Se sono quello che sono lo devo al sangue che mi hanno messo dentro. Se faccio quello che faccio è anche perché qualcuno mi ha dato un certo impulso genetico. Se sono portato per le parole è perché c’è chi prima di me lo era altrettanto. Mia nonna, per esempio. Lei era un’inserviente come tante, una donna tutta casa e ospedale che ha cresciuto tre figli dopo essere rimasta vedova troppo presto. Il suo rapporto con le cose scritte era puro diletto, puro svago, puro interesse, pura scoperta. E aveva sempre un soprannome per tutti. Uno pseudonimo, un nickname, persino per i miei amici. Per etichettarli le bastava vederli una volta. Faceva leva se un segno particolare e il gioco era fatto.
Oggi mia nonna se n’è andata. E proprio oggi ho capito che se mangio con le parole è soprattutto grazie alla sua impronta. E che se KronaKus esiste è perché ho ereditato da lei l’attitudine a soprannominare, il cinismo che fa sorridere e a volte indignare, la voglia di analizzare e di criticare. Se sono quello che sono lo devo anche al sangue che mi ha messo dentro lei.
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