Archivi delle etichette: delusioni

Questo non sono io

19 giu

Due. Numero due. Cioè, non uno. Due! E io non ne sapevo nulla. La Panini ha lanciato un nuovo mensile a fumetti sulle Tartarughe Ninja, e io non ne ero al corrente. Non è da me. Questo non sono io. Dove sono finito? Perché non mi trovo più? I fumetti e i miei idoli di quand’ero bambino. Tutto insieme. Mi sono lasciato sfuggire il numero uno, e sta già per uscire il due. Ok. Sono ufficialmente andato. Sto perdendo il contatto con la realtà. La realtà che mi piace.

Ho bisogno di ferie.

Coi tempi che corrono

13 giu

Milano. Metro. Fermata Gioia. Dalle facce non si direbbe. E chissà che faccia avrò io dopo aver chiesto alla mia capa che fine farò. Dopo aver preteso chiarimenti definitivi sul mio nuovo contratto. Perché quello in corso, proprio come il suo predecessore sei mesi fa, è già in modalità yogurt. Tra poco scade. Poi è da buttare. E anche se mi hanno dato rassicurazioni io voglio vedere la carta cantare. La penna vibrare per quella maledetta firma. E il mio culo saltare all’idea di altri sei mesi di lavoro assicurato. Non mi aspetto di più, è materialmente impossibile. Coi tempi che corrono è già tanto non stare fermi.

Metto tristezza

12 giu

Schivo zanzare e programmo ferie non programmabili. Un bijou, proprio.

Mi sa che la prossima volta ci penseranno due volte prima di chiedermi come sto.

Roma non ha fatto la stupida stasera

11 giu

Marino batte Alemanno. Un esempio politico di manifesta superiorità. O di stanchezza fisiologica dei romani. Fatto sta che lo sconfitto non ha chiesto di ricontare le schede.

Peccato. Per una volta che sarebbe stato divertente..

Saturday Bloody Saturday (2)

8 giu

E’ un sabato di sangue versato su una tastiera troppo bianca per rispecchiare il mio umore. Che è nero come il colore che il cielo ha scelto per sé per la giornata di domani. A Milano pioverà, pare, mentre dalle mie parti si sguazza già al mare. Qua comincia a esserci la classica cappa, e io comincio ad avere le visioni. Sarà per il poco dormire, sarà proprio per questa prima calura, sarà per i nervi tesi e la pancia meno vuota del solito (sto cercando di mangiare meno). Ma sì, forse ho le visioni. Vedo tram che passano e mi ricordano che sto lavorando pure oggi. In questo sabato di sangue esco dalla redazione per comprarmi una focaccia, e mi ritrovo il lavoro che mi passa davanti per portare a spasso gente che di certo ha qualcosa di meglio da fare rispetto a me. Sui mezzi pubblici ci sono cartelloni pubblicitari che rimandano ai programmi televisivi di cui scrivo. La nuova serie delle Tartarughe Ninja, Violetta, Sofia la principessa. Io da piccolo li amavo i cartoni. Adesso mi stanno un po’ sul cazzo. Chissà com’è.

Saturday Bloody Saturday

8 giu

Che se leggi tre volte la stessa frase e ti sembra sbagliata, ma poi la rileggi ancora e scopri che invece era corretta, a maggior ragione avresti fatto meglio a metterti su quel treno per il mare. Se poi la leggi una quinta volta e ti sembra di nuovo sbagliata avresti fatto ancora meglio a prendere direttamente il tram per la neuro.

Social-mente parlando

24 mag

E poi ieri sera ho letto questo.

Social-mente parlando

Ed è una delle poche cose che ho letto negli ultimi tempi. Sono pigro. Indolente. Gestisco il tempo come un elefante gestirebbe un negozio di Swarovski. Sono una frana, io, con le lancette. E poi c’è il problema del lavoro. Che quando non c’è è ancora più un problema, ma quando c’è ti spuntano le zanne, le orecchie grosse e la proposcide. E poi sono cazzi.

Fortuna le Suore Ninja. Fortuna loro e la simpatia nerd che trasudano le loro storie. Fortuna quella manciata di ballon con le parole dentro. Sennò mi sentirei davvero inutile a non leggere più niente, se non i miei pezzi e quelli dei miei collaboratori (che detta così pare io sia diventato qualcuno, invece tra un mese potrei ritrovarmi sulla strada, o a vendere pentole con Mastrota). A parte quelli, ormai, c’è soltanto un’altra cosa che leggo davvero. No, non è il Televideo. Troppo vintage. E no, non è nemmeno la busta del pane. Sono a dieta, non ne compro più. Le buste, si sa, fanno ingrassare tantissimo.

Le cose che leggo di più, ormai, sono gli status su Facebook. Quelli degli altri, ma a volte anche i miei. Per ricordarmi che ho il senso dell’umorismo di un Martufello sotto Mescalina.  Lo stesso umorismo che mi fa partorire post come questi. Spiritosi, sì, però inutili come certi status. Ma mi piace. Commenta. Condividi. Visto? Ormai ho il cervello in pappa.

