L’Unità ti fa male lo so

31 lug

Non farò il romantico. Non farò il nostalgico. Non farò nemmeno il deluso. Farò l’incazzato. Incazzato perché a mezzogiorno erano già tutte finite, le copie dell’ultimo numero de L’Unità.
“No, capirai. Oggi scatta la smania di collezionismo!”, mi ha detto l’edicolante.
“Sono in ritardo, vero?”, ho risposto io ribadendo l’ovvio.
“Eh sì.. Poi anche oggi stessa tiratura. A me ne è sempre arrivata una copia. Una sola. E non l’ho mai venduta. A parte oggi”.

Oggi. Oggi si sono svegliati tutti, in questa città che si è riscoperta di sinistra soltanto di recente, dopo dieci anni di navigazione a vista e disperata sull’altra sponda della politica. Oggi. Oggi si sono svegliati tutti. Tutti, compreso me, che non compro mai L’Unità se non per numeri celebrativi e quant’altro. Tutti, come me, mossi da compassione o pentimento. Oppure, proprio come me, da uno spirito collezionistico risvegliato dagli eventi. Perché oggi L’Unità chiude. Oggi, in edicola, c’è l’ultimo numero del giornale fondato da Antonio Gramsci nel 1924. Cristo, ‘sto quotidiano ha la stessa età dei miei nonni materni!

E’ una grave perdita. Un lutto per l’informazione nazionale. Per me, però, è anche il sintomo di un cambiamento inevitabile. Il segno inequivocabile di un’evoluzione della specie forzata ma necessaria.

Un giornale che muore è sempre un tuffo al cuore. Che fa anche rima, e fa tanto canzone d’amore. Che fa rima a sua volta, e fa ancora più canzone d’amore. Ma avevo detto che non avrei fatto il romantico, né il nostalgico. Non farò nemmeno il deluso e, in questo caso, nemmeno l’incazzato. Mi limito a lanciare una riflessione tra le maglie della Rete, perché io ho un’idea abbastanza definita riguardo a quanto sta succedendo. Un’idea controcorrente, lo so, che potrebbe far incazzare qualche navigante. Ma il mare di Internet è bello perché vario, e nessuno mi toglierà dalla testa che se L’Unità chiude è anche perché non ha saputo cogliere gli umori dei lettori. Lo spirito del tempo. E’ tutto lì. Il segreto non è altro che quello. Lo spirito del tempo. Che devi cogliere. E da cui non puoi prescindere. Sennò sei fuori. Io stesso, come detto, non l’ho quasi mai comprato. Troppo di parte, seppur quella parte non sia nemmeno tanto distante dalla mia visione delle cose. E troppo limitata, rispetto a una concorrenza che seppur faziosa è riuscita a garantire un’informazione più completa, a far respirare vènti a cui un semplice giornale di partito non può arrivare. Il declino de L’Unità va di pari passo con il tonfo fragoroso della politica, una sorta di ectoplasma la cui popolarità è oggi in rapida risalita tra le luci mediatiche e le ombre di contenuto del renzismo. A questo non si può non associare la crisi dell’intero settore. Dicono che il punk sia morto, ma neppure il giornalismo non ha poi una bella cera.

Abbraccio virtualmente i colleghi che da oggi rimangono a casa, in special modo quei collaboratori che, proprio com’è successo a me, saranno i primi a essere tagliati. Ma la mia idea rimane quella di un giornale che non ha osato abbastanza, di una buona fede giornalistica che è rimasta fine a se stessa. Questi sono tempi duri. Questi sono tempi bui. Bisogna oltraggiare l’ordine precostituito. Reinventarsi, e in modo serio. I tentativi fatti non sono bastati. Oggi la rivoluzione (e la sopravvivenza) dei giornali passa per un principio cardine: devi inventarti un pubblico, un pubblico che sia soltanto tuo. Mi devi dare qualcosa che gli altri non mi danno. Sennò, mi spiace, e lo dico con la mano sul cuore, oggi è anche di questo che si muore. Altra rima smielata. Urge dieta ipoclicemica.

Ma no, non farò il romantico. Non farò il nostalgico. Non farò nemmeno il deluso. Farò l’incazzato. Incazzato perché a mezzogiorno erano già tutte finite, le copie dell’ultimo numero de L’Unità. Tutte tranne una (tiè). Ho girato ben nove edicole, che in posti come la Baia delle Zanzare equivale a un quasi tutte. Vicino a casa mi hanno risposto secchi, come si fa con chi chiede l’impossibile e gli si vogliono ammazzare sul nascere tutte le buone speranze. Al mare borbottavano, si lamentavano della tiratura che non è stata alzata nemmeno oggi (vedi alla voce “osare”), e che no, non avevo più nessuna chance di trovarmi la mia copia. Ho tentato in stazione, la cui edicola, per definizione, è e dev’essere più fornita delle altre. Niente. Ho provato pure con l’edicola-bar-tabacchi-forseanchemacellerìa in cui vado sempre con mio padre a gustarmi il miglior sorbetto al caffè della Baia. “Se c’è lo trovi lì, in mezzo agli altri giornali”, mi hanno risposto, probabilmente ignari di chi giorno fosse oggi. L’ultimo giorno de L’Unità. Ma niente, neppure lì. Io, sull’orlo della resa, ho rimesso in moto la mia Punto bianca del ’97 e ho seguito la strada. Non quella di casa, però. Ho proseguito lungo la statale, in preda a un’ultimo conato di speranza. Di fiducia. Di resistenza alle avversità. Così sono finito in un hotel che ha sotto un bar e pure un’edicola con quattro giornali. E no, niente macelleria. Ho scorso con gli occhi quei quattro giornali. Il quarto, giù in basso, mi ha fatto esultare come con un sei al Superenalotto. Era lei, l’ultima copia. La mia copia. Probabilmente l’ultima di tutta la Baia. Spuntata dal nulla alla nona edicola, che poi tanto edicola non è.

Ho insistito. Ho resistito. Ho perseverato. Non mi sono arreso. Mi sono trovato una soluzione, una nuova via, all’improvviso. Ho seguito la strada, senza tornare indietro, quasi spiazzando me stesso. Alla fine ho vinto. Ho raggiunto il mio obiettivo. Ho tenuto a galla il mio sogno del giorno, e ora non è più soltanto un sogno. Chissà che i colleghi dell’Unità non debbano fare lo stesso per sperare in un futuro. Chissà che non debba fare altrettanto anche io, per evitare che i miei sogni di giornalista s’infrangano sull’uscio dell’ottava edicola.

L'Unità ti fa male lo so

About these ads

Una Risposta to “L’Unità ti fa male lo so”

  1. morelli83 domenica, 10 agosto 2014 at 11:02 #

    Bravo Kronakus hai perseverato e hai trovato quello che cercavi. Mi dispiace che una testata storica come quella ha chiuso ma con l’era di internet bisogna evolversi e come hai detto tu osare. Beh gli è mancata la voglia di buttarsi giù a capofitto e tentare il tutto per tutto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 205 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: