Archivio | maggio, 2012

Io sono zanzara

30 mag

La Baia delle Zanzare torna a ronzare. Che ci fa anche rima. E non è soltanto colpa del calendario, che ricorda alle maledette succhiasangue che è di nuovo l’ora di spolpare le nostre povere vene. Tipo Agenzia delle Entrate, insomma. E no, non è nemmeno colpa del mio Mosquito, a dispetto del nome (in inglese significa proprio “zanzara”) e del rumore che fa.

E’ che qualcosa si sta muovendo, in questa città in cui il sole a volte ride ma la gente un po’ meno. Sento ronzare, sì. Sono rotative che ripartono. Ma a pensarci bene questo chiasso incessante comincia proprio da me. Io sono zanzara. E quelle rotative sono le vene che ho intenzione di spolpare.

Meglio non illudersi, però. Ci andrò con i piedi di piombo. Insomma, userò le mie precauzioni.

La dura legge dell’autogol (4)

29 mag

Il Cielo mi ha perdonato, ma ora a battere sulla tastiera ho una paura fottuta. Temo di sbagliare qualsiasi cosa. Scrivo con il freno a mano tirato. Avevo una Ducati, adesso mi sembra di stare in sella a un Mosquito.

Oggi Sposini (2)

28 mag

Ti fai il culo per lavorare, per trovare un fottuto posto che ti permetta di pagare vitto e alloggio. E’ una gran fatica. Una lotta contro il tempo, ma soprattutto contro i tempi. Questi maledetti tempi. Di magra. Direi di anoressia. Combatti. Resisti. Contribuisci a mantenere alto il livello di scontro. I capi ti lodano, poi ti puniscono. Poi ti lodano e ti puniscono ancora. E ancora. E ancora. Lentamente i connotati ti cambiano da sé. E la mattina i capelli ti restano sul cuscino, sempre di più. Perché tu ti fai il culo per lavorare. Tutto il resto non conta.

Poi arriva il resto, e ci pensa lui a contare per te. Nella tua frenesia hai imparato ad andare a tempo, ma non vedi più niente di quello che c’è. Qualcuno decide di ricordartelo. Che il mondo trema, e tu non puoi farci un cazzo. Che le clessidre hanno granelli imbizzarriti, e prima o poi si spaccheranno anche loro. Ti fai il culo per lavorare. Poi arriva il giorno in cui ti scopri a farti il culo per vivere.

Eccola la vera lotta, la battaglia che merita di essere combattuta. Quella per restare uomo. Quella per restare vivo. Gli eroi escono da qui, da questo fronte silenzioso ma non troppo. Restare in zona è esclusiva dei gladiatori. Io ne conosco uno, anche se soltanto attraverso uno schermo. Si chiama Lamberto, e dopo oltre un anno da quel brutto colpo è tornato a farsi vedere. Mister Sposini. Roba da 300.

Meno male che è giovedì

24 mag

Non sfuggirò mai agli spoiler sui risultati Nba. Mi ritroverò sempre qualcosa o qualcuno che mi dirà cos’è successo nella notte. Ovviamente prima che io finisca di guardarmi la registrazione della partita. Ne sono sicuro. Non la scamperei nemmeno su un’isola deserta. Mi ritroverei Venerdì che con la connessione satellitare s’è guardato la diretta con Sky Go dal suo iPad di legno. Mi direbbe di certo com’è finita, lo stronzo. E fanculo anche a Venerdì. Anche se non ha la barba.

Osama Bin Harden (2)

24 mag

Aiuto..

..Si stanno..

..moltiplicando!!!

Osama Bin Harden

23 mag

Due saette in giro per il campo, a correre come dannati e a sfondare cerchi di ferro. Russell Westbrook e Kevin Durant sono due giovani prodigi del basket americano. Due che quando sono in serata ti fanno ricordare perché ami questo sport da almeno vent’anni.