Palle analogiche

16 mag

Una mattinata in redazione senza collegamento a Internet. Non fosse stato per l’iPhone mi sarei sentito come Tom Hanks in Cast Away. E comunque mi son fatto lo stesso due Wilson così.

 Wilson

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Tagli al personale

10 mag

Stamattina. Strisce pedonali di fronte alla redazione. Faccio un passo per attraversarle. Alla mia sinistra un’auto. Che si ferma, sì, ma non del tutto. Continua ad avanzare di qualche centimetro, piano piano. Non capisco se ha intenzione di fermarsi davvero o se vuole ripartire. Al volante una donna che si guarda intorno, forse in cerca di un parcheggio. Ma continua ad avanzare, a poco a poco. E io non so cosa fare. Ho l’impressione che non mi abbia visto. O forse sì? E perché mi fa le finte sulle strisce pedonali?
Poi la guardo meglio. E’ la mia capa.

Ho capito che c’è crisi, che qua tutto balla. Ma se volete fare tagli al personale non è che mi dovete per forza tagliare anche dalla faccia della Terra.

Ma vaffancool!

9 mag

GiuseppaUngaretta è online

GiuseppaUngaretta: Buongiorno.

KronaKus: Buongiorno a te. Come va?

GiuseppaUngaretta: Si sta come di primavera sugli alberi le foglie.

KronaKus: Allora va bene. Pensa se fosse autunno!

GiuseppaUngaretta: Già. E tu come stai?

KronaKus: Mah. Da me è un po’ settembre..

GiuseppaUngaretta: Anche da me, in effetti. Per questo mi sono permessa di profanare il verso originale..

KronaKus: Cool!

GiuseppaUngaretta: Prego?

KronaKus: Cool!!

GiuseppaUngaretta: …

KronaKus: Che c’è?!

GiuseppaUngaretta: Ormai parli come i milanesi.

KronaKus: Guarda che oggigiorno “cool” è una parola “international”..

GiuseppaUngaretta: …

KronaKus: Ma che hai?!?

GiuseppaUngaretta: “International”..

KronaKus: Eh..

GiuseppaUngaretta: Eh.

KronaKus: Cosa?!

GiuseppaUngaretta: Fa schifo.

KronaKus: Ma perché?!

GiuseppaUngaretta: Perché parli come i milanesi.

KronaKus: Che ti han fatto i milanesi?!

GiuseppaUngaretta: Niente.

KronaKus: E allora?!

GiuseppaUngaretta: E allora spero che ti rinnovino il contratto.

KronaKus: Beh.. grazie..

GiuseppaUngaretta: Lo dico per te.

KronaKus: ..Perché?

GiuseppaUngaretta: Perché se parli così da idiota non ti prenderà mai nessun altro.

GiuseppaUngaretta è offline

Otto per mi̶̶l̶̶l̶̶e

8 mag

C’è crisi. E tocca inventarsi qualcosa. Con il contratto in modalità yogurt, pronto a scadere come un infidus regularis, qua bisogna davvero premunirsi. E se non si trovano alternative a questo lavoro devo almeno mettere da parte qualche spicciolo.

E’ quasi ora della denuncia dei redditi. Mai vista una definizione più azzeccata: certi redditi, infatti, sono proprio da denuncia. Ma ok. Sorvoliamo. Il punto è un altro. Ho deciso di inaugurare la nuova frontiera del risparmio. Devolverò l’8 per mille a me stesso. Di opere buone me ne farò a volontà.

Belpaese di merda

6 mag

Mi è arrivata una mail dalla segreteria della scuola di giornalismo.

Il Comune di Insulsolandia ha pubblicato un bando per un incarico di addetto stampa (16.500 euro all’anno) che vi allego di seguito. Scade venerdì prossimo, il 10 maggio. Chi è interessato dovrebbe presentare ugualmente domanda, anche se il bando esclude i professionisti.

E’ come dire che alla mutua cercano dentisti, ma si astengano gli esperti di carie e gengiviti. Come dire che lo studio legale sotto casa cerca avvocati che pensino che la Gazzetta Ufficiale sia un contenitore di notizie sportive al netto dei rumors. Come dire che il fruttivendolo mi venderà banane, ma senza potassio. Che i pesci non avranno più le spine, ma non saranno nemmeno pesci. Che si eleggerà un nuovo Presidente della Repubblica, ma poi si riesumerà il vecchio. E che magari si metterà un’omofoba al ministero per le Pari Opportunità, salvo poi ritrattare.

Ok. Ora capisco tante cose.repubblica_delle_banane

La nebbia all’irto Colle (12)

21 apr

Svegliarmi sapendo di avere un Presidente della Repubblica nuovo di zecca mi fa affrontare la giornata con viva e vibbbbrante soddisfazione.

Sono le 11:34 del mattino.
Ok. Buonanotte. Svegliatemi tra sette anni.

La nebbia all’irto Colle (11)

20 apr

ULTIM’ORA DAL FUTURO:

Napolitano non ce l’ha fatta. E’ lui il nuovo “impallinato” dopo Marini e Prodi. Ora i partiti si giocano la loro ultima carta, scegliendo un nome che rompa davvero con il passato. Uno pterodattilo viaggiatore ha appena fatto irruzione in Quirinale. Il messaggio: E’ con viva e vibbbbbrante soddisfazione che accetto la vostra proposta di candidatura. Firmato, Fred Flinstone.

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Fred Flinstone. Alla sua sinistra l’amico Renato Brunetta

La nebbia all’irto Colle (10)

20 apr

Quirinale. E poi c’è il burlone di turno che vota Francesco De Gregori.
Sarà uno del Pd. Quelli se la suonano e se la cantano da soli. La marcia funebre, dico.

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La nebbia all’irto Colle (9)

20 apr

Votazioni per il Quirinale. Il Pdl chiede di sospendere i lavori di domani.
Guardate che il meteo ha messo pioggia fitta.

La nebbia all’irto Colle (8)

19 apr

Gasparri: A questo punto potremmo anche proporre un nostro nome!

Far giocare gli altri. Comparire all’ultimo davanti alla porta. Pretendere di segnare. Nemmeno Pippo Inzaghi era così paraculo.

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La nebbia all’irto Colle (7)

19 apr

Niente di eclatante.
La vera notizia è che la Mussolini usa ancora un fottutissimo Nokia.

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La nebbia all’irto Colle (6)

19 apr

Presidenza della Repubblica. Monti punta sulla Cancellieri.
Visto il nome crede sia parente della Merkel.

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La nebbia all’irto Colle (5)

19 apr

Terzo scrutinio. La conta di Laura Boldrini.
..Bianca.. Bianca.. Bianca..

Ok. La strategia del Pd è finalmente chiara.
Moretti presidente.

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La nebbia all’irto Colle (4)

19 apr

Avanti, miei Prodi!, dice Bersani.
Sì, verso l’apocalisse.

La nebbia all’irto Colle (3)

18 apr

E’ il match del giorno. Resterà negli annali molto più di Milan-Barcellona, e pure di Italia-Germania 4-3.
Franco Marini versus Franco Tiratore. Chi la spunterà?!

La nebbia all’irto Colle (2)

18 apr

Quirinale, Bersani candida Marini. Il Pd si spacca.
A.A.A. cercasi notizia.

Vorrei fosse solo daltonismo

17 apr

Per ragioni sportive associo Boston al verde.
Quel rosso sangue stona, non gli dona. Anzi, mi fa proprio schifo.

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00 e basta

12 apr

Prima l’addetto al copia-incolla. Poi ai titoli. Ora ai grassetti.
Salve. Sono Bold. James Bold.

Fa molto più male

8 apr

Il silenzio stampa uccide. Il giornalismo italiano si è messo il bavaglio per rispettare i quattro colleghi trattenuti in Siria, perché parlare potrebbe compromettere le trattative in corso. Ma sì, il silenzio stampa uccide. Uccide chi attende, senza ammazzare il tempo che nel frattempo scandisce l’attesa. Perché chi aspetta notizie ha l’impressione che le ore non scorrano. Che non si muovano. Come fossero mare, sì. Mare in foto.

Io fremo. Fremo dalla voglia di sapere che succede. Dalla voglia di sentirmi dire che sono in salvo. Tutti. Per me questa non è la classica notizia. Non è il solito strillo da prima pagina. Purtroppo non è la prima volta che accade. Non è la prima volta che dei cronisti pieni zeppi di coraggio s’inoltrano oltre il consentito e finiscono nelle mani sbagliate. Ma questa, sì, in un certo senso è una prima volta. Almeno per me.

Conosco uno dei quattro. Lo conosco di persona. E quand’è così fa molto più male.

Caro Sello, pensaci tu

5 apr

Adoro scrivere pezzi-spot. Mi dà la sensazione di fare due mestieri contemporaneamente. Il giornalista e il pubblicitario. Due lavori. Gran lusso, oggi come oggi. Sì sì.

Ma la paga è doppia, giusto?!

Buongiorno un cazzo

27 mar

Stamattina. Erano quasi le 10 quando sono entrato in cucina per prelevare dal frigo la mia porzione elefantiaca di bavette al basilico. Non per colazione, eh. E’ stato il mio pranzo di oggi. Sì, di solito mi preparo la pasta la sera prima. Vuoi o non vuoi così risparmio qualche euro. Sono pur sempre un giornalista precario.

In cucina (stavo dicendo prima di perdermi nella mia logorrea da stress) ho incontrato uno dei miei coinquilini. Uno dei pochi rimasti in questi giorni. Gli altri sono già dalle loro famiglie. Perché a questo mondo c’è ancora chi può gustarsi la Pasqua, e non la confonde con un devolavorarechec’holachiusurasennòsoncazzi.

Buongiorno, gli ho detto.
Buongiorno, mi ha risposto.

Poi gli occhi mi si sono posati sul televisore. C’era Gasparri su La7.
Buongiorno un cazzo.

