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W la f…antasia!

18 mag

Un tema. Un pensierino. Una filastrocca. Francamente non ricordo cosa fosse. Ricordo, però, che la suora mi aveva corretto. Che mi aveva detto che quella parola non esiste. Che non è italiano, ma dialetto. E che quindi non va bene. Oggi con le parole ci lavoro. E ieri ho scoperto che il termine manco (inteso come nemmeno, non come verbo mancare) esiste eccome. Che è di uso popolare, sì, ma che i dizionari, almeno quelli online, la contemplano senza fare tante storie. Ho scoperto, così, che quella suora aveva torto. Lei che era la mia maestra delle elementari. Lei che mi diceva che ero troppo conciso, e io che non capivo nemmeno cosa cazzo volesse dire (boh, magari era dialetto). Sarà perché facevo le chiuse tutte uguali. Ogni pensierino aveva un tema, e io concludevo con un’esultanza assurda e sbrigativa. L’argomento era la natura? W la natura!. Il cinema? W il cinema!. Il Natale? W il Natale!. Per fortuna, all’epoca, non si parlava mai di figa. O quasi. E meno male che non sono giapponese.

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Palle analogiche

16 mag

Una mattinata in redazione senza collegamento a Internet. Non fosse stato per l’iPhone mi sarei sentito come Tom Hanks in Cast Away. E comunque mi son fatto lo stesso due Wilson così.

 Wilson

56-3

It’s a beautiful day (maybe)

15 mag

E mi sfiora l’idea di quel lusso mancato. Di quel privilegio smarrito tra le frange del tempo. Di quell’intervista che non ho mai avuto nemmeno il coraggio di sognare, ma che c’è mancato tanto così che diventasse realtà. Litfiba, Caparezza, Ligabue. Ma è soprattutto a pane e Jovanotti che sono cresciuto. E sapere che quasi quasi avrei potuto porgergli il microfono mi lascia un po’ d’amaro. Ormai è tardi. Ormai l’occasione è acqua passata. E io non ho potuto bere.

Che io scriva di tv è cosa nota (chi ancora non lo sapeva la nota se la becca sul registro). E stamattina ho saputo che presto andrà in onda uno speciale sul buon Lorenzo Cherubini. Ma il magazine per cui scrivo ha una periodicità tale che non consente di andare sempre a segno. A volte scriviamo di programmi che alla fine non vanno nemmeno in onda, perché posticipati o addirittura cancellati. Altre volte, invece, s’insinuano nei palinsesti degli show che sono stati acquistati dopo la chiusura del numero, con contratti last minute che al momento di andare in stampa non erano nemmeno nelle sinapsi più remote di chi poi ha concepito la cosa. Così si creano le occasioni mancate, le interviste che il tempo non mi dà il tempo di fare. Ed è così che è andata con Jovanotti.

Ma oggi niente mi sfiora. Niente mi scalfisce. Oggi KronaKus vive di speranze e di sogni bagnati (non è come sembra). Pazienza per gli incontri sfuggiti di mano, per i desideri irrealizzati. C’è sempre tempo. Ed è proprio questo il punto: c’è sempre tempo. C’è ancora tempo, sì. Oggi ho avuto buone nuove sul mio contratto, e se tutto va bene chissà quanti Cherubini potrò intervistare (se mai vi verrò a dire che ho parlato con un angelo chiamate Papa Francesco, tutt’al più la neuro). A fine giugno mi scade, e qua dentro l’aria pesa più di Giuliano Ferrara. Ogni rinnovo assomiglia a un macigno da sollevare, a una montagna da scalare, a una corsa da vincere al fotofinish. Le voci che giravano non erano troppo rassicuranti, ed erano voci tutt’altro che fantasiose. E quando il tuo contratto comincia a cambiare sapore è perché la scritta da consumarsi preferibilmente entro il mette sempre più paura. E non sai mai se chi di dovere ti vorrà portare via ancora una volta da quel fottutissimo banco frigo. Il banco frigo dei disoccupati. Così tanto stretto e affollato che prima o poi troveranno tracce di rucola sui cornetti Algida.

Ma oggi, dicevo, il caso mi ha portato a sapere che i segnali sono positivi. Che, in culo a Ozpetek, nonostante Saturno contro il mio lavoro potrebbe continuare almeno fino a fine anno. Che la riunione di stamattina potrebbe non essere stata l’ultima di questa mia parte di carriera. Che c’è ancora speranza, insomma, per chi ha davvero voglia di fare. Quindi io, in tutto questo discorso, non c’entro proprio un cazzo.

Tagli al personale

10 mag

Stamattina. Strisce pedonali di fronte alla redazione. Faccio un passo per attraversarle. Alla mia sinistra un’auto. Che si ferma, sì, ma non del tutto. Continua ad avanzare di qualche centimetro, piano piano. Non capisco se ha intenzione di fermarsi davvero o se vuole ripartire. Al volante una donna che si guarda intorno, forse in cerca di un parcheggio. Ma continua ad avanzare, a poco a poco. E io non so cosa fare. Ho l’impressione che non mi abbia visto. O forse sì? E perché mi fa le finte sulle strisce pedonali?
Poi la guardo meglio. E’ la mia capa.

Ho capito che c’è crisi, che qua tutto balla. Ma se volete fare tagli al personale non è che mi dovete per forza tagliare anche dalla faccia della Terra.

