi di lavoro assicurato. Non mi aspetto di più, è materialmente impossibile. Coi tempi che corrono è già tanto non stare fermi.
Metto tristezza
12 giuSchivo zanzare e programmo ferie non programmabili. Un bijou, proprio.
Mi sa che la prossima volta ci penseranno due volte prima di chiedermi come sto.
Roma non ha fatto la stupida stasera
11 giuMarino batte Alemanno. Un esempio politico di manifesta superiorità. O di stanchezza fisiologica dei romani. Fatto sta che lo sconfitto non ha chiesto di ricontare le schede.
Peccato. Per una volta che sarebbe stato divertente..
E meno male che dormo di notte
10 giuGiro di bozze. E’ il momento in cui si cercano gli eventuali refusi sul giornale, per correggerli prima di andare in stampa. E ne ho trovato uno madornale. Colossale. Gravissimo. Sacrilego.
Ragazzi! Qui c’è scritto “Spider-Man” senza trattino!!
Non si può. Non ci dormirò per tre giorni.
Dichiarazioni ad personam
8 giuDa Repubblica.it:
Siti: “Web, volto del potere”
Beh. Detto da uno che si chiama Siti mi sembra un commento un po’ di parte.
Saturday Bloody Saturday (2)
8 giuE’ un sabato di sangue versato su una tastiera troppo bianca per rispecchiare il mio umore. Che è nero come il colore che il cielo ha scelto per sé per la giornata di domani. A Milano pioverà, pare, mentre dalle mie parti si sguazza già al mare. Qua comincia a esserci la classica cappa, e io comincio ad avere le visioni. Sarà per il poco dormire, sarà proprio per questa prima calura, sarà per i nervi tesi e la pancia meno vuota del solito (sto cercando di mangiare meno). Ma sì, forse ho le visioni. Vedo tram che passano e mi ricordano che sto lavorando pure oggi. In questo sabato di sangue esco dalla redazione per comprarmi una focaccia, e mi ritrovo il lavoro che mi passa davanti per portare a spasso gente che di certo ha qualcosa di meglio da fare rispetto a me. Sui mezzi pubblici ci sono cartelloni pubblicitari che rimandano ai programmi televisivi di cui scrivo. La nuova serie delle Tartarughe Ninja, Violetta, Sofia la principessa. Io da piccolo li amavo i cartoni. Adesso mi stanno un po’ sul cazzo. Chissà com’è.
Saturday Bloody Saturday
8 giuChe se leggi tre volte la stessa frase e ti sembra sbagliata, ma poi la rileggi ancora e scopri che invece era corretta, a maggior ragione avresti fatto meglio a metterti su quel treno per il mare. Se poi la leggi una quinta volta e ti sembra di nuovo sbagliata avresti fatto ancora meglio a prendere direttamente il tram per la neuro.
La sindrome di Cartoonia
6 giuLaCollegaCompassionevole è online
KronaKus: Ciao.
LaCollegaCompassionevole: Ehi, ciao!
KronaKus: Come va?
LaCollegaCompassionevole: Bene… Qui ci sono le elezioni amministrative. Per ora si lavora..
KronaKus: Uuuh, capisco.
LaCollegaCompassionevole: …
KronaKus: …
LaCollegaCompassionevole: …
KronaKus: Qui invece ci sono Hello Kitty e Scooby Doo.
LaCollegaCompassionevole: Ahahahahah!.. Che fai?
KronaKus: Non scherzo!
LaCollegaCompassionevole: Allora.. che fanno?!?
KronaKus: Litigano. Sai, tra cane e gatto…
LaCollegaCompassionevole: Ma daiiiiii! Veramente, che stai facendo?
KronaKus: Tu non mi credi. Sono serio. Ho chiuso da poco la sezione bambini del magazine.
LaCollegaCompassionevole: *.* ..Bellissssimoooooo!!
KronaKus: Come no…
LaCollegaCompassionevole: Mi piacciono i cartoni. Li guardo ancora…
KronaKus: Io non li guardo più. Adesso sono loro che guardano me.
LaCollegaCompassionevole: …
KronaKus: Ho paura.
LaCollegaCompassionevole: Beh, dai. Se ti guardano dev’essere una bella sensazione…
KronaKus: Parli così perché non sai che la strega Amelia e Olivia di Braccio di Ferro (che è più brutta della strega Amelia) vogliono fare una cosa a tre con me!
LaCollegaCompassionevole: …
KronaKus: …
LaCollegaCompassionevole: Sì, certo. Io lo sapevo già, Hanno deciso di dirlo a me pensando che nel grande rincoglionimento lavorativo di cui sono vittima non avrei ricordato nulla. Ma si sbagliavano!!!
KronaKus: Ah! E cos’altro ti hanno detto?!
LaCollegaCompassionevole: Che vorrebbero spingersi anche oltre il ménage a trois. Potrebbe trasformarsi in un’orgia, se la signora Minù accettasse…
KronaKus: …
LaCollegaCompassionevole: …
KronaKus: Ti prego.
LaCollegaCompassionevole: Cosa?!
KronaKus: Dammi asilo politico.
LaCollegaCompassionevole: …
KronaKus: …
LaCollegaCompassionevole: …
KronaKus: Mi sa che lavoro troppo.
LaCollegaCompassionevole: Mi sa anche a me.
LaCollegaCompassionevole è offline
Social-mente parlando
24 magE poi ieri sera ho letto questo.
Ed è una delle poche cose che ho letto negli ultimi tempi. Sono pigro. Indolente. Gestisco il tempo come un elefante gestirebbe un negozio di Swarovski. Sono una frana, io, con le lancette. E poi c’è il problema del lavoro. Che quando non c’è è ancora più un problema, ma quando c’è ti spuntano le zanne, le orecchie grosse e la proposcide. E poi sono cazzi.
Fortuna le Suore Ninja. Fortuna loro e la simpatia nerd che trasudano le loro storie. Fortuna quella manciata di ballon con le parole dentro. Sennò mi sentirei davvero inutile a non leggere più niente, se non i miei pezzi e quelli dei miei collaboratori (che detta così pare io sia diventato qualcuno, invece tra un mese potrei ritrovarmi sulla strada, o a vendere pentole con Mastrota). A parte quelli, ormai, c’è soltanto un’altra cosa che leggo davvero. No, non è il Televideo. Troppo vintage. E no, non è nemmeno la busta del pane. Sono a dieta, non ne compro più. Le buste, si sa, fanno ingrassare tantissimo.
Le cose che leggo di più, ormai, sono gli status su Facebook. Quelli degli altri, ma a volte anche i miei. Per ricordarmi che ho il senso dell’umorismo di un Martufello sotto Mescalina. Lo stesso umorismo che mi fa partorire post come questi. Spiritosi, sì, però inutili come certi status. Ma mi piace. Commenta. Condividi. Visto? Ormai ho il cervello in pappa.
W la f…antasia!
18 magUn tema. Un pensierino. Una filastrocca. Francamente non ricordo cosa fosse. Ricordo, però, che la suora mi aveva corretto. Che mi aveva detto che quella parola non esiste. Che non è italiano, ma dialetto. E che quindi non va bene. Oggi con le parole ci lavoro. E ieri ho scoperto che il termine manco (inteso come nemmeno, non come verbo mancare) esiste eccome. Che è di uso popolare, sì, ma che i dizionari, almeno quelli online, la contemplano senza fare tante storie. Ho scoperto, così, che quella suora aveva torto. Lei che era la mia maestra delle elementari. Lei che mi diceva che ero troppo conciso, e io che non capivo nemmeno cosa cazzo volesse dire (boh, magari era dialetto). Sarà perché facevo le chiuse tutte uguali. Ogni pensierino aveva un tema, e io concludevo con un’esultanza assurda e sbrigativa. L’argomento era la natura? W la natura!. Il cinema? W il cinema!. Il Natale? W il Natale!. Per fortuna, all’epoca, non si parlava mai di figa. O quasi. E meno male che non sono giapponese.
Clicca per ingrandire
It’s a beautiful day (maybe)
15 magE mi sfiora l’idea di quel lusso mancato. Di quel privilegio smarrito tra le frange del tempo. Di quell’intervista che non ho mai avuto nemmeno il coraggio di sognare, ma che c’è mancato tanto così che diventasse realtà. Litfiba, Caparezza, Ligabue. Ma è soprattutto a pane e Jovanotti che sono cresciuto. E sapere che quasi quasi avrei potuto porgergli il microfono mi lascia un po’ d’amaro. Ormai è tardi. Ormai l’occasione è acqua passata. E io non ho potuto bere.
