Le fatiche di KronaKus


Eccentrici

“Senti ma alla fine di questi due mesi che idea ti sei fatto di noi?, mi ha chiesto la Capa come un fulmine a ciel sereno prima di andarsi a fumare la sua quottordicimilionesima sigaretta. “Siamo pazzi come sembriamo?”.

“Ma no!”, ho risposto io tra l’imbarazzo e la diplomazia. Ma mi sembrava di essere stato troppo sbrigativo. Troppo sintetico, anche per un giornalista d’agenzia. Così ho voluto fare “un due” alla mia risposta. “Siete solo un po’eccentrici!”.

Silenzio.

“Ah, siamo eccentrici?”

“Mah, un po’ sì”, ho ribadito sorridendo, ma con il mezzo sospetto di aver appena fatto una cazzata.

“Hai sentito, tu? – ha chiesto la Capa a uno dell’economico a cui dà spesso da dire – ha detto che sei eccentrico!”.

Ecco. Avevo fatto una cazzata.

“Ma no! – sono intervenuto io cercando di riparare – E poi dicevo nel senso che si scherza molto, ma va bene così. Si lavora meglio…”. E lì ho capito che da grande non farò mai l’ambasciatore.

La cosa è finita tra rimpallini reciproci e mezze risposte di chi tiene un neurone sul lavoro e uno sulle stupidaggini che gli gravitano intorno. E tra occhialini rivolti a me. Soprattutto quando la Capa mi ha chiesto di dirle chi fosse il più stronzo tra loro. Una domanda che non pretendeva risposta, e che tantomeno l’avrebbe avuta. Che poi di stronzi non ne ho trovati. Solo tanta apatia.

Siate eccentrici, cari colleghi a tempo determinato. Siate eccentrici e scherzate tanto, che vi fa bene. Prendetevi in giro e punzecchiatevi con amore. Che a qualcosa, in fondo, dovrete pur aggrapparvi.