Ma vaffancool!

9 mag

GiuseppaUngaretta è online

GiuseppaUngaretta: Buongiorno.

KronaKus: Buongiorno a te. Come va?

GiuseppaUngaretta: Si sta come di primavera sugli alberi le foglie.

KronaKus: Allora va bene. Pensa se fosse autunno!

GiuseppaUngaretta: Già. E tu come stai?

KronaKus: Mah. Da me è un po’ settembre..

GiuseppaUngaretta: Anche da me, in effetti. Per questo mi sono permessa di profanare il verso originale..

KronaKus: Cool!

GiuseppaUngaretta: Prego?

KronaKus: Cool!!

GiuseppaUngaretta: …

KronaKus: Che c’è?!

GiuseppaUngaretta: Ormai parli come i milanesi.

KronaKus: Guarda che oggigiorno “cool” è una parola “international”..

GiuseppaUngaretta: …

KronaKus: Ma che hai?!?

GiuseppaUngaretta: “International”..

KronaKus: Eh..

GiuseppaUngaretta: Eh.

KronaKus: Cosa?!

GiuseppaUngaretta: Fa schifo.

KronaKus: Ma perché?!

GiuseppaUngaretta: Perché parli come i milanesi.

KronaKus: Che ti han fatto i milanesi?!

GiuseppaUngaretta: Niente.

KronaKus: E allora?!

GiuseppaUngaretta: E allora spero che ti rinnovino il contratto.

KronaKus: Beh.. grazie..

GiuseppaUngaretta: Lo dico per te.

KronaKus: ..Perché?

GiuseppaUngaretta: Perché se parli così da idiota non ti prenderà mai nessun altro.

GiuseppaUngaretta è offline

Otto per mi̶̶l̶̶l̶̶e

8 mag

C’è crisi. E tocca inventarsi qualcosa. Con il contratto in modalità yogurt, pronto a scadere come un infidus regularis, qua bisogna davvero premunirsi. E se non si trovano alternative a questo lavoro devo almeno mettere da parte qualche spicciolo.

E’ quasi ora della denuncia dei redditi. Mai vista una definizione più azzeccata: certi redditi, infatti, sono proprio da denuncia. Ma ok. Sorvoliamo. Il punto è un altro. Ho deciso di inaugurare la nuova frontiera del risparmio. Devolverò l’8 per mille a me stesso. Di opere buone me ne farò a volontà.

Ricchi premi e du’ cojon (2)

8 mag

cara collega,
ti scrivo adesso sennò domani mi scordo.
nel mio pezzo c’è un errore. ho scritto che la giraffa e l’ippopotamo s’innamorano nel primo film. no, era nel secondo. magari domani ti do una mano a correggerlo.
grazie.

kronny

p.s.: so che non sembra, ma questa è una mail seria.

Ricchi premi e du’ cojòn

7 mag

Oggi ho scritto un pezzo dal titolo:
Se il re dei lemuri ama un orso col tutù

Sento che il Pulitzer è sempre più vicino.

Belpaese di merda

6 mag

Mi è arrivata una mail dalla segreteria della scuola di giornalismo.

Il Comune di Insulsolandia ha pubblicato un bando per un incarico di addetto stampa (16.500 euro all’anno) che vi allego di seguito. Scade venerdì prossimo, il 10 maggio. Chi è interessato dovrebbe presentare ugualmente domanda, anche se il bando esclude i professionisti.

E’ come dire che alla mutua cercano dentisti, ma si astengano gli esperti di carie e gengiviti. Come dire che lo studio legale sotto casa cerca avvocati che pensino che la Gazzetta Ufficiale sia un contenitore di notizie sportive al netto dei rumors. Come dire che il fruttivendolo mi venderà banane, ma senza potassio. Che i pesci non avranno più le spine, ma non saranno nemmeno pesci. Che si eleggerà un nuovo Presidente della Repubblica, ma poi si riesumerà il vecchio. E che magari si metterà un’omofoba al ministero per le Pari Opportunità, salvo poi ritrattare.

Ok. Ora capisco tante cose.repubblica_delle_banane

Sorpassi pericolosi

4 mag

Ritorno in redazione dopo una settimana. Vado talmente lento che sulla strada per Milano sono stato sorpassato anche dal mio stesso trolley.

La nebbia all’irto Colle (12)

21 apr

Svegliarmi sapendo di avere un Presidente della Repubblica nuovo di zecca mi fa affrontare la giornata con viva e vibbbbrante soddisfazione.

Sono le 11:34 del mattino.
Ok. Buonanotte. Svegliatemi tra sette anni.

La nebbia all’irto Colle (11)

20 apr

ULTIM’ORA DAL FUTURO:

Napolitano non ce l’ha fatta. E’ lui il nuovo “impallinato” dopo Marini e Prodi. Ora i partiti si giocano la loro ultima carta, scegliendo un nome che rompa davvero con il passato. Uno pterodattilo viaggiatore ha appena fatto irruzione in Quirinale. Il messaggio: E’ con viva e vibbbbbrante soddisfazione che accetto la vostra proposta di candidatura. Firmato, Fred Flinstone.

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Fred Flinstone. Alla sua sinistra l’amico Renato Brunetta

La nebbia all’irto Colle (8)

19 apr

Gasparri: A questo punto potremmo anche proporre un nostro nome!