Che io scriva di tv è cosa nota (chi ancora non lo sapeva la nota se la becca sul registro). E stamattina ho saputo che presto andrà in onda uno speciale sul buon Lorenzo Cherubini. Ma il magazine per cui scrivo ha una periodicità tale che non consente di andare sempre a segno. A volte scriviamo di programmi che alla fine non vanno nemmeno in onda, perché posticipati o addirittura cancellati. Altre volte, invece, s’insinuano nei palinsesti degli show che sono stati acquistati dopo la chiusura del numero, con contratti last minute che al momento di andare in stampa non erano nemmeno nelle sinapsi più remote di chi poi ha concepito la cosa. Così si creano le occasioni mancate, le interviste che il tempo non mi dà il tempo di fare. Ed è così che è andata con Jovanotti.
Ma oggi niente mi sfiora. Niente mi scalfisce. Oggi KronaKus vive di speranze e di sogni bagnati (non è come sembra). Pazienza per gli incontri sfuggiti di mano, per i desideri irrealizzati. C’è sempre tempo. Ed è proprio questo il punto: c’è sempre tempo. C’è ancora tempo, sì. Oggi ho avuto buone nuove sul mio contratto, e se tutto va bene chissà quanti Cherubini potrò intervistare (se mai vi verrò a dire che ho parlato con un angelo chiamate Papa Francesco, tutt’al più la neuro). A fine giugno mi scade, e qua dentro l’aria pesa più di Giuliano Ferrara. Ogni rinnovo assomiglia a un macigno da sollevare, a una montagna da scalare, a una corsa da vincere al fotofinish. Le voci che giravano non erano troppo rassicuranti, ed erano voci tutt’altro che fantasiose. E quando il tuo contratto comincia a cambiare sapore è perché la scritta da consumarsi preferibilmente entro il mette sempre più paura. E non sai mai se chi di dovere ti vorrà portare via ancora una volta da quel fottutissimo banco frigo. Il banco frigo dei disoccupati. Così tanto stretto e affollato che prima o poi troveranno tracce di rucola sui cornetti Algida.
Ma oggi, dicevo, il caso mi ha portato a sapere che i segnali sono positivi. Che, in culo a Ozpetek, nonostante Saturno contro il mio lavoro potrebbe continuare almeno fino a fine anno. Che la riunione di stamattina potrebbe non essere stata l’ultima di questa mia parte di carriera. Che c’è ancora speranza, insomma, per chi ha davvero voglia di fare. Quindi io, in tutto questo discorso, non c’entro proprio un cazzo.
Tagli al personale
10 magStamattina. Strisce pedonali di fronte alla redazione. Faccio un passo per attraversarle. Alla mia sinistra un’auto. Che si ferma, sì, ma non del tutto. Continua ad avanzare di qualche centimetro, piano piano. Non capisco se ha intenzione di fermarsi davvero o se vuole ripartire. Al volante una donna che si guarda intorno, forse in cerca di un parcheggio. Ma continua ad avanzare, a poco a poco. E io non so cosa fare. Ho l’impressione che non mi abbia visto. O forse sì? E perché mi fa le finte sulle strisce pedonali?
Poi la guardo meglio. E’ la mia capa.
Ho capito che c’è crisi, che qua tutto balla. Ma se volete fare tagli al personale non è che mi dovete per forza tagliare anche dalla faccia della Terra.
Ma vaffancool!
9 magGiuseppaUngaretta è online
GiuseppaUngaretta: Buongiorno.
KronaKus: Buongiorno a te. Come va?
GiuseppaUngaretta: Si sta come di primavera sugli alberi le foglie.
KronaKus: Allora va bene. Pensa se fosse autunno!
GiuseppaUngaretta: Già. E tu come stai?
KronaKus: Mah. Da me è un po’ settembre..
GiuseppaUngaretta: Anche da me, in effetti. Per questo mi sono permessa di profanare il verso originale..