E allora tu che sei giornalista ti riscopri curioso. Hai sottomano un telefono che la sa lunga (certo, quei due fanno sottomano di tutt’altro genere), capace di metterti in contatto con il mondo. Sai che le due saette sono giovani davvero, ma non sai bene quanto. E tu vuoi sapere quanto. Allora prendi il tuo cellulare dal sapore di mela e lo interroghi sull’argomento. Apri Safari (che non ha niente a che vedere con gli animali selvatici né con il penultimo album di Jovanotti), clicchi su Google e digiti “Russell Westbrook”. Cazzarola! ha ventiquattro anni, quel fulmine palestrato! E Kevin? Kevin Durant quanti ne ha?

Hai ancora la tv accesa. E’ notte fonda. Stai guardando la registrazione della replica della partita della notte scorsa (ho i miei tempi, io). Sì, il decoder ha ripreso a funzionare. Ora registra. Che il Cielo sia di nuovo dalla mia parte?

No.

All’improvviso lanci il tuo telefono alla mela verde (verde come te, che ora sei incazzato Hulk, quello che hai appena rivisto nel tuo cine-bis a base di Avengers). Per fortuna sei steso sul divano. L’atterraggio dell’aggeggio è morbido, ma per te il colpo è duro. Fissi la tv e imprechi.

Hai digitato “Kevin Durant”. Google ti ha dato una serie di risultati. Ma mentre per Westbrook il primo è stato quello di Wikipedia con le informazioni anagrafiche che stavi cercando, per il suo compagno di squadra le cose sono andate in modo molto diverso. Durant elimina Kobe, Bass stende i Sixers, dice il fottutissimo Corriere dello Sport.it, che si è guadagnato temporaneamente la vetta dei risultati del noto motore di ricerca.

Ci risiamo. Proprio com’è accaduto più e più volte lo scorso anno, ti sei sputtanato il risultato a più di un quarto dalla fine del match. E questa volta hai fatto tutto da solo.

Poi guardi meglio lo schermo del televisore. In campo vedi un tipo dal volto peloso. Ti ricordi che c’è anche lui, e comprendi tutto. Si chiama James Harden, ed è un compagno di squadra di quel maledetto duo di ragazzini. Ha una peluria che gli parte dalla faccia e gli arriva fino ai capezzoli. E’ chiaro. La maledizione della barba ha colpito ancora.

Peso alle parole

21 mag

“E’ stata la mano di un pazzo”.
E grazie al cazzo.

Faccio rime baciate per non sputare. Sento parole al vento, come non contassero nulla. Come se ci fossero in ballo opzioni che non contemplano la follia. Le tre bombole del gas sono saltate. Melissa non c’è più, e all’ospedale di Brindisi è l’inferno del poi. Io non ho dubbi.

Vi sfido, colleghi, ad affermare che forse non c’era una mente insana a pilotare il dito che ha dato l’ok alla morte. Come se il mafioso, il terrorista, l’omino dei servizi deviati o chi per lui in fondo non fosse un pazzo, ma qualcuno con un lucido obiettivo da raggiungere. Balle. Cazzate. Io ne so quanto voi. Anzi, meno di voi. Ma non ho dubbi. Io so per certo una cosa. Chiunque sia stato non è nient’altro che un folle. E ribadirlo non è che uno spreco di fonemi.

Non c’è interesse che tenga, ideologia che possa farmi cambiare idea. Non c’è verità che possa emergere e che sia capace di farmi ricredere. Mafioso, terrorista, omino dei servizi deviati. Chiunque crede di poter uccidere dei ragazzi è già di per sé un deviato dalla vita. Sempre e comunque un uomo dalla camicia sbagliata. Quella di forza è l’unico modello che gli sta.

Ciao Melissa.

La dura legge dell’autogol (3)

19 mag

E poi ci sono i buontemponi che su Facebook mi linkano queste cose..

..e dicono pure di averle trovate per caso in home page.