Far giocare gli altri. Comparire all’ultimo davanti alla porta. Pretendere di segnare. Nemmeno Pippo Inzaghi era così paraculo.

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La nebbia all’irto Colle (7)

19 apr

Niente di eclatante.
La vera notizia è che la Mussolini usa ancora un fottutissimo Nokia.

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La nebbia all’irto Colle (6)

19 apr

Presidenza della Repubblica. Monti punta sulla Cancellieri.
Visto il nome crede sia parente della Merkel.

Italian foreign minister Anna Maria Canc

La nebbia all’irto Colle (5)

19 apr

Terzo scrutinio. La conta di Laura Boldrini.
..Bianca.. Bianca.. Bianca..

Ok. La strategia del Pd è finalmente chiara.
Moretti presidente.

bianca

La nebbia all’irto Colle

16 apr

Quirinale. Milena Gabanelli candidata del Movimento 5 Stelle.

Non so perché, ma ho la sensazione che per una volta non vedremo uno speciale Report su bustarelle, appalti e altre magagne del nuovo politicante di turno.

Acculturat(t)o

12 apr

ObsessiveReader è online

ObsessiveReader: Ciao.

KronaKus: Ciao.

ObsessiveReader: Senti, tu che sei uno scriba… hai mica qualche buona lettura da consigliarmi?

KronaKus: Io scrivo, mica leggo.

ObsessiveReader: ..Ah no?

KronaKus: No.

ObsessiveReader: Non sei anche tu un topo da biblioteca?

KronaKus: Affatto.

ObsessiveReader: Beh, per saper scrivere avrai pur letto qualcosa, prima..

KronaKus: Certo.

ObsessiveReader: Ecco. E cosa?

KronaKus: Fumetti. Televideo. Buste del pane.

ObsessiveReader è offline

00 e basta

12 apr

Prima l’addetto al copia-incolla. Poi ai titoli. Ora ai grassetti.
Salve. Sono Bold. James Bold.

Caro Sello, pensaci tu

5 apr

Adoro scrivere pezzi-spot. Mi dà la sensazione di fare due mestieri contemporaneamente. Il giornalista e il pubblicitario. Due lavori. Gran lusso, oggi come oggi. Sì sì.

Ma la paga è doppia, giusto?!

Interviste fiche

28 mar

fico1 fico2

Buongiorno un cazzo

27 mar

Stamattina. Erano quasi le 10 quando sono entrato in cucina per prelevare dal frigo la mia porzione elefantiaca di bavette al basilico. Non per colazione, eh. E’ stato il mio pranzo di oggi. Sì, di solito mi preparo la pasta la sera prima. Vuoi o non vuoi così risparmio qualche euro. Sono pur sempre un giornalista precario.

In cucina (stavo dicendo prima di perdermi nella mia logorrea da stress) ho incontrato uno dei miei coinquilini. Uno dei pochi rimasti in questi giorni. Gli altri sono già dalle loro famiglie. Perché a questo mondo c’è ancora chi può gustarsi la Pasqua, e non la confonde con un devolavorarechec’holachiusurasennòsoncazzi.

Buongiorno, gli ho detto.
Buongiorno, mi ha risposto.

Poi gli occhi mi si sono posati sul televisore. C’era Gasparri su La7.
Buongiorno un cazzo.

Saggezza paterna

26 mar

Skype. Poco fa.

Io: Ba’, lo sai che sto per intervistare uno dei Fichi d’India?
Mio padre: Ah, bravo. Mi raccomando, fai una bella intervista. Informati bene. Quello lì mi sa che è di Varese. Non di Nuova Delhi, eh. Ah, e chiedigli dei marò.

Stava scherzando. Credo.

(A)caro amico ti scrivo (2)

24 mar

Voci di corridoio dicono che è ora di pulirlo. Il corridoio, dico. Le voci sono quelle dei fantasmi che lo abitano. Che saranno anche eterei, ma pure loro si sono rotti i coglioni di questo surplus di polvere, degli acari in sovrannumero, delle piattole nomadi, dei topi vagabondi, delle blatte che fanno rave party tra una camera e l’altra. D’altronde quando si lavora tanto non è facile trovare il tempo per onorare il proprio turno di pulizie. Si aspetta la domenica. Ma vedrete, verranno tempi migliori. Sogno già da oggi il momento in cui sarò in pensione. Sarà allora che pulirò la casa tutti i santi giorni, che la trasformerò nel più lucido degli specchi.

Care blatte, spero abbiate fatto una buona scorta di birra. Il vostro sfratto esecutivo non è per adesso.

Powers

21 mar

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità. Per questo se sai una cosa che gli altri non sanno la devi dire. La devi esternare. Se puoi metterci una pezza non puoi esimerti dal farlo. E se il tuo potere è saperne di supereroi più di Stan Lee devi correggere il tiro, se ti accorgi che sul giornale per cui lavori si parla di mutanti in modo improprio in un pezzo dedicato una nuova serie tv. Non tutto il multiverso è paese. La parola mutanti non esprime soltanto il concetto di personeconsuperpotéri. Non è la definizione corretta. Mutanti sta per personeconsuperpoterichesononatecosì. Che è ben diverso. Le persone che invece subiscono una metamorfosi a posteriori (che sia per un incidente radioattivo o per un ragno geneticamente modificato che non aveva un cazzo da fare se non morderti il culo), sono un’altra cosa. Puoi chiamarli superumani, metaumani, o più semplicemente mutati. Senza la enne. Ma non mutanti.