(A)caro amico ti scrivo (2)

24 mar

Voci di corridoio dicono che è ora di pulirlo. Il corridoio, dico. Le voci sono quelle dei fantasmi che lo abitano. Che saranno anche eterei, ma pure loro si sono rotti i coglioni di questo surplus di polvere, degli acari in sovrannumero, delle piattole nomadi, dei topi vagabondi, delle blatte che fanno rave party tra una camera e l’altra. D’altronde quando si lavora tanto non è facile trovare il tempo per onorare il proprio turno di pulizie. Si aspetta la domenica. Ma vedrete, verranno tempi migliori. Sogno già da oggi il momento in cui sarò in pensione. Sarà allora che pulirò la casa tutti i santi giorni, che la trasformerò nel più lucido degli specchi.

Care blatte, spero abbiate fatto una buona scorta di birra. Il vostro sfratto esecutivo non è per adesso.

Powers

21 mar

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Per questo se sai una cosa che gli altri non sanno la devi dire. La devi esternare. Se puoi metterci una pezza non puoi esimerti dal farlo. E se il tuo potere è saperne di supereroi più di Stan Lee devi correggere il tiro, se ti accorgi che sul giornale per cui lavori si parla di mutanti in modo improprio in un pezzo dedicato una nuova serie tv. Non tutto il multiverso è paese. La parola mutanti non esprime soltanto il concetto di personeconsuperpotéri. Non è la definizione corretta. Mutanti sta per personeconsuperpoterichesononatecosì. Che è ben diverso. Le persone che invece subiscono una metamorfosi a posteriori (che sia per un incidente radioattivo o per un ragno geneticamente modificato che non aveva un cazzo da fare se non morderti il culo), sono un’altra cosa. Puoi chiamarli superumani, metaumani, o più semplicemente mutati. Senza la enne. Ma non mutanti.

Ho trascorso dieci minuti della mia preziosa esistenza a tentare di farlo capire qui in redazione. Ma niente da fare. Sono troppo nerd per fare questo lavoro.

Exit fool (3)

22 feb

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Ecco. Dopo tanta fatica ho trovato chi mi rappresenta davvero. Batman è troppo di destra. Spider-Man troppo di sinistra. Hulk? Troppo grillino. E Topolino è il classico centrista che alla fine te la mette nel culo.
Barbapapà, con tutti quei cuoricini non potrei che darla a te, la mia X.

Ho i postumi del Natale (e temo già la Pasqua)

22 feb

Vai in redazione con l’insalata e poi ti offrono i tortelli. Questa dieta non s’ha da fare.

Exit fool (2)

21 feb

Meno male che Enrico c’è. Lo ammetto: a tre giorni dal voto non so proprio su chi mettere la croce. So bene, invece, su chi metterei una croce sopra (scusate l’illeggibile ripetizione), e soprattutto chi metterei in croce una volta per tutte. Ma la triste verità è che io, cronista pigramente informato, non ho ancora capito chi preferisco davvero. Il dubbio è che non ci sia nessuno che mi rappresenti fino in fondo. Ed è drammatico, se si osserva la cosa con occhi democratici. In questa tornata elettorale il ventaglio di opzioni è particolarmente vario. Dispersivo. Sembra la lista dei canali via satellite. Novecentonovantanove improbabili possibilità. Fai un giro per cercare di farti un’idea. A completare lo zapping ci metti due o tre ore, e quando hai finito hai la testa che ti scoppia. Sei confuso. Guardi l’orologio, ed è già ora di andare a dormire. E cosa ci hai guadagnato? Soltanto un grosso mal di testa. Idee sovrapposte. Chiarezza zero. Ti accorgi che ti sei soltanto rincoglionito, senza guardare niente con vera attenzione. Ed è per questo che devi leggere il magazine tv per cui lavoro. Lo trovi in tutte le edicole alla modica cifra di 1,xxxxxxxxxxxxxxxxxxxScusate. Porto un po’ di acqua al mio mulino. Non si sa mai come va a finire, qua.

Dicevo che c’è poco da fare. Non c’è nessuno che mi convinca davvero. Sarà che si sono persi un po’ tutti i riferimenti. Ormai per me la destra e la sinistra non sono che mere direzioni. Mano forte e mano debole. Con una ci scrivo, con l’altra ci faccio cose vuemmediciòtto che non vi sto a raccontare. Ma non è questo il punto. Mi sembra che tutti, alla fine dei conti, offrano più o meno le stesse cose. Tutti quelli che attirano la mia attenzione, intendo. Io non sono mai stato un cronista politico, quindi magari sono io che non ci sto capendo niente. La mia passione per la vita parlamentare è pari all’entusiasmo che provo per il torneo di bocce alla lunga che si svolge ogni anno nel circolo che sta dietro casa mia, dove il mio amico Mario fa un caffè davvero eccezionale alla modica cifra di 0,xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxScusate, ma io un post serio a sfondo politico proprio non lo so fare. Figuriamoci un articolo.

C’è un motivo se sono finito a occuparmi di spettacolo, di storie formato tv. Culo, quel motivo si chiama così. Ma è un culo che la sa lunga, un deretano che mi conosce molto bene. Ed è lo stesso deretano che stasera mi ha portato a sintonizzarmi su La7 durante il mio zapping compulsivo, tra una forchettata di insalata e l’altra. E’ stato lui a farmi trovare il buon Enrico Mentana (che stimo e non poco), intento a intervistare alcuni dei candidati tra cui sono tuttora indeciso. Proprio stasera che mi ero prefissato di fare una rassegna stampa a sfondo elettorale. Per schiarirmi le idee. Per prendere posizione una volta per tutte. Per entrare in cabina, domenica, sapendo bene dove mettere la X. Perché io sono per la croce messa con la testa. Il testa o croce lo lascio fare agli altri.

Vi querelo tutti

12 feb

Ci mancavano gli sms promozionali dal canale Axn. Questo non è più un lavoro. E’ stalking.

Botte per orbi

9 feb

Ho scoperto che in redazione c’è chi apprezza il wrestling. Ho appena ricominciato a mandare curriculum.

Incomprensioni

4 feb

E’ editoriale, ed è una linea. Ma io vado a zig zag. Alla fine qualcuno sbanda.

Il re pubblica, il suddito s’attacca

23 gen

Scrivere un pezzo su una cosa che è sulla bocca di tutti. Pensare un titolo. Convincersi di aver trovato quello giusto.
Scoprire che Repubblica.it lo ti ha appena fregato l’idea.

Mi sento compiaciuto oppure frustrato? Non riesco a capirlo.

Ci vuole karma

20 gen

Mi fingo triste. E intanto godo. Perché in fondo, sì, sto soltanto fingendo. Ho saputo che qualcuno sta per chiudere i battenti. Una testata (pseudo)giornalistica sta per sparire dalla scena. E’ qualcosa per cui di norma non si dovrebbe gioire. Anzi. Non si dovrebbe mai essere contenti di una cosa del genere. Ma ci sono iniziative (pseudo)editoriali che non meritano di rimanere sulla piazza. Gente che paga tre euro lordi al pezzo. Ammesso che paghi. E che pretende dai collaboratori le stesse prestazioni di un redattore. Di (pseudo)aziende così ce ne sono tante. Troppe. Usano il tesserino da pubblicista come specchietto per le allodole. Ti promettono questo inutile straccetto di carta, e intanto ti usano. Ti consumano. E se a la ruota gira bene fanno soldi alle tue spalle. Anzi, sulle tue spalle.

Mi sono messo nelle loro mani mentre ero in attesa di un altro lavoro. Un lavoro vero. Ho voluto provare, al grido di meglio questo che niente. Sbagliavo. Meglio niente che questo, mi sarei dovuto dire. Perché mettendomi al servizio di questi (pseudo)editori ho alimentato un sistema deviato. Così facendo ho dato man forte a uno schiavismo soft che sta distruggendo un mestiere. Il mio. Il nostro. Che poi con tre euro lordi ci ripaghi appena la corrente elettrica che ti serve per tenere acceso il pc, e magari ci scappa pure la sigaretta che fumerai inevitabilmente dopo esserti spremuto le meningi. Snervato dalla consapevolezza di aver bruciato le tue sinapsi per tre fottutissimi euro. Lordi, per di più.

Ma lassù un dio c’è. E’ vero, ora una manciata di redattori sottopagati perderà il posto. E per loro, no, non gioisco affatto. Anzi, mi dispiace. Sono convinto, però, che adesso questi colleghi abbiano una grande occasione per rilanciarsi. Una rinascita umana, ancor prima che professionale. Un trampolino verso un futuro migliore e meno degradante. Mentre certi editori non meritano nient’altro che il baratro. Ci vuole karma. E sangue freddo. Alla fine tutti i nodi vengono al pettine.

La gravità mi fa male lo so (2)

18 gen

Polletto?, mi ha chiesto appena arrivato. No, non mi stava domandando come mi chiamo. Il mio nome lo conosce bene, e ancora meglio conosce le mie abitudini alimentari. Mi stava chiedendo cosa ci fosse dentro la busta che tenevo in mano, certa di indovinarne il contenuto. Ma Miss Finocchio Lesso dovrebbe imparare che il pasto fisso non esiste più. Che se l’altro giorno mi sono divorato mezzo pollo arrosto con due dozzine di patate non significa che sarà sempre così. Ho una coscienza, io. E un fegato. Forse. Che poi il mezzo pollo è la specialità del lunedì. Oggi è venerdì. Un giorno che col lunedì, per fortuna, non ha proprio niente a che vedere. E meno male.