La dura legge dell’autogol (2)

17 mag

Tempo di Nba. Di nuovo i playoff. Di nuovo ore spese di fronte alla tv mentre invece dovrei leggere più giornali. Così magari la smetto di scambiare i terroristi con i bambini sacri. Il mio decoder però fa le bizze, e ha deciso di non registrare le partite secondo le mie programmazioni. Forse è proprio vero che il Cielo ce l’ha con me. Oppure è un messaggio che mi arriva dall’alto. Leggiti un cazzo di quotidiano e smettila di fare gaffe da idiota - mi dicono da lassù - o finirai per perdere l’unico lavoro decente che hai. Forse è davvero tutto collegato, Cristo! Sì, proprio lui. Il bimbo sacro.

Ma io non demordo. Voglio vedere i playoff, e anche se sono un nottambulo non ho nessuna voglia di guardarli in diretta a tarda ora, che tanto lo so che poi finisco per sonnecchiare davanti al televisore. Li voglio guardare di giorno, in santa pace. Quando sono lucido e sveglio davvero. E quando a casa non c’è nessuno che avendo già letto il risultato post-diretta su Repubblica.it possa farmi facce strane che mi fanno capire com’è andata a finire. Non voglio che si ripeta il casino dell’anno scorso. Né questo. Né quest’altro. Né quest’altro ancora.

Fatto sta che ho pensato che il problema fosse la memoria del decoder intasata. Così mi son messo a fare pulizia. C’erano programmi registrati che stavano lì a fare la muffa da prima della scorsa estate. Roba vecchia di circa un anno. C’è persino la prima puntata di quella porcheria di Tabloid, ma solo perché avevo sentito dire che avevano fatto un servizio sulla sagra medievale che si ripete ogni anno nella mia Baia delle Zanzare. Balle. Centonovanta minuti mandati a velocità trentuplicata per vedere inquadrato anche solo un angolo del mio bel lungomare. Ma niente da fare.

Bene. Via nel cesso, dov’è giusto che stia. Un bel tredici per cento di memoria riconquistato. Ottimo. Andiamo avanti. Toh, va. Uno Speciale Tg3, anche lui vecchio di un anno. Vediamo un po’ di cosa parlavBenvenuti a Speciale Tg3. Come già saprete questa notte è stato ucciso il noto terrorista Obama.. emh.. Osama Bin Laden..

ODDIOOOO!! MI PERSEGUITAAAAA!!!, penso tra me, me stesso e me quell’altro (siamo in tanti qua dentro). Ma non è tutto perchIl capo spirituale di Al Qaeda non si trovava in una grotta, come si è sempre pensato, bensì in un complain. In collegamento abbiamo Giovanna Botteri che..

Basta. Vado a leggere Repubblica.

La dura legge dell’autogol

14 mag

Mi hanno commissionato un articolo su Bin Laden. Ho scritto che è stato trovato in una grotta. Cazzata. Era in un compound. Ho dato la colpa a Wikipedia, come se l’avessi letto davvero lì. Ed ero pure sincero. Ho controllato, ma per leggere grotta avrei dovuto cercare alla voce Gesù Bambino. Cosa che non avevo di certo fatto. Perciò ho sbagliato io (ma sarebbe stato comunque un errore dar retta a Wikipedia senza controllare). E’ colpa mia. E’ stata una svista. La fretta. Maledetta fretta.

Nel frattempo ho trovato qualcuno su cui scaricare ogni responsabilità. Caparezza. Ha scritto una canzone, e come spesso accade un perditempo c’ha fatto un video amatoriale (vedi sotto) con delle foto buttate lì, poi l’ha caricato su Youtube. Al minuto 1:43, alle parole salvo venerare quello nella grotta, ha inserito un’immagine di Bin Laden, anche se probabilmente il rapper pugliese si riferiva proprio a Gesù Bambino. Praticamente abbiamo fatto lo stesso errore, ma in modo opposto. Il mio subconscio ha scambiato il messia dei fondamentalisti islamici con quello cristiano, mentre lui ha scambiato il messia cristiano con quello dei fondamentalisti islamici. Roba da scomunica, cribbio.