Ho trascorso dieci minuti della mia preziosa esistenza a tentare di farlo capire qui in redazione. Ma niente da fare. Sono troppo nerd per fare questo lavoro.

Fame nervosa

10 mar

L’iper-lavoro degli ultimi tempi fa male alla mia vita. Non in senso esistenziale. Non parlo di equilibri psichici. Dico la vita in senso fisico. Stretto. Anche se dovrei dire in senso largo. Che qui di stretto c’è rimasto soltanto il conto in banca.

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Redazione. Il mio cassetto senza fondo. Un po’ come il mio stomaco.

La febbre del venerdì pomeriggio

22 feb

Fai il giro di bozze. Leggi. Rileggi. Quella parola proprio non ti torna. Remutanda. Ma che è? Una nuova marca di slip?! E leggi. Rileggi. Remutanda. Boh.

Poi leggi e rileggi ancora. Ti accorgi che la parola in realtà è un’altra. Remuntada, ha scritto il collega dello sport riferendosi al rischio di rimonta che correrà il Milan affrontando il Barcellona in casa sua.

E’ venerdì per tutti, signori. Abbiate pietà.

Exit fool (2)

21 feb

Meno male che Enrico c’è. Lo ammetto: a tre giorni dal voto non so proprio su chi mettere la croce. So bene, invece, su chi metterei una croce sopra (scusate l’illeggibile ripetizione), e soprattutto chi metterei in croce una volta per tutte. Ma la triste verità è che io, cronista pigramente informato, non ho ancora capito chi preferisco davvero. Il dubbio è che non ci sia nessuno che mi rappresenti fino in fondo. Ed è drammatico, se si osserva la cosa con occhi democratici. In questa tornata elettorale il ventaglio di opzioni è particolarmente vario. Dispersivo. Sembra la lista dei canali via satellite. Novecentonovantanove improbabili possibilità. Fai un giro per cercare di farti un’idea. A completare lo zapping ci metti due o tre ore, e quando hai finito hai la testa che ti scoppia. Sei confuso. Guardi l’orologio, ed è già ora di andare a dormire. E cosa ci hai guadagnato? Soltanto un grosso mal di testa. Idee sovrapposte. Chiarezza zero. Ti accorgi che ti sei soltanto rincoglionito, senza guardare niente con vera attenzione. Ed è per questo che devi leggere il magazine tv per cui lavoro. Lo trovi in tutte le edicole alla modica cifra di 1,xxxxxxxxxxxxxxxxxxxScusate. Porto un po’ di acqua al mio mulino. Non si sa mai come va a finire, qua.

Dicevo che c’è poco da fare. Non c’è nessuno che mi convinca davvero. Sarà che si sono persi un po’ tutti i riferimenti. Ormai per me la destra e la sinistra non sono che mere direzioni. Mano forte e mano debole. Con una ci scrivo, con l’altra ci faccio cose vuemmediciòtto che non vi sto a raccontare. Ma non è questo il punto. Mi sembra che tutti, alla fine dei conti, offrano più o meno le stesse cose. Tutti quelli che attirano la mia attenzione, intendo. Io non sono mai stato un cronista politico, quindi magari sono io che non ci sto capendo niente. La mia passione per la vita parlamentare è pari all’entusiasmo che provo per il torneo di bocce alla lunga che si svolge ogni anno nel circolo che sta dietro casa mia, dove il mio amico Mario fa un caffè davvero eccezionale alla modica cifra di 0,xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxScusate, ma io un post serio a sfondo politico proprio non lo so fare. Figuriamoci un articolo.

C’è un motivo se sono finito a occuparmi di spettacolo, di storie formato tv. Culo, quel motivo si chiama così. Ma è un culo che la sa lunga, un deretano che mi conosce molto bene. Ed è lo stesso deretano che stasera mi ha portato a sintonizzarmi su La7 durante il mio zapping compulsivo, tra una forchettata di insalata e l’altra. E’ stato lui a farmi trovare il buon Enrico Mentana (che stimo e non poco), intento a intervistare alcuni dei candidati tra cui sono tuttora indeciso. Proprio stasera che mi ero prefissato di fare una rassegna stampa a sfondo elettorale. Per schiarirmi le idee. Per prendere posizione una volta per tutte. Per entrare in cabina, domenica, sapendo bene dove mettere la X. Perché io sono per la croce messa con la testa. Il testa o croce lo lascio fare agli altri.

Exit fool

20 feb

Sondaggio elettorale dell’ultim’ora. Improvviso incremento dei consensi a favore del PdL, che registra un +0,5% dopo il trionfo del Milan di questa sera. La società calcistica di Silvio Berlusconi ha infatti sconfitto il Barcellona nella giornata di andata valida per gli ottavi di finale di Champions League. Voci di corridoio affermano che Mario Monti e Pierluigi Bersani sarebbero in corsa per un’acquisizione lampo di Inter e Lazio, impegnate domani sera in Europa League. Palla al centro. E al centrosinistra.