Appena arrivato nella poderosa mensa di redazione ha buttato l’occhio sul mio sacchetto e mi ha fatto quella domanda. Ormai durante il pranzo sembra di fare l’inventario per il reparto alimentari dell’Auchan. Si elencano gli ingredienti riversati nel proprio piatto mignon. Si contano i carboidrati ingurgitati come se all’imbocco dell’esofago ci fosse installato un glucid-detector. E alla fine si fanno progetti sulla cena in relazione a quanto (e a cosa) si è appena mangiato. Io stasera mi concederò una pizza gigante. Con birra a fiumi. Affluenti compresi. Me lo posso permettere, e non soltanto per il mio ventre a forma di porcello salvadanaio. Che non è pieno di soldi, ma di torroni a brandelli, costolette mangiucchiate, lenticchie mal digerite durante le feste. E non necessariamente in quest’ordine. Me lo posso permettere perché oggi mi sono tenuto leggero. Leggerissimo. Sì sì. Tra poco esco dalla redazione, e ho quasi paura di volare via alla prima brezza.

Polletto, mi ha chiesto appena arrivato.
No. Lasagne, ho risposto.

E stasera pizza gigante. Con birra a fiumi. E come tutti i fiumi scorrerà verso il mare. Magari al mio mare. Dove quest’estate, di ‘sto passo, troverò un nuovo lavoro. La boa.

La gravità mi fa male lo so

16 gen

Finocchi lessi. Carote, carciofi e qualche zucchina. Con in mezzo appena qualche residuo di pasta. Ma senza esagerare. Ormai a pranzo si fa sul serio. Il Natale ha trasformato tutti in panettoni, con i brufoli da sovraccarico digestivo a fare da uvetta. E alla mensa della redazione (un tavolo rettangolare su cui ognuno consuma le cose che si porta da casa) si sta molto più attenti a cosa si mangia. Finocchi lessi. Carote, carciofi e qualche zucchina. Con in mezzo appena qualche residuo di pasta. Poi sono arrivato io. Mezzo pollo arrosto, con patate iper-salate al momento dalla simpatica signora della gastronomia ambulante, che ogni volta s’impegna insieme al suo gentilissimo marito a minare la mia traballante pressione arteriosa. Precaria, direi. Pure lei.

Tutti a mangiar sano. E io che mi strafogo. Il fatto è che me lo posso permettere. Cioè, voglio dire, i quattro euro e quaranta da dare alla signora ancora riesco a racimolarli. E se invece che al portafogli guardassi al mio girovita (da me rinonimato giroeternità per ovvie ragioni di circonferenza) sarei comunque della stessa identica opinione. Me lo posso permettere. Mi guardo allo specchio. Sembro il porcellino salvadanaio. Quindi posso.

A consolarmi, stamattina, una voce amica. Diciamo.
KronaKus, ma da quando sei arrivato qui sei forse ingrassato? Ti ho visto passare, prima. C’ho pensato e te l’ho voluto dire. E’ che quest’estate eri tutto bello massiccio. Invece adesso..
Zitto e incassa. Anzi, zitto e ingoia. E quindi ingrassa. Ancora. La voce amica era nientemeno che quella della direttrice. La mia proverbiale difficoltà a trattare con i potenti mi ha portato ad avere con lei un rapporto poco più che professionale. Si parla pressoché di lavoro. E poi di lavoro. E quando capita si discute pure di lavoro. Ma adesso abbiamo trovato una variante, grazie alla mia ciccia inserita a tradimento nel nostro risicatissimo repertorio.

Io nella vita ho sbagliato tutto (sarà forse per questo che mi si è allargata?). Non dovevo fare il giornalista. Dovevo fare l’aerobico. E’ quello l’unico lavoro di cui ho bisogno.

Durante il pranzo ognuno ha sbandierato i due ingredienti a testa utilizzati per preparare il proprio piatto smilzo. La più magra di tutta la redazione è quella dei finocchi lessi. Di questo passo sparirà del tutto. Io glielo dico sempre: Così verrai licenziata per assenteismo! Ma le orecchie le sono già sparite. Perciò non mi sente, ed è come parlare al vento. Che è comunque più grasso di lei. Pure se è vento secco.
Dopo aver elencato le ricette ipocaloriche di oggi, i colleghi hanno cominciato a scambiarsi sguardi compiaciuti. Avevano appena realizzato quanto fossero bravi e ligi al dovere, determinati a contrastare gli effetti ingrassanti delle feste. Poi, di colpo, la lobby del grissino integrale si è girata tutta verso di me. Mi sono sentito come un cinghiale sotto assedio. Con le ganasce piene a mo’ di criceto ho coperto il mio piatto col braccio. Ho provato a far credere loro che quello nel mio piatto fosse un pollo di soia, e che oggi il mais transgenico è così grosso da sembrare una patata. Ma niente da fare. Erano già così imbottiti di finocchi che non sono riuscito a infinocchiarli.

Alla fine sono andato in bagno a lavarmi la forchetta. Avevo la pancia piena di cibo e la testa traboccante di sensi di colpa. Ma d’altronde io non c’entro nulla. Io sono la vittima. La scorsa estate ero massiccio, non grasso. Muscoloso, non flaccido. Ma la forza di gravità non l’ho inventata io, ed è evidente come qui al nord si faccia sentire di più. Se i pettorali mi son scesi nell’addome è un fatto assolutamente naturale.

Poi sono tornato a prendere le mie cose nella non-mensa di redazione. C’era la signora Insu Lina, in ritardo sulla tabella di marcia, che si stava divorando una poderosa porzione di lasagne al ragù. Finalmente qualcuno che fa sul serio, mi sono detto. Qualcuno che mangia come si deve. E’ che lei se lo può permettere, e non deve nemmeno fare battute su portafogli e salvadanai. E dire che io ho vent’anni di meno. Non dovrei essere ridotto così, a perdere certi confronti. A essere costretto, in così tenera età, a rinunciare pure all’acqua gassata. Vuoi?, mi ha chiesto lei. No, ho risposto io. Quella roba gonfia.

App & down

14 gen

580494_10151189585816471_172131572_nLa Pixar grida vendetta. A chi ha scritto questa sottospecie di box dov’essere scoppiato qualche palloncino nella testa.

Finché la barca va

12 gen

Io odio il mio corpo. Nel senso che ogni due anni si becca un raffreddore, una tosse che sembra non volersene più andare, una febbricciola. Io odio il mio corpo, ma è l’unico che ho. E poi a forza di starci insieme mi ci sono affezionato. Talmente affezionato che ormai lo amo. Sì. Io amo il mio corpo. Anche se ogni due anni si becca un raffreddore, una tosse che sembra non volersene più andare, una febbricciola. Lo amo, e non perché è l’unico che ho, non perché è una vita che devo convinvere con lui sotto lo stesso tetto di capelli. Lo amo e basta. Così come amo la mia mente. Anche se ogni due ore si becca un raffreddore, e io finisco per starnutire cazzate su cazzate. La amo, e me ne devo prendere cura.

Per via di una mezza influenza sono rinchiuso dentro queste quattro mura color lilla (erano già così, lo giuro) da ormai quasi tre giorni. E sento che mi sta abbandonando, la mia mente. Si è fatta precaria. E per questo devo uscire, prendere una boccata d’aria. E’ precaria, sì, proprio come me. Sarà per questo che la amo. Perché in fondo io e lei siamo sulla stessa traballante barca.

La cecità ti fa male lo so

12 gen

Perdo diottrie come Pupo perde al gioco. E no, l’autoerotismo non c’entra. E’ che giornalista fa rima con problemi di vista. Con lenti a cont(r)atto (mensili, quindicinali, talvolta giornaliere, e tutte a progetto: vederci meglio), occhiali spessi e volentieri, forse cecità. Soprattutto oggi che le agenzie si leggono da uno schermo. Le si reimpasta da dietro uno schermo. Le notizie si scrivono su un monitor, e quindi uno schermo. Da uno schermo le si rilegge, le si impagina, per poi rimetterle in circolo. Per mandarle in stampa, quindi, oppure sul web. Cioè per metterle a disposizione dell’utente. Per fargliele leggere da un computer, un tablet, uno smartphone. Insomma, da uno schermo.

Ho approfittato delle due settimane di libertà vigilata del periodo natalizio per tornare dal mio oculista. Dopo quattro anni. In realtà è dalla scorsa primavera che lamento un calo della vista. Nel frattempo sono andato da una dottoressa incompetente della mutua, che ha minimizzato alla grande. Mi ha detto che non mi è affatto calata, e mi ha dato delle gocce idratanti per gli occhi da prendere ad vitam. Mai messe. Non le ho mai creduto. La settimana scorsa, invece, il mio oculista di fiducia mi ha dato il triste verdetto, mettendo fine a preoccupazioni e sospetti. Mi è calata, sì. Ci vedo meno da entrambi gli occhi. Niente di grave, ma sì, qualcosa è cambiato. La signora della mutua le sue gocce se le può pure tenere. Magari ci allunga il Vagisil. E ci si idrata quelchedicoìo.

Ora ho un paio di occhiali nuovi. Insomma, le lenti sono nuove. La montatura no. Ho evitato una spesa inutile, dai. Ho pur sempre una famiglia monopersona da mantenere (cioè me stesso). E poco fa mi sono affacciato dal terrazzo di casa, qui dalla mia singola piazzata nella periferia-ma-non-troppo della Metropoli a Gas. Mi sono guardato intorno. Il mondo è cambiato. Ora è in HD. Lo vedo in alta definizione. E mi domando perché cazzo abbiano tolto proprio adesso il manifesto col culo di Belen da davanti il portone. Avrei accettato anche quello dell’Esselunga con le prugne in offerta. E invece, dico io, proprio la faccia da pirla di Maroni mi ci dovevano mettere?!

Servizio pubico

11 gen

Giro di rito su Twitter e Facebook. Tutti a parlare di Santoro, Travaglio e Berlusconi. Io stasera, da vero giornalista professionista, mi sono guardato l’ultima puntata di Homeland. E stodappascià.