KronaKus: Cool!
GiuseppaUngaretta: Prego?
KronaKus: Cool!!
GiuseppaUngaretta: …
KronaKus: Che c’è?!
GiuseppaUngaretta: Ormai parli come i milanesi.
KronaKus: Guarda che oggigiorno “cool” è una parola “international”..
GiuseppaUngaretta: …
KronaKus: Ma che hai?!?
GiuseppaUngaretta: “International”..
KronaKus: Eh..
GiuseppaUngaretta: Eh.
KronaKus: Cosa?!
GiuseppaUngaretta: Fa schifo.
KronaKus: Ma perché?!
GiuseppaUngaretta: Perché parli come i milanesi.
KronaKus: Che ti han fatto i milanesi?!
GiuseppaUngaretta: Niente.
KronaKus: E allora?!
GiuseppaUngaretta: E allora spero che ti rinnovino il contratto.
KronaKus: Beh.. grazie..
GiuseppaUngaretta: Lo dico per te.
KronaKus: ..Perché?
GiuseppaUngaretta: Perché se parli così da idiota non ti prenderà mai nessun altro.
GiuseppaUngaretta è offline
Otto per mi̶̶l̶̶l̶̶e
8 magC’è crisi. E tocca inventarsi qualcosa. Con il contratto in modalità yogurt, pronto a scadere come un infidus regularis, qua bisogna davvero premunirsi. E se non si trovano alternative a questo lavoro devo almeno mettere da parte qualche spicciolo.
E’ quasi ora della denuncia dei redditi. Mai vista una definizione più azzeccata: certi redditi, infatti, sono proprio da denuncia. Ma ok. Sorvoliamo. Il punto è un altro. Ho deciso di inaugurare la nuova frontiera del risparmio. Devolverò l’8 per mille a me stesso. Di opere buone me ne farò a volontà.
Ricchi premi e du’ cojon (2)
8 magcara collega,
ti scrivo adesso sennò domani mi scordo.
nel mio pezzo c’è un errore. ho scritto che la giraffa e l’ippopotamo s’innamorano nel primo film. no, era nel secondo. magari domani ti do una mano a correggerlo.
grazie.
kronny
p.s.: so che non sembra, ma questa è una mail seria.
Ricchi premi e du’ cojòn
7 magOggi ho scritto un pezzo dal titolo:
Se il re dei lemuri ama un orso col tutù
Sento che il Pulitzer è sempre più vicino.
Belpaese di merda
6 magMi è arrivata una mail dalla segreteria della scuola di giornalismo.
Il Comune di Insulsolandia ha pubblicato un bando per un incarico di addetto stampa (16.500 euro all’anno) che vi allego di seguito. Scade venerdì prossimo, il 10 maggio. Chi è interessato dovrebbe presentare ugualmente domanda, anche se il bando esclude i professionisti.
E’ come dire che alla mutua cercano dentisti, ma si astengano gli esperti di carie e gengiviti. Come dire che lo studio legale sotto casa cerca avvocati che pensino che la Gazzetta Ufficiale sia un contenitore di notizie sportive al netto dei rumors. Come dire che il fruttivendolo mi venderà banane, ma senza potassio. Che i pesci non avranno più le spine, ma non saranno nemmeno pesci. Che si eleggerà un nuovo Presidente della Repubblica, ma poi si riesumerà il vecchio. E che magari si metterà un’omofoba al ministero per le Pari Opportunità, salvo poi ritrattare.
Sorpassi pericolosi
4 magRitorno in redazione dopo una settimana. Vado talmente lento che sulla strada per Milano sono stato sorpassato anche dal mio stesso trolley.
La nebbia all’irto Colle (12)
21 aprSvegliarmi sapendo di avere un Presidente della Repubblica nuovo di zecca mi fa affrontare la giornata con viva e vibbbbrante soddisfazione.
Sono le 11:34 del mattino.
Ok. Buonanotte. Svegliatemi tra sette anni.
