Le fatiche di KronaKus


Poco incline al business

Squillino le trombe e rullino i tamburi: finalmente si fa del buono e sano giornalismo. La Direttrice mi ha commissionato ben due interviste in un solo pomeriggio. Via, in giro per la città, a sentire i ristoratori e le loro lamentele sull’ennesima estate deludente, e ad ascoltare i negozianti di cd inveire contro la pirateria. Non il massimo dell’interesse, ma finalmente mi posso occupare di temi veri, attuali. Finalmente posso fare il mestiere per cui sono entrato qui.

Illuso, come al solito. Ho potuto fare del buono e sano giornalismo, è vero. Ma solo per metà. Lo scopo era duplice e, a mio avviso, meschino: intervistare le categorie di esercenti di cui sopra per proporgli, alla fine dell’intervista, l’adesione a due servizi in programma per il prossimo numero del mensile cartaceo. Uno sulla ristorazione e uno sulla musica, appunto. Entrambe marchette camuffate da articoli d’informazione. E “di tendenza”. Oppure, in alternativa, offrire loro un banalissimo spazio pubblicitario.

Mi hanno trasformato, a mia insaputa, in una sorta di rappresentante. Con beffa, e ci mancherebbe il contrario! Questa volta la busta per distribuire le copie agli intervistati non ho dovuto nemmeno chiederla. Per trasportare i giornali che, in teoria, dovrebbero convincere i negozianti ad aderire (e quindi a sborsare quattrini), mi è stata data in prestito addirittura una valigetta. E indovinate per quante copie? Dieci, contro le ottantacinque di ieri. Ma questa volta non dovevo fare il semplice garzone. Questa volta dovevo apparire professionale, essere convincente, persuasivo. Sembravo un agente di commercio, non fosse per la t-shirt arancione sbiadita e miei pantaloni corti con i tasconi. Mi sono ricordato i tempi in cui lavoravo per le assicurazioni, periodo della mia vita che rimuoverei volentieri. Io, che sono così poco incline al business, che metto l’anima prima dei soldi. E che sono troppo romantico per lavorare per certa gente.