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Stamattina il Sergente mi ha fatto l’occhialino. Sono arrivato, mi ha guardato e mi ha strizzato l’occhio. Cioè, ha strizzato il suo mentre guardava me. Ed è una cosa che non è da lui, uomo dai modi duri e rudi e tutti gli altri anagrammi possibili. Per questo, quel saluto che scimmiotta un’intesa che non c’è, è di per sé una notizia. Soprattutto per me che ormai mi ritrovo ad annusare continuamente l’aria, per cercare di capire cosa pensino di me in mezzo a tanta schizofrenia. Anche se potrei fregarmene, dato che sono quasi alla fine. Di già.
Eppure no. E’ lo sprint finale, e potrebbe essere la fase più importante di questo bimestre-farsa. Perché in questi giorni ho preso l’iniziativa, e ho fatto una di quelle proposte che nel loro piccolo possono dare un senso a uno stage iniziato fiacco e che rischia di morire agonizzando.
Ma è ancora presto per parlarne. E’ una cosa su cui non posso ancora mettere la mano sul fuoco. E di scottarmi per niente non ne ho proprio voglia.
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