Habemus Papam (anzi no)

11 feb

Il papa se ne va. Benedetto XVI molla tutto. A fine mese bye bye pontificato. Chissà cosa ne penserebbe Gesù. Lui è ancora lì sulla croce, e nonostante questo non si è mai dimesso. Non so se Ratzinger abbia qualche problema di salute. Forse vuole soltanto approfittare della neve e andarsene a sciare sulle Alpi vaticane (qualcuno gli spieghi che al più, lì dietro, ci sono Monteverde nuova e Monteverde vecchia, come mi racconta sempre mio nonno). So di certo che a marzo ci sarà un posto vacante. E il collega della Formula Uno, ignaro di star copiando una battuta che spopola su Facebook già da qualche ora, ha appena detto che Berlusconi perderà le elezioni, ma tenterà da subito una nuova scalata al potere. Quello delle gerarchie ecclesiastiche. C’è già il nome pronto. Papa Pio Tutto, si dice in Rete. Ma al di là dell’ironia a me ora preoccupa ben altra cosa. Che il buon Ratzinger faccia il giro inverso. Cioè che passi dalla Chiesa alla politica passando dalla porta di servizio.

Napolitano, non ho ancora capito se e quanto mi piaci, ma nun te move da quella cazzo de poltrona!!!

Botte per orbi

9 feb

Ho scoperto che in redazione c’è chi apprezza il wrestling. Ho appena ricominciato a mandare curriculum.

Incomprensioni

4 feb

E’ editoriale, ed è una linea. Ma io vado a zig zag. Alla fine qualcuno sbanda.

Iene da guardia

3 feb

Onore alle Iene. Sono più giornalisti loro di certi sedicenti tali. Soprattutto la Blasi. A lei il tesserino lo darei subito.

Sì, sì. Ho detto il tesserino.

Publocation

30 gen

Ho messo in cucina alcune copie di NonPossoDireIlNome Magazine. Me le hanno chieste i coinquilini dopo aver saputo che ho intervistato due comici di Zelig. In un primo momento mi hanno proposto di metterle in bagno. Eh no, cazzo. In bagno no. Il fatto che per fare quel giornale ci si faccia il culo non significa che poi lo si debba utilizzare per pulirselo. E poi meglio ritrovarci sopra qualche chiazza di sugo che di chissà cos’altro. Metti che un domani intervisto Belen?!

La gravità mi fa male lo so (4)

25 gen

La Nerd: KronaKus, vuoi una di queste cose qua?
Io: Cosa sono?
La Nerd: ..Umh… Non mi ricordo come si chiamano…
Io: Fa vedere… Ah, castagnole! Sì, grazie. Ne prendo una.

Più tardi.
Insu Lina: KronaKus, ti trovo dimagrito. Vuoi assaggiare un pezzo di torta?
Io: E’ il nero. Merito del maglione. Che tra l’altro si è allargato, ma non è per la trippa. E’ che mia madre deve averlo lavato con un diluente per tessuti. Comunque sì, grazie.

Gnam. Tutti gentili, in questa redazione.
Cosìperònonmiaiutàte, cazzo.

Burp & Ronf

24 gen

Pranzo con pizza al falafel e birra.
Urge brandina.
‘Stopomeriggioscrivetevòi.

Il re pubblica, il suddito s’attacca

23 gen

Scrivere un pezzo su una cosa che è sulla bocca di tutti. Pensare un titolo. Convincersi di aver trovato quello giusto.
Scoprire che Repubblica.it lo ti ha appena fregato l’idea.

Mi sento compiaciuto oppure frustrato? Non riesco a capirlo.

Ci vuole karma

20 gen

Mi fingo triste. E intanto godo. Perché in fondo, sì, sto soltanto fingendo. Ho saputo che qualcuno sta per chiudere i battenti. Una testata (pseudo)giornalistica sta per sparire dalla scena. E’ qualcosa per cui di norma non si dovrebbe gioire. Anzi. Non si dovrebbe mai essere contenti di una cosa del genere. Ma ci sono iniziative (pseudo)editoriali che non meritano di rimanere sulla piazza. Gente che paga tre euro lordi al pezzo. Ammesso che paghi. E che pretende dai collaboratori le stesse prestazioni di un redattore. Di (pseudo)aziende così ce ne sono tante. Troppe. Usano il tesserino da pubblicista come specchietto per le allodole. Ti promettono questo inutile straccetto di carta, e intanto ti usano. Ti consumano. E se a la ruota gira bene fanno soldi alle tue spalle. Anzi, sulle tue spalle.

Mi sono messo nelle loro mani mentre ero in attesa di un altro lavoro. Un lavoro vero. Ho voluto provare, al grido di meglio questo che niente. Sbagliavo. Meglio niente che questo, mi sarei dovuto dire. Perché mettendomi al servizio di questi (pseudo)editori ho alimentato un sistema deviato. Così facendo ho dato man forte a uno schiavismo soft che sta distruggendo un mestiere. Il mio. Il nostro. Che poi con tre euro lordi ci ripaghi appena la corrente elettrica che ti serve per tenere acceso il pc, e magari ci scappa pure la sigaretta che fumerai inevitabilmente dopo esserti spremuto le meningi. Snervato dalla consapevolezza di aver bruciato le tue sinapsi per tre fottutissimi euro. Lordi, per di più.

Ma lassù un dio c’è. E’ vero, ora una manciata di redattori sottopagati perderà il posto. E per loro, no, non gioisco affatto. Anzi, mi dispiace. Sono convinto, però, che adesso questi colleghi abbiano una grande occasione per rilanciarsi. Una rinascita umana, ancor prima che professionale. Un trampolino verso un futuro migliore e meno degradante. Mentre certi editori non meritano nient’altro che il baratro. Ci vuole karma. E sangue freddo. Alla fine tutti i nodi vengono al pettine.