Seriamente. Devo aver sovrapposto tutto. Gli emmepitré di Caparezza io li consumo (come si consuma un emmepitré?!). Ma ascolta e riascolta, cerca un video qui e guarda un video là, alla fine ho scritto grotta dove non avrei dovuto. Eppure Wikipedia parlava a chiare lettere di complesso residenziale. E’ vero, mi sarei dovuto ricordare da solo. Ma la mia memoria è come le bugie. Ha le gambe corte. E questa non era nemmeno una bugia.

Poi il Cielo si è incazzato. E ha fatto pure bene. Sono stato punito. Una settimana di stop. Soldi persi. Soprattutto una certa paura. Sono incredibilmente tranquillo, è vero, ma in sottofondo c’è il timore che non sarò perdonato da chi di dovere. Mi hanno messo in panchina. Me lo sono meritato. Ho fatto un cazzo di autogol. Peggio di quando anni fa, giocando a basket, passai la palla all’arbitro. E si scansò, lo stronzo. Nemmeno ci provò a prendere la sfera e tirare. Tsk. Mai un po’ di collaborazione.

Venerdì sera, quindi, ho fatto una cosa che non facevo da tempo. Di solito lavoro per non lasciarmi il grosso nel weekend. Stavolta invece sono uscito. Sono andato a bere. Più che per brindare, per dimenticare grotte e barbe lunghe.

 

Faccio come Bart Simpson

11 mag

BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA
BIN LADEN NON E’ STATO TROVATO IN UNA GROTTA

 

Un post forzatamente criptico

10 mag

L’ultima volta che qualcuno dal Cielo mi ha parlato di grotte è stato verso Natale. Aveva a che fare con un bambinello e con l’inizio di una nuova era. Adesso è già primavera inoltrata. Non è più il periodo del siamo tutti più buoni. E infatti il Cielo mi ha parlato di nuovo di grotte. Ma stavolta era proprio incazzato.

nonsonopazzo

9 mag

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compoundcompoundcompoundcompoundcompoundcompoundcompound……

A cena col nemico (3)

6 mag

Tornando dalla palestra trovo sempre qualche sorpresa. Squilli, chiamate, messaggi, mail. Il mio pacco si chiama iPhone, e la regola dello scavicchi ma non apra non vale mai per me. Devo aprire per forza.

Due giorni fa ho trovato l’ennesima chiamata di quelli del giornaletto locale di cui sono direttore. Non so, ultimamente sono nervoso. Così, senza motivo. Sono un cronista isterico. Immotivatamente isterico. Mi fa così. Pazienza. Fatto sta che trovare quella telefonata mi ha dato sui nervi. Sarà che tutta la trafila per la pubblicazione del primo numero si è rivelata davvero estenuante. Sarà che ci si son messe pure le Poste a rallentare i lavori. Sarà che sono un cronista isterico. Punto.

Alla sera ho richiamato, ma ho mascherato sapientemente il mio disappunto. Che poi ero pure di corsa. Ho cenato un po’ di fretta, poi dovevo andare al cinema a vedere l’ultimo scialbissimo Woody Allen. Sì, ho mascherato. In fondo non ci si può incazzare per una chiamata, e finché non si vedono i primi soldi devo starmene buono anche se ho le mie cose.

“Ohi, KronaKus!”
“Ciao. Dimmi tutto..”
“Allora.. Sono stato in tipografia, oggi. Abbiamo sistemato le ultime cose. Il logo delle Poste, poi, lo mettiamo un po’ più piccolo. C’hanno detto che l’importante è che si legga il numero dentro, perciò..”
“Bene..”
“Sì.. E.. niente. Poi ti cercavo per chiederti un’altra cosa..”
“Sì..”
“Mi diceva il boss, se tu sei d’accordo, di mettere il tuo nome un po’ più in grande, magari sotto la testata..”
“Ah.. Ah! Sì! certo!”
“Sai.. A noi fa bene far vedere che abbiamo un caporedattore, e almeno si vede che.. insomma.. che c’hai lavorato anche tu, cavoli! Sennò lì in piccolo..”
“Nella gerenza, dici..”
“Sì.. lì.. Insomma, lì non ci va a leggere nessuno, dai..”
“Sì.. Certo.. Per me va benissimo! Anzi.. grazie per averci pensato. Davvero.”

