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Oggi il lavoro mi ammazzerà. Di noia. Per fortuna che ora ci sono in redazione dei ragazzi libanesi (e delle ragazze libanesi), in visita per non so quale motivo. Pare stiamo finendo un tour in Italia per una specie di scambio culturale. Di più non so, ma almeno mi rifaccio gli occhi con una di loro. Che è cicciottella, sì, ma ha un viso carino.
Abbastanza carino.
Un po’ carino.
Carino sì e no.
Se continuo così mi sembrerà brutta. E’ che qua dentro tutto smuore. Faccio poco e m’intorpidisco.
Pazientiamo?
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“Cosa fai la sera quando esci?
“Ma tu bevi? Fumi? Ti fai le canne?”
“Chi butteresti già da una torre, Tremonti o Epifani?”
Quei due mi hanno tartassato di domande. Quei due sono dell’economico, uno dei quali comanda pure. L’altro è un omone, alto, largo, con gli occhiali grossi e la bocca larga. Una specie di nerd troppo sviluppato. Un nerd in giacca e cravatta che girovaga per la redazione dando l’impressione di non stare nemmeno lavorando. E chissà, forse non lavora proprio.
Sembrava un test piscoanalitico. Attitudinale, forse. Un’intrusione nella mia privacy ideologica che suonava tanto di controllo preventivo. Nel senso che è meglio farlo subito e capire con chi avranno a che fare per questo mese.
Però sulle loro facce c’era un mezzo ghigno. Non era un interrogatorio, solo delle domande tra il serio e l’ironico per capire chi o cosa sono, ma credo anche per rompere il ghiaccio. Non ho nemmeno capito da che parte stanno. Potrebbero essere destroidi che vogliono controllare se tra le fila di questa redazione è entrato uno di loro. Oppure sono dei sinistroidi che fanno domande a trabocchetto per verificare se sono o meno un compagno. Perché dai loro commenti mi sono sembrati di destra, ma forse facevano finta. Io sono rimasto evasivo. Alla terza domanda ho restituito la palla al mittente con un laconico “questa è troppo facile”, ma la risposta non l’ho mica data. E loro non hanno chiesto altro.