La nebbia all’irto Colle (11)
20 aprULTIM’ORA DAL FUTURO:
Napolitano non ce l’ha fatta. E’ lui il nuovo “impallinato” dopo Marini e Prodi. Ora i partiti si giocano la loro ultima carta, scegliendo un nome che rompa davvero con il passato. Uno pterodattilo viaggiatore ha appena fatto irruzione in Quirinale. Il messaggio: E’ con viva e vibbbbbrante soddisfazione che accetto la vostra proposta di candidatura. Firmato, Fred Flinstone.
La nebbia all’irto Colle (9)
20 aprVotazioni per il Quirinale. Il Pdl chiede di sospendere i lavori di domani.
Guardate che il meteo ha messo pioggia fitta.
La nebbia all’irto Colle (7)
19 aprNiente di eclatante.
La vera notizia è che la Mussolini usa ancora un fottutissimo Nokia.
La nebbia all’irto Colle (2)
18 aprQuirinale, Bersani candida Marini. Il Pd si spacca.
A.A.A. cercasi notizia.
La nebbia all’irto Colle
16 aprQuirinale. Milena Gabanelli candidata del Movimento 5 Stelle.
Non so perché, ma ho la sensazione che per una volta non vedremo uno speciale Report su bustarelle, appalti e altre magagne del nuovo politicante di turno.
Acculturat(t)o
12 aprObsessiveReader è online
ObsessiveReader: Ciao.
KronaKus: Ciao.
ObsessiveReader: Senti, tu che sei uno scriba… hai mica qualche buona lettura da consigliarmi?
KronaKus: Io scrivo, mica leggo.
ObsessiveReader: ..Ah no?
KronaKus: No.
ObsessiveReader: Non sei anche tu un topo da biblioteca?
KronaKus: Affatto.
ObsessiveReader: Beh, per saper scrivere avrai pur letto qualcosa, prima..
KronaKus: Certo.
ObsessiveReader: Ecco. E cosa?
KronaKus: Fumetti. Televideo. Buste del pane.
ObsessiveReader è offline
00 e basta
12 aprPrima l’addetto al copia-incolla. Poi ai titoli. Ora ai grassetti.
Salve. Sono Bold. James Bold.
Stress test
11 aprGiochicchiare col mouse.
Vedere il puntatore muoversi sullo schermo.
Pensare sia un moscerino esagitato.
Forse per oggi dovrei finirla qui.
E io ingrasso
8 aprIl vantaggio di lavorare in una redazione piena di donne conta-calorie è che quando c’è nei paraggi una torta di compleanno hai sempre una fetta in avanzo con cui fare il bis.
Caro Sello, pensaci tu
5 aprAdoro scrivere pezzi-spot. Mi dà la sensazione di fare due mestieri contemporaneamente. Il giornalista e il pubblicitario. Due lavori. Gran lusso, oggi come oggi. Sì sì.
Ma la paga è doppia, giusto?!
Fico secco
3 aprDriin.
Io: Pronto?
Mister Paradosso: Oh, Kronny! Ciao.
Io: Ciao, babbo.
Mister Paradosso: Senti..
Io: Dimmi.
Mister Paradosso: Ma è vero che hai intervistato il Fico d’India?
Io: Sì, ba’..
Mister Paradosso: E anche Raffaella Fico?!
Io: Sì sì, ba’..
Mister Paradosso: …
Io: …
Mister Paradosso: Gliel’hai toccato il culo??
Io: …
Mister Paradosso: …
Io: …Ba’…
Mister Paradosso: Eh.
Io: Era un’intervista telefonica.
Mister Paradosso: Ah.
Click.
Non aveva capito un fico secco.
Buongiorno un cazzo
27 marStamattina. Erano quasi le 10 quando sono entrato in cucina per prelevare dal frigo la mia porzione elefantiaca di bavette al basilico. Non per colazione, eh. E’ stato il mio pranzo di oggi. Sì, di solito mi preparo la pasta la sera prima. Vuoi o non vuoi così risparmio qualche euro. Sono pur sempre un giornalista precario.
In cucina (stavo dicendo prima di perdermi nella mia logorrea da stress) ho incontrato uno dei miei coinquilini. Uno dei pochi rimasti in questi giorni. Gli altri sono già dalle loro famiglie. Perché a questo mondo c’è ancora chi può gustarsi la Pasqua, e non la confonde con un devolavorarechec’holachiusurasennòsoncazzi.
Buongiorno, gli ho detto.