La gravità mi fa male lo so (2)

18 gen

Polletto?, mi ha chiesto appena arrivato. No, non mi stava domandando come mi chiamo. Il mio nome lo conosce bene, e ancora meglio conosce le mie abitudini alimentari. Mi stava chiedendo cosa ci fosse dentro la busta che tenevo in mano, certa di indovinarne il contenuto. Ma Miss Finocchio Lesso dovrebbe imparare che il pasto fisso non esiste più. Che se l’altro giorno mi sono divorato mezzo pollo arrosto con due dozzine di patate non significa che sarà sempre così. Ho una coscienza, io. E un fegato. Forse. Che poi il mezzo pollo è la specialità del lunedì. Oggi è venerdì. Un giorno che col lunedì, per fortuna, non ha proprio niente a che vedere. E meno male.

Appena arrivato nella poderosa mensa di redazione ha buttato l’occhio sul mio sacchetto e mi ha fatto quella domanda. Ormai durante il pranzo sembra di fare l’inventario per il reparto alimentari dell’Auchan. Si elencano gli ingredienti riversati nel proprio piatto mignon. Si contano i carboidrati ingurgitati come se all’imbocco dell’esofago ci fosse installato un glucid-detector. E alla fine si fanno progetti sulla cena in relazione a quanto (e a cosa) si è appena mangiato. Io stasera mi concederò una pizza gigante. Con birra a fiumi. Affluenti compresi. Me lo posso permettere, e non soltanto per il mio ventre a forma di porcello salvadanaio. Che non è pieno di soldi, ma di torroni a brandelli, costolette mangiucchiate, lenticchie mal digerite durante le feste. E non necessariamente in quest’ordine. Me lo posso permettere perché oggi mi sono tenuto leggero. Leggerissimo. Sì sì. Tra poco esco dalla redazione, e ho quasi paura di volare via alla prima brezza.

Polletto, mi ha chiesto appena arrivato.
No. Lasagne, ho risposto.

E stasera pizza gigante. Con birra a fiumi. E come tutti i fiumi scorrerà verso il mare. Magari al mio mare. Dove quest’estate, di ‘sto passo, troverò un nuovo lavoro. La boa.

La gravità mi fa male lo so

16 gen

Finocchi lessi. Carote, carciofi e qualche zucchina. Con in mezzo appena qualche residuo di pasta. Ma senza esagerare. Ormai a pranzo si fa sul serio. Il Natale ha trasformato tutti in panettoni, con i brufoli da sovraccarico digestivo a fare da uvetta. E alla mensa della redazione (un tavolo rettangolare su cui ognuno consuma le cose che si porta da casa) si sta molto più attenti a cosa si mangia. Finocchi lessi. Carote, carciofi e qualche zucchina. Con in mezzo appena qualche residuo di pasta. Poi sono arrivato io. Mezzo pollo arrosto, con patate iper-salate al momento dalla simpatica signora della gastronomia ambulante, che ogni volta s’impegna insieme al suo gentilissimo marito a minare la mia traballante pressione arteriosa. Precaria, direi. Pure lei.

Tutti a mangiar sano. E io che mi strafogo. Il fatto è che me lo posso permettere. Cioè, voglio dire, i quattro euro e quaranta da dare alla signora ancora riesco a racimolarli. E se invece che al portafogli guardassi al mio girovita (da me rinonimato giroeternità per ovvie ragioni di circonferenza) sarei comunque della stessa identica opinione. Me lo posso permettere. Mi guardo allo specchio. Sembro il porcellino salvadanaio. Quindi posso.

A consolarmi, stamattina, una voce amica. Diciamo.
KronaKus, ma da quando sei arrivato qui sei forse ingrassato? Ti ho visto passare, prima. C’ho pensato e te l’ho voluto dire. E’ che quest’estate eri tutto bello massiccio. Invece adesso..
Zitto e incassa. Anzi, zitto e ingoia. E quindi ingrassa. Ancora. La voce amica era nientemeno che quella della direttrice. La mia proverbiale difficoltà a trattare con i potenti mi ha portato ad avere con lei un rapporto poco più che professionale. Si parla pressoché di lavoro. E poi di lavoro. E quando capita si discute pure di lavoro. Ma adesso abbiamo trovato una variante, grazie alla mia ciccia inserita a tradimento nel nostro risicatissimo repertorio.

Io nella vita ho sbagliato tutto (sarà forse per questo che mi si è allargata?). Non dovevo fare il giornalista. Dovevo fare l’aerobico. E’ quello l’unico lavoro di cui ho bisogno.

Durante il pranzo ognuno ha sbandierato i due ingredienti a testa utilizzati per preparare il proprio piatto smilzo. La più magra di tutta la redazione è quella dei finocchi lessi. Di questo passo sparirà del tutto. Io glielo dico sempre: Così verrai licenziata per assenteismo! Ma le orecchie le sono già sparite. Perciò non mi sente, ed è come parlare al vento. Che è comunque più grasso di lei. Pure se è vento secco.
Dopo aver elencato le ricette ipocaloriche di oggi, i colleghi hanno cominciato a scambiarsi sguardi compiaciuti. Avevano appena realizzato quanto fossero bravi e ligi al dovere, determinati a contrastare gli effetti ingrassanti delle feste. Poi, di colpo, la lobby del grissino integrale si è girata tutta verso di me. Mi sono sentito come un cinghiale sotto assedio. Con le ganasce piene a mo’ di criceto ho coperto il mio piatto col braccio. Ho provato a far credere loro che quello nel mio piatto fosse un pollo di soia, e che oggi il mais transgenico è così grosso da sembrare una patata. Ma niente da fare. Erano già così imbottiti di finocchi che non sono riuscito a infinocchiarli.