Sono un cronista isterico. Il guaio è che sono affetto da un’isteria preventiva, e che poi si rivela pure immotivata. Un po’ come tutte le cose preventive, insomma. Sono il Bush delle telefonate. Trovo una chiamata e dichiaro guerra al mondo. Non va mica bene.

Credo di averlo ringraziato tre o quattro volte. D’altronde non erano tenuti a farlo. Non erano tenuti a mettere il mio nome lì in bella vista. Certo, hanno il loro tornaconto. Fanno vedere ai loro potenziali (e)lettori che fanno le cose sul serio, che hanno addirittura un caporedattore. Ok, voleva dire direttore responsabile. E io non gli ho mica ricordato che dato che si pubblica qualcosa un direttore responsabile c’è per forza, e che sbandierarlo a caratteri cubitali non è dimostrare di fare le cose in grande, ma di farle in regola. Certo, non tutti i loro compaesani ne saranno al corrente. Non mi aspetto mica che il contadino che abita di fianco al mio amico scurrile sappia che per legge ci vuole un direttore. Ma al di là di questo ho vissuto la cosa come un atto di dolcezza da parte loro. Sì, dolcezza. E riconoscenza. Ho seguito il progetto sin dal concepimento. L’ho visto crescere dentro il loro grembo accidentato. Li ho aiutati a capire se fosse maschio oppure femmina. Gli abbiamo dato un nome insieme. Abbiamo deciso come impostare i suoi primi sei mesi di vita (è un semestrale, sì). E adesso mi fanno sentire un po’ il papà di questa cosa che ancora non è nata, ma pare sia questione di giorni.

Vincere le elezioni sarà pure una questione di culi e di sorrisi seducenti, ma intanto qua quello con il culo sono io. Non è facile trovare qualcuno che pensi a certe cose. Qualcuno che voglia in un certo senso valorizzare il tuo lavoro. Ora ho un motivo in più per essere un po’ meno isterico. E di smettere di picchiare selvaggiamente su questi tasti, come mi hanno appena fatto notare.

E meno male che ci sono loro. Perché il Cielo, nel frattempo, si è proprio incazzato.

A cena col nemico (2)

3 mag

“modifiche nella premessa:  in un contesto del genere, la nostra idea…..(sociale, lavoro, scuola,….) (da qui)..Attività come cene….che hanno dato il loro contributo. questo punto lo togli E’ questo lo scopo de”il tu eco” che non è più soltanto il nome della nostra lista civica …. Dal sociale alla viabilità, sicurezza………attraverso un centro di aggregazione per anziani e per giovani. ciao KronaKus”

Il giornalino sta per uscire. Finalmente. Ma è un rush finale molto accidentato. Cavilli burocratici da far passare la voglia. E ritocchi su ritocchi. Come questi. Il boss mi ha spiegato cosa fare attraverso questa mail. Ho sinceramente fatto fatica a capirci qualcosa. Mi sono consultato pure con Arlecchino, ma niente. E tempo fa era già successo questo. Temo che qua per vincere le elezioni non sarà tanto una questione di culi rifatti e di autoreggenti da mettere, ma di un “reparto comunicazione” che è un po’ tutto da rivedere.