Buongiorno, mi ha risposto.
Poi gli occhi mi si sono posati sul televisore. C’era Gasparri su La7.
Buongiorno un cazzo.
Saggezza paterna
26 marSkype. Poco fa.
Io: Ba’, lo sai che sto per intervistare uno dei Fichi d’India?
Mio padre: Ah, bravo. Mi raccomando, fai una bella intervista. Informati bene. Quello lì mi sa che è di Varese. Non di Nuova Delhi, eh. Ah, e chiedigli dei marò.
Stava scherzando. Credo.
(A)caro amico ti scrivo (2)
24 marVoci di corridoio dicono che è ora di pulirlo. Il corridoio, dico. Le voci sono quelle dei fantasmi che lo abitano. Che saranno anche eterei, ma pure loro si sono rotti i coglioni di questo surplus di polvere, degli acari in sovrannumero, delle piattole nomadi, dei topi vagabondi, delle blatte che fanno rave party tra una camera e l’altra. D’altronde quando si lavora tanto non è facile trovare il tempo per onorare il proprio turno di pulizie. Si aspetta la domenica. Ma vedrete, verranno tempi migliori. Sogno già da oggi il momento in cui sarò in pensione. Sarà allora che pulirò la casa tutti i santi giorni, che la trasformerò nel più lucido degli specchi.
Care blatte, spero abbiate fatto una buona scorta di birra. Il vostro sfratto esecutivo non è per adesso.
Powers
21 marDa grandi poteri derivano grandi responsabilità. Per questo se sai una cosa che gli altri non sanno la devi dire. La devi esternare. Se puoi metterci una pezza non puoi esimerti dal farlo. E se il tuo potere è saperne di supereroi più di Stan Lee devi correggere il tiro, se ti accorgi che sul giornale per cui lavori si parla di mutanti in modo improprio in un pezzo dedicato una nuova serie tv. Non tutto il multiverso è paese. La parola mutanti non esprime soltanto il concetto di personeconsuperpotéri. Non è la definizione corretta. Mutanti sta per personeconsuperpoterichesononatecosì. Che è ben diverso. Le persone che invece subiscono una metamorfosi a posteriori (che sia per un incidente radioattivo o per un ragno geneticamente modificato che non aveva un cazzo da fare se non morderti il culo), sono un’altra cosa. Puoi chiamarli superumani, metaumani, o più semplicemente mutati. Senza la enne. Ma non mutanti.
Ho trascorso dieci minuti della mia preziosa esistenza a tentare di farlo capire qui in redazione. Ma niente da fare. Sono troppo nerd per fare questo lavoro.
Fame nervosa
10 marL’iper-lavoro degli ultimi tempi fa male alla mia vita. Non in senso esistenziale. Non parlo di equilibri psichici. Dico la vita in senso fisico. Stretto. Anche se dovrei dire in senso largo. Che qui di stretto c’è rimasto soltanto il conto in banca.
Ho i postumi del Natale (e temo già la Pasqua)
22 febVai in redazione con l’insalata e poi ti offrono i tortelli. Questa dieta non s’ha da fare.
Exit fool (2)
21 febMeno male che Enrico c’è. Lo ammetto: a tre giorni dal voto non so proprio su chi mettere la croce. So bene, invece, su chi metterei una croce sopra (scusate l’illeggibile ripetizione), e soprattutto chi metterei in croce una volta per tutte. Ma la triste verità è che io, cronista pigramente informato, non ho ancora capito chi preferisco davvero. Il dubbio è che non ci sia nessuno che mi rappresenti fino in fondo. Ed è drammatico, se si osserva la cosa con occhi democratici. In questa tornata elettorale il ventaglio di opzioni è particolarmente vario. Dispersivo. Sembra la lista dei canali via satellite. Novecentonovantanove improbabili possibilità. Fai un giro per cercare di farti un’idea. A completare lo zapping ci metti due o tre ore, e quando hai finito hai la testa che ti scoppia. Sei confuso. Guardi l’orologio, ed è già ora di andare a dormire. E cosa ci hai guadagnato? Soltanto un grosso mal di testa. Idee sovrapposte. Chiarezza zero. Ti accorgi che ti sei soltanto rincoglionito, senza guardare niente con vera attenzione. Ed è per questo che devi leggere il magazine tv per cui lavoro. Lo trovi in tutte le edicole alla modica cifra di 1,xxxxxxxxxxxxxxxxxxxScusate. Porto un po’ di acqua al mio mulino. Non si sa mai come va a finire, qua.
Dicevo che c’è poco da fare. Non c’è nessuno che mi convinca davvero. Sarà che si sono persi un po’ tutti i riferimenti. Ormai per me la destra e la sinistra non sono che mere direzioni. Mano forte e mano debole. Con una ci scrivo, con l’altra ci faccio cose vuemmediciòtto che non vi sto a raccontare. Ma non è questo il punto. Mi sembra che tutti, alla fine dei conti, offrano più o meno le stesse cose. Tutti quelli che attirano la mia attenzione, intendo. Io non sono mai stato un cronista politico, quindi magari sono io che non ci sto capendo niente. La mia passione per la vita parlamentare è pari all’entusiasmo che provo per il torneo di bocce alla lunga che si svolge ogni anno nel circolo che sta dietro casa mia, dove il mio amico Mario fa un caffè davvero eccezionale alla modica cifra di 0,xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxScusate, ma io un post serio a sfondo politico proprio non lo so fare. Figuriamoci un articolo.
C’è un motivo se sono finito a occuparmi di spettacolo, di storie formato tv. Culo, quel motivo si chiama così. Ma è un culo che la sa lunga, un deretano che mi conosce molto bene. Ed è lo stesso deretano che stasera mi ha portato a sintonizzarmi su La7 durante il mio zapping compulsivo, tra una forchettata di insalata e l’altra. E’ stato lui a farmi trovare il buon Enrico Mentana (che stimo e non poco), intento a intervistare alcuni dei candidati tra cui sono tuttora indeciso. Proprio stasera che mi ero prefissato di fare una rassegna stampa a sfondo elettorale. Per schiarirmi le idee. Per prendere posizione una volta per tutte. Per entrare in cabina, domenica, sapendo bene dove mettere la X. Perché io sono per la croce messa con la testa. Il testa o croce lo lascio fare agli altri.
Vi querelo tutti
12 febCi mancavano gli sms promozionali dal canale Axn. Questo non è più un lavoro. E’ stalking.
Habemus Papam (anzi no) (2)
11 febMorta una pagina se ne fa un’altra.
Lavoro per un magazine che si occupa di tv. Tutto questo col papa c’entra molto poco. Ma la televisione, si sa, va di pari passo con le cose che accadono nel mondo. E se il pontefice dà forfait il piccolo schermo non può rimanere in panchina. Non resta a guardare. Anzi, si fa guardare. Perché la gente vuole sapere. La gente vuole vedere. La gente vuole partecipare.
La gente vuole farsi i cazzi degli altri.
Il problema è che quel Benedetto papa ha scelto proprio il giorno sbagliato per rassegnare le sue dimissioni. Quale? Quello di chiusura del nostro giornale. Del nuovo numero, intendo. Quello in cui tutto dovrebbe essere bello e pettinato per andare in stampa, non stravolto da uno scoop rivelato in latino. Non so se Ratzinger abbia la patente nautica, io so soltanto che per via sua il timone del prossimo numero non è più lo stesso. E allora via una pagina dalla sezione bambini. E’ la prima a esser presa di mira se c’è un imprevisto. La prima a cui vengono tagliati degli spazi se Belen si dichiara lesbica, se Vespa si fa asportare un neo, se Alfano si dimentica di riportare l’osso. O se Berlusconi decide di farsi papa. Avrei dovuto capirlo dal nome, prima di accettare l’incarico. Quella sezione non si chiama bambini perché parla di Ben 10 o dei Pigiamici. Ma perché chiudere quelle pagine è ogni volta un travaglio. Ogni volta un fottuto parto.
Benedetto tempismo. Morta una pagina se ne fa un’altra. Via Scooby Doo, e sotto con l’annuncio che a marzo le telecamere saranno tutte puntate sul Vaticano. Mentre qua il mio lavoro viene stravolto al fotofinish. E dalle mie orecchie è tutta una fumata nera.
















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