Alla fine sono andato in bagno a lavarmi la forchetta. Avevo la pancia piena di cibo e la testa traboccante di sensi di colpa. Ma d’altronde io non c’entro nulla. Io sono la vittima. La scorsa estate ero massiccio, non grasso. Muscoloso, non flaccido. Ma la forza di gravità non l’ho inventata io, ed è evidente come qui al nord si faccia sentire di più. Se i pettorali mi son scesi nell’addome è un fatto assolutamente naturale.

Poi sono tornato a prendere le mie cose nella non-mensa di redazione. C’era la signora Insu Lina, in ritardo sulla tabella di marcia, che si stava divorando una poderosa porzione di lasagne al ragù. Finalmente qualcuno che fa sul serio, mi sono detto. Qualcuno che mangia come si deve. E’ che lei se lo può permettere, e non deve nemmeno fare battute su portafogli e salvadanai. E dire che io ho vent’anni di meno. Non dovrei essere ridotto così, a perdere certi confronti. A essere costretto, in così tenera età, a rinunciare pure all’acqua gassata. Vuoi?, mi ha chiesto lei. No, ho risposto io. Quella roba gonfia.

App & down

14 gen

580494_10151189585816471_172131572_nLa Pixar grida vendetta. A chi ha scritto questa sottospecie di box dov’essere scoppiato qualche palloncino nella testa.

Piccolo uomo

13 gen

Non potrei mai essere ateo. Anche se non avessi un dio, io un dio ce l’avrei comunque. Uno di quelli che sembrano scesi dal cielo per farti vedere come far bene le cose sulla Terra. Ecco, io non ho un dio, ma un messia sì. Un idolo, un modello. Un uomo che sembra più di un uomo. Un esempio che è più di un esempio. Un giornalista che è più di un giornalista. Guardo Riccardo Iacona. E mi sento molto, molto piccolo.

Finché la barca va

12 gen

Io odio il mio corpo. Nel senso che ogni due anni si becca un raffreddore, una tosse che sembra non volersene più andare, una febbricciola. Io odio il mio corpo, ma è l’unico che ho. E poi a forza di starci insieme mi ci sono affezionato. Talmente affezionato che ormai lo amo. Sì. Io amo il mio corpo. Anche se ogni due anni si becca un raffreddore, una tosse che sembra non volersene più andare, una febbricciola. Lo amo, e non perché è l’unico che ho, non perché è una vita che devo convinvere con lui sotto lo stesso tetto di capelli. Lo amo e basta. Così come amo la mia mente. Anche se ogni due ore si becca un raffreddore, e io finisco per starnutire cazzate su cazzate. La amo, e me ne devo prendere cura.

Per via di una mezza influenza sono rinchiuso dentro queste quattro mura color lilla (erano già così, lo giuro) da ormai quasi tre giorni. E sento che mi sta abbandonando, la mia mente. Si è fatta precaria. E per questo devo uscire, prendere una boccata d’aria. E’ precaria, sì, proprio come me. Sarà per questo che la amo. Perché in fondo io e lei siamo sulla stessa traballante barca.

La cecità ti fa male lo so

12 gen

Perdo diottrie come Pupo perde al gioco. E no, l’autoerotismo non c’entra. E’ che giornalista fa rima con problemi di vista. Con lenti a cont(r)atto (mensili, quindicinali, talvolta giornaliere, e tutte a progetto: vederci meglio), occhiali spessi e volentieri, forse cecità. Soprattutto oggi che le agenzie si leggono da uno schermo. Le si reimpasta da dietro uno schermo. Le notizie si scrivono su un monitor, e quindi uno schermo. Da uno schermo le si rilegge, le si impagina, per poi rimetterle in circolo. Per mandarle in stampa, quindi, oppure sul web. Cioè per metterle a disposizione dell’utente. Per fargliele leggere da un computer, un tablet, uno smartphone. Insomma, da uno schermo.

Ho approfittato delle due settimane di libertà vigilata del periodo natalizio per tornare dal mio oculista. Dopo quattro anni. In realtà è dalla scorsa primavera che lamento un calo della vista. Nel frattempo sono andato da una dottoressa incompetente della mutua, che ha minimizzato alla grande. Mi ha detto che non mi è affatto calata, e mi ha dato delle gocce idratanti per gli occhi da prendere ad vitam. Mai messe. Non le ho mai creduto. La settimana scorsa, invece, il mio oculista di fiducia mi ha dato il triste verdetto, mettendo fine a preoccupazioni e sospetti. Mi è calata, sì. Ci vedo meno da entrambi gli occhi. Niente di grave, ma sì, qualcosa è cambiato. La signora della mutua le sue gocce se le può pure tenere. Magari ci allunga il Vagisil. E ci si idrata quelchedicoìo.