A cena col nemico

1 mag

Il culo bello alto, il petto in fuori e gli occhi che parlano da soli. E’ entrata così in quella chiesa sconsacrata, costringendo noi ometti a fare commenti che quella chiesa l’avrebbero sconsacrata comunque. Eravamo lì per un compleanno. Un nostro amico si era fatto convincere da un’altra nostra amica, così ci siamo ritrovati con una convinzione di terza mano a festeggiare le sue ventinove candeline alla cosiddetta Cena del sorriso. Io che sono tradizionalista pensavo si riferissero a quello orizzontale. Poi è entrata lei, e ho capito che forse s’intendeva proprio quel sorriso che va da nord a sud, e che con labbra e denti non ha proprio niente a che vedere. O perlomeno si spera.

Eravamo lì, in terra straniera. In realtà eravamo a un passo dalla Baia delle Zanzare, ma comunque avevamo poggiato i nostri culi sul territorio di un altro comune. Ma poco importa. I sorrisi verticali sono argomento universale. Potremmo anche essere stati in Burundi: in quella tavolata di ottuagenarie lei spiccava alla grande, ed è diventata l’argomento principe di quel dolce inizio di serata.

Il mio compagno di sedia? Un nostro caro amico. Di lavoro fa l’autista, ed è uno poco incline alle metafore. Roba che se ne incontra una per strada la investe di sicuro. E’ uno che se ha in mente una scena da film porno te la racconta come farebbe Tinto Brass dopo quattro mesi di astinenza. Ne sono uscite chiacchiere da osteria. Anzi, da night. Poi l’amica che ci ha trascinati lì (che Dio la benedica) ci ha dato la sveglia. Ragazzi, guardate che quella lì è la sindachessa!!

Dunque. Il tenore dei discorsi, poi, è rimasto all’incirca lo stesso, perlomeno fino all’arrivo dei paccheri con le verdure saltate, che ci ha riempito la bocca con ben altri argomenti. Ma nel frattempo si era insinuato in me uno strano tarlo. Una preoccupazione così velata che quasi non esisteva, accompagnata da un sospetto e da una consapevolezza poco confortante. Io non stavo facendo niente di male, ma poi ho realizzato cosa stesse realmente accadendo. Ero a cena col nemico.

Il fatto è che il giornaletto locale di cui sono direttore è quello di una lista civica che è arrivata seconda alle ultime elezioni di questo comune extra-Baia. A vincere è stata lei, soave 31enne regina del consiglio comu(a)nale che durante la cena ha sorriso a destra e a manca (d’altronde era il tema della serata..), infrangendo cuori e cucinando fondute di giovani elettori che probabilmente chiederanno il domicilio da quelle parti soltanto per poterla votare. Il mio amico anti-metafora abita proprio in un paesino della zona, e quando sarà ora metterà di certo la sua X sulla faccia della sindachessa in cerca di riconferma. Perché secondo il mio amico il voto è un diritto e un dovere. E non c’è più grande dovere (e più grande diritto) di avercelo diritto.

Detto in parole povere, io lavoro per la concorrenza. Per l’opposizione, che al prossimo giro di urne conta di mandare a casa la signorina che ha attirato i nostri bulbi oculari come api al miele. E non c’è niente di male se per puro caso mi sono ritrovato a cena insieme a lei e ad altre cento e passa persone. Il problema è che ho capito che una così non la si batte sicuro, che l’unica chance che i miei “clienti” hanno di vincere le elezioni è di candidare Belen, o sperare che il giorno del voto gli uomini del paese vengano tutti bloccati a casa dalla dissenteria.

A me hanno promesso la direzione del giornalino del Comune. Il problema è che prima il Comune bisogna conquistarlo. La concorrenza è spietata, e ha i mezzi per fare queste e ben altre conquiste. Di certo sarà anche una donna piena di risorse, questo io non lo so e non lo metto mica in dubbio. Ma viviamo nell’epoca del Bunga Bunga, della politica dell’immagine sempre e comunque. E il boss ultrasessantenne della lista civica per cui lavoro non vincerà nemmeno se si raderà la barba e se farà campagna elettorale in autoreggenti. Tantomeno così.

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