Il mio regalo di Natale

10 gen

Ho saputo cose che si sapevano già, ma saperle ancora nuoce gravemente alla salute. Mentale. La mia. La Baia delle Zanzare, la città in cui sono nato e in cui ho vissuto per oltre ventotto anni, vive di fumo. Io, invece, vivo di fumetti. Siamo troppo diversi per poter continuare a fingere di star bene insieme. Prima o poi uno dei due si farebbe male. Non è amore questo. Non uno di quelli puliti, sani. Lei si è scelta i suoi re. Ha scelto di essere plebea tra patrizi dediti soltanto ai loro porci comodi. Ha scelto di diventare lo specchio salmastro della solita Italietta, dove tutto si aggiusta con una parola infilata nel buco più adatto. Le supposte verbali raggiungono sempre il compromesso. E compromettono noi.

La mia Baia delle Zanzare è l’emblema della provincia. Della piccola provincia, pur non essendo poi così piccola. Per le sue vie qualcuno si finge metropolitano, cosmopolita. Ma l’abito non fa il monaco. Tutt’al più il fighetto, il bello senz’anima. Tutt’al più. Mentre sono in atto faide tra pseudo-imprenditori, la politica vigente è quella del sottobanco, e la stampa locale si ritrova a fare eco allo schifo. Uno schifo vestito a festa.

Io non sono un eroe armato di penna e tastiera. Non sono l’aggiustatutto del pressapochismo imperante. Sapere che la mia vita, ormai, è lontana da tutto questo mi dà sollievo. Mi fa star bene. E’ il mio regalo di Natale. Anche se in ritardo.

Sono una persona di un certo spessore (2)

9 gen

..Ma la cronaca nera snellisce?!

Sono una persona di un certo spessore

8 gen

Mi stringe il braccio e mi fa: Come sei muscoloso!
E’ il pandoro,
rispondo io. Non sapeva più dove depositarsi..

Ecco come sono ridotto. Altroché Pumba e Re Leone. Sembra che me so’ magnato tutta la savana. Devo assolutamente correre ai ripari. Oggi a pranzo spaghetti in bianco. E una mela. Farò così per almeno tre giorni. Forse la smetterò di darmi del voi ogni volta che passo davanti allo specchio. E non in segno di riverenza e rispetto, ma perché sono diventato così rotondo che faccio per due, e in fondo trovo preferibile prendere le distanze da me stesso. La prossima volta che una collega mi stringe il braccio voglio farle trovare un bicipite. Non l’uvetta, cazzo.

The Walking Kronny

7 gen

Ho visto stracci meno stracci di me. Sembro uno zombie. The Walking Kronny. Stanotte non ho chiuso occhio, e le uniche ore le ho dormite stamattina. Due e un quarto in tutto. A star larghi. E tutte in treno. Durante il viaggio, nonostante la notte in bianco, ho fatto pure fatica a finire tra le braccia di Morfeo. Se è vero che chi dorme non piglia pesci, avrei potuto offrire una cena al Cozza D’Oro a tutto il vagone. Ma poi mi sono lasciato andare, nonostante l’idea che stesse per ricominciare tutto quanto. Sono stato lì, abbandonato sulla poltrona del treno, con a fianco una valigia grossa quanto il Gabibbo. E fuori una nebbia che si stava mangiando anche il ricordo di me.

Non ditelo a Freud

5 gen

Ero in una stanza del cazzo, in compagnia di nonricordochì. Sembrava una scuola, tant’è che non avevo una scrivania ma un banco. Ma sapevo, io lo sapevo di essere in redazione. Appena arrivato mi hanno messo pressione. Stavo col giubbotto, non avevo avuto nemmeno il tempo di toglierlo. Mi sono messo subito a lavorare, con minacce che venivano direttamente dalla porta alle mie spalle. Tu lo sai, KronaKus, lo sai. Se ti vedo fermo lo sai cosa ti succede.

Appena ho avuto un attimo per alzare la testa ho preso in mano un pacco di Pavesini. Dovevo pur mettere qualcosa sotto i denti. Ma non so quella confezione da quanto tempo fosse aperta. Ne ho mangiato uno, poi mi sono accorto che c’erano dei depositi verdognoli. Era muffa. E il motivo è semplice: qualche giorno prima li avevo cominciati, ma non li avevo finiti. Non c’era tempo!! Sul banco-scrivania avevo pure due mozzarelle spuntate da chissà dove, da mettere in frigo prima di far fare loro la stessa fine di quei poveri biscotti gialli. Ma poi mi sono svegliato. Non saprò mai se la mia ansia da prestazione (lavorativa, eh) mi ha messo sulla coscienza anche quella coppia di latticini. Lunedì farò la conta delle vittime.

Nel mio Ordine di idee

4 gen

Ho appena fatto una cosa bruttissima. Sono andato in banca, e ho sborsato più di cento euro per tenere vivo il mio status di professionista iscritto all’Albo dei giornalisti. Mentre salutavo le mie belle banconote, quest’anno più sudate che mai, ho avvertito una strana sensazione. Intensa. Malinconica. Triste. E’ stato come regalare i miei soldi al vento. Come fare un bonifico a Veronica Lario.

Nel mio Ordine di idee

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