Ora ho un paio di occhiali nuovi. Insomma, le lenti sono nuove. La montatura no. Ho evitato una spesa inutile, dai. Ho pur sempre una famiglia monopersona da mantenere (cioè me stesso). E poco fa mi sono affacciato dal terrazzo di casa, qui dalla mia singola piazzata nella periferia-ma-non-troppo della Metropoli a Gas. Mi sono guardato intorno. Il mondo è cambiato. Ora è in HD. Lo vedo in alta definizione. E mi domando perché cazzo abbiano tolto proprio adesso il manifesto col culo di Belen da davanti il portone. Avrei accettato anche quello dell’Esselunga con le prugne in offerta. E invece, dico io, proprio la faccia da pirla di Maroni mi ci dovevano mettere?!

Servizio pubico

11 gen

Giro di rito su Twitter e Facebook. Tutti a parlare di Santoro, Travaglio e Berlusconi. Io stasera, da vero giornalista professionista, mi sono guardato l’ultima puntata di Homeland. E stodappascià.

Il mio regalo di Natale

10 gen

Ho saputo cose che si sapevano già, ma saperle ancora nuoce gravemente alla salute. Mentale. La mia. La Baia delle Zanzare, la città in cui sono nato e in cui ho vissuto per oltre ventotto anni, vive di fumo. Io, invece, vivo di fumetti. Siamo troppo diversi per poter continuare a fingere di star bene insieme. Prima o poi uno dei due si farebbe male. Non è amore questo. Non uno di quelli puliti, sani. Lei si è scelta i suoi re. Ha scelto di essere plebea tra patrizi dediti soltanto ai loro porci comodi. Ha scelto di diventare lo specchio salmastro della solita Italietta, dove tutto si aggiusta con una parola infilata nel buco più adatto. Le supposte verbali raggiungono sempre il compromesso. E compromettono noi.

La mia Baia delle Zanzare è l’emblema della provincia. Della piccola provincia, pur non essendo poi così piccola. Per le sue vie qualcuno si finge metropolitano, cosmopolita. Ma l’abito non fa il monaco. Tutt’al più il fighetto, il bello senz’anima. Tutt’al più. Mentre sono in atto faide tra pseudo-imprenditori, la politica vigente è quella del sottobanco, e la stampa locale si ritrova a fare eco allo schifo. Uno schifo vestito a festa.

Io non sono un eroe armato di penna e tastiera. Non sono l’aggiustatutto del pressapochismo imperante. Sapere che la mia vita, ormai, è lontana da tutto questo mi dà sollievo. Mi fa star bene. E’ il mio regalo di Natale. Anche se in ritardo.

Sono una persona di un certo spessore (2)

9 gen

..Ma la cronaca nera snellisce?!

Sono una persona di un certo spessore

8 gen

Mi stringe il braccio e mi fa: Come sei muscoloso!
E’ il pandoro,
rispondo io. Non sapeva più dove depositarsi..

Ecco come sono ridotto. Altroché Pumba e Re Leone. Sembra che me so’ magnato tutta la savana. Devo assolutamente correre ai ripari. Oggi a pranzo spaghetti in bianco. E una mela. Farò così per almeno tre giorni. Forse la smetterò di darmi del voi ogni volta che passo davanti allo specchio. E non in segno di riverenza e rispetto, ma perché sono diventato così rotondo che faccio per due, e in fondo trovo preferibile prendere le distanze da me stesso. La prossima volta che una collega mi stringe il braccio voglio farle trovare un bicipite. Non l’uvetta, cazzo.

Non ditelo a Freud

5 gen

Ero in una stanza del cazzo, in compagnia di nonricordochì. Sembrava una scuola, tant’è che non avevo una scrivania ma un banco. Ma sapevo, io lo sapevo di essere in redazione. Appena arrivato mi hanno messo pressione. Stavo col giubbotto, non avevo avuto nemmeno il tempo di toglierlo. Mi sono messo subito a lavorare, con minacce che venivano direttamente dalla porta alle mie spalle. Tu lo sai, KronaKus, lo sai. Se ti vedo fermo lo sai cosa ti succede.

Appena ho avuto un attimo per alzare la testa ho preso in mano un pacco di Pavesini. Dovevo pur mettere qualcosa sotto i denti. Ma non so quella confezione da quanto tempo fosse aperta. Ne ho mangiato uno, poi mi sono accorto che c’erano dei depositi verdognoli. Era muffa. E il motivo è semplice: qualche giorno prima li avevo cominciati, ma non li avevo finiti. Non c’era tempo!! Sul banco-scrivania avevo pure due mozzarelle spuntate da chissà dove, da mettere in frigo prima di far fare loro la stessa fine di quei poveri biscotti gialli. Ma poi mi sono svegliato. Non saprò mai se la mia ansia da prestazione (lavorativa, eh) mi ha messo sulla coscienza anche quella coppia di latticini. Lunedì farò la conta delle vittime.

Nel mio Ordine di idee

4 gen

Ho appena fatto una cosa bruttissima. Sono andato in banca, e ho sborsato più di cento euro per tenere vivo il mio status di professionista iscritto all’Albo dei giornalisti. Mentre salutavo le mie belle banconote, quest’anno più sudate che mai, ho avvertito una strana sensazione. Intensa. Malinconica. Triste. E’ stato come regalare i miei soldi al vento. Come fare un bonifico a Veronica Lario.

Nel mio Ordine